Confische, immigrati e buona politica

don fiorinoMAZARA DEL VALLO. L’intervento di ieri a piazza della Repubblica, a Marsala, del Capo dello Stato, i passaggi dedicati dal presidente Napolitano a quello che ha indicato essere «l’irrinunziabile impegno delle pubbliche amministrazioni, contro la piaga della criminalità organizzata», ha sicuramente trovato spunto nella lettera che personalmente lunedì sera in prefettura gli è stata consegnata da padre Francesco Fiorino, il sacerdote che presiede l’associazione «San Vito onlus», che si occupa di assistenza agli «ultimi» e lo fa anche con il riuso dei beni confiscati all’associazione assegnati. Il presidente Napolitano ha mostrato di volere tenere a cuore le cose che ha ascoltato e ne ha dato immediato riscontro nel corso del suo intervento. Ma quali i temi sollevati da don Fiorino? Intanto le politiche sociali degli Enti locali che «non sono adeguate ai più urgenti bisogni dei cittadini più deboli». Sui beni confiscati: «L’utilizzo non è sufficientemente sostenuto dai Comuni che ne hanno già la proprietà indisponibile. In questi anni (dal 2003), tranne qualche lodevole iniziativa, abbiamo dovuto con le sole nostre risorse, gestire i beni confiscati. Più volte abbiamo chiesto, quasi sempre invano, alle amministrazioni locali e alla Regione Siciliana di inserire un apposito e congruo capitolo nei loro bilanci per fare fronte alle notevoli spese per risanare gli immobili confiscati e per i necessari adeguamenti funzionali». Immigrazione. «Le persone immigrate che vivono nelle nostre città, nostri “fratelli in umanità”, sono una grande risorsa sociale e culturale. Pensiamo sia utile che nella normativa in materia di immigrazione s’inserisca una nuova figura di “tutor” (famiglie ed enti del terzo settore) che potrebbe assicurare il loro inserimento legale e graduale nel nostro Paese. Auspichiamo la revisione della legge sulla cittadinanza (7 anni di permanenza effettiva, riconoscimento dei valori della nostra Costituzione, sufficiente conoscenza della lingua italiana)». Carceri e recupero dei detenuti. «Il contatto continuo, attraverso i nostri volontari, con coloro che sono “ristretti” in carcere, ci sprona a chiedere pene sociali alternative per coloro che non hanno commesso reati gravi». Infine i passaggi che toccano la politica e il suo decadimento. Don Fiorino ha evidenziato il decadimento dell’etica pubblica e la crescente sfiducia nelle istituzioni: «Ad alimentare queste percezioni contribuiscono di certo i cosiddetti “costi della politica” sono un autentico “schiaffo” alla giustizia sociale ed a quanti sono alla ricerca di un lavoro onesto».

[fonte La Sicilia – Rino Giacalone]

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