Riunione dei titolari degli Stabilimenti balneari

MAZARA DEL VALLO. Mercoledì 11 aprile 2012 alle ore  20.00 è convocata la riunione dei titolari degli Stabilimenti balneari, che si terrà nei locali della sede di Via Plebiscito n.2, per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

1. Comunicazioni del Rappresentante di categoria;

2. Pulizia spiaggia estate 2012;

3. Rimborso IVA Cartelle TIA Ato TP1 Belice Ambiente;

4. Riorganizzazione del Sindacato di categoria Stabilimenti balneari;

5. Varie ed eventuali.

 

199 Comments on "Riunione dei titolari degli Stabilimenti balneari"

  1. nino fiorentino | 7 giugno 2012 at 08:45 |

    @sciabica: quasta volta sottoscrivo in pieno e senza riserve… Fermo restando anche il mio, di rispetto, per le sentenze dei tribunali.

  2. No! Egregio amico. Io rispetto le sentenze dei Tribunali, ma le garantisco che per la cementificazione, per esempio, dell’Isola Lunga dello Stagnone (Riserva naturale e ZPS) mancava anche la Valutazione d’Incidenza. L’omissione è emersa, in tutta la sua verità, nel corso del processo, ma nessuno sembra che ne abbia capito nulla, se è vero, come è vero che i sedici imputati, tra dipendenti pubblici e componenti del Consiglio provinciale scientifico delle riserve, sono andati tutti assolti, perchè nel concedere licenze e nulla osta, “senza la Valutazione”, erano in “buona fede”. Meglio così! Mi rendo conto che se le indagini partono con il piede sbagliato il lavoro per i Giudici è più difficoltoso, ma assistere a certe cose fa davvero male. Poi lei, meglio di me, sa in che stato versa la Giustizia italiana (con i reati ambientali che il più delle volte vanno in prescrizione) e che brutti colpi (ulteriori) ha subito con il cavaliere di Arcore al potere. Per il nostro patrimonio naturale, ad oggi il problema preponderante rimane, comunque, l’ignoranza in materia degli italiani. Non lo dico io, ma nel secolo XIX lo diceva, per esempio, Luigi Benoit, “Ornitolgia Siciliana – 1840): “La Sicilia è uno di què fortunati paesi, in cui la natura ha voluto far mostra delle sue più belle e svariate produzioni. Uomini d’oltre mare, e d’oltre monti vi traggono per investigare gli oggetti in essa a larga parte disseminati, dè quali fatto tesoro ripatriano per arricchire i pubblici ed i privati gabinetti….A me però, ed a chiunque preme lo splendore e la dignità della patria, è cagione di non poco dolore lo stato di questi studi in Sicilia paragonato con quello delle più incivilite nazioni d’Europa. Da noi negletti intristiscono, da esse coltivati vi prosperano rigogliosi. Nè questo lento procedere in si nobil carriera ascriver si debbe a nostra scarsezza di mente……, ma al difetto di libri, di gabinetti, d’incoraggiamenti e d’altri mille espedienti, di cui presso i popoli stranieri son forniti i cultori di queste scienze…” Nel s. XX lo ha detto, per esempio, Alessandro Ghigi, “Editoriale I numero rivista Natura e Montagna, 1954″: ” L’Italia è, purtroppo, uno dei paesi in cui la cultura naturalistica è quasi assente, non solo nel popolo ma anche nelle sue classi dirigenti: tale deficienza è una delle cause maggiori dalle quali sono scaturiti danni gravissimi, come il disboscamento e la degradazione dei monti, lo spopolamento della montagna, le inondazioni del piano….” Nel s. XXI lo dice, per esempio, Mariza D’Anna, nella prefazione ” Il Vestito di Re Salomone, Ed. Danaus, 2011″ di Angelo Troia: “E’ un dato di fatto poi che la cultura, nella sua accezione più ampia, in Italia, sia generalmente di tipo umanistico. La cultura naturalistica, come invece viene concepita nei paesi anglosassoni, non viene riconosciuta come tale……..d’altra parte lo testimoniano le Sovrintendenze ai Beni culturali e ambientali, incaricate in primo luogo di tutelare patrimoni archeologici, storici e monumentali e solo in second’ordine quelli ambientali. A queste condizioni, nei Tribunali, più che negli Uffici tecnici preposti (veri responsabili che dovrebbero evitare di intasare i Tribunali) può accadere di tutto. Sta anche alla mia, alla sua sensibilità (con l’educazione che non ci è mancata), a quella dei nostri figli tentare di recuperare quanto più possibile il terreno che abbiamo perso rispetto ai popoli più civili d’Europa. Equivale a quanto dice il prof. Monti: dobbiamo cominciare ad essere discliplinati come i tedeschi.

  3. nino fiorentino | 6 giugno 2012 at 09:31 |

    @enzo sciabica: le denunce sono rappresentazioni di fatti costituenti, in ipotesi, fattispecie di reato. Ed è reato solo ciò che la legge penale contempla. E, in diritto penale, vige il principio della tassatività.Non sono i giudici che devono capire ‘l’importanza della cosa’. Occorre che quei fatti accadano. Niente reati, niente denunce, niente processi. In ogni caso, siamo quasi a 200 commenti ed ancora non s’è capito qual’è l’effettiva estensione dell’habitat di Capo feto all’interno della quale vige la tutela speciale ex art. 727bis del Codice Penale. P.S.. il volo delle marzaiole ( in siciliano ‘raddene’ ) ha sempre allietato le primavere mazaresi.. ma da qualche anno se ne vedono di più….

  4. No, no, dei casotti a me interessa poco o niente, sono affari Vostri, ma il C.P. oggi colpisce chi non rispetta gli habitat naturali protetti e le specie animali e vegetali protetti (mancano solo le denunce e i Giudici che inizino a capire l’importanza della cosa). A Capo Feto non ci sono state mai strade comunali (le famose guardie a cavallo procedevano lungo la spiaggia che era molto più sicura della palude) e con gli interventi del progetto Life Natura, comunque, qualsiasi tracciato è stato tratturato o precluso all’accesso. Con le chiavi si è potuto accedere dall’ingresso principale, cioè dal prolungamento di Via M. di Savoia. La litoranea Capo Feto- Torrazza è un’altra cosa e la Provincia soprintende alla sua gestione (come ho detto ha speso qualcosa come 150 mila euro per la manutenzione). L’asfalto di Tonnarella è stato completato negli anni 70 e basterebbe chiederlo, per esempio, a qualcuno dei sensali che all’epoca mediava sulle vendite dei terreni (spesso venduti a blocco) per averne la conferma. Io, comunque, parlo per conoscenza personale e perchè ci stanno tanti amici, a cominciare dall’ex comandante Marzullo che abita a Marsala, che possono confermarlo. Della demolizione completa della “fruttiera”, intorno al 2000, ne parlai con l’ex comandante Basile che si mostrò subito entusiasta della proposta. Nel 2008, presente l’ex Assessore provinciale all’Ambiente, Girolamo Pipitone, ne parlai (non era la prima volta) con l’ing. F. Aiello del Demanio Marittimo. Ora però, osservando quello che sta accadendo lungo il bagnasciuga di S. Vito e lungo il belvedere vicino alla rotatoria (c’è il vincolo paesaggistico non so se rinnovato), non le nascondo di essere pentito di avere contribuito a ridurre la Rotonda ad una sorta di fruttiera. Con il comandante Basile al posto della Rotonda abbiamo sognato un altro belvedere, visto (da parte mia) che in marzo, lungo questo tratto di mare si registrare ancora il transito con la sosta (la più importante in Sicilia assieme a quella del golfo di Gela) della Marzaiola.

  5. nino fiorentino | 5 giugno 2012 at 14:59 |

    Caro Sciabica, ricambio l’augurio di buon week-end passato nella certezza che sia sincero, come Ella può rimanere certo di avermi fatto cosa veramente gradita nell’allegare lo stralcio di carta I.G.M. ancorchè datato approssimativamente: prima del ’62, senz’altro, ma ho ragione di ritenere che sia molto più vecchio, dato che le bonifiche si effettuarono durante il ventennio fascista, più o meno all’epoca in cui fu redatta la planimetria catastale ( anni ’30). Mi dispiace che lei continui ad accennare a ‘confusioni’ nelle mie espressioni. Una strada è una strada in quanto tracciato: poi può essere basolata, pavimentata, cementata, asfaltata o rimanere sterrata; sempre strada è. In Sicilia oggi si definisce ‘trazzera’ la strada sterrata, ma non è nemmeno appropriato, intendendosi per trazzera i percorsi abitualmente percorsi da greggi e mandrie; potevano anche essere molto larghe le trazzere un tempo. Oggi c’è ancora l’ ufficio regionale delle trazzere, sta a Palermo, mi pare in via Garzilli. Tornando a capo feto, qui si parla di una strada comunale, non provinciale ( quindi non vedo come possa essere stata chiusa dalla Provincia, perchè così deciso in una riunione: le ‘riunioni’ non sono fonte di legge). Apprendo dal suo contributo grafico che la strada Margi spanò – Capo Feto un tempo si arrestava più o meno all’altezza del metanodotto; ne ricavo che, successivamente, si saldò allo sterrato proveniente da Mazara, che fu tracciato ed accatastato. Si consideri che, ancora poco prima, ( anni ’20/’30 ) non c’era ancora nemmeno il ponte sul Mazaro, quindi non esisteva alcuna strada a ponente del fiume. Ma questo era allora. Di certo già negli anni ’60 esisteva già da tempo lo stradale di tonnarella, ed era asfaltato. Nè si può dire sia stato fatto abusivamente: perchè mai? Nessuna norma lo vietava. Non esiste il ‘divieto di asfalto’ genericamente inteso. Non per chiarire, perchè di certo non debbo essare io a farlo, ma mi risulta che la strada di tre fontane, almeno il tratto realizzato negli anni ’80, è stato, invece, smantellato perchè contrastante con un apposito vincolo paesaggistico apposto dalla Soprintendenza in quel periodo. In ogni caso, il vincolo colpisce solo l’asfalto: a Custonaci è stato consentito, per esempio, di pavimentare una strada costiera con basole in pietra locale. Ovviamente conosco, come tutti, la prescrizione dei 5 metri. E’ posta a garanzia del libero transito. Se una struttura balneare si trova più vicina o si tratta di una palafitta o vuol dire che il mare si è temporaneamente ritirato, volendo far salva la buona fede. Chi pensa male, invece, non ho dubbi che si muoverà di conseguenza, verso chi di competenza, anche nei confronti di quella specie di fruttiera troppo cresciuta ( quella non dà fastidio? Come mai?..ed è pure molto più difficile da togliere ) che si trova accanto al casotto in questione, peraltro posto in posizione estrema rispetto al resto della spiaggia. Veniamo invece alle confusioni vere. Per esempio fra l’andare a mare con l’auto di servizio, che è un reato, o consentire, in ipotesi, l’installazione di un lido a Capo feto nel rispetto di tutte le prescrizioni possibili ed immaginabili, valutazione d’incidenza superata compresa, ovviamente. Capisco che entrambe le cose Le siano sgradite, ma la legge penale punisce solo la prima…

  6. II prova per l’invio del F°265 Carta d’Italia relativo alla palude di Capo Feto prima del prolungamento del canale collettore.

  7. Da allegare al commento precedente. Grazie.

  8. Caro Fiorentino, augurandomi che abbia trascorso un buon fine settimana, all’inizio di questa debbo contraddirla su tutti i punti del suo ultimo commento. In tutte le Regioni d’Italia, infatti, sul fronte di 5 metri entro la battigia tutti i tratti di litorali (spiagge per non perderci in chiacchiere)sono classificate libere. In Sicilia l’ultimo D.D.G. ARTA risale al 2007, con integrazioni nel 2011 dell’ex Assessore G.M. Sparma. Tutti i cittadini liberi, ma non anarchici (non credo che Davide sia anarchico, le battute sono un’altra cosa), dovrebbero pretendere, quindi, che quei 5 m. rimangano realmente liberi. La protesta evidentemente dovrebbe valere nei confronti di chi rilascia concessioni anche sui 5 metri. Più che i tribunali del popolo per i dirigenti pubblici che fanno di testa loro (sembra addirittura che ce ne siano che utilizzino l’auto dell’ufficio per andare in spiaggia) varrebbero le purghe. Lei continua ancora a fare confusione tra “trazzera” (la definizione è sull’ultimo mio commento, portale “castelvetranoselinunte, la riserva della vergongna) e strada asfaltata, tra la comunale Lungomare Fata Morgana – Capo Feto e la Capo Feto – Torrazza (credo provinciale, impercorribile nel 2005 e riparata con finanziamento della Provincia). A Capo Feto se non piste, binari e, quindi, trazzere non ci sono state mai strade. Intorno al 1962, nell’allungare il canale collettore che nei pressi dello scarico veniva ricoperto dal fogliame spiaggiato di Posidonia oceanica e spostare più ad oriente (nei pressi dell’attule Secca del Metanodotto), parallelamente è stata ricavata una trazzera che successivamente è stata tatteggiata sulla carta d’Italia F° 265. A proposito dell’asfalto smantellato a Tre Fontane ovest è pregato di dire in maniera chiara se è stato un abuso toglierlo o un abuso immetterlo e se per l’asfalto di Tonnarella c’era un’analoga ordinanza di demolizione rimasta, però, inevasa. In Italia, come ho accennato, sembra che ci sia chi utilizza la macchina dell’Ufficio per andare a mare, può capitare quindi che ci sia qualche dirigente pubblico che possa pensare di concedere autorizzazioni per impiantare lidi balneari a Capo Feto, fortunatamente sono tanti gli Enti che soprintendono al rilascio di Autorizzazioni e Nulla Osta a Capo Feto e le leggi e i regolamenti a tutela degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali, da quando siamo in Europa, non mancano. Solo chi è avvezzo al potere può pensare di governare vociando. Nel ritenere di farle cosa gradita, alla presente allego la Carta d’ Italia F° 265 che riproduce Capo Feto poco prima che venisse modificato lo scarico del canale collettore, intorno al 1962 ciò prima della relizzazione della trazzera d’oriente che qualcuno ha tentato pure d’asfaltare. Venga con me e le mostrerò i segni.

  9. nino fiorentino | 4 giugno 2012 at 09:16 |

    @davide castelli: ma di quale ‘casotto’ parla? E, di grazia, quali sarebbero le ‘normative evidentemente violate’? Le consiglio di essere più preciso. No, perchè se io fossi al posto del legittimo concessionario di quel casotto avrei tutto il diritto di chiedere soddisfazione nelle opportune sedi, senza bisogno di aspettare l’insediamento dei ‘tribunali del popolo’ auspicati da beppe grillo… @enzo sciabica: la strada c’è sempre stata, lo so io, lo sanno tutti, e sicuramente lo sa pure lei. E non era ‘abusiva’ come non lo è quella di 3 fontane, non, almeno, nel tratto realizzato prima del 1977. Il resto è stato rimosso. Comunque prendo atto che anche Lei conviene sulla possbilità di realizzare uno stabilimento balneare a Capo Feto. Con tutti i permessi di legge, si capisce. @gianni marino: Lei, secondo me, ha uno strano concetto di ‘verità’. Questa discussione continua a dimostrarsi fonte inesauribile di citazione di detti popolari: dopo ‘a Mazara cu si susi prima la matina cumanna’ ora, chissà perchè, mi viene in mente ‘A Campubeddu cu vucìa cchiù assà avi raggiuni’. Ma I campobellesi mi scuseranno, loro non c’entrano proprio niente…

  10. mazaraonline.it | 3 giugno 2012 at 22:30 |

    @ Enzo Sciabica ……. Capisco che state facendo di tutto per farvi bannare da questo sito per poi poter dire che solo voi avete il verbo della verità e tutti gli altri siamo gente solo che ama i soldi e siamo servi del potere. Se io una cosa non la so e non mi interessa non ho nessun obbligo nei confronti suoi e di nessun altro. Sono o siamo dei cittadini come gli altri che si divertono a dare la possibilità alla gente di discutere in maniera educata. Lei non sta pagando per potere scrivere tutto quello che ha scritto e dovrebbe ringraziare il sottoscritto, invece continua a provocarmi inserendo nei commenti frasi che se espresse nei suoi confronti si offenderebbe. Questa è l’ultima volta che le rispondo perchè le assicuro che non le darò altre possibilità di provocarmi.
    Riguardo il cartello, lo ha segnalato lei e quindi per una volta è stato utile alla comunità!

  11. Caro editore, l’uso dei puntini l’ho appreso visitando e commentando questa pagina e la sua risposta delle 19,26 al sig. Marino mi sembra abbastanza eloquente. Scherzi a parte, in riferimento al suo richiamo delle 11,45 non posso trattenermi dal dire che, dall’alto del suo ruolo, mentre Nino Fiorentino osserva la solita pausa di fine settimana (come ci manca), lei continua a scambiare “fischi per fiaschi” (battuta diversa ma uguale nel significato a quella più colorita di David). Qui, infatti, la passione c’entra poco, mentre le Capitanerie non hanno bisogno di difensori, visto che per motivi istituzionali, come i Comuni, dovrebbero conoscere i nominativi dei titolari delle concessioni per i lidi balneari. Ritornando all’uso dei puntini , non mi deve “ricordare” niente, perchè i miei non alludono mai a qualcosa di offensivo e se nella battuta o detto popolare che sia “Comandare è meglio che fottere” (che lei avrà rimosso dal mio commento delle 11,11) ho preferito mettere i puntini dopo “è meglio che…..”, ciò l’ho fatto per eccesso di rispetto nei confronti di chi può non gradire il secondo verbo. Ora mi scuso con i lettori, ma il chiarimento l’ho ritenuto d’obbligo anche perchè sento che l’ editore mi voglia solo screditare. Colgo l’occasione per dire che gli editori commerciali non hanno l’obbligo di fare i nomi dei concessionari dei tratti di battigia lungo le coste, ma da attenti osservatori, da gestori di servizio utile alla collettività, alla Capitaneria potrebbero fare notare la scomparsa (con l’approssimarsi della bella stagione) della tabella con il “Divieto di balneazione” dal palo vicino alla rotatoria che immette al ponte sul fiume Arena o al Viale Africa.

  12. mazaraonline.it | 3 giugno 2012 at 19:26 |

    @ Gianni Marino……………………. La verità non ti autorizza all’arroganza e all’offesa. Io questo non lo ammetto e se a qualcuno non piace non posso farci niente.

  13. Le verità di Castelli fanno male e si vede!

  14. mazaraonline.it | 3 giugno 2012 at 17:38 |

    @Castelli Davide ………… se lei sta parlando con il sottoscritto ha sbagliato ancora una volta la maniera di porsi… Se lei è anarcoide a me non interessa minimamente e comunque non lo autorizza a non rispettare le regole. Pertanto le ripeto ancora una volta o si adegua allo stile che tutti hanno deciso di utilizzare in questo spazio oppure nessuno dei suoi post verrà più passato anche se gli daranno il premio nobel per l’ambiente.

  15. Lei è un comandante non un affiliato! Ne sono sicuro. Comanda al lavoro, comanda a casa, comanda dappertutto tranne a me che sono anarcoide. Lei conosce i nomi e non vuole esplicitarli. Avrá le sue buone ragioni che io intuisco, come intendo la sua ( buona?) fede.

  16. mazaraonline.it | 3 giugno 2012 at 11:45 |

    @Sciabica ………… come spesso accade la vostra “passione” vi porta a non essere attenti, ho risposto a Castelli in merito alla richiesta del nome del concessionario del lido…
    Approfitto per ricordare a lei e al sign. Castelli che sia sul sito che su Facebook nel gruppo mazaraonline di utilizzare modi e termini che si addicono a persone civili quali siamo, parole puntate e etc… utilizzatele quando volete ma evitate su i miei spazi. Grazie !

  17. Caro direttore, il suo ultimo commento non c’era ancora quando ho divulgato il mio delle 11,11, ma ora non posso sottrarmi dal farle ricordare che le Capitanerie sono il massimo organo di vigilanza e controllo delle nostre coste per cui non dovrebbero aspettare che siano gli Sciabica o i Castelli a denunciare a chi di competenza (Regione Siciliana a cominciare dal Servizio 5, Minambiente a cominciare dalla D.G. Tutela del Territorio e delle Risorse Idriche, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a cominciare dalla D.G. per i Porti, Divisione 4, ecc….) le storture che i nostri Amministratori comunali commettono sul nostro litorale.

  18. Non ti aspettare, risposte precise e puntuali che fanno parte del bagaglio culturale delle sole persone: libere, democratice, oneste, modeste e rispettose della natura.

  19. mazaraonline.it | 3 giugno 2012 at 10:59 |

    @ Castelli… Non deve chiedere alla capitaneria di porto ma al comune perché sono loro che rilasciano le autorizzazioni in base al piano spiagge….

  20. Ho chiesto ripetutamente al signore sorridente di mazaraonline.it che é comandante( non mio), il nome o i nomi di coloro che hanno costruito il casotto sul bagnasciuga del Lungomare Sanvito. Ovviamente questa costruzione é  una palese violazione delle normative ed il signore sorridente di cui sopra dovrà conoscere nomi e cognomi se comanda, come si dice e non é un comandato. Richiedo di nuovo pubblicamente e con decisione tali nomi, sperando che questa volta voglia rispondere ( anche per non destare sospetti……)

  21. Caro Fiorentino, non tergiversi, perchè sono stato io il primo a parlare della realizzazione, dal 1968 (quindi prima del famoso villaggio che ho citato per altro ma lei non ha saputo o voluto cogliere), della strada asfaltata (abusivamente, come quella di Tre Fontane ovest, poi ci lamentiamo dei cittadini che costruiscono a meno di 150 m. dalla battigia) Tonnarella – Capo Feto. La litoranea Petrosino – Capo Feto lo sappiamo benissimo che è stata accatastata negli anni 30 (non lo dica più, non ha scoperto niente di nuovo), ma, fino agli anni 60 (quando percorribile) è rimasta sempre ferma al limite di Capo Feto. Allora, come oggi (sbarre non rimosse vandalicamente), per passare bisognava aggirare la palude, sfruttando le piste lasciate dai carretti di chi coltivava i terreni più a nord. All’epoca della bonifica, alla trazzera si sostituivano i binari per fare scorrere i carrelli (allora le ruspe erano un sogno) per prelevare, sabbia, melma, fango ed altro, ma non hanno sortito grossi risultati se non quello di consentire la realizzazione dello sbocco ovest del canale maggiore di bonifica. Si documenti! Piuttosto che scrivere a ruota libera, come le ho detto, consulti “l’ottimo dott. R. Fiorentino” (ottimo sotto tutti i profili, metta però da parte la gestione del patrimonio naturale) od anche il geologo Giuseppe Marino che, primo assessore all’Ambiente della Giunta Macaddino, sa quante sbarre sono state piazzate a Capo Feto anche dopo la realizzazione del progetto di riqualificazione. Se poi è come le ho riferito io, voglio vedere se è capace di denunciare la collocazione che ritiene abusiva. Io, comunque, le farò da testimone (non è cosa semplice in un contesto come il nostro dove a parte le fiaccolate e il cicaleccio, presi singolarmente, siamo ancora al nenti sacciu e nenti vitti). Colgo l’occasione per ricordarle un altro particolare, l’ingegnere E. Politano, coordinatore del progetto Life Natura, portavoce delle istanze dell’Ue (ha finaziato il progetto), ha avuto licenza, da parte di tutti gli organismi preposti, di fare eliminare l’elettrodotto (a costo zero, visto che vi ha provveduto l’Enel), di fare tratturare e fare rimuovere (con i soldi europei) tutte le piste che erano state create tra il vecchio ponticello, sulla parte est del canale maggiore della bonifica, e il faro. Ciò, come le ho detto, in aggiunta al canale che ha ricavato al confine con Tonnarella, appunto per non fare passare più le auto, se non quelle delle persone autorizzate, ma dall’ingresso principale di Via Mafalda di Savoia. Giulia Adamo non è una paladina della salvaguardia degli ambienti naturali, ma, oltre al fatto che rimane pur sempre amica mia, le posso dire che con un tecnico/consigliere come E. Politano non ha fatto perdere il finanziamento europeo (lo stavano facendo perdere) e non si è sottratta dal firmare tutto ciò che le ha suggerito lo stesso tecnico. Veda che dal 2008 (in aggiunta ai criteri minimi) l’ARTA ha speso milioni di euro per i Piani di Gestione delle aree SIC e ZPS. Nel mese di marzo, del 2008, il dott. Slvatore Di Martino, ex dirigente, dell’ex Servizio 6 ARTA, è stato a Mazara (stanza vicina a quella della segreteria del sindaco) per illustrare i Piani di Gestione di Capo Feto, delle Sciare di Mazara, L. Preola – G. Tondi e Pantano Leone, delle sciare di Marsala (in parte ricadono sul nostro territorio fermo restando il toponimo) che successivamente sono stati approvati (in sospeso in tutta la Sicilia ne rimangono 2) . Visto che lo sport da lei preferito (Kite surf), è risultato tra le criticità che incombono sulla palude, in un paese disciplinato (tipo Germania come va ripetendo il premier, prof. Monti) sarebbero già stati adottati tutti i provvedimenti per rimuovere anche questo impatto. Tenga, però, sempre conto che, essendo Capo Feto un’area naturale protetta, dove albergano specie animali e vegetali protette, dal 2011 (meglio tardi che mai) vale anche il 727-bis del Codice Penale (questa volta lo scrivo per intero).

  22. nino fiorentino | 1 giugno 2012 at 10:46 |

    Rag. Sciabica, io batto sulla strada comunale Tonnarella-Capo Feto-Margi Spanò perchè, diversamente da quel che Ella sostiene, è stato sempre quello l’ingresso principale alla zona, per quel che mi ricordo io. In ogni caso lo testimonia il fatto che la strada è riportata nella planimetria catastale levata negli anni ’30. L’accesso cui Lei si riferisce io l’ho scoperto solo nel 2000 e rotti, quando fu provvisoriamente interrotto il tracciato della litoranea per lavori. Ed era già asfaltata molto prima che, parecchio addietro, sorgesse il c.d. villaggio parisi. In ogni caso prendo atto che Ella non è in grado di citare alcun provvedimento formale che legittimi l’apposizione di sbarramenti sulla pubblica via diversi dall’ordinanza del sindaco Vella per il solo periodo dei lavori. Sul quel che ha fatto la Provincia retta all’epoca dall’ “amica Giulia Adamo” ( sono parole sue ) sarebbe il caso d’interrogarsi ed interrogare. Per esempio l’ottimo dr. Roberto Fiorentino, che regge l’apposito ufficio provinciale. Circa la promozione o predisposizione di un piano di gestione dell’area che, come Ella ha ben presente, sarebbe necessario per andare oltre i criteri minimi di tutela. Funziona così in Europa. Ma anche noi siamo Europa, non solo la Brianza. No, non ritengo che l’attuale gestore del demanio marittimo, adeguatamente informato, possa emettere un ordinanza per bloccare il kite-surf. In mancanza di ‘piani di gestione’ la norma non parla di vietare, ma di regolamentare se del caso: per esempio, per gli ambienti alpini si prevede la regolamentazione, e non il divieto di avvicinamento “mediante elicottero, parapendio, arrampicata libera od attrezzata” alle pareti che ospitano i nidi di aquila, gipeto, falco pellegrino, gufo e gracchio’. Cito quest’esempio non per pignoleria, ma per far comprendere come la regola sia la libera fruizione dell’area, l’eccezione, in termini, tra l’altro, molto circoscritti, il limite, nemmeno il divieto. E’ questo il concetto che gli ambientalisti nostrani spesso si rifiutano di accettare, ritenendo, a torto, che un sito sottoposto a tutela naturalistica debba essere messo, come si suol dire ‘sotto vetro’. I limiti che possono essere anche temporali: di seguito, per esempio si accenna alle ‘epoche di riproduzione’. A Lei, ma anche a me, stia sicuro, stanno a cuore le aree di sosta dei migratori. Ecco, di due cose non riuscirà mai a convincermi: che la strada Capo Feto-Margi-Spano non esistesse prima degli anni ’70 e che gli uccelli migrano d’estate, quando la pratica del kite-surf è più intensa..
    P.S.: spetta al comune collocare il cartello a Bocca Arena, lo prescrive l’ordinanza sanitaria stagionale sulle acque di balneazione. Cordialità.

  23. Fiorentino, lei batte sempre con la strada, trazzera che sia, Margi Spanò – Capo Feto, mentre io mi sono soffermato sull’ingresso principale della Palude di Capo Feto che è raggiungibile dalla Via Mafalda di Savoia, cioè dal vecchio tracciato dal quale si è sempre potuto accedere a Capo Feto, visto che per le originarie condizioni litoranee, fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, da Tonnarella, non si poteva accedere alla palude. Poi la strada asfaltata, il villaggio parisi e…. Completati i lavori di riqualificazione ambientale, in seguito a riunioni tenutesi presso il CNR di Via L. Vaccara (sede del Comitato tecnico scientifico Pro Capo Feto), alle quali hanno partecipato anche i rappresentanti della Capitaneria di Porto, la Provincia ha provveduto a chiudere l’accesso principale, con idonea sbarra di ferro. Stessa cosa ha fatto con l’ingresso di ovest (cioè quello posto alla fine della Margi Spanò – Capo Feto, basta chiederlo al vero Fiorentino Roberto, o al sig. Abrignani di Petrosino). Molti terreni ricadenti nel perimetro dell’area protetta sono stati espropriati e acquisiti dalla Provincia (accordi precedenti con il nostro Comune che delega sempre altri), mentre ai titolari dei terreni invenduti e agli operatori del faro sono state consegnate le chiavi per l’accesso. Io personalmente, per potere continuare nell’area l’ attività di rilevatore avifaunistico (titolo che ho acquisito nel 2002 grazie al primo concorso pubblico organizzato e tenuto dall’INFS presso la facoltà di Agraria dell’Università di Palermo), ho dovuto fare istanza per l’acceso e usufruire delle chiavi. Chiavi che bisognava richiedere continuamente perchè sia i catenacci ( anche a prova di cesoia) che le sbarre venivano continuamente forzate, fino al punto da scomparire del tutto. Permangono, però, ancora le tracce delle sbarre che contrariamente a quanto da lei affermato non sono state collocate abusivamente. A meno che lei non mi vorrebbe dire che senza il Permesso del Demanio Marittimo non potevano essere collocate, ma allora la Capitaneria di Porto che ci veniva a fare nelle riunioni del Comitato istituito presso il CNR? E non le sembra che l’attuale gestore del Demanio Marittimo, adeguatamente informato, possa emettere un’ordinanza per bloccare il Kite surf nelle acque di Capo Feto, visto che l’Art. 4 della Direttiva 79/409 CEE, regolarmente recepita, dice che: “gli Stati membri sono tenuti ad adottare misure idonee a prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat…..posti anche al di fuori delle zone di protezione”, specialmente se collegate a dette zone. Veda che di regolamenti, leggi a tutela del patrimonio naturale, oggi ce ne sono anche troppi, ma se le Autorità preposte non le applicano o non le fanno rispettare, non servono a niente. Certo, l’ho scritto un sacco di volte, le Capitanerie di Porto non gestiscono più il Demanio Marittimo, ma rimangono l’organo preposto alla vigilanza e controllo delle nostre coste e non è giusto che io, quasi tutte le volte che mi rivolgo all’Ufficio regionale del Demanio, mi debba sentire dire : ma guardi che quello che lei ci riferisce non ci è mai stato segnalato…”. Certo che vedo le tabelle che la Capitaneria colloca (di recente, finalmente, ho gioito nel leggere le ultime affisse al limite di Capo Feto), ma ancora non ho assistito al reintegro (l’ho denunciato in uno di questi commenti) della tabella del “divieto di balneazione” che è scomparsa dal palo vicino alla rotatoria che immette sul ponte del fiume Delia o Bocca Arena.

  24. Per i lidi a Capo Feto oltre alla Valutazione d’incidenza occorrono i pareri della Ripartizione Faunistico Venatoria di Trapani, dell’ISPRA di Ozzano dell’Emilia (BO), del Servizio 4 dell’ARTA Sicilia, quindi, l’autorizzazione, oltre a quella del D.M., dell’Assessorato regionale alle politiche agricole e alimentari.

  25. nino fiorentino | 31 maggio 2012 at 09:05 |

    @rag. sciabica, per sua regola sappia che io ho sempre rispettato la proprietà pubblica e privata altrui. Forse è da un pò che non vado a Capo Feto, ma non ricordo alcuna barra che ne impedisca l’accesso. Del resto, se ci fosse sarebbe abusivamente collocata, dal momento che non mi risulta alcun divieto di transito sulla strada Margi Spanò-Capo Feto e traverse vicinali d’accesso, escluso quello presente ai tempi della sindacatura Vella motivato dai lavori del progetto ‘Life’ natura, da anni ultimati, con conseguente decadenza del relativo divieto. Lo vede Sciabica, il paradosso è che io vorrei tanto che qui da noi le cose funzionassero come in Brianza: si individua un sito di riserva, lo si delimita chiaramente, se ne stabiliscono modalità di fruizione e divieti, si rendono pubblici e, soprattutto espliciti. E se possibile si affida il tutto a dei sorveglianti incaricati, per prima cosa di spiegare a tutti quelli che vengono cosa si può fare o non si può fare. Tutto questo oggi a Capo feto non c’è. Il ‘Kite’ è un esempio di scuola: non dico che in ipotesi non si possa vietare, ma, appunto, che si tratta di ipotesi, non di norma vigente. Al momento per Capo Feto vigono i criteri minimi: per andare oltre ci vuole un apposito regolamento, ma Lei questo lo sa meglio di me, solo che se lo tiene per sè, perchè teme che, se diffonde la notizia, ci sarà l’assalto a Capo Feto. Io spero che non ci sarà mai un regolamento di fruizione che vieti l’accesso a Capo Feto o, peggio, lo consenta a pagamento, perchè finirebbe come allo Zingaro o la zona ‘A’ di Marettimo. siti selvaggi ed impraticabili dove non andava nessuno: oggi che sono ‘protetti’ vengono presi d’assalto da frotte di visitatori. Ma queste sono considerazioni personali, confutabilissime. Ma quello su cui non transigo è sul corretto rapporto tra pubblico e privato, anche nel campo della tutela naturalistica: io debbo essere in grado di sapere, se mi trovo su proprietà pubblica destinata, per definizione, alla pubblica fruizione collettiva, se vi sono particolari norme di condotta da osservare. Visto che ella cita spesso la Capitaneria di Porto ( che per inciso, non è più competente ad indicare il numero massimo di stabilimenti balneari, dato che tale incombenza è passata ai comuni siciliani dal 2005 ) ricordo che l’autorità marittima fa affiggere ogni estate un gran numero di copie dell’ordinanza balneare lungo la costa. Tutti possono vederla e consultarla, anche in rete, naturalmente. Non voglio che a Capo Feto, in mancanza di regole precise adeguatamente pubblicate, il tutto rimanga affidato a qualche improvvisato e poco informato volontario che finirebbe con l’apostrofare i passanti con espressioni del tipo ‘se ne vada perchè qui è riserva e non ci si può stare!’ ..perchè, secondo me, è questo che si rischia..La gestione delle oasi faunistiche è una faccenda troppo seria per essere trattata ‘in amicizia’…

  26. Rettifica al commento del 30/5/2012, ore 13, 27. Al rigo 5° del commento, il toponimo Tonnarella deve essere inteso come Capo Feto. Fermo ed invariato il resto. L’errore è stato il frutto di una semplice distrazione che qualsiasi tecnico avrebbe compreso, visto che Tonnarella, a differenza di Capo Feto, non è nè SIC, nè ZPS (per cui non possono essere mai applicati i criteri minimi di conservazione). Se i lidi non si possono montare a Tonnarella, in quale altra parte del litorale mazarese posso trovare accoglienza? Solo che, per come è stata ridotta la spiaggia di Tonnarella, i lidi sono troppi e ritengo che la Capitaneria di Porto farebbe bene a riferirlo alla dott.ssa Francesca Chinnici, Dirigente capo del Demanio Marittimo.

  27. La foce del Belice oltre che SIC è riserva regionale e valgono ben altre regole. Un gestore attento e non pressato dalle esigenze economiche (per mantere apparati ed impiegati spesso inutili) non concederebbe mai tratti di litorale all’interno di riserve naturali sensibili come la foce del Belice. Solo che, come ha detto Maurizio Crozza in una puntata di Ballarò, qui non ci sono cittadini ma… Vietare il passaggio all’elicottero, al deltaplano e al parapendio, ma anche agli aquiloni da Kite surf che, comunque, influenzano la rotta migratoria degli uccelli è il minimo che si possa fare. La Ripartizione Faunistico Venatoria di Trapani (Assessorato regionale Politiche agricole e Alimentari che dice di spendere a cadenza annuale qualcosa come 11 mila euro per le tabelle di divieto nelle Oasi PRF provinciali) o la Provincia che ai tempi dell’amica G. Adamo ha voluto la gestione dell’Oasi di Capo Feto, farebbe bene ad attenersi al Piano di gestione, redatto nel 2008, dallo studio Nemo che ha identificato la criticità legata agli aquiloni di Fiorentino. Fiorentino, Capo Feto ai tempi del sindaco Vella e di Giulia era inaccessibile e lungo la trazzera dove ora passano i serfisti c’era tanto di quel divieto di transito, affisso proprio su ordinanza sindacale (quando si vuole altro che criteri minimi di conservazione) . Si aggiorni, a meno che non mi voglia fare pensare che sia lei a distruggere le sbarre di ferro di Capo Feto.

  28. nino fiorentino | 30 maggio 2012 at 14:17 |

    @a chiunque interessi: non è vero che il punto 12 dell’art. 6 ‘obbliga al divieto di passaggio di elicotteri, deltaplani e parapendii’. si limita a prevederne la regolamentazione. In ogni caso un kite non è assimilabile né ad un elicottero, né ad un parapendio, né ad un delta-plano, che possono elevarsi in quota. Né a Capo feto esitono pendii da cui involarsi ed in ogni caso la superficie del mare antistante Capo Feto, ove il kite-surf incrocia, non è né ZPS né SIC. Analogamente, non è affatto vero che oggi non possano impiantarsi lidi a Tonnarella od in zone SIC_ZPS: per tonnarella occorre che sia previsto nel P.U.D.M., per capo Feto, è vero, oltre a questo occorre anche la valutazione d’incidenza. Come dice, giustamente, lo stesso Sciabica. Che, fino ad un mesetto fa, considerava scandaloso, su castelvetranoselinunte.it, la presenza del lido Pineta alla foce del Belice. Prendo atto, la cosa gli fa onore.

  29. In assenza di altri vincoli, in assenza dei Piani di Gestione, in assenza di altri regolamenti, nelle aree SIC e ZPS, come ho detto serenamente, valgono i “criteri minimi di conservazione” (dopo il 2007 ci sono i Piani di gestione). Cioè delle linee guida per evitare l’abbandono totale. I criteri minimi, contrariamente a quanto pensa Fiorentino, non ammettono assolutamente che oggi possa essere impiantato un lido balneare sulla spiaggia di Tonnarella o in altre parti litoranee ricadenti nella perimetrazione SIC e ZPS. Siccome i lidi balneari sono nati prima dei SIC e ZPS, in assenza di segnalazioni di incompatibilità, da parte delle Capitanerie di Porto, delle Province, quindi, della Regione competente, possono rimanere e la loro presenza può essere armonizzata alle condizioni dei “criteri minimi”. Per impiantare un nuovo lido in spiaggia SIC e ZPS, dal 1997 occorre la Valutazione d’Incidenza (cosa sconosciuta in Sicilia, tranne che per la ditta Bertolino di Partinico e per qualche altra ditta importante, fino a poco tempo addietro) che oggi, per la spiaggia di Capo Feto, non sarà mai approvata. Nello scorrere i criteri minimi, Fiorentino ha saltato l’Art. 6, punto 12 che obbliga al divito del passaggio di : “elicottero, deltaplano, parapendio”, cioè di tutti quei mezzi volanti che interferiscono con il volo degli uccelli (per questo ho citato anche il D.M. 17/10/2007). Gli Enti gestori consapevoli, in aggiunta ai criteri minimi, attraverso i piani di gestione o attraverso i regolamenti delle riserve, poi possono adottare qualsiasi provvedimento per bloccare qualsiasi attività che nuoccia alla conservazione naturale. Esempio, in provincia di Monza/Brianza, nel periodo pasquale ho voluto visitare proprio un’Oasi di protezione e rifugio della fauna, zona SIC, denominata Le Foppe. Come in tutte le aree naturali protette da Roma in su, all’ingresso, le prime cose che ho notato sono state le insegne con il divieto di accesso ai cani anche accompagnati (L.r. 26/93, Art. 43, C2, Lett. b), il divieto di accesso con il cestino della colazione, il divieto di accesso in bicicletta, ll divieto di accesso ai minori se non in compagnia degli adulti. Una volta entrato, vigilanza e controllo che a Fiorentino sarebbero apparsi asfissianti. Io, però, ancora una volta mi sono dovuto ricredere sul WWF che gestisce anche quest’Oasi. Grande passione e competenza qui, al contrario di quanto dimostra dalle nostre parti. Riserva naturale integrale L. Preola e G. Tondi, frotte di cani a non finire che spesso sembrano essere immessi apposta per evitare che i conigli danneggino i vigneti, non aggiungo altro. Fiorentino non sa che nel corso del progetto Life per la riqualificazione di Capo Feto, per non consentire l’accesso alla palude dal lato est , cioè dal confine con Tonnarella, è stato allungato (cosa concordata con gli ispettori dell’Ue) un canale della bonifica fino a mare. Quando i lavori di ripristino sono stati ultimati, l’anno successivo, quel canale, da una ditta che spalava fogliame di Posidonia oceanica, è stato interrato. Chi pratica il Kite surf, contrariamente a quanto vorrebbe fare credere Fiorentino, difficilmente accede a Capo Feto dalla trazzera (chiusa all’ingresso della palude con binari di ferrovia continuamente divelti) proveniente dall’ex Ittica Mediterranea, ma dall’ingresso principale, anch’esso chiuso ma continuamente forzato. Per arrivare al faro percorrono, quindi, la trazzera adiacente alla Casa dell’acqua, svoltano per il vecchio ponticello della bonifica (sopraffatto dal cemento), quindi, aprendo anche nuove piste sulla sabbia, pervengono a destinazione. I politici, gli aministratori locali avranno le loro responsabilità, ma i veri responsabili dell’abbandono e del degrado del nostro patrimonio naturale vanno ricercati dentro gli Uffici preposti alla gestione, alla vigilanza e al controllo.

  30. nino fiorentino | 30 maggio 2012 at 09:15 |

    P.S.: inoltre non è vero che i praticanti devono percorrere la parte ovest della palude. La verità è un’altra: mentre dal lato est, cioè di Mazara, è stata interrotta, senza motivo alcuno, il tracciato della strada Margi-Spanò-Capo Feto, dal lato Ovest, cioè di Marsala -Petrosino, quella strada è ancora, giustamente, aperta. Certo, è una trazzera che tale deve rimanere, perchè così prescrivono i ‘criteri minimi di conservazione’, ma sempre di strada si tratta, non di ‘nuove piste’ dove prima c’era vegetazione protetta. Io personalmente ho vissuto l’interruzione della strada, non supportato da alcuna disposizione di legge o regolamento, come un”ennesima privazione ai danni della nostra città a vantaggio di Marsala e Petrosino ( per inciso: all’epoca la Provincia era retta da Giulia Adamo ). Ora che il Sindaco sta provvedendo a far riasfaltare l’ultimo tratto del lungomare fata morgana potrebbe approfittarne per ripristinare l’intero tracciato. Naturlamente senz’asfalto in questo punto.

  31. nino fiorentino | 30 maggio 2012 at 09:06 |

    @ a chiunque interessi: conosco il D.M. del 17.10.2007: ecco la parte che c’interessa: si potrà notare che non si fa minimanente cenno al divieto della pratica del kite-surf, ma che, addirittura si ammette la presenza degli stabilimenti balneari nonché ( addirittura!) la pratica della caccia dopo il 1° ottobre. sarà per questo, caro Sciabica, che ‘non trovava il tempo’ per farlo leggere a tutti? 8. ZPS caratterizzate dalla presenza di zone umide.
    Obblighi e divieti:
    divieto di bonifica idraulica delle zone umide naturali;
    divieto di abbattimento, in data antecedente al 1° ottobre, di esemplari
    appartenenti alle specie codone (Anas acuta), marzaiola (Anas querquedula),
    mestolone (Anas clypeata), alzavola (Anas crecca), canapiglia (Anas strepera),
    fischione (Anas penelope), moriglione (Aythya ferina), folaga (Fulica atra),
    gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), porciglione (Rallus aquaticus),
    beccaccino (Gallinago gallinago), beccaccia (Scolopax rusticola), frullino
    (Lymnocryptes minimus), pavoncella (Vanellus vanellus);
    obbligo di monitoraggio del livello idrico delle zone umide, in particolar
    modo durante la stagione riproduttiva delle specie ornitiche presenti, al fine di
    evitare eccessivi sbalzi del medesimo.
    Regolamentazione di:
    taglio dei pioppeti occupati da garzaie, evitando gli interventi nei periodi di
    nidificazione;
    costruzione di nuove serre fisse;
    caccia in presenza, anche parziale, di ghiaccio;
    trattamento delle acque reflue dei bacini di ittiocoltura intensiva o
    semintensiva;
    attività che comportino improvvise e consistenti variazioni del livello
    dell’acqua o la riduzione della superficie di isole ovvero zone affioranti. Sono
    fatte salve le operazioni di prosciugamento delle sole vasche salanti delle saline
    in produzione;
    realizzazione di sbarramenti idrici e interventi di artificializzazione degli
    alvei e delle sponde tra cui rettificazioni, tombamenti, canalizzazioni,
    arginature, riduzione della superficie di isole ovvero zone affioranti;
    epoche e metodologie degli interventi di controllo ovvero gestione della
    vegetazione spontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone
    umide e delle garzaie, in modo che sia evitato taglio, sfalcio, trinciatura,
    incendio, diserbo chimico, lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo
    riproduttivo dell’avifauna, fatti salvi interventi straordinari di gestione previa
    autorizzazione dell’ente gestore, al fine di non arrecare disturbo o danno alla
    riproduzione della fauna selvatica;
    realizzazione di impianti di pioppicoltura;
    utilizzo dei diserbanti e del pirodiserbo per il controllo della vegetazione
    della rete idraulica artificiale (canali di irrigazione, fossati e canali collettori);
    pesca con nasse e trappole.
    Attività da favorire:
    riduzione dei nitrati immessi nelle acque superficiali nell’ambito di attività
    agricole;
    messa a riposo a lungo termine dei seminativi, nonchè la conversione dei
    terreni da pioppeto in boschi di latifoglie autoctone o in praterie sfalciabili o per
    creare zone umide o per ampliare biotopi relitti e gestiti per scopi ambientali
    nelle aree contigue a lagune costiere, valli, torbiere e laghi;
    mantenimento e coltivazione ecocompatibile delle risaie nelle aree adiacenti
    le zone umide;
    incentivazione dei metodi di agricoltura biologica;
    creazione e mantenimento di fasce tampone a vegetazione erbacea
    (spontanea o seminata) o arboreo-arbustiva di una certa ampiezza tra le zone
    coltivate e le zone umide;
    creazione di zone a diversa profondità d’acqua con argini e rive a ridotta
    pendenza;
    mantenimento ovvero ripristino del profilo irregolare (con insenature e
    anfratti) dei contorni della zona umida;
    mantenimento ovvero ripristino della vegetazione sommersa, natante ed
    emersa e dei terreni circostanti l’area umida;
    mantenimento dei cicli di circolazione delle acque salate nelle saline
    abbandonate al fine di conservare gli habitat con acque e fanghi ipersalati
    idonei per Limicoli, Sternidi e Fenicottero;
    interventi di taglio delle vegetazione, nei corsi d’acqua con alveo di
    larghezza superiore ai 5 metri, effettuati solo su una delle due sponde in modo
    alternato nel tempo e nello spazio, al fine di garantire la permanenza di habitat
    idonei a specie vegetali e animali;
    creazione di isole e zone affioranti idonee alla nidificazione in aree dove
    questi elementi scarseggiano a causa di processi di erosione, subsidenza,
    mantenimento di alti livelli dell’acqua in primavera;
    mantenimento di spiagge naturali e di aree non soggette a pulitura
    meccanizzata tra gli stabilimenti balneari;
    conservazione ovvero ripristino di elementi naturali tra gli stabilimenti
    balneari esistenti;
    trasformazione ad agricoltura biologica nelle aree agricole esistenti contigue
    alle zone umide;
    realizzazione di sistemi per la fitodepurazione;
    gestione periodica degli ambiti di canneto, da realizzarsi esclusivamente al
    di fuori del periodo di riproduzione dell’avifauna, con sfalci finalizzati alla
    diversificazione strutturale, al ringiovanimento, al mantenimento di specchi
    d’acqua liberi, favorendo i tagli a rotazione per parcelle ed evitando il taglio
    raso;
    ripristino di prati stabili, zone umide temporanee o permanenti,
    ampliamento di biotopi relitti gestiti per scopi esclusivamente ambientali, in
    particolare nelle aree contigue a lagune costiere, valli, torbiere, laghi tramite la
    messa a riposo dei seminativi;
    conversione dei terreni adibiti a pioppeto in boschi di latifoglie autoctone;
    colture a basso consumo idrico e individuazione di fonti di
    approvvigionamento idrico, tra cui reflui depurati per tamponare le situazioni di
    stress idrico estivo;
    adozione, attraverso il meccanismo della certificazione ambientale, di
    pratiche ecocompatibili nella pioppicoltura, tra cui il mantenimento della
    vegetazione erbacea durante gli stadi avanzati di crescita del pioppeto, il
    mantenimento di strisce non fresate anche durante le lavorazioni nei primi anni
    di impianto, il mantenimento di piccoli nuclei di alberi morti, annosi o
    deperienti. Come si vede, il kite-surf non viene minimamente citato. Vengono però citati gli stabiulimenti balneari: nel senso che vi sono ammessi

  32. Per foce del Marsala intenderà la foce del fiume Sossio e in effetti nella prima cartografia diffusa dal Ministero dell’Ambiente relativamente ai SIC e ZPS era segnata tutta la fascia costiera che va da Capo Feto a Fossa Runza, cioè fino al lido Signorino (per intenderci). Successivamente, però, ci sono stati gli aggiornamenti che riproducono i confini in maniera chiara ed inequivocabile. Fino al 2006 bastava accedere al sito http://www.cartosicilia.it powered by CartoWEB per documentarsi. Oggi chi come me non può perdere tempo davanti al computer può rivolgersi direttamente all’ARTA Sicilia, Servizio 4 o al Ministero dell’Ambiente D.G. Protezione Natura, ma anche agli uffici tecnici comunali. La Palude di Capo Feto sulla carta gode di molti vincoli di tutela, tranne quello di Riserva marina (mi sembra giusto che sia così visto che le Praterie di Posidonia sono state classificate habitat prioritario, quindi già protette e del fondale di Capo Feto, detto u malu funnu, togliendo la Prateria, non mi sembra che ci sia altro da tutelare). I praticanti di Kite surf, però, per arrivare alla zona del faro debbono percorrere tutta la parte ovest della palude (senza badare a niente e creando nuove piste dove prima c’era vegetazione protetta), quindi, debbono occupare la parte di spiaggia dove nidifica il Fratino, dove sostano Chiurli, Pivieresse, Voltapietre, Beccacce di mare, Piro piro… che, però, in seguito alla continua presenza umana non si fanno più vedere. I max aquiloni, come dicevo in un commento precedente, completano l’opera visto che, per gli uccelli (non dimentichiamo che Capo Feto è un’area essenzialmente per la protezione degli uccelli), sono peggiori degli spaventapasseri. In assenza di particolari misure di tutela predisposte dalla Regione o anche dal Demanio marittimo (ARTA) anche nella parte di mare più prossimo alla palude (area contigua), valgono le misure minime di conservazione previste nel D.M. 17/10/2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 6/11/2007.

  33. nino fiorentino | 29 maggio 2012 at 08:27 |

    @enzo sciabica: io non ‘remo contro’. Anzi. Solamente rimango convinto che qualunque vincolo sull’uso dell territorio debba essere espresso in termini tassativi. A partire dalla sua portata spaziale. Per esempio, dall’esatta individuazione dell’areale di Capo Feto. Oggi per nulla precisa, dal momento che il decreto istitutivo si limita a riportare l’ estratto di mappa I.G.M. rappresentante genericamente tutta la zona compresa tra capo Feto e la foce del Marsala. In pratica tutto il litorale del Comune di Petrosino, almeno nella versione in bianco e nero che sono riuscito a scaricare. Ove Ella fosse in possesso di una perimatrazione più precisa ritengo che farebbe cosa gradita a tutti a pubblicizzarla.Fermo restando che non è certo compito Suo ma delle istituzioni, qui alquanto latitanti: postulato di un’amministrazione efficiente e corretta è proprio la corretta e completa informazione ai cittadini..ma qui altro che Europa, pare di stare nel Burundi, con tutto il rispetto. In ogni caso, prima individuiamo esattamente i confini, poi torneremo a parlare di cosa vi si può o non può fare. In ogni caso lo specchio di mare antistante è sicuramente escluso. Capo Feto non è una riserva marina. Questo è certo.

  34. Fiorentino, se avesse letto (così come dice di avere fatto) attentamente la Direttiva 79/409CEE, recepita in Italia con DPR 397/97, modificato ed intetegrato (in seguito a Sanzione Europea se non si arriva alla sanzione cerchiamo di fare sempre i furbi ma con i risultati che tutti conosciamo) con DPR 120/2003, senza sforzarsi (e senza ricercare la normativa con le circolari esplicative regionali che regolano la tutela nelle Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna) si sarebbe reso conto che, prima d’avviare un’attività all’interno delle aree ZPS, è necessaria la Valutazione d’Incidenza. Nel Piano di Gestione della Palude di Capo Feto, approvato presso l’ARTA, sono elencate tutte le attività incompatibili, fermo restando il fatto che senza Valutazione d’Incidenza nessuna attività in Europa può essere avviata (in Sicilia purtroppo mi sembra di vivere nel limbo visto che oltre alla mancanza di vigilanza mi sembra che per i danni all’ambiente naturale valga ancora la regola del lasciare fare, lasciare passare) nelle aree SIC e ZPS. Se i praticanti di Kite surf, lungo il litorale di Capo Feto, anche inavvertitamente, dovessero, per esempio, schiacciare le uova di Fratino (difficili a vedersi e ce ne sono tra la sabbia in questo periodo) o interferiscono con la nidificazione del Caradride, rischiano inoltre le pene di cui all’Art. 727-bis del C.P.. Io, però, mi chiedo a che vale dire (come fa lei e spesso l’editore) abbiamo la riserva Lago Preola e Gorghi Tondi e la Palude di Capo Feto, quando non ci lasciamo sfuggire nessuna occasione per remare contro il “fine istituzionale” (per evitare di farmi perdere altro tempo vada a cercare la legge regionale che spiega cosa significa) per il quale sono state riconosciute aree naturali protette?

  35. nino fiorentino | 28 maggio 2012 at 09:22 |

    @enzo sciabica: no, non mi sono affatto chiari i riferimenti legislativi che estendono il divieto ad altre attività potenzialmente nocive…e dire che mi sono sforzato nel ricercarli..a partire dalla disciplina delle attività all’interno delle ZZ.PP.SS. a Lei senz’altro nota.. In ogni caso, di regola, in diritto ciò che non è espressamente vietato è consentito.

  36. Caro amico telematico Enzo Sciabica, tengo subito a precisare che la mancanza di originalità e le sciocche disattenzioni da parte del nuovo vice sindaco non sono delle novità, mentre, ritengo che la frase: ”a mari jettati” Castelliiiiiiiiiiiiii!….potrebbe essere una stronzatura(scusate, volevo dire strozzatura) nell’atto del deglutire o dell’ingoiare. In riguardo allo scambio di opinioni e le loro obbligatorie puntualizzazioni mi trovano d’amore e d’accordo….infatti, io, la mia povera ricchezza l’ho costruita con l’interlocuzione. @ Nino Fiorentino. Lei conosce bene la sottile ironia dei miei commenti….le smagliature, le sottolineature, le riflessioni o gli appunti come lei dice, fanno parte del mio mondo, ma insieme a voi!.-  Grazie e buona domenica da Pino Triglia.

  37. Ho detto che in un’Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna (come la palude di Capo Feto) nel momento in cui ci si rede conto che un’attività antropica interferisce con l’ecosistema o con la massa biotica, quella attività va rimossa, così come avviene nelle riserve naturali. Dalle nostre parti, purtroppo, come attività dannosa per gli ambienti naturali si conosce solo la caccia, per cui sulle tabelle dei divieti ci si ferma a leggere solo quello relativo a questa pratica (anche quando figurano i riferimenti legislativi che estendono il divieto ad altre attività potenzialmente nocive). Chiaro?

  38. nino fiorentino | 26 maggio 2012 at 16:22 |

    Caro Sciabica, stavolta condivido gran parte di quel che scrive, tranne il fatto che non capisco il motivo per cui chi si reca in un luogo per praticare il kite-surf dovrebbe astenersene solo perchè vi è interdetta la caccia. Sulla strada provinciale per granitola concordo, ma bisogna rivolgersi agli organi competenti, io sono una semplice voce ospitata su M.O.L. .@davide castelli. No. non ho letto nulla di quel che Ella cita, ma Le esprimo tutta la mia solidarietà per lo scontro avuto con Ingargiola nella speranza che quest’ultomo si vada a gettare nel fondo di qualche spogliatoio e che passi subito Moggi in versione San Pietro,@pino triglia: se ha degli appunti da muovere al mio interloquire sono tutto orecchie: del suo giudizio mi fido. Ancora per Sciabica: crederò al salvataggio di Tonnarella quando assisterò alle prime demolizioni..

  39. Caro Triglia, come volevasi dimostrare i nostri “graffi” non lasciano segni, tanto che il dialogo continua a gonfie vele, con tanto beneficio alla causa del salvataggio di Tonnarella. Visto quanto accaduto a Davide Castelli (commento del 25/5/2012, ore 14,48), provi a farsi graffiare da Pietro Ingargiola e poi commenteremo.

  40. Con le libecciate gli uccelli acquatici non stanno a mare, ma si portano negli ecosistemi costieri (oggi pertanto a livello globale è garantita la loro permanenza) più riparati come la Palude di Capo Feto e la Laguna di Tonnarella. Il centro storico di Mazara, come quello di Trapani, rappresenterebbe la parte retrodunale di quella che fu la spiaggia ad est della foce del Mazaro. Parte retrodunale completamente stravolta (va bene così dato che anche gli esseri umani hanno diritto ai loro spazi vitali) dall’urbanizzazione e da tante altre attività antropiche. Dalle Valutazioni d’Impatto e d’Incidenza è scontato che la parte più significativa, cioè quella riservata alle attività umane, risulterebbe la più compatibile all’ampliamento del porto. Capo Feto, non è riserva, ma è Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna, ovvero area naturale protetta gestista dall’Assessorato alle Politiche Agricole e Alimentari, invece che dall’ARTA che soprintende alle riserve naturali. Nel momento in cui a Capo Feto un’attività antropica nuoce al transito e alla permanenza dell’avifauna o all’intero ecosistema, come nelle riserve naturali, dovrebbero scattare le azioni di salvaguardia, ma visto che dalle nostre parti tutto versa nell’abbandono e degrado (anche nella riserva), non accade nulla. A norma dell’Art. 4, Direttiva 79/409CEE, regolarmente recepita dallo Stato italiano, nelle aree limitrofe o connesse (Laguna di Tonnarella) alle Zone di Protezione Speciale (Capo Feto), gli Stati membri debbono, comunque, prevenire gli eventuali inquinamenti. Dalle nostre parti “campa cavallo” , perchè come ha detto il dott. Salvatore Di Martino (ex Capo Servizio 4 ARTA – Quotidiano di Sicilia, 1/2/2008, pag. 9): “resta la mancanza di vigilanza da parte di tuti gli Enti. Nella nostra terra è necessario vigilare con la presenza fisica, nei posti civili basta un cartello”. Se i praticanti di Kite surf avessero quell’educazione e rispetto che hanno i cittadini residenti da Roma in su (vedo come funzionano da quelle parti le riserve naturali) eviterebbero d’invadere Capo Feto, visto che non mancano le tabelle di divieto di caccia e di altro che possa arrecare disturbo all’avifauna o all’ecosistema. Caro Fiorentino, lasci perdere chi sente solo il bisogno di soddisfare le proprie passioni e veda di fare qualcosa affinchè i lavori della S.P. 38 Mazara – Torretta Granitola vengano adeguati, visto che, così come procedono, sembrano già un obbrobrio anche se in inverno potrebbero trasformare il vecchio tracciato in un ottimo corso d’acqua, buono per offrire ospitalità alle anatre selvatiche che, in seguito alle libecciate, escono dal mare.

  41. Notizia dell’ultima ora, anche se fuori tematica: Ma son sicuro che interessa tutti. Pochi minuti fa pubblicavo su un blog in rete che Mazara e Borgata Costiera, soffoca nell’amianto. Mi ha risposto il Signor vicesindaco Pietro Ingargiola il quale letteralmente scrive” a mari jettati Castelliiiiiiiiiiiiii!
    Ecco la civiltà dei nostri rappresentanti. Il loro senso civico, la loro tolleranza per il dissenso, il loro interesse per la salute pubblica. In questo blog, si sono espresse opinioni differenti, magari con sarcasmo, ma sempre rispettando la dignità di ognuno. Il fascismo al potere invece dimostra la sua tracotanza offendendo pubblicamente un onesto e Pacifico cittadino che ha soltanto la colpa di far conoscere gli orrori di cui anche l”amministrazione di cui fa parte é responsabile.
     

  42. Dalla risposta di Fiorentino ne deduco che non ha mai letto nulla di Ecologia profonda,  e non ha mai letto Chomsky né conosce il pensiero creativo alternativo secondo cui l’uomo deve liberarsi del mercato che mercifica tutto. Al di sopra dei cost/benefici c’é l’uomo che se ne frega del padrone e cerca solo la sua felicità.

  43. Il fatto di squalificarsi vicendevolmente lo trovo di cattivo gusto, ripetitivo e poco pedagogico.        Io personalmente, come lettore di Mol. mi sento “graffiato” da mani le cui unghie sembrano essere poco curate ! ! ! cordialità Pino Triglia.

  44. nino fiorentino | 25 maggio 2012 at 08:58 |

    Prendo atto che per davide castelli lo Stato di diritto rappresenta nient’altro che la ‘sopraffazione di pochi su molti’. In verità anche Churchill sosteneva che ‘la democrazia è un pessimo sistema di governo’ però aggiungeva: “purtroppo, finora, non s’è trovato un sistema migliore’. P.S.: l’interesse collettivo è una cosa, l’interesse particolare, ancorché pubblico, un altro. Dov’è che sta scritto? In quelle stesse, medesime leggi che a Lei fanno venire l’orticaria. Fosse recettivo, Le suggerirei di approfondire il concetto di ‘valutazione d’impatto ambientale’ forse il più travisato oggigiorno da parte di tutti quelli che non sanno, o non capiscono, che si tratta di un concetto algebrico, ossia espresso in termini di costi-benefici. @enzo sciabica: ricordo che sia l’arenile che il tratto di mare antistante capo feto non rientrano in nessuna ‘riserva’: ergo vi si possono liberamente esercitare le medesime attività che si esercitano altrove. Ricordo altresì che, immediatamente a levante della foce del Mazaro si trova il centro storico di Mazara, molto meno compatibile in chiave di espansione portuale di un area appositamente individuata a tale scopo e che comunque, come le libecciate insegnano, mal si presta ad accogliere l’avifauna..

  45. Per quanto mi consta, ai “titolari degli stabilimenti balneari” del mazarese interessa esclusivamente ottenere concessioni per impiantare le loro baracche ed altro anche lungo i bagnasciuga. La pagina a loro dedicata è stata un ottimo mezzo (per questo debbo ringraziare l’editore) per divulgare le nostre opinioni, la maggior parte delle quali, tendenti a salvaguardare quel che rimane del litorale di Tonnarella che difficilmente potrà essere preservato dagli Amministratori comunali e dai tecnici (come dice Castelli sembra che conoscano solo la Filosofia continentale) che il Comune incaricherà per la redazione delle nuove Linee guida per il Piano del Porto. Se poi si è voluto partecipare al dibattito tanto per dire “c’ero anch’io”, comprendo allora l’attenzione per i “titolari degli stabilimenti balneari” mazaresi.

  46. Rispondo brevemente al Signor Fiorentino a proposito della mia biblioteca: nella mia biblioteca effettivamente vi sono migliaia di volumi frutto del pensiero positivo dell’umanità. Nulla sulle leggi che sono espressione della sopraffazione dei pochi sui molti. L’ecologia profonda, della quale forse Ella non ha sentito mai parlare, pone giustamente l’economia al servizio dell’ecologia, ovvero l’interesse della collettività deve prevalere su quello del singolo.  Per lei saranno tutte fesserie  perché la sua biblioteca sarà sicuramente fondata sulla filosofia  continentale…..

  47. Da allegare al commento precedente

  48. Da cinofilo, la foto che mi ritrae con Gonzaghensis Cirla (morta qualche giorno prima che potesse conseguire il titolo di campionessa italiana di bellezza, Eccellente in prove di caccia pratica) ne è una documentazione, non posso che rispettare i cani, ma quando per un verso o per un altro sfuggono al controllo, alla collettività non può essere imposto di pagarne i costi. La sterilizzazione non risolve il problema del randagismo e da naturalista non posso che accostare la pratica, per esempio, all’accecamento degli uccelli da richiamo. E’ più cruento castrare e accecare che eliminare (anche se dispiace egualmente) così come prevedeva il vecchio ordinamento. Non sono prevenuto nei confronti del Kite surf, ma ho rilevato che gli uccelli migratori (vista superiore di 20 volte alla nostra), già dalla lunga distanza, cambiano rotta non appena scorgono i max aquiloni. Ai cacciatori è vietato praticare la loro attività a meno di 1000 m. coassiali dai valichi ove è accertato il transito migratorio e a meno di 500 m. dalle zone costiere. Non comprendo il motivo per il quale i surfisti debbano scorrazzare in lungo e in largo, addirittura all’interno delle aree naturali protette dove gli uccelli, oltre a transitare, dovrebbero pure sostare. Si identifichino i tratti di costa non importanti per il passaggio dei migratori alati e, applicando una piccola tassa (come si fa con i cacciatori), si concedano ai praticanti di detto sport. Ricordo perfettamente la Sirenetta e il Lido Pirata, ma non potrò mai dimenticare che fino agli anni 50/60 del secolo scorso, dove c’è la Laguna di Tonnarella c’erano rocce che ricordano quelle che si possono ancora osservare nei pressi della chiesetta di S. Vito, quindi, fogliame di Posidonia oceanica spiaggiato (è da qui che si diparte infatti uno dei più estesi posidonieti del Mediterraneo, ecco perchè in molti tratti la spiaggia di Tonnarella è diversa da quella di Tre Fontane), ma ancora più verso l’entroterra, attorno alla contrada Banna (ora solcata dall’asfalto di Via Bessarione), oltre alla sabbia, c’erano canneti di Arundo donax e di Erianthus ravennae, quindi, vigneti e frutteti. Se proviamo a spostarci poco più ad est della Laguna, lo stesso assetto e lo stesso fondale di una volta, con parte delle rocce, con la Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, li riscontriamo ancora oggi. Se poi vogliamo che il porto sia allargato, non v’è dubbio che ad oriente della foce del Mazaro c’è tanto spazio più compatibile.
    P.s. Le condizioni meteo con la recente libecciata hanno inondato la Laguna, ricoprendo e facendo disperdere tutti i nidi, con le uova, di Fratino. Basta portarsi sul posto per capire. Altro che acquitrino! 

  49. Temo che i titolari degli stabilimenti balneari non ce lo faranno più sapere, la prossima volta che decideranno di riunirsi….

  50. nino fiorentino | 23 maggio 2012 at 10:20 |

    @davide castelli. Non se la prenda a male, ma temo che nella Sua biblioteca figurino solo saggi…

  51. Toccata e fuga…….. A buon intenditor poche parole. A mio modestissimo parere piú di auto ( sarebbero meglio ad H2 o elettriche ma non convengono agli industriali, per cui continueremo a morire di leucemie e tumori vari EPIGENETICAMENTE) e di ampliamento del porto ,Mazara ha bisogno di Cultura e di gente preparata ed onesta ( della quale c’é grande penuria). Bambi, pluto e romanzetti vari, lasciamoli per i poveri di spirito, per i quali ci sarà il regno dei cieli!

  52. nino fiorentino | 22 maggio 2012 at 17:17 |

    Caro Sciabica ( alla fine mi capita sempre di affezionarmi un pò a chi polemizza con me ) se ‘Il Sergente nella neve’ rimane uno dei più toccanti libri bellici che abbia mai letto, “il bosco degli urogalli’ mi ha plasmato nel mio rapportarmi alla fauna domestica e selvatica. A cominciare dai cani su cui, come pochi sanno ( per quanto la cosa possa importare ) Lei ed io la pensiamo allo stesso identico modo. Se oggi si fanno leggi sbagliate al riguardo e la gente muore azzannata dai randagi la colpa, direbbe Rigoni Stern, è di…Walt Disney che trasformò gli animali in deliziosi personaggi antropomorfi. Chi oggi ucciderebbe Pluto? E Bambi? Anche se magari il cerbiatto è ormai affetto da cataratta incurabile? Lo disse in un’intervista un pò prima di morire che Lei senz’altro ricorderà, ma lasciamo stare. Su Capo Feto credo di averLe dato atto fin dal principio, pur polemizzando, di aver fatto tanto. Non la vediamo allo stesso modo sul kite-surf, ma sono quisquilie. Su lungomare fata morgana alla fine ci capiamo: non c’è mai stata una laguna, ma un tratto di litorale, meta di bagnanti fino a metà dei ’60:poi nacquero la ‘Sirenetta’ ed il ‘Tonnarella’, poi Lido Pirata ( dove oggi c’è l’attuale Sirenetta: la vecchia stava dove sbocca via Fani ) e nessuno ci ando più, ed ancora sarebbero passati decenni per la ‘colmata’. Ma non c’era nemmeno sabbia, anche se c’erano le accelle.. Oggi c’è un acquitrino sul fondo di un bacino cinto da opere murarie con destinazione portuale. Per Lei laguna artificiale. Vabbè. Lei ritiene che bisogna preservarlo come habitat naturale. Io ritengo che, per quanto habitat, non è certo naturale: quello però non manca, anzi non mancano: Preola,Gorghi tondi,Muriana, Capo Feto. Possiamo vantarcene a Mazara, grazie anche, magari soprattutto al Lei, la cui indefessa attività di naturalista, ancorché non titolato, è nota ed apprezzata. Ciò di cui non disponiamo ancora, invece, è di un porto come si deve. E ne abbiamo bisogno. Lo so che mi ripeto. Ma almeno, stavolta, senza polemica.. non ho nulla contro le automobili, anzi il fatto che non siano d’ostacolo, ma d’ausilio all’osservazione faunistica dimostra che la fauna selvatica non ha più bisogno di ambiti dedicati ove stanziarsi. Ma noi faremo meglio a tenercele, le oasi. Pper tanti motivi.

  53. Preg.mo Fiorentino, il ponte di fine anni Sessanta è una cosa, ben altra cosa era ed è il tratto di litorale di Tonnarella che nel 1985 è stato in parte chiuso, formando la Laguna oggetto dei nostri precedenti commenti. Chiusa questa doverosa parentesi, in riferimento al suo intervento del 21/5/2012, ore 12,52, riconosco anch’io che alla lunga le persone civili, riflettendo finiscono con il corcordare su diversi punti e se lei avesse letto il mio “Capo Feto” (le garantisco che non è un compendio anche perchè ad oggi nessuno ha scritto più di me sulla palude) avrebbe evitato di ripetere che la ricerca sul campo si fa calzando gli scarponi e non rimanendo appostati dietro i finestrini delle auto. Nella presentazione del libro, a pag. 11, Bruno Massa, infatti, scrive: “Capo Feto è stata per E. Sciabica una sorta di palestra ornitologica, in cui si è andato sempre più approfondendo il suo rapporto con gli uccelli, ove ha collaudato il suo primo binocolo e la sua prima macchina fotografica e dove ha trascorso molte domeniche e giorni festivi (e non solo), sottraendoli alla sua famiglia…”. Alla pag. 16, a proposito del rapporto con le zone umide, ho scritto: “Per avere una certa conoscenza di questo straordinario habitat bisogna averlo frequentato dall’alba al tramonto, senza tralasciare la notte che in palude conta più del giorno; bisogna averlo frequentato quando l’acqua della terra e quella che scende dal cielo si confondono al punto da sembrare un tutt’uno; bisogna averlo frequentato quando i fulmini, le saette ed i tuoni inducono i più a starsene a casa o in ufficio; bisogna averlo frequentato al punto da avere maturato la convinzione che la natura, anche quando non si scatena, non fa distinzione fra esseri umani e specie animali e vegatali”. Io, come Mario Rigoni Stern (lui amava più la montagna, quindi gli urogalli), ho vissuto tutto quello che ho scritto e non le nascondo che come Mario (buonanima) mi reputo tra gli uomini più fortunati e felici del mondo . Gli uccelli, però, dalle nostre parti temono (meno nei paesi più civili d’Europa) l’uomo allo scoperto e in posizione eretta per cui non c’è mezzo migliore dell’automobile per poterli avvicinare e fotografare. E’ per questo (svelato l’arcano) che in particolari momenti delle mie escursioni naturalistiche debbo avvalermi dell’auto, come detto, il miglior capanno mobile esistente. Solo grazie all’ausilio dell’auto, con i suoi vetrini, ho potuto riprendere (in primo piano) qualcosa come 180 delle specie ornitiche sul totale di 219 che ho rilevato per la Sicilia sud-occidentale, non badando all’orologio.

  54. nino fiorentino | 22 maggio 2012 at 09:13 |

    Ho chiesto ad un mazarese di una certa età. Mi ha parlato di un vecchio ponte ad arco sul mazaro, abbattuto a fine anni ’60, da cui in ragazzi si tuffavano nel fiume, all’altezza del campo sportivo: era un ponte dall’arcata molto alta, oltre una decina metri, ma ci si poteva tuffare di testa dal sommo perché in quel punto il fiume era profondo 7 metri, dato che, all’epoca, veniva dragato con regolarità e poteva accogliere anche grosse unità. Eppure nessuno pensò di distogliere quel tratto di fiume dagli usi portuali per destinarlo in via esclusiva alla balneazione ed al tuffo sportivo. A distoglierlo, ‘de facto’, dagli usi portuali ci ha pensato l’interramento successivo mai più contrastato adeguatamente..

  55. Fiorentino, lei da toscano che ne può sapere che cosa era prima la Laguna di Tonnarella? Chieda ai mazaresi di una certa età e vedrà che tutti le diranno che ci andavano a raccogliere accelle (ometto il nome scientifico visto che non le interssa). A me personalmente l’ha confermato anche Girolamo Pipitone (quando da assessore provinciale voleva riqualificare l’area) attuale cerimoniere del sindaco. Prima di rispondere siete pregati di leggere i commenti precedenti.

  56. nino fiorentino | 21 maggio 2012 at 12:52 |

    “Nelle scienze naturali non é permessa nè l’improvvisazione, né la leggerezza” Caro Sciabica, finalmente!! Siamo arrivati ben oltre il 100° commento, ma alla fine ci troviamo pienamente d’accordo. Sottoscrivo. Del resto era proprio quel che intendevo quando lamentavo che l’indagine naturalistica non si effettua dal finestrino dell’auto, ma che bisogna inoltrarsi con gli scarponi negli acquitrini. E che prima di sbilanciarsi a proposito di ‘endemismi’ occorre scomodarsi ad ispezionare altri siti oltre quello d’interesse peculiare. Ora ci siamo.

  57. In una società organizzata, la censura non può turbare i cittadini consapevoli di essere titolari di diritti e doveri. Mi dispiace per lei, ma nelle Scienze naturali non è ammessa nè l’improvvisazione, nè la leggerezza (se non quella delle farfalle), nè l’ironia. Mi creda, come dice Castelli, si rischia di essere davvero linciati (cosa diversa di censurati, ma dura lex sed lex). Per questo, quando un naturalista, uno zoologo, un botanico, non sono sicuri di qualcosa che attiene alla loro materia, preferiscono stare zitti in attesa di potere apprendere (ritengo che anche questo faccia parte dell’educazione di qualsiasi persona). Se dovessi sbagliare, la ringrazio anticipatamente per la censura. Se dovesse farlo per ripicca ritengo che abbia da perdere. Altri canali mi consentono, comunque, di lottare per la salvezza  della nostra Laguna, già abbastanza nota fuori Mazara.  

  58. mariella bianco | 21 maggio 2012 at 11:42 |

    Credo che sia meglio riordinare le questioni che secondo me sono sostanzialemte due:

    1)Trovo legittima preoccupazione per la pericolosità dei fanghi di dragaggio del fiume, ma sono cose che si risolvono con metodi di stabilizzazione, incapsulamento ecc.. che sono ormai ben noti agli specialisti. Trovo legittima la preoccupazione, ma non credo che nessuno voglia correre dei rischi (penali) che comporterebbe la sottovalutazione dell’argomento. Quindi è un problema tecnico e dovrà essere risolto con la messa in atto di procedure adeguate, starà all’Amministrazione e gli Enti preposti vigilare. In questo caso anche le associazioni ambientaliste possono svolgere un ruolo di stimolo affinché siano fatte le cose per bene. Ricordo il caso dei dragaggi fatti nel porto di Trapani durante la Coppa America che non poche grane hanno generato al Sen. D’Alì che è pur sempre il Presidente della Commissione Ambiente del Senato.

    2) La questione della “laguna” è una situazione totalmente artificiale generata dall’incuria e da una politica delle infrastrutture ottusa che generato frammenti incompiuti di opere nate da logiche oggi incomprensibili. La natura in questo caso si sta riappropriando popolando di specie animali e vegetali in una forma inattesa. Anche in questo caso la questione è tecnica. Se avessimo sul tavolo il progetto di un Piano Regolatore Portuale potremmo analizzare i documenti di Valutazione d’Impatto Ambientale e capire meglio il valore di questa cosiddetta “laguna” in relazione ai benefici economici e strategici che può avere il porto di Mazara. In assenza di un PRP e con la necessità di avviare il dragaggio del canale cercherei oggi di utilizzare il buonsenso limitando l’impatto dello stoccaggio dei fanghi.

    Il mio auspicio è che l’Amministrazione Comunale ci dica come stanno effettivamente le cose e per il futuro mi auguro che prima o poi Mazara disponga di una strategia portuale forte che possa rilanciare il territorio e al contempo una strategia ambientale altrettanto forte con compensazioni e mitigazioni che ci permettano di rinunciare alla “laguna” che purtroppo sta nel posto sbagliato e concentrarsi sul resto del territorio che merita altrettante attenzioni.

  59. nino fiorentino | 21 maggio 2012 at 10:02 |

    Il dibattito si trascinava stancamente tra repliche e contro-repliche, quando finalmente il Direttore è intervenuto con un argomento decisivo: il bacino artificiale denominato ‘colmata B’ non ospita specie endemiche. ( del resto, essendo artificiale, cioè non esistendo in precedenza, era anche logico che qualunque specie animale o vegetale ivi per avventura dimorante dovesse provenire da altri siti: nello specifico, dal vicino Capo Feto ) Non lo dice da scienzato, ma nemmeno chi scoprì Troia lo era. Tutto il resto sono solo insulti ( unilaterali ) e repliche agli stessi. E tutti possono constatare da chi e verso chi. Buona giornata. P.S. la verità è sempre di parte. Dalla parte di chi ha ragione.

  60. mazaraonline.it | 21 maggio 2012 at 00:05 |

    Senta signor Sciabica io il suo post non ho finito nemmeno di leggerlo e sa perchè? Perchè lei ha commesso lo stesso errore del Sig. castelli: mi ha offeso.
    Io, quando ho fatto il mio post non ho offeso ne lei ne chiunque altro , ho espresso una mia considerazione in tono ironico visto la piega che stava prendendo la discussione.
    Però adesso mi avete stufato: siete presuntosi e continuate ad offendere quando qualcuno non la pensa come voi.
    Se svolgo seriamente o meno i mio lavoro lo testimoniano 5000 pagine vista al giorno….. di quello che pensa lei del mi lavoro mi creda… non me frega nulla… ho visto come è entrato in questa discussione e come ha continuato … dico che quando ero ragazzino il suo modo di porsi lo chiamavamo “muntutu” e mi creda da persona educata quale mi sento di essere, lei da quello che ho letto non ne ha nessun motivo di esserlo.
    Pertanto rientri nei ranghi perché altrimenti, come dice bene lei, sarò costretto a censurare la sua presunzione.

  61. Caro editore, per le responsabilità, per il ruolo, non v’è dubbio che lei ha tutto il diritto/dovere di richiamare, se non addirittura censurare, chi trascende. L’editore serio e consapevole, però, non si lascerebbe sfuggire mai frasi, come: “ho altro a cui pensare…”, visto che studiare “scavacchi” presuppone qualità non comuni. L’editore serio difficilmente si espone in prima persona e per confutare le mie conoscenze naturalistiche o quelle di Davide Castelli ricorrerebbe alle consulenze o ai pareri di altri professionisti o naturalisti. Non si affiderebbe mai ai commenti di N. Fiorentino, visto che dite le stesse identiche cose anche quando scendete nei particolari, come: N. Fiorentino accenna alla Gentiana acaulis che sogna nel suo giardino e lei lo segue, parlando del rinvenimento della Hoplia attilioi nella “gebbia” di un altro suo amico (la forografia che ha pubblicato è pero di Marcello Romano, altro noto che perde tempo a giocare con gli scavacchi). Lei, nella selezione della prima foto di Coleottero che ha divulgato, avrà potuto sbagliare nel premere il tasto, cosa che può capitare a tutti, ma nessun editore serio direbbe di avere rinvenuto l’attilioi in una “gebbia” od anche nei paraggi. E’ risaputo, infatti, che l’Hoplia attilioi, tra maggio e i primi di giugno, ad oggi è rilevabile esclusivamente a Capo Feto e, aggiungo io (naturalista non specializzato in entomologia, accetto correzioni da Davide), se dovesse venire meno la specie vegetale (non comune nel mazarese se non a Capo Feto) con la quale reputo viva in simbiosi, è probabile che anche l’insetto possa scomparire. Lei, come N. Fiorntino, invece, senza alcun rispetto per chi studia da una vita la natura, si permette di andare a ruota libera, cosa che, quanto meno, denota presunzione. Ciò premesso, mi dispice ribadirlo, ma lei è anche persona di parte. Oltre che dai commenti, io personalmente ho avuto modo di percepirlo altrove. Quando vuole posso dargliene spiegazioni. Nel corso del suo forum, al quale ho partecipato per il salvataggio della Laguna (ancor prima che il diritto è l’assetto morfologico che conta), è lei, con N. Fiorentino, che ha dimostrato di essere a corto di argomenti validi. Io e P. Palermo (vero ambientalista), oltre ad avere informato i lettori qunto più correttamente possibile, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per divulgare materiale fotografico attestante la morfologia, con altre particolarità della Laguna e non abbiamo tralasciato di indicare dove cercare e trovare (Uffici comunali e nominativi dei dipendenti) la documentazione che conferma l’inquinamento dei sedimenti portuali. Visto il disinteresse suo e di N.Fiorentino relativamente alla tutela e conservazione del nostro patrimonio naturale (smettetela di parlare di Capo Feto e dei laghetti Preola perchè è anche per il vs. disinteresse che versano nell’attuale degrado) c’è stato il momento in cui ho pensato di uscire (prima però ho invitato Fiorentino ad incontrarci) da questo dibattito. Ho ritenuto, pertanto, di tagliare corto, citando alcuni adagi popolari, tipo: “quannu u sceccu nun voli viviri”. Oggi, lei, nel richiamare D. Castelli (stanco della sua presunzione), richiama anche me, reo di avere evocato proverbi che, dal suo punto di vista, scadrebbero nel “turpiloquio”. No! Caro editore, lei è semplicemente prevenuto nei confronti dei naturalisti e dei cosiddetti ambientalisti, a meno che non si sia dimenticato che, nonostante le mille e passa consultazioni, solo poche persone hanno partecipato a questo forum: E. Monaco. G.P. Palermo, N. Fiorentino (pseudonimo), io, Mariella Bianco, Catia Catania, P. Triglia, A. Mastropasqua, il sig. Falco, Lei, i sig.ri Micol e Ivan Marino, D. Castelli. Dai soli commenti non è difficile capire chi siano gli ambientalisti: G.P. Palermo, io e D. Castelli. A volere mettere da parte gli adagi popolari, sicuramente mai volgari, almeno quelli ai quali faccio riferimento, vuole indicare al pubblico, in maniera netta e chiara, dove sta il mio “turpiloquio”? Se non lo spiega è chiaro che parla e scrive anche a vanvera. Nel momento in cui ho avuto riscontri sulla vera identità di N. Fiorentino, mi sono sforzato, tra l’altro, di ricucire il confronto ma, come da altro proverbio, ho dovuto constatare che, effettivamente, “non è l’abito che fa il monaco” (altro turpiloquio?). In soccorso di N. Fiorentino sono scesi i sig.ri Marino che non hanno trovato di meglio che proferire battutacce, tipo: “va curcati”. Sparate che lei ha fatto passare, lasciando scadere ulteriormente il dibattito. Forse questo era il suo intento e quello di N. Fiorentino, visto che nei vs. commenti non si coglie altro che il comune pensiero dell’ampliamento del porto nella direzione sbagliata. Obiettivo fallito laddove avrà tentato di contrastare la petizione popolare lanciata su Google alla voce: “Laguna di Tonnarella”. Tra le tante firme (molte di docenti universitari), proprio di recente sono pervenute quelle di Martina Oddo (ecologa – biogeografa) e di Giampaolo Rallo (Università Cà Foscari) che nel commentare, dimostrano come l’ampliamento portuale (con tutto quello che si porta dietro) ad occidente della foce del Mazaro sia incompatibile. Nel concludere, colgo l’occasione per fare osservare a lei e a N. Fiorentino che il 7/7/2011, con D.L. n. 121, sono state apportate al C.P. le modifiche necessarie per accogliere come REATI le offese portate al patrimonio naturale, specie animali e vegetali protette comprese. Cosa nota anche a D. Castelli che si autoproclama scarso in materia di diritto, mentre è sfuggita a voi che non perdete occasione per atteggiarvi a legulei.

  62. Mi scusi ancora: ma non è che va in campagna la sera? Lo sa perchè nonne trova giovamento? Perchè la sera i vegetali producono CO2 che peggiora lo stato anossico del cervello

  63. mazaraonline.it | 19 maggio 2012 at 19:17 |

    Quando mai…. se le ho detto che vado molto spesso in campagna. Solo che nel mio caso mi rilassa e sopporto meglio quelli come Lei.

  64. Molto spiritoso e questo è un buon segno: sono contento per Lei, quanto meno non sembra depresso. Visto che ha una figlia che studia Medicina, Le consiglio di farsi spiegare un po di cosette, dato che la Medicina è un sottosezione della Biologia e sua figlia ( se non ha ereditato da Lei) sarà bravissima studentessa. Per quanto riguarda l’ossigeno, indubbiamente giova alla percezione… ma allora Lei vive in anossia?

  65. mazaraonline.it | 19 maggio 2012 at 18:45 |

    Signor Davide Castelli mi ha convinto mi metto le scarpe e mi vado a consegnare ai Carabinieri confessando tutti i gravi crimini all’umanità che ho compiuto….. nel frattempo ho telefonato alle mie figlie e gli ho detto di abbandonare gli studi di Medicina e Giurisprudenza per iscriversi in Scienze Naturali.
    Se mi danno gli arresti domiciliari scriverò sul sito per sollecitare tutti i lettori ad espiare i loro crimini studiando i testi che lei avrà il piacere di consigliare e che dovranno conoscere a memoria.

    Secondo me è il troppo ossigeno……

  66. Probabilmente io non sono stato chiaro e Lei é poco ferrato sull’importanza delle specie endemiche. Gli endemismi sono organismi unici, con un irripetibile patrimonio genetico frutto di miliardi di anni di evoluzione e selezione. Per tal motivo costituiscono una fonte d’informazione assolutamente eccezionale sugli ambienti del passato, oltre a costituire una potenziale fonte di geni e farmaci utili per sconfiggere le malattie che assillano il genere umano. Conseguentemente, in tutti i paesi civili, dove vi sono endemismi, il biotopo non si tocca e vi sono legislazioni esplicite a garantirlo. In Italia, le leggi non sono chiare a questo proposito, anche perché il nostro paese non brilla certamente per Scienza, ma, nel nostro caso della Laguna di Tonnarella, ritengo che i legislatori non avranno dubbi ad esprimersi dopo che sentiranno il parere degli esperti che sono i naturalisti, li scava chiari ( come dice Lei con evidente tono dispregiativo  che denunzia, mi scusi, la sua assolutamente assente cultura inStoria Naturale). Agli studiosi quindi l’ardua sentenza, né io, né ritengo altre persone, faranno alcunché di illecito  per far valere  i nostri giudizi. Concludo con le zanzare da Lei citate( certamente moleste). Queste dannate zanzare proliferano perché dei signori come Lei, non brillanti in Scienze ambientali, stravolgono gli equilibri naturali costruendo dove non si deve e colmando ció che non va colmato. Gente come Lei, di probabile cultura giuridico amministrativa é anche responsabile della maggior parte delle patologie degenerative ed infettive che attanagliano il nostro territorio, visto che, alterando i grandi cicli della biosfera si rende indispensabile l’uso dei pesticidi che inquinano i cibi e le falde acquifere. Buona parte delle malattie oncologiche sono causate dalla distruzione dei roveti ( runza), con conseguente moltiplicazione dei parassiti delle colture e l’intervento del contadino che conseguentemente pompa veleni sul nostro cibo. Ho cercato di essere piú chiaro possibile, la ringrazio per la sua pazienza, ma, non me ne voglia, consideri piú documentatamente possibile questo caso e vedrà che la parola crimine contro l’umanità non é azzardata.

  67. mazaraonline.it | 19 maggio 2012 at 17:38 |

    Veda signor Castelli, il sottoscritto non ha ancora espresso un parere sulla Colmata “B”, ho solo evidenziato che per qualificare una zona di particolare interesse ambientale non può essere la presenza di un insetto, un uccello o quello che vuole lei, seppur raro o in via d’estinzione, quando poi sappiamo tutti che a Capo Feto questi insetti, uccelli etc hanno il loro habitat naturale.
    Quello che però emerge in questi oltre 130 commenti è che, mentre la quasi totalità degli interventi, non so se interessati o meno, hanno discusso dell’argomento Colmata “b”, lei e qualche altro ambientalista ha preferito, finito gli argomenti, passare al turpiloquio, come ha fatto lei con me.
    Bene, io non la conosco, e sicuramente è una persona perbene, ma lo stare in mezzo alla natura non credevo che facesse questo effetto, a me non lo fa, e le assicuro che in campagna ci vado spesso.

    Poi per parlare di cose serie le ricordo che nei paesi civili, e fortunatamente il nostro lo è ancora, i diritti e i doveri, quello che si può fare o quello che non si può fare è regolato dalle LEGGI.
    Così, fino a quando non avrò sottomano una legge che dichiari quello specchio d’acqua “laguna”, per me sarà la Colmata “B” area destinata a contenere i fanghi di dragaggio del fiume che hanno caratteristiche fissate dalle leggi.
    Lo svolgere il suo lavoro gratuitamente, le può fare onore, ma certamente non le consente di avanzare dei diritti.

    Riguardo la mobilitazione non deve fare spaventare me, può stare certo che se un giorno qualcuno avrà l’interesse a chiudere quello specchio d’acqua, nel rispetto delle leggi, lei potrà rallentare i lavori ma non li fermerà. Salvo che poi non le facciano causa per danni.

    Nel frattempo, con l’avvicinarsi del caldo estivo, che cosa si sente di dire a coloro che abitano nei pressi della Colmata e devono stare giorno e notte con le finestre chiuse a causa della zanzare e degli insetti, questa volta non rari, che infestano la zona?

  68. Ma Lei  ancora non intende?Io non mi occupo di scravacchi, la mia attività principale é quella di smascherare le mezze figure che ricoprono cariche d’interesse pubblico.

  69. mazaraonline.it | 19 maggio 2012 at 13:50 |

    Ok. Mi saluti li “Scavacchi” con la “S” maiuscola.

  70. Caro Signor Mazara ONLINE: Lei non è adatto a cercare scavacchi, Lei è un dirigente, manager e/o politicante, con le mani in pasta. Le faccio solo notare, a scanso di equivoci che io non mi occupo di scavacchi, mi occupo di Scienza con la S maiuscola ( fesserie per lei, visto che io ci rimetto denaro e Lei forse con il menagement ci guadagna). ma veda, io punto sulla cultura e sulla verità, m’interessa arricchirmi interiormente e non sono un benpensante ( come lei ha dimostrato di esserlo scrivendo quello che ha scritto). Non m’interessa polemizzare con Lei, perchè ho cose più importanti da fare che dialogare con chi dimostra un simile livello di conoscenze. Termino definitivamente avvertendola che la laguna di Tonnarella NON SI TOCCA. Mobiliteremo tutte le Università e tutti gli studiosi di cose che Lei, molto dottamente chiama Scavacchi. A tali studiosi andrete quindi ad esporre le vostre ragioni che. da quanto vedo, sono di grande levatura!

  71. Foto ad integrazione del commento precedente.

  72. Oggi, 19/12/2012, alle ore 8 circa, è capitato anche a me di essere assaltato da nove cani (nella foto allegata ne sono riprodotti alcuni che vanno a caccia di uccelli) dopo che hanno predato sei nidi di Fraticello. I cani, alcuni dei quali con guinzaglio al collo, provengono dal caseggiato di Tonnarella e nel corso della giornata occupano anche la spiaggia. E’ il miglior benvenuto che si possa dare ai turisti.

  73. Oggi, 19/12/2012, alle ore 8 circa, è capitato anche a me essere assaltato da nove cani (nella foto allegata ne sono riprodotti alcuni che vanno a caccia di uccelli) dopo che hanno predato sei nidi di Fraticello. I cani, alcuni dei quali con guinzaglio al collo, provengono dal caseggiato di Tonnarella e nel corso della giornata occupano anche la spiaggia. E’ il miglior benvenuto che si possa dare ai turisti.

  74. mazaraonline.it | 18 maggio 2012 at 22:55 |

    Veda signor Castelli che il sottoscritto nella vita ha altro da fare che cercare “scavacchi”. Tra le altre cose avevo già precisato che nel prelevare la foto avevo sbagliato a cliccare, ma lei da naturalista quale si dichiara è “uscito al naturale”. Ruolo ed educazione mi impongono di non andare oltre, ma eviti di provocare ulteriormente altrimenti non si lamenti di quanto e come rispondono gli altri lettori.

  75. Il signor Fiorentino è ancora fermo alla gestione dell’ambiente della civiltà industriale: lo invito gentilmente a studiarsi il concetto di Gaia come essere vivente ed a riconsiderare il suo diritto e la sua economia alla luce delle più recenti scoperte scientifiche. Gli faccio presente che il COSTARICA ha fatto della gestione ambientale il suo cavallo di battaglia ed oggi è il paese più ricco del Centroamerica, chiamato la Svizzera centroamericana. per quanto riguarda il 2 in diritto è stato fin troppo generoso. Gli do atto che in tale materiaccia sono sotto zero: di leggi riconosco solo quelle di madre natura, perchè quelle degli uomini li fanno i potenti a loro uso e consumo, per cui, fatta la legge, trovato l’inganno. Quindi, più naturalista e meno legalista, ma sopratutto si ricordi che siamo nell’era dell’informazione postindustriale e Lei mi sembra poco informato, per non dire disinformato! Un ultimo consiglio: lasci stare Wikipedia si faccia una libreria scientifica internazionale. Siamo nel paese delle leggi e leggine, che però disprezzando la Scienza è condannato ad essere un paese di retroguardia.

  76. Il coleottero nella foto sopra é Paratriodonta cinctipennis. Scusatemi la volgarità ma qui si confonde minchia cu sasizza!!!!!!!!!

  77. nino fiorentino | 18 maggio 2012 at 08:57 |

    @davide castelli: guardi che anch’io ho passato qualche nottata a studiare, Nel senso che ho sempre preferito studiare di giorno. Ed ho almeno imparato che con ‘crimine’ si definisce un atto contrario alla legge penale di particolare gravità. Gli interventi sul territorio secondo quanto pianificato a termini di legge non lo sono, quale che sia qualunque opinione personale al riguardo, ancorché pregevole. Quindi la boccio in diritto, ma le rifilo un 2. @enzo sciabica: io attaccare tonnarella? Ma se non la cambierei nemmeno con Ipanema? In ogni caso è ormai opinione diffusa che se le mareggiate invernali hanno fatto più danni a Selinunte e Triscina risparmiando tre fontane è proprio grazie al fatto che questa località, come tonnarella, dispone di una strada litoranea. Non ci fosse stato il lungomare Fata Morgana ( come si chiama oggi ) qualcuno forse avrebbe costruito palafitte in cemento armato a mare. Come a Torrazza. In ogni caso la strada litoranea Mazara-Capo Feto-Spanò esiste da sempre, non dal 1968: credo venisse battuta dalle guardie a cavallo che vigilavano sui pirati nel ‘500 e comunque è riportata nella planimetria catastale levata nel 1931. @Direttore: ho voluto replicare su qualche minuzia, ma l’argomento decisivo é il Suo. Io non lo so se quel che dice è parziale od imparziale: però, sicuramente, è vero!

  78. mazaraonline.it | 17 maggio 2012 at 23:59 |

    Ho sbagliato a prendere la foto ma il concetto vale sempre… Poi cosa significa essere imparziale ? … Volete che dopo oltre 100 commenti non possa esprimere qualche mia considerazione ? Mi sto rileggendo tutti i commenti per pubblicare un redazionale che ovviamente esprimerà anche il mio punto di vista, questo allo scopo di rilanciare la discussione e soprattutto per smuovere l’amministrazione che al momento rimane muta.
    Quello che volevo sottolineare e che leggo dai vostri commenti, è che la colmata B non contiene nulla che non si trovi a Capo Feto o ai Gorghi Tondi. Sono stato proprio ieri a Capo Feto ed ho visto in che condizioni è ridotta….. Che senso ha accanirsi per la colmata B e lasciare Capo Feto nel degrado?

  79. Editore, la sua foto non ritrae una Hoplia e lei non mi sembra imparziale.

  80. Nel difendere il litorale di Tonnarella dagli attacchi di Fiorentino, sulle pagine di “Castelvetranoselinunte”, ho espresso un pensiero che ritengo opportuno divulgare anche su questa pagina. La “scarpa” è la parte della spiaggia gradita dai bagnanti per prendere il sole. Nel 1968, proprio sulla scarpa del litorale di Tonnarella è stata costruita una strada. Lo zoccolo duro stradale, oltre a sottrarre spazi agli “scanni” (banchi di sabbia che difendono le spiagge dai marosi, in estate per effetto del moto ondoso ricostituiscono la scarpa, in autunno-invernano ritornano nel mare antistante alle spiagge), provoca un maggiore attrito tra le mareggiate e la costa invasa dall’asfalto e dal cemento (stradale). L’accresciuto attrito, giocoforza, è causa di più erosione. Subito dopo la strada, come dice Fiorentino, c’è il caseggiato che completa l’opera e non lascia, comunque, spazi alla sabbia che dovrebbe ricostituire la spiaggia con le dune. Il porto e il metanodotto che ha formato la poco nota “Secca” (luogo di primaria importanza per l’avifauna) non sembrano avere influenza sull’erosione, sembra anzi che mitighino l’effetto delle onde e delle correnti. Conosco lo studio del CNR e lo accosto a quello che ha portato all’istituzione del SIC “Sistema dunale di Capo Granitola” che in pratica, in buona parte, ricade sul caseggiato di Triscina, mentre esclude la parte di grande valenza ecologica che ricade alle spalle delle stesse case. L’istituzione è il frutto di studi eseguiti sulle carte, stando seduti davanti al computer e tralasciando i sopralluoghi. Chieda Fiorentino al geologo Giuseppe Marino (ha eseguito uno studio mirato sul posto) quanta sabbia disperdono le sole ruspe nel corso delle pulizie della spiaggia di Tonnarella e come modificano la battigia nel lasso di breve tempo. Da naturalista dico a Fiorentino che se gli studi (come potrebbe essere quello del CNR più volte citato dallo stesso) non sono condotti con passione possono anche rivelarsi semplici specchietti per le allodole.

  81. mazaraonline.it | 17 maggio 2012 at 22:58 |

    Per gli ambientalisti :  la Hoplia attilioi, descritta da Massa nel 1979, che ha un areale estremamente piccolo (endemismo puntiforme), è limitato alla località Capo Feto di Mazara del Vallo.
    Questo vuol dire che “tutta” l’area di Tonnarella se non oltre, potrebbe essere interessata dalla sua presenza. In sostanza nella gebbia del mio amico ne abbiamo ritrovato uno…. che facciamo dichiariamo zona protetta il villino di Marco ?
    E se ne trovassi qualche esemplare nella spiaggia in città… chi glielo dice al sindaco? Continuo.???…..

  82. Egregio Signor Fiorentino: Credo che Lei continui a mescolare le acque già luride di una polemica assurda. La biodiversità va salvaguardata e la laguna di Tonnarella è sede di biodiversità, non si deve colmare. Questo è il parere dei naturalisti, degli esperti dell’ambiente, dei docenti universitari. Infatti tale specchio d’acqua con il territorio limitrofo è sede di endemismi unici, quali l’Hoplia attilioi. Le faccio notare che per endemismo s’intende una specie o entità sottospecifica ESCLUSIVA di un determinato territorio e non presente altrove. La Gentianella del suo esempio è fare la pipì fuori del vaso, intendere capre per cavoli, non aver studiato le Scienze naturali, zero in Biologia, BOCCIATO! Di conseguenza, eliminare l’endemismo sconvolgendo il territorio equivale ( per me personalmente è molto più grave) a distruggere la cattedrale di Mazara ed al suo posto ergere magazzini di frumento o istituire un prostribolo con massaggiatrici tailandesi. Per quanto riguarda l’offesa è stato Lei a sbattermi la porta in faccia, per cui io, metaforicamente ( con quello che Le ho scritto), Le ho dato del maleducato). tutto qui. Circa Wikipedia, glielo dico francamente e non me ne voglia per la volgarità: ME NE FOTTO! Mi avvalgo di testi universitari francesi, inglesi e spagnoli , non m’interessa cosa scrivono localmente nè m’interessa corregere. Ovviamente Lei ha modo di comprovare la validità di quanto da me espresso documentandosi. Con ciò, non gradirei più ritornare sull’argomento anche perchè ogni polemica è sterile e quello che conta è invece la conservazione del nostro patrimonio naturalistico che non può perdersi ancora una volta per la vile speculazione ed interessi personali. Finisco scrivendo che sarebbe bello se ognuno seguisse la sua strada ed i suoi interessi, ascoltando con umiltà quanti invece hanno dedicato la propria vita a studi che ci sono alieni e su cui ne sappiamo meno di niente.

  83. nino fiorentino | 17 maggio 2012 at 09:42 |

    Facciamo progressi…prima si sosteneva che non era il caso di fare il porto tonnarella. Ora che finalmente ci siamo resi conto che tonnarella non c’entra niente, si parla di parte ‘sbagliata’. Sbagliata?? E chi lo dice? Lei? In altra parte del sito c’è chi propone di interrare la ferrovia e di crearvi sopra un’area a verde. Proposta condivisibile. Bene, dal momento che è cosa cognita che, oltre la colmata ‘b’, anche molti giardini urbani si sono rivelati ‘zone d’attrazione’ per l’avifauna, pompiamoci un velo d’acqua ed avremo gli aironi, le pavoncelle e quant’altro in centro città e non ne parliamo più….

  84. L’uomo, specie se “moderno”, non può che essere Homo sapiens (i Paleantropi corrisponderebbero al tipo neandertaliano, mentre l’uomo moderno dovrebbe corrispondere ai Fanerantropi) e, comunque, non comprendo perchè Fiorentino mi chiami in causa nel suo scambio di battute con Castelli. E’ assolutamente vero che le Capitanerie non gestiscono più il Demanio marittimo, ma è altrettanto vero che rimangono il massimo Ente di vigilanza e controllo delle nostre coste. Dispiace apprendere che la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, interpellata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti circa l’importanza ecologica della Laguna di Tonnarella, “non ha riferito nulla circa le qualità biotiche e abiotiche del Pantano in questione, in quanto incompetente”. Non ci vuole certo competenza per notare ad un palmo dal naso che la Laguna è quanto meno zona d’attrazione per l’avifauna (gli uccelli sono ottimi bioindicatori e poi a Mazara abbiamo il CNR che dovrebbe sapere valutare le qualità biotiche e abiotiche), solo che la Capitaneria non ha riferito neanche questa evenienza, nota a tutti. Cosa che, tra l’altro, lascerebbe supporre che lo stesso Ente condivida l’ampliamento del porto nella direzione sbagliata.

  85. nino fiorentino | 16 maggio 2012 at 15:48 |

    Egr. dottor Castelli, se mi sono permesso di consigliarle un dizionario è solo perchè Ella si è permesso di alludere ad interessi personali. Diceva un vecchio allenatore di basket: rispondere sempre ai falli con falli della stessa intensità. Ma Lei ha replicato dandoni del Pinochet ( fallito ), del Mussolini, del Napoleone, del razzista, del generale in pensione malato di Alzheimer, del tracotante, dell’operatore ecologico ( con tutto il rispetto per l’operatore ecologico ). Direi che questa sequela di insulti bastino a squalificare. Lei, non me, in quanto, dimostrandosi incapace a rispondere con argomenti ad obiezioni, preferisce tagliar corto con gli improperi. Da un laureato non me l’aspettavo. La definizione di Homo sapiens sapiens l’ho presa da Wikipedia: pare che alcuni antropologi distinguano, nella specie homo sapiens, due sottospecie, quella paleolitica estinta ‘idaltu’ e l’uomo moderno, doppiamente sapiens. Lo dice anche Sciabica. Ma se non è così, se vuoLe, può sempre modificare la voce su Wikipedia. Può farlo chiunque. Convengo con Lei sull’assunto che la specie umane non ha razze. Ma Einstein, al doganiere che gli rivolse la domanda su quale fosse la razza di appartenenza, rispose ‘umana!’..avrei voluti esserci…In ogni caso credo che se mi recassi presso qualche Università palermitana e mi mettessi a parlare di ‘homo sapiens sapiens’ al massimo potrei essere corretto, non linciato.. Non confonda i docenti universitari con i membri del Ku-klux-klan… Ad enzo sciabica obietto solamente che la Capitaneria di Porto di Mazara non è l’ente preposto alla salvaguardia dei ‘valori naturalistici e paesaggistici di tonnarella’. In ogni caso, il porto di Mazara non si trova in località tonnarella.
    P.S. : ancora non s’è capito cos’ è stò ‘endemismo puntiforme’? E’ un vegetale od un animale?

  86. “Lo sgurado di Triglia” ! @ Enzo Sciabica.- Spiacente ma non posso uscire fuori dal guscio essendo un prelibato teleosteo la cui livrea è caratterizzata da piccole squame piuttosto caduche.- P.S.: Sono senza fiele e di riflesso il mio fegato è una squisitezza anche se qualche volta mi si rode, riesco a rimanere a galla pur essendo privo di vescica natatoria, non raggiungo grosse dimensioni e vivo relativamente poco, ma, mi conforta il fatto che l’imperatore Tiberio fu costretto ad applicare una particolare tassa sulla bontà delle mie carni.- Firmato Pino Triglia.

  87. gentilissimi signori E:Sciabica eD.Castelli non mi sembra che il sig.Fiorentino abbia bisogno di alcun avvocato ne io lo voglio essere .Non mi sembra inoltre di aver usato termini volgari o di infima levatura.Rinnovo il mio invito a riunirvi al Circolo Cacciatori.Per il resto vi rimando alle ultime righe del sig.Triglia che mi ha tolto le parole di bocca.Distinti saluti.

  88. Triglia, esca fuori dal guscio e dica semplicemente se è dalla parte di chi vorrebbe realizzare il mega-parcheggio e il Centro raccolta rifiuti presidiato lungo il litorale di Tonnarella o se è con chi lotta (chi è senza potere non può che lottare con onestà intellettuale e sincerità) per la riqualificazione di quel che rimane di questo litorale. E. Sciabica.

  89. Chi litiga con il muro prima o poi si rompe la testa!!! Che guaio non capirsi, uno spreco assurdo di pura materia prima, un trattamento sgarbato del buon senso. La testardaggine serve solo ad avere torto il più tardi possibile, senza mettere in calcolo i danni dell’attesa. Secondo me la loro compatibilità dovrebbe essere accompagnata da onestà intellettuale e sincerità.- P.S.:109 commenti per arrivare alla conclusione, che, la chiusura unilaterale crea contrasti e il buon senso è un forma di dialogo e di apertura a una soluzione dei problemi per il quieto vivere! Firmato Pino Triglia.

  90. Soccorso bianco o soccorso rosso per il Fiorentino che ha scoperto la sottospecie di Homo sapiens?

  91. Noi deliriamo e voi siete i depositari della verità rivelata, tanto da sblaterare castronerie in quantità industriali.  A quanto pare, il Signor Fiorentino ha avuto bisogno di una avvocatessa( di non eccellente levatura)  che ha esordito con una ouverture scadentissima e quasi volgare…….

  92. carissimi signori Sciabica e Castelli mi sembra chiaro che siate ormai giunti al delirio!Che esagerazione!Shallatevi!

  93. Mariella Bianco, lei mi sembra Nino Fiorentino (c’è infatti quando si firma Valenziano, ci sarà quando si firma M.B.), comunque, “dura lex, sed lex” e non ci sono “opinioni” che contino, specie se come quelle sue! Addio.

  94. mariella bianco | 12 maggio 2012 at 14:11 |

    Ho seguito dall’inizio, ma da adesso ci rinuncio per la noia mortale delle argomentazioni. C’è poca scienza e troppa demagogia, ma anche un continuo guradare indietro a delibere comunicati ecc.. La mia opinione è che ci sono le leggi (anche troppe) che tutelano opere pubbliche, ambiente e salute quando ci sarà da fare le cose, siano essi dragaggi, nuovi porti ecc.. ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Buon proseguimento

  95. Caro Davide, visto che dedichi la maggior parte del tuo tempo alla ricerca scientifica (sei quindi poco visibile e probabilmente poco conosciuto), ritengo che qualcuno ti abbia scambiato per il tuo omonimo che presta servizio per il WWF Italia (gestione RNI L. Preola e G. Tondi) o per un dipendente del CNR di Capo Granitola. Comprendo che anche tu non hai tempo da perdere, ma per la salvezza della Laguna continua a rispondere a tutte le provocazioni. Ciao, Enzo.

  96. Ho l’impressione che una risposta al mio precedente intervento pro ambiente e per la salute dei mazaresi sia stata data da un generale in pensione con Alzheimer avanzata e senza alcuna preparazione scientifica. Intanto, come si permette questo Pinochet fallito o Benito Mussolini in abiti dimessi di rivolgersi a me in tono perentorio consigliandomi un dizionario: io gliene posso mostrare 1001 e di quelli seri, da Accademia dei Lincei, dai quali apprenderebbe che non esiste l’Homo sapiens sapiens ma soltanto l’Homo sapiens, in quanto il terzo nome indica il taxon razziale e la specie umana non ha razze. Da ciò intuisco anche che il Napoleone in oggetto dve essere razzista ( altrimenti non avrebbe ripetuto 2 volte sapiens) oppure è ignorante in materia ( e questa è l’ipotesi più probabile). Sarei curioso di sapere a che titolo scrive e se quanto da questo signore affermato è compatibile con i suoi titoli, competenze e professione. Gli ricordo, che solo i NATURALISTI possono dare un giudizio DEFINITIVO ed ATTENDIBILE sul significato ecologico di una struttura naturale. Gli operatori ecologici( sarà il caso di questo signore?) o i vigili urbani ( si fa per dire) non sono abilitati per le disquisizioni scientifiche ma possono al massimo parlare di leggi e leggine ( giurisprudenza e non scienza). Non voglio creare polemica, rispondo soltanto perchè mi sento offeso per tanta tracotanza e tanto poca conoscenza da non sapere cosa sia un endemismo puntiforme. Un ultimo consiglio a questo signore ( del servizio ecologico?): vada all’Università di Palermo a conoscere il parere dei docenti universitari sulla laguna di Tonnarella ( Facoltà di Scienze Naturali, Biologia, Agraria, ecc), ma non parli di Homo sapiens sapiens in quella sede: lo LINCEREBBERO!!!!!!!

  97. Caro Nino Toscano, lei si confronta con personaggi che trascorrono buona parte della loro giornata a cercare endemismi e altri componenti del regno animale e vegetale del nostro territorio (sul piano teorico, specialmente Davide Castelli, facciamo tutto il possibile per tenerci aggiornati), a differenza, per esempio, degli scenziati del CNR di Capo Granitola e di Via L. Vaccara (a me sembra uno spreco) che nel progetto “Drepancoast”, codice 1999.it.16.1.PO.011/4.17B/8.3.7./0061, a proposito della RNI L.Preola e G. Tondi, molto disinvoltamente si sono spinti a scrivere che c’è anche la Starna. Poi, io personalmente, le ho detto dove andare a cercare i riscontri che attestano l’inquinamento dei fanghi del Mazaro, come le ho detto che il CNR di Capo Cranitola, nelle analisi del 2011, anzichè attenersi alla tabella A, prevista per le zone B dei Prg., ha elaborato il tutto in tabella B, lasciando lievitare di molto tutti i parametri. Lei ha il potere/dovere di documentarsi su tutto quanto io le ho riferito e se sbaglio, l’invito a denunciarmi. Quello che sto dicendo a Lei, l’ho detto anche ad altri funzionari pubblici preposti che mi hanno invitato a riferire il tutto alla Procura della Repubblica. A questi signori ho risposto che loro, prima che le Procure, possono revocare in autotutela i Nulla Osta che hanno concesso al Comune (anche se l’Ente finora non sembra che sia stato chiaro sull’intera vicenda) o loro stessi possono a denunciare (visto che si ritengono poco edotti) il caso alle Procure di Palermo e Marsala (stabiliranno di chi è la competenza). Il Porto di Mazara insiste in un’area troppo sensibile (lo dice anche la Capitaneria di Porto e guarda caso lo stesso CNR) e non si può dare torto all’amico Davide che ritiene un “grandissimo crimine” (vocabolo che può essere adottato nel concetto espresso) qualasi intervento che possa alterare ancora i valori naturalistici e paesaggistici di Tonnarella. Peccato che a Mazara del Vallo c’è gente, come i titolari dei lidi balneari, che vivono alla giornata e fanno finta di niente! “Finchè la barca va, lasciala andare….”. Per saperne di più sulle compensazioni relative al mancato affidamento all’Ass.ne ACLI Anni Verdi della RNI Lago Preola e Gorghi Tondi, non le sembra che sarebbe più opportuno chiederlo alla Regione Sicilia, Assessorato Territorio e Ambiente (possibilmente al direttore generale, dott. Giovanni Arnone) o a Fulco Pratesi che per ben tre o quattro volte ha replicato sul Corrierone e su Radio (c’è anche la mia replica e quella della direttrice della riserva) Marsala 101? Mi fa piacere che è interessato a conoscere la storiella legata al cartello riprodotto sulla foto divulgata da Piero Palermo che mi ha preceduto (dispongo della foto precedente che riproduce altra frase significativa), ma queste cose vanno discusse e approfondite sul posto, così come è avvenuto con i componenti della IV Commissione comunale ambiente che, però, non mi hanno comunicato le decisioni adottate. Si rivolga anche Lei a detta Commissione che mi sembra la più attiva rispetto a tutte le altre figure istituzionali preposte finora interpellate.

  98. nino fiorentino | 9 maggio 2012 at 08:35 |

    P.S.: @davide castelli. Rispetto la sua scienza, ma non il suo modo di esprimersi. Ovviamente, pur senza essere ‘biologo naturalista’, non ignoro che l’ “endemita puntiforme”, diversamente sda quel che Ella lascia intendere, non è un animale raro, bensì una caratteristica attribuibile, indifferentemente, sia a specie animali che vegetali.. Per esempio ad un tipo di genzianella, che, per avventura, si rinvenisse solo nel mio giardino. Ma solo fino a quando non si scovasse pure altrove. A quel punto non sarebbe più ‘endemita’, ma solo ‘puntiforme’. Brutti scherzi gioca l’esplorazione naturalistica effettuata senza smuoversi dall’auto parcheggiata…

  99. nino fiorentino | 9 maggio 2012 at 08:23 |

    Egr sig. Castelli, per sua norma e regola i miei comportamenti e pensieri si sono sempre uniformati alle leggi vigenti. Diversamente da quel che Ella molto leggermente asserisce, io non so che i fanghi sono inquinati da metalli pesanti. A me risulta invece che sono di qualità compatibile allo sversamento. In ogni caso, ove non lo fossero, non vanno sversati, punto e basta. Non perchè lo dice Lei, i sigg.ri Sciabica, Palermo o Legambiente, ma perchè lo dice la legge. La stessa legge che fissa le modalità di gestione del territorio a mezzo strumenti regolatori. Che, per il sito in questione, non prevedono né la creazione di un’oasi destinata in via esclusiva all’avi-fauna, né agli artropodi, né all’endemita puntiforme, specie animale a me sconosciuta. Prevedono invece la realizzazione di un piazzale destinato alle attività portuali, a partire dalla viabilità di servizio allo svincolo sopra-elevato ove gli appartenenti alla specie animale homo sapiens sapiens, a me più nota, potranno immettere i veicoli in uscita dal porto senza farli gravare sul traffico cittadino favorendone al contempo l’ingresso con le medesime modalità. Per i porti moderni è vitale disporre di aeree libere immediatamente a tergo delle banchine. Ricordo che la tribù di homo sapiens sapiens stanziata da secoli presso l’insediamento noto come ‘Mazara del Vallo’, risulta procurarsi soprattutto dal mare i mezzi necessari alla propria sussistenza. Questi sono interessi generali, sig. Castelli. Se Ella ha seguito il dibattito attentamente come dice, avrà notato che, ad un certo punto, qualcuno ha toccato anche il capitolo degli ‘interessi particolari’ . Scrive testualmente Enzo Sciabica “le saline di Trapani…sono gestite dal WWF dietro lauto compenso, altro che volontariato”. In quel caso, però, si tratta di un’oasi istituita per legge ed affidata in gestione con regolare procedura. Tornando a noi, la salute dell’ambiente e della gente sarà assicurata dallo scrupoloso rispetto delle norme vigenti in materia di dragaggio e riempimento. I cosiddetti ‘interessi personali’ vada a cercarseli altrove. E per il significato di ‘crimine’ si procuri un buon vocabolario…

  100. Ho seguito con interesse la diatriba tra Palermo, Fiorentino e Sciabica e mi accingo, da biologo  naturalista a dire la mia opinione che é suffragata da precisi fatti scientifici. Colmare la laguna di Tonnarella con fanghi, ec, ec, sarebbe un grandissimo crimine nei confronti di ciò che resta del nostro territorio. Avete scritto di pesci, uccelli, ecc ma nessuno che si sia interessato agli Artropodi che da soli costituiscono la maggior quantità della biodiversità. Nella zona in causa esistono degli endemismi di grandissima valenza ecologica e biogeografica, per non parlare dell’endemita puntiforme che il Signor Fiorentino senz dubbio conosce ma ha dimenticato. il problema secondo me é un altro. I fanghi sono inquinati da metalli pesanti e questo Fiorentino lo sa, ma , a quanto pare, dietro vi sono interessi personali che fanno passare in secondo piano la salute dell’ambiente e della gente.

  101. nino fiorentino | 7 maggio 2012 at 08:56 |

    Solo poche righe di replica. Lo stravolgimento di tonnarella, a partire dal ’68, è stato determinato, come tutti sanno, dall’intensa attività di edificazione, in gran parte abusiva, che ha occupato le dune alterando l’equilibrio dell’arenile e, si ritiene, ( ma non è provato ), dalla costruzione del metanodotto che, probabilmente, ha ridotto il trasporto solido da ponente. Il porto non c’entra.In ogni caso il profilo costiero di tonnarella ha retto. Non me ne voglia, Sciabica, se io continuo non ad ‘ispirarmi’, ma ad attenermi alle conclusioni degli scienziati, o, comunque, dei competenti in materia, rispetto alle asserzioni di chi, in determinate materie, ne sa solo quanto me. Non sono stato io ad inserire il Pantano Leone ed i Margi Spanò nel Comune di Mazara: io mi sono limitato a consultare il catasto delle zone umide che così riporta.. Sulle allusioni alle gestioni io posso anche lasciar perdere, non lavorando né al Corriere della Sera né al Quotidiano di Sicilia. E’ il ‘Corrierone’ che allude a ‘compensazioni’ in vostro favore per essere stati estromessi ingiustamente dalla gestione dei Gorghi tondi, non io. Io mi limito a pensare che sarebbe giusto che i cittadini contribuenti possano saperne di più al riguardo. Chiudo convenendo con entrambi che molto ci sia da fare per assicurare un’ adeguata tutela ai siti protetti. Quindi non mi sembra il caso di sprecare energie rivolgendo attenzioni ad ambiti destinati a ben altri usi. Rinnovo cordialità.
    P.S.: la storiella legata al cartello mi interesserebbe, e con me credo anche agli altri lettori…

  102. Nino Fiorentino, lascia perdere le “attrazioni turistiche” legate ai nostri “gioielli naturalistici a forte valenza paesaggistica”, perchè la loro tenuta e cura sono scandalose. La foto allegata riproduce quello che potrebbe essere definito uno dei biglietti da visita della nostra riserva naturale Lago Preola e Gorghi Tondi (gestita dal WWF Italia con dirigenti di Alcamo). Se non fosse stato per il mio intervento e per l’accertamento della IV Commissione comunale ambiente, probabilmente sarebbe ancora al sua posto. Turisti tedeschi in visita al lago Preola nel mese di gennaio, mi hanno chiesto la traduzione. La frase trae origine da una storiella emblematica, ma io non me la sono sentita di spiegarla e tradurla in perfetto italiano, ma ho consigliato agli stessi turisti di rivolgersi al WWF Italia o al CNR di Capo Granitola (realizza progetti anche in riserva) o al Comune, dove ci saranno ottimi traduttori. Nelle nostre riserve naturali, però, prima che i traduttori, occorrono i guardiani. Fiorentino, prima di parlare di “gioielli”, documentati!

  103. Non facciamo confusione perchè, intanto, Lago Preola, Gorghi Tondi e Pantano o Gorgo Murana sono parti di una stessa zona umida (appena 320 ha di cui circa 200 di vigneti). Il Pantano Leone è nel territorio di Campobello di Mazara e, nonostante le mie battaglie (non mi fermo alla Laguna) e quelle di pochi, ma veri ambientalisti (spesso senza tessera), versa nel più assoluto abbandono e degrado, tanto che è stato fatto seccare, assieme alla vegetazione circostante che ricade nel fantomatico (altri soldi bruciati) parco archeologico “Cave di Cusa”. Margi Spanò (in territorio di Petrosino) versano in condizioni ancora più disastrate di Capo Feto e la Regione Siciliana non ha trovato di meglio che fare apporre il vincolo Ramsar anche al Margiu Nispuliddi (lo hanno italianizzato Margio Nispolelle) che è stato tombato tra gli anni 1970-1980, con il materiale di risulta proveniente dalla bonifica delle sciare di Marsala, SIC ITA01014. Fiorentino, finiamola! Nel mazarese, come in quasi tutta la Sicilia, la tutela del patrimonio naturale sembra solo di facciata, spreco di denaro pubblico da segnalare, ora, anche alla Commissione Bondi. Per quanto attiene all’approdo delle navi della “Costa Crociere” l’ho sentito dire da una ex Consigliera comunale e non da lei. Le saline di Trapani sono pure dentro la Città e l’istituzione della riserva naturale (con l’apporto del sostegno finanziario pubblico e la pubblicità) ha rilanciato la salicoltura che era in coma profondo. In Olanda, nel momento in cui è stata creata la “Rete ecologica europea Natura 2000”, è iniziata la “depolderizzazione”, cioè la restituzione (al fine di ricostituire biotopi) di non pochi spazi che erano stati sottratti al mare. Una delle peculiarità della Laguna sta proprio nel fatto che è sul mare, al limite della cinta urbana e può facilmente essere offerta alla fruizione turistica. Non si ispiri al CNR di Capo Granitola o di Mazara che sia (lo dico con un nodo alla gola, ma questo CNR l’ho visto all’opera nel corso del Life 1999-2003, lo vedo nella riserva L. Preola e G.T.) perchè, dal 1968 lo stravolgimento del litorale di Tonnarella è stato così tangibile e repentico che per valutarlo non c’è bisogno di studi particolari. Il CNR di Capo Granitola, cioè di Mazara è lo stesso che da un canto consiglia di realizzare il centro raccolta sedimenti “sovradimensionato” dove attualmente c’è la Laguna e da un altro canto dice, quanto ho già riportato nel commento del 28/4/2012, ore 0:04, che lei sembra avere dimenticato o non letto. Lasci altresì perdere le allusioni (non hanno mai fatto diritto e di solito sono frutto d’ignoranza o anche di malvagità) alle “gestioni” delle aree protette, perchè se sono condotte senza compromessi, ma con passione, scrupolo ed onestà è il massimo che si può rendere alla conservazione naturale e agli interessi collettivi, compresi quelli delle future generazioni. Il finanziamento di 150mila Euro per lo studio di una specie vegetale (oggetto di dibattito su tutti i giornali e non solo) è in antitesi al summenzionato concetto e dovrebbe fare riflettere i cittadini che pagano le tasse.

  104. nino fiorentino | 4 maggio 2012 at 09:05 |

    L’ho detto io. Ma mi riferivo solo alle navi da crociera che pescano 8 metri, di cui bisogna favorire, per quanto possibile, l’attracco in città per favorirne la visita da parte dei passeggeri appiedati. Basterebbe realizzare un tratto di banchina in prolungamento al molo est, dove i fondali dovrebbero aggirarsi su 10 metri: tale intervento, già ‘schermato’ dal molo foraneo di ponente, avrebbe un impatto visivo nullo sul nostro lungomare che tutti ci invidiano. Ma il posto dei traghetti e delle altre attività portuali è a ponente, lo dice il p.r.p. . Quanto all’impatto sui ‘resti’ della spiaggia di tonnarella si tratta dei soliti discorsi da caffè, anche perchè è provato che, alla radice del muraglione di protezione della colmata, la spiaggia è addirittura aumentata. Ed in uno studio il C.N.R. ha provato che il profilo costiero di tonnarella è rimasto più o meno stabile nell’ultimo secolo. L’erosione, preoccupante, sta a levante, a san Vito. Se è vero che la Provincia intendeva stanziare 200.000 euro era una pessima intenzione. Se non vi ha dato corso, come mi sembra, è perchè si saranno resi conto che si trattava di uno stanziamento non giustificabile alla luce del regime giuridico della zona. in ogni caso Sciabica continua a ragionare come se ogni sito da lui attenzionato sia già di per sè riserva. ( i pescatori ‘disturbano’). E finalmente si lascia scappare che sarebbe bene se fosse ‘ben gestita’. Da chi? Peccato che di aeree destinate in via esclusiva all’avifauna già se ne contino parecchie nei dintorni: ben 6 ( Capo Feto,Gorghi tondi, Lago preola, Lago muriana nel comune di Mazara, Pantano Leone e Margi Spanò nelle vicinissime Petrosino e Campobello ).
    Questi sì che sono siti sì in possesso di tutte le caratteristiche per essere delle attrazioni turistiche, essendo dei gioielli naturalistici a forte valenza paesaggistica, trovandosi in ambiti poco o nulla antropizzati. Altro che il quartiere Trasmazaro ( zona B del P.R.G.: quasi centro storico ). Magari non saranno ben gestiti, e nemmeno valorizzati, ma questa è un’altra questione dove, magari, ( ed in mancanza di ulteriori delucidazioni da parte dei diretti interessati ) Sciabica e Palermo avranno ragione da vendere. Sciabica ha pure ragione quando sostiene che, da un punto di vista animale, oggi non v’è differenza tra aree gestite e non gestite. Gli uccelli si posano dove gli pare, anche in diversi giardini privati mazaresi, per quel che mi risulta. E dal momento che mi invita a rileggere i commenti precedenti, è vero. Con un pò di equilibrio le soluzioni si trovano sempre. Per tutto. Dubito di dover aggiungere altro, salvo repliche. Cordialmente.

  105. Non conosco i parametri di tossicità (a volere usare il termine del Ministero dell’Ambiente) dei sedimenti (qualche anno addietro se non vado errato la finanza ha scoperto che erano inquinati) delle saline vicine al molo del Ronciglio, conosco quelli passati e recenti della Laguna, in seguito all’analisi (ritengo frammentaria e superficiale) del CNR di Capo Granitola. A mio avviso, Regione e Provincia anzichè continuare a bruciare i soldi dei contribuenti (nel solo anno corrente si parla di duemilioni di Euro, oltre alle spese correnti di gestione) per interventi di natura ambientale nelle sole saline (di recente oltre a tante cose che mi fanno sorridere hanno finanziato il seppellimento, buona cosa se lo facessero in tutte le riserve, della rete elettrica che attraversa le vasche, ma hanno permesso il potenziamento dell’elettrodotto aereo, compensazione, che percorre il costone sud del lago Peola), farebbero bene a valutare ed eliminare le criticità che incombono su tutte le aree naturali protette del trapanese. Tra i primi interventi, da naturalista e mazarese, metterei la riqualificazione ambientale della Laguna che la Provincia, per la verità (lo si chieda a Girolamo Pipitone, ex assessore provinciale e attuale cerimoniere del sindaco), aveva previsto nel 2008, mettendo a disposizione circa duecentomila Euro. La Laguna lo merita e basta citare un solo dato per capirlo. Tra l’avifauna acquatica, il fenicottero è la maggiore attrazione delle saline. In circa 1000 ha di riserva, annualmente svernano circa 350 fenicotteri. Nella Laguna che non gode di nessuna protezione (c’è chi spara nelle ore notturne e i pescatori sportivi disturbano continuamente) e si estende per soli 14 ha, hanno svernato fino a 16 fenicotteri. Fatevi il calcolo e noterete che la densità è superiore di quella delle saline di Trapani. Se l’area fosse protetta potrebbe accogliere da 40 a 50 fenicotteri più tutte le altre specie ad oggi rilevate, alcune delle quali figurano in maniera sparsa e dispersiva nelle saline. La Laguna potrebbe essere, pertanto, un’attrazione turistica (come le saline, meglio se ben gestita) e, però, i mazaresi a differenza dei trapanesi non l’hanno capito. Ps. L’ampliamento del porto ad occidente della foce del Mazaro, a prescindere dal fatto che avrebbe conseguenze fatali per i resti della spiaggia di Tonnarella, nella parte più a terra, godrebbe dello stesso spazio dei “3 pontiletti” citati da Fiorentino. Ad oriente è ben altra cosa e potrebbero essere soddisfatti anche i sogni di chi vorrebbe vedere ormeggiate nei pressi di Piazzale Quinci le “navi della Costa Crociere” (c’è chi lo ha detto).

  106. nino fiorentino | 3 maggio 2012 at 13:35 |

    Per ‘nostra laguna’ ritengo intenda la ‘colmata B’. In tal caso mi chiedo, e Le chiedo: la considera gestita, come quella del WWF? In tal caso da chi, ed in forza di quale provvedimento? O la considera in condizioni ambientali migliori nonostante non sia affatto gestita?

  107. Caro Toscano (visto che come Fiorentino aveva detto di non volermi più corrispondere), non travisi perchè io, nel commento del 28/4/2012, ore 00,4, ho testualmente detto: “Certo! Mazara del Vallo, per la sua posizione…, ma sono i bassi fondali, le qualità trofiche……che rendono “una” (in genere) zona umida importante per la conservazione naturale. Non v’è dubbio che la Laguna offre grandi qualità trofiche, ma io ho altresì detto che, nel rinvenire parecchi pesci e uccelli morti, senza i riscontri analitici non posso che azzardate ipotesi. Ho fatto anche rilevare che è più facile che un uccello si nutra nella Laguna e vada a morire altrove, visto che gli effetti dei metalli pesanti si notano in seguito all’accumulo, quindi, nel tempo. Toscanaccio, le ho detto di lasciare perdere le tematiche ambientali che non sono il suo piatto forte. Parliamo di Porti dove sicuramente può dettare legge e con un pò di equilibrio, forse, possiamo trovare le soluzioni compatibili. P.s. Veda che le saline, dal competente Ministero sono classificate zone umide “artificiali”, ovvero: “bacini per la produzione del sale mediante evaporazione”. Le saline vicine al Ronciglio è da anni che non producono più sale e, nonostante siano gestite dal WWF Italia (dietro lauto compenso, altro che volontariato), non versano in condizioni ambientali migliori (stesso degrado, stessi cani…) di quelle della nostra Laguna. Si raccomanda di leggere sempre i commenti precedenti. E. Sciabica.

  108. nino fiorentino | 3 maggio 2012 at 09:00 |

    Cito testualmente da Enzo Sciabica: “punto eccezionale per le qualità trofiche”..tradotto dal linguaggio scientifico, imperniato, com’è noto, sul greco antico: ‘zona ricca di risorse nutritive, in pratica, cibo’. Poi Palermo mostra una foto con il pesce morto..Ah ah ah ah!! Questo è indicativo del livello in cui è giunta la discussione..siete in due, è così difficile mettervi d’accordo? Comunque Palermo ha ragione nel ricordare che gli spazi per ampliare il porto a Mazara ci sono, diversamente da quel che sostiene Sciabica, che, erroneamente, parifica la siuazione di di Trapani, dove le saline lambiscono il molo del Ronciglio, a quella di Mazara, dove invece tra la diga foranea e l’inizio della spiaggia di tonnarella corre più di un chilometro…basta andare su google map… A parte che, per dotare Mazara di un porto come si deve, basterebbe impegnarne mezzo, anche meno, di quel chilometro, come si evince dal p.r.p. Del resto, il grosso è stato già fatto. Anche qui concordo con Palermo “gli spazi ci sono, non si vede perchè si debba intaccare ancora il litorale di Tonnarella”. Una diga di contenimento già protegge quel chilometro, non resta che passare alle opere di completamento. Comunque tutto questo è già oggetto di valutazione di chi di competenza…

  109. Dato che la normativa sul dragaggio è così complessa…, come mai tra il 2002 e il 2004 è stata condotta una pulizia dei fondali del Mazaro, con lo scarico del materiale di risulta in Laguna, quando il Comune in una nota (a firma di tale geometra Giacalone) del mese di maggio del 2008, afferma che detto materiale era più inquinato di quello che nel 2008 avrebbe dovuto, ancora una volta, finire in Laguna, ma è stato bloccato dall’Assessorato regionale Territorio e Ambiente. Il bau – bau di Nino Fiorentino è una cosa, ben altra cosa sono le indicazioni fornite alla collettività dall’amico Enzo Sciabica. Se a Nino sta a cuore l’ampliamento del porto discutiamone. Gli spazi ci sono e non si vede perchè debba essere ancora intaccato il lungomare di Tonnarella che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del paese Capo fila dei Borghi marinari. La Laguna, anche dalle analisi del CNR di Capo Granitola (si è guardato bene dal fare prelievi nei pressi del pontone arrugginito), a circa 10 anni di distanza dagli scarichi del 2002-2004, presenta ancora valori non indifferenti di metalli pesanti. Stante alle congetture di Nino Fiorentino basterebbe la foto di seguito allegata per dimostrare che i fanghi del Mazaro, riversati in Laguna, sono tossici, ma Sciabica, nel commento del 30/4/2012, ha fornito tutte le spiegazioni del caso.

  110. Gente, state tranquilli, a Mazara del Vallo c’è il Fiorentino di Firenze che garantisce tutto e tutti e mentre per il porto di Trapani taglia corto dicendo: “che tra la Città e le Saline…”, per il porto di Mazara posto tra la “Città e la spiaggia di Tonnarella” prevede … Come ha detto molto coloritamente un ex sindaco, il nuovo piano del Porto, non èaltro che uno scellerato accordo tra “eu, me cumpari e u picciriddu”. U Picciriddu non sarà per caso il Fiorentino?

  111. nino fiorentino | 2 maggio 2012 at 15:59 |

    @mariella bianco. Tranquilla. La salute pubblica è sotto controllo. La normativa in materia di dragaggio è talmente complessa ed accurata da non lasciare veramente nulla al caso. La legge prevede numerosi campionamenti, analizzati da laboratori in possesso di ben determinati requisiti: spetta loro ‘giudicare’. E se l’esito sarà negativo, i detriti non sarenno sversati. Viviamo in uno stato di diritto, vivaddio. A quel punto si dovrà ricorrere ad altro materiale inerte per tombare la colmata.E ci sarà comunque chi si opporrà. Sì, perchè il problema non è ‘l’inquinamento’ ma l’impiego del bacino, che è stato già previsto negli strumenti regolatori, ma che per qualcuno deve essere per forza diverso. 10 anni fa fu qualche diportista. Anche allora fu lanciato “l’allarme inquinamento”. Poi l’imboccatura fu chiusa, le barche si piazzarono altrove, e cessò l’allarme inquinamento. Oggi si assiste alla proliferazione dei siti destinati alla tutela dell’avifauna. Sì, ci sono già i gorghi tondi ( ed 1 ), sì c’è la preola ( e 2 ), e ci sono i laghi muriana ( e 3 ), e poi capo feto ( e 4 )…e siamo riusciti a far inserire il pantano leone nel comune di Mazara ( e 5 ), ed anche i margi spanò ( e 6 ). Ma qualcuno ritene che non ci sia niente di meglio della ‘colmata B’ per arrivare a 7.. . Per questo il porto è meglio farlo a Capo Granitola, lo ha detto pure il senatore D’Alì. ( che immagina addirittura un’isola artificiale: e poi parlano di sviluppo eco-compatibile: anche peggio del porto-monstre a servizio del 6° centro elettro metallurgico, mai per fortuna realizzato, di San Nicola, che sarebbe andato da granitola fino al cozzaro: a questo, forse, si riferisce Sciabica quando accenna alla ‘industrializzazione delle Sciare ed al previsto porto). E pazienza se gli strumenti regolatori vigenti prevedono altro, Mazara ha bisogno del porto e sono già stati spesi miliardi di lire. @rag. Sciabica, dato il tono del suo ultimo commento con Lei, di qui in avanti, interloquirò direttamente solo per parlare di cani, ambito in cui la ritengo, in tutta sincerità, veramente competente. Forse perchè la pensa esattamente come me. Sugli altri argomenti qui trattati non pretendo di dare lezioni a nessuno ( mi basta sapere che c’è chi, bontà sua, mi legge con interesse ) ma di certo non ne prendo da Lei. Ad ogni modo, concordo su un punto: nell’atttività di tutela del patrimonio naturale non è la quantità delle persone che conta, ma la qualità. Ma, per come la vedo io, meglio molti competenti che pochi dilettanti.

  112. mariella bianco | 2 maggio 2012 at 11:31 |

    Mi chiedo perchè in questa animata discussione l’Amministrazione, attraverso un funzionario dell’ufficio tecnico, un portavoce, un Assessore o il progettista del dragaggio del porto canale non senta la necessità “civica” di comunicare come stanno le cose, lo dico non per alimentare polemiche, ma perchè penso sinceramente che l’Amministrazione possa solo guadagnarci nel fare vederer che certe situazioni, soprattutto quando si parla di salute pubblica, sono sotto controllo.

  113. Fiorentino, la Sua è una reazione senza senso (salta di pali in frasche come Le ha già detto Palermo, Piero per gli amici), scomposta, visto che la Sua preparazione tecnico-ambientale non è all’altezza del Suo ruolo (cosa, tra l’altro, affermata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti D.G. per i Porti). Nell’attività di tutela del patrimonio naturale, evidentemente, non è la quantità delle persone impegnate a svolgerla che conta, ma la qualità. Noi non chiediamo soldi a nessuno (orgogliosamente ci auto finanziamo), non organizziamo festini e “Feste delle Oasi” per fare incetta di tessere che non servono, se non a fare cassa. Non abbiamo amici o parenti al Comune che ci finanzino (per migliaia di Euro) fittizie opere di tutela della palude di Capo Feto. Abbiamo solo passione e rispetto per le altre specie viventi. Ci segua (lasciamo la porta aperta a tutti coloro che voglio rischiare per la tutela del nostro patrimonio naturale) in qualche nostra escursione e apprenderà non poche cose di carattere squisitamente tecnico e altre che attengono alla dispersione di denaro pubblico (ne circola parecchio contrariamente alle aspettative) per la gestione delle cosiddette aree naturali protette (a quanto pare dall’attività venatoria, ammettiamolo pure). P.s. e tanto per non divagare (come capita a Lei), oltre che ad oriente della foce del Mazaro, un nuovo porto potrebbe trovare ubicazione nei pressi di Capo Granitola (magari accorpato al CNR che a Mazara, probabilmente, ne basterebbe uno, quello di Via L. Vaccara, dove facevamo le riunioni per il Life di Capo Feto), del resto era previsto all’epoca del programma di industrializzazione delle Sciare del mazarese e poi la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, nel programma di soccorso (firmato probabilmente dal C.F. Sarchese), se non vado errato approvato tra il 2007-2008, ha classificato sensibile l’attuale porto-canale, tra la Città (come quello di Trapani, leggo e ripasso i Suoi commenti) e la spiaggia di Tonnarella, visto che appena più avanti si diparte anche uno dei più estesi Posidonieti del Mediterraneo. E. Sciabica.

  114. Nino fiorentino | 1 maggio 2012 at 18:58 |

    P.s.:naturalmente non ho dubbi che il sig. Enzo sciabica presidente della associazione ‘pro capo feto’, il sig. Sergio Sciabica, presidente di ekoclub, ed il sig. Palermo, presidente di acli anni veerdi,  replicheranno che i loro sodalizi contano miriadi di iscritti. Rimango quindi in fiduciosa attesa.

  115. nino fiorentino | 1 maggio 2012 at 17:01 |

    ad est della foce, cioè di fronte al lungomare? Complimenti Sciabica! A meno che Ella per porto non intenda quei 3 pontiletti sfrattati dalla colmata quando si iniziò a riempire. Capisco che è dura sostenere che i fanghi fossero inquinati in presenza di animali selvatici. E se così fosse dei naturalisti seri dovrebbero far di tutto per scacciarli, ritengo. Quanto a tutta la pappardella sulla nozione di ‘bacini’ è il classico arrampicarsi sugli specchi. L’area di colmata è, per l’appunto destinata a colmata nell’ambito della progettuazione portuale. ed in Italia per le vasche di colmata il materiale principe di riempimento sono i detriti di dragaggio.Quelli compatibili, ovviamente: la polemica sulla loro . qualità è fuorviante, trattandosi di un falso problema. Nessuno vuole la discarica di detriti non a norma nella colmata ( non sull’arenile di tonnarella: non è previsto alcun ripascimento di tonnarella ). Nemmeno io ovviamente. Però c’è chi non vuole che la colmata venga colmata. Finora mi risultano 3 associazioni ambientaliste per un numero complessivo di aderenti pare a due..

  116. L’immissione, tra il 2002 e il 2004, dei sedimenti portuali nella Laguna ha sicuramente migliorato (l’ho sempre sostenuto) l’originario habitat. Ciò, però, non significa che il materiale dragato e versato in Laguna fosse indenne. Certamente le specie animali e vegetali sono degli ottimi bioindicatori e chi tiene sotto controllo la Laguna ha accertato la presenza di migliaia di bivalvi privi di vita tra la fanghiglia e cormorani, gabbiani reali, limicoli, (essenzialmente voltapietre), folaghe, branzini, anguille e cefali, morti, senza apparenti segni di contusione. Questo stato di cose, senza riscontri analitici, evidentemente, alle persone serie, non permette di ufficializzare l’inquinamento del materiale immesso. I sospetti, però, permangono, visto, tra l’altro, che gli effetti dell’ingestione di metalli pesanti si osservano nel tempo e gli animali, come per esempio gli uccelli acquatici, dispongono di organi filtranti straordinari (si ricordano le lamelle dei becchi del fenicottero e delle anatre, la ghiandola del sale che consente l’assunzione di acqua salata). Nel monento in cui, l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, nel 2008, proibisce un nuovo scarico di fanghi in Laguna (perchè inquinati da mercurio, nota n. 81923 del 30/10/2008), nel momento in cui il Comune dice che i fanghi immessi nel 2002 – 2004, erano più inquinati di quelli del 2008 (nota nel contesto della Conferenza di servizi del 7/5/2008), nel momento in cui il CNR di Capo Granitola, in data 21/7/2011, inserisce i valori analitici tutti in tabella B ( riservata ai siti industriali e non alle zone B dei PRG, come se la Laguna fosse Porto Marghera – In tabella A, per esempio, il valore massimo consentito di Zinco è 150, mentre in tabella B si può arrivare fino a 1500, in Laguna il valore riscontrato è stato di 639,7), con tranquillità si può affermare che i fanghi del Mazaro non sono idonei (sono rifiuti a tutti gli effetti come dice la Corte di Cassazione) ad essere depositati o smaltiti nel litorale di Tonnarella. Al’ Ill.mo Fiorentino voglio anche fare osservare che il termine “bacino” (anche se più appropriato rispetto ad acquitrino) rimane sempre molto generico. Il Ministero dell’Agricoltura e Foreste, tra le zone umide, annovera anche gli “invasi di ritenuta” che sono: “bacini per l’accumulo delle fluenze dei corsi d’acqua da destinare a scopo irriguo o ad altri usi”. E’ escluso il deposito di fanghi o di altro. Sulla scorta delle comunicazioni regionali e comunali, in un paese civile, la Provincia che ha provveduto alla pulizia 2002 – 2004 del porto-canale, scaricando i sedimenti inquinati ed altro in Laguna, avrebbe dovuto provvedere a bonificare la Laguna. Nell’area non ho interessi personali, come non ho alcuna prevenzione sull’ampliamento del porto (anche se conosco i limiti e i rischi legati alla subsidenza). Considerato, tra l’altro, che non voglio scontrarmi con nessuno, visto che la spiaggia di S. Vito non esiste più e nei pressi delle foci dei fiumi non è consentita la balneazione, piuttosto che danneggiare ulteriormente il litorale di Tonnarella, non Vi sembra più compatibile ampliare il porto ad est della foce del Mazaro?

  117. Caro Piero, che motivo hai di darmi del ragioniere? Lascialo fare a Nino Fiorentino che dall’alto del suo potere che scambierà per sapere, ha dimenticato che ai tempi del mio diploma, il ragioniere poteva accedere “esclusivamente” alle facoltà di Economia e Commercio e Scienze Statistiche (poi è cambiato, probabilmente in meglio). Io, non esito ad ammetterlo, nonostante il titolo, non ho avuto mai passione per la “tecnica bancaria”, per l’economia e la finanza, ma le “Scienze naturali” mi hanno attratto da sempre e, sul campo, aspetto ancora chi mi dia lezione.

  118. nino fiorentino | 29 aprile 2012 at 14:01 |

    @g.palermo: cito da enzo sciabica “ironia della sorte gli scarichi dei fanghi hanno fatto della laguna un eccezionale biotopo”. Bene, a parte che non si tratta di una laguna, ma di un bacino artificiale ‘ictu oculi’ i casi sono due: o i fanghi sono puliti oppure gli animali che vi si posano e vi trovano nutrimento sono geneticamente modificati. Ma io credo alla prima ipotesi. Quindi ha ragione Sciabica e torto il ministero. Va bene così? 

  119. No! Caro Fiorentino (di Firenze…), così non vale (le sue scappatoie non possono essere consentite nel dibattito pubblico). Lei non mi ha denunciato per il semplice fatto che è al corrente della “tossicità” (termine usato dal Ministero dell’Ambiente) dei sedimenti del Mazaro e, se va a rileggere tutti i commenti precedenti, si renderà conto che non le ho mai dato del “tossico”. Non mi sono mai concesso d’offendere, senza essere offeso e, comunque, prima di rispondere ci penso sempre più di due volte (sono nato in un periodo in cui il rispetto era alla base del convivere sociale). Se non ci fosse il cuneo d’acqua marina, dopo tutto il materiale di risulta immesso e l’evaporazione (specialmente in estate influisce per l’80%), la Laguna sarebbe già secca. Se sarà tombata, probabilmente andremo incontro allo stesso rischio idro-geologico che incombe su tutto il lungomare Fata Morgana.

  120. Per favore, allegare la foto al commento precedente. Grazie

  121. Nino Fiorentino o chi tu realmente sia, il rag. Sciabica ti ha fornito una serie di dati impressionanti non solo sulla Laguna (anche sul WWF e ambientalisti vari) e tu te ne sei uscito con una battuta, aberrante, a coda di topolino. In questi commenti, nessuno ti ha dato mai del “tossico”, ma io personalmente ti ho detto di andare a leggere al Comune la nota Ministeriale, n. 0004437, del 2/3/2012, dove si parla di fanghi del Mazaro “tossici”. Oltre alla nota Ministeriale, io ho altri documenti che attestano l’indicazione Ministeriale. Ti ho suggerito dove poterti documentare. Perdi pure tu il tempo che ho perso io per accedere a questi documenti e se hai gli attributi, mostrali! Nella Laguna entrano ed escono i pesci (come da foto e te ne posso mostrare altre), figurati l’acqua marina! Ti ripeto, il sito è uno “SCRIGNO DI BIODIVERSITA'” ed eliminarlo è un “ecocidio” che non può non pesare sulla coscienza dei mazaresi.

  122. nino fiorentino | 28 aprile 2012 at 18:06 |

    …per quanto mi sforzi non vedo il ‘cuneo’ di acqua di mare nell’entroterra…foce del Mazaro a parte, naturalmente…confidiamo nel prossimo tsunami? pare ce ne fu attorno al 1300…P.S.: non essendo ‘fango del mazaro’ non posso ritenermi offeso dal sentirmi definire tossico..quindi non ho titolo per adire l’autorità giudiziaria..

  123. Panoramica recente del litorale di Tonnarella. E. Sciabica.

  124. Se l’uomo continua ad incidere sull’originaria insenatura marina interposta tra la spiaggia di Tonnarella e la foce del Mazaro è normale che l’assetto morfologico vari continuamente. Il Fg. della Carta d’Italia (ancora attuale) divulgato dalla dott.ssa Leggio rimane, comunque, testimonianza indelebile del fatto che il tratto di mare è stato reso laguna, nel momento in cui vi è stata edificata la diga foranea. Il Ministero dell’Agricoltura e Foreste (Istituto di Tecnica e propaganda Agraria) ha precisato, infatti, che per lagune debbono intendersi: “le propaggini marine incuneantesi tra la terra ferma, in comunicazione continua o saltuaria col mare, ad alta salinità”. Ha altresì precisato che cosa debba intendersi per “acquitrini”, “stagni”, “valli, “torbiere”…. Visto che la marea continua a regolarne il livello idrico, lo specchio acqueo di Tonnarella, più che stagno costiero è ancora laguna. Certo! L’acqua si riduce in estate (come in tutte le zone umide), consentendo al Fratino e al Fraticello (specie ornitiche altamente protette, Allegato 1 D. 79/409 CEE) di nidificare tra la fanghiglia, ma ritorna stabile nel periodo invernale-primaverile. La maggior parte delle specie di avifauna è normale che in primavera si sposti per raggiungere gli areali di nidificazione, ma in autunno-inverno, parecchie specie rimangono a svernare. Certo! Mazara del Vallo, per la sua posizione, è un punto straordinario di transito per i migratori alati, ma sono i bassi fondali, le qualità trofiche, la vegetazione, i punti di riparo, il grado d’isolamento che rendono una zona umida importante per la conservazione naturale. Ironia del caso, gli scarichi dei fanghi del 2002 – 2004 (con la riduzione del fondale) hanno fatto della Laguna un eccezionale biotopo, tanto che nel mese di marzo del 2008, quando l’ho mostrato al prof. Fulvio Cerfolli (limnologo dell’Università della Tuscia, in quel periodo a Mazara per redigere il Piano di gestione del SIC ITA010005, per conto del WWF Italia), è stato giudicato degno del riconoscimento di “Monumento naturale”. In tutta Europa, dentro le Città ci sono di questi Monumenti, spesso creati a bella posta. Il professore mi ha chiesto anche i motivi dello stato d’abbandono. Secca, la mia risposta: “perchè da quando il WWF Italia ha preso la gestione del Lago Preola e Gorghi Tondi ha smesso, a Mazara del Vallo, di fare battaglie per la tutela dei resti delle aree seminaturali e subnaturali”. Se gli ambientalisti sono per esempio: Mario Incisa della Rocchetta (cacciatore, primo presidente italiano del WWF Italia, ha destinato alla conservazione naturale la sua tenuta di Bolgheri), Alessandro Ghigi, Ferrante Foschi, Gino Fantin, Alberto Chelini, Aurelio Burgio, Giuseppe Fiore (cacciatore, cinofilo, presidente nazionale ENCI, nel 1984 per primo mi suggerì l’istituzione della RNI L. Preola e G. Tondi), Ciccio Catanzaro (ha preferito destinare i suoi studi ad una Università della ragione Toscana), io sono ambientalista. Se gli ambientalisti sono: l’On. Fulco Pratesi (cacciatore, ottimo naturalista, ma politicizzato), l’On. Ermete Realacci (ex presidente nazionale Legambiente), l’On. Giovanna Melandri (ex segretaria Legambiente), l’On Chicco Testa, ex presidente ENEL, l’On. Bonelli, l’On. G. Francescato, io preferisco rimanere solo naturalista. Il N.H. che si firma Nino Fiorentino sa perfettamente che io non mento sui fanghi del Mazaro, altrimenti mi avrebbe denunciato all’Autorità competente. Allo stesso Fiorentino voglio ricordare che il CNR è anche capace di dire che il fenomeno Marrobbio: “comporta, oltre ai rischi per i natanti ormeggiati…..anche per il sollevamento dei sedimenti altamente inquinanti, un grave danno per l’ecosistema marino circostante” (Progetto Drepancoast – Rapporto Finale, punto 5.6.11 UFPC 11 – Mazara, 2007). E. Sciabica.

  125. nino fiorentino | 27 aprile 2012 at 11:48 |

    Invito tutti a leggere l’articolo pubblicato ieri da la sicilia – trapani. E’ ancora liberamente scaricabile da http://www.lasicilia.it. Poi bisogna cliccare sulla pagina del giornale, aspettare la nuova schermata e cliccare su ‘trapani’. Margherita Leggio è una professionista molto seria, ed il suo resoconto riporta correttamente i termini della questione. Il pezzo verte, in gran parte, sulle dichiarazioni del rag. Sciabica, su cui non ho nulla da obiettare, laddove lo stesso ammette che la disciplina del sito in questione è rimessa al piano regolatore portuale. Non può essere altrimenti, trattandosi di ambito portuale. Quanto al piano regolatore generale del 2003 è previsto, né potrebbe essere altrimenti, che si raccordi con il p.r.p. . La circostanza della presenza di ‘metalli pesanti, in special modo mercurio’ nei fanghi del mazaro viene puntualmente riportata come mera asserzione del sig. Sciabica, così come mero convincimento personale di quest’ultimo viene riportato l’assunto che la colmata sia una zona umida ‘suburbana’, come le saline di Trapani o gli stagni di Cagliari. In realtà quell’area è antistante una zona ‘B’, quindi pieno ambito urbano, pochissimo ci manca che sia addirittura centro storico. Ci sarebbe invece da obiettare circa l’affermazione secondo cui ‘ gli ambientalisti siano intervenuti contro l’amministrazione a motivo del fatto che il sito va preservato per l’importanza ecologica acquisita negli anni’. Questo è vero solo per l’associazione ACLI Anni verdi. Probabilmente la Leggio non ha preso visione del comunicato di legambiente pubblicato su m.o.l. il 13 dicembre 2011 che non contesta il ripascimento, ma chiede solo che venga effettuato nel pieno rispetto della normativa prevista, mentre il WWF, pur presente in città, semplicemente tace. Infine, lo stato dei fatti. La signora Leggio, probabilmente, non visita la nostra città da un decennio. Altrimenti non avrebbe scritto di una “laguna lasciata in collegamento con il mare aperto”, dato che, come tutti sanno, l’imboccatura del bacino è stata chiusa attorno al 2000, circostanza che ha portato al suo progressivo prosciugamento. Purtroppo a corredo dell’articolo si pubblica una vecchia planimetria della zona, riportante anche i nomi dei vari siti, tonnarella, sicomo. Capo feto no, è troppo lontano e rimane fuori dalla carta. Ah, all’interno del bacino c’è scritto, effettivamente, ‘laguna’. A penna, però….

  126. Certamente continuerò a difendere le mie idee, ma lei che garanzie offre a fronte di frasi che potrebbero essere assimilate a minacce, come: “potrebbe incontrare qualcuno più permaloso di me…che potrebbe non andare troppo per il sottile…” (Ivan Marino, 25/4/2012, ore 13,42). P.s. Tanto per ritornare a difendere le mie idee, consulti la I pagina di Trapani del quotidiano “La Sicilia” di oggi e troverà anche il Foglio della Carta d’Italia che attesta lo stato di laguna (non importa se artificiale) dello specchio d’acqua (marina) tra la spiaggia di Tonnarella e il porto-canale.

  127. mazaraonline.it | 26 aprile 2012 at 21:20 |

    @ Enzo Sciabica ……… Come editore quello che devo fare o non devo fare lo decido io. Lei continui a difendere le sue idee che al sito e ai suoi utenti ci penso io.

  128. mariella bianco | 26 aprile 2012 at 13:56 |

    Sono pienamente d’accordo con Nino Fiorentino e convinta che insistere nel considerare la cosiddetta colmata un biotopo possa alla fine generare un vincolo pesante per il futuro del porto di Mazara.

  129. nino fiorentino | 26 aprile 2012 at 12:24 |

    Tranquillo Direttore..la richiesta è unilaterale..io sono per la totale libertà di espressione..Tanto più che gli insulti stanno, di regola, in proporzione inversa agli argomenti. E’ bene, quindi, che tutti conoscano chi è solito apostrofare il prossimo con espressioni tipo ” (portatore di ) coda di paglia” “esibizionista” “pestatore di acqua nel mortaio” “sceccu cui è inutili fiscari” “dispersore di spiaggia” “fautore di sviluppo insostenibile per la realtà mazarese” “attu chi un pò arrivari alla saimi”(?) “iperteso con contestuale augurio di salasso a mezzo sciami di culex pipiens ( zanzara comune, ma ora ci sono pure quelle ‘tigre )'”( e.s.) “guardia campestre” “incompetente” “al servizio di potenti locali” “topo del web” “seppellitore di lagune”(g.p.) “servo di padroni” (a.m.). E tutto solo perché si permette di pensarla diversamente nonché di nutrire dubbi sulla fondatezza di alcune asserzioni sulla base delle proprie conoscenze. Nonché di normativa puntualmente citata.
    P.S.: anche le fogne, a rigore, sono fonte di vita…”dal letame nascono i fior..” cantava il sommo De André..

  130. mazaraonline.it | 26 aprile 2012 at 10:43 |

    @Enzo Sciabica …… Se mi chiedete di moderare commenti di persone adulte che si confrontano sui temi dell’ambiente vuol dire che siamo alla frutta. Io ci rinuncio.

  131. nino fiorentino | 26 aprile 2012 at 10:11 |

    sig. Palermo, nessuno commenta la nota ministeriale semplicemente perchè vi guardate bene dal renderla nota. In ogni caso prenda buona nota che da Lei non accetto lezioni di diritto. Da altri sì, ma devono essere, almeno, appartenenti a professioni forensi, magistrati o docenti universitari. Sarò padrone? E la convenzione Ramsar l’ho citata io per primo, il 23 aprile, ma la conoscevo già. Comunque dubito fortemente che esistano altre ‘ misure di compensazione’ oltre quelle ivi previste. A meno che non si riferisca a quelle cui accenna l’articolo del Corriere della Sera ( ricorda? “Mauro Mannino, ex presidente della LIPU,avrebbe persino offerto a quelli di ACLI Anni verdi, vincitori del bando pubblico, uno strano scambio, tre riserve al posto di una, per farli tacere”). L”ha scritto il giornale, non lo dico io. A questo punto, però, mi dica Lei, sig. Palermo, quale domanda sorge spontanea. Come dice Marzullo, si faccia la domanda e si dia la risposta. Gliel’ho già chiesto, ma Lei se ne guarda bene. Eppure sono sicuro che non le mancano gli argomenti, dato che la sua associazione, a quanto pare, è stata trattata ingiustamente.. E’ vero quel che c’è scritto sul giornale? Davvero non vi hanno affidato Preola e Gorghi tondi, ma vi hanno offerto qualcosa in cambio? E che cosa? E chi gestisce oggi Preola ed i Gorghi Tondi, materia del contendere? Ad ogni modo finora, a parte la nota dell’ISPRA, tra l’altro palesemente errata nel contenuto, laddove accenna all’indisponibilità di altri siti umidi a Mazara, che invece ne trabocca, solo io ho fornito puntuali riferimenti normativi accessibili a chiunque. Peccato che siano a sostegno dei miei argomenti, non dei suoi… all’amica bianco, all’amico triglia ed un pò a tutti mi piace far presente che su M.o.l. , per come la vedo io, sono le idee e gli argomenti a confrontarsi, non le persone.. è naturale che ‘nessuno conti più di un altro’, ma qui il confronto è su argomenti obiettivi, sia di natura giuridica ( definizione dei siti protetti. la colmata ‘B’ non è un sito protetto e sfido chiunque a dimostrare il contrario ) che sostanziali ( la colmata ‘B’ non è una laguna, tranne che nella mente dei sigg.ri Sciabica e Palermo che sono riusciti ad indicarla come tale nel catasto delle zone umide, ove è pure riportata, però, come colmata..un ‘ossimoro’ niente male.. In ogni caso l’inclusione nel catasto, insieme al rimanente litorale mazarese, lungomari Mazzini,Hopps e San Vito, nonché porto canale e nuovo inclusi, per tacere degli aeroporti di Birgi e Sigonella, vale solo ai fini statistici di censimentodella fauna selvatica, e loro lo sanno, o, dovrebbero saperlo. Tutto il resto, per dirla con ivan marino, è fuffa…). Comunque sono stato sempre convinto che la più grossa tara di noi siciliani sia la tendenza a personalizzare la qualunque, cosa che ci impedisce di dialogare e di produrre sforzi collettivi in direzione del bene comune.. ….

  132. Mi sono permesso di divulgare il commento del 23/4, ore 23,38, perchè nè a Ivan Marino, nè ad altri, nel corso di un dibattito pubblico, dovrebbe essere concesso di uscire dal binario. L’editore non ha reso un buon servizio, pubblicando il commento di Ivan Marino (23/4, ore 23,00) che molto disinvoltamente si è permesso di dirmi: “va curcati”. Prima di abbandonarVi ai commenti, leggete gente, leggete! Nella diversità di idee quel che conta è sempre il rispetto. Chi si ostina a fare valere le proprie idee, senza che adduca alcuna pezza giustificativa, dimostra, intanto, di non avere rispetto. In assenza di prove è sempre meglio tacere, tanto più se si parla, come nel nostro caso, di cancellare una fonte di vita (la vita è solo quella umana?) qual è la Laguna o Fossu o Pantano o Puzzàngara da Tunnaredda. I vecchi adagi vernacolari non hanno mai offeso nessuno e il detto: “cu nasci tunnu nun pò moriri quadratu” si rifà, essenzialmente, al fatto che il carattere umano “può essere modiicato ma non cambiato”. E. Sciabica.

  133. Caro sig.Sciabica,mi sembra che adesso stia alzando un po’ troppo i toni della discussione.Sa che le dico,io sono onoratissima e orgogliosissima di essere nata,come dice lei,tonda ma comunque capace di rispettare le idee altrui ,sebbene diverse e divergenti dalle mie.

  134. Spett. Sig. Sciabica  siccome lei vanta la mia conoscenza mentre io sono ben felice di non conoscerla, o comunque ricordaLa. Pur apprezzando le sue profonde conoscenze della lingua indigena, le devo precisare  che se nascere  tondo vuol dire conservare i valori gli insegnamenti che mi sono stati  inculcati dai miei genitori   sarò  ben  felice di non morire quadrato. Avere  gli  spigoli, talvolta , puo’ essere davvero un disagio…Spero di non conoscerla mai  e di non avere a che fare con lei. Le consiglio di non usare nei forum toni o riferimenti troppo personali perchè probabilmente potrebbe incontrare qualcuno  piu’ permaloso  di me e sopratutto di lei che potrebbe non andare troppo per il sottile ed accontentarsi di un semplice post . Replichi pure tanto non le risponderò più.

  135. Nino Fiorentino o Velenziano (come si firmava su castelvetranoselinunte, poi è stato smascherato) o Enzo Monaco (stento a crederci), ora che conosce la Convenzione di Ramsar, (dopo le mie segnalazioni e quelle di altri) non può venire a dare lezioni sulle misure di compensazione dell’impatto. Le dico solo che altre normative regolano la materia che, però, lei dimostra di non conoscere. Questa volta con le sue gambe si documenti e poi ne riparliamo di presenza o come vuole lei. Sappi, comunque, che a decorrere dal 7/7/2011, per le modifiche apportate al codice penale, uccidere, “distruggere”, catturare… specie animali e vegetali selvatiche protette, anche in Italia è reato. Presso la Laguna di Tonnarella (come da foto di Sciabica pubblicata ieri), le specie animali protette non mancano ed in questo periodo, le loro uova potrebbero finire sotto i fanghi del porto. Per quanto attiene alle zanzare il rimedio si chiama “Bacillus thuringiensis” e non è colmando la Laguna o altri stagni che i culicidi possono essere debellati. Non comprendo come mai gli altri amici si sbizzariscono in argomenti più o meno attinenti e non accennano al minimo commento relativamente alla nota ministeriale prot.0004437, del 02/03/2012, che ho segnalato il 22/4/2012. E’ possibile che ci perdiamo in chiacchiere e i documenti pesanti rimangano al Comune privi di consultazione? Sig. Falco chi interviene, sforzandosi di fornire idonea documentazione, può essere messo alla stregua di chi fa solo chiacciere?

  136. Apprezzo molto l’elegante commento del Signor Falco.- P.S.:Vorrei ricordare a me stesso che nessuno conta più di qualcun altro…mai ! ! !

  137. nino fiorentino | 24 aprile 2012 at 15:15 |

    @nicola falco: con me sfonda una porta aperta. Cordialità.

  138. mariella bianco | 24 aprile 2012 at 14:37 |

    avete mai visto discutere dei vecchi contadini/marinai mazaresi? Sembra che si stiano ammazzando, poi la discussione finisce senza rancori e senza nessuna conclusione. Direi che c’è qualcosa di genetico che ci impedisce di partecipare a qualsiasi ragionamento pensando che alla fine si possa cambiare idea.
    Ps. il riferimento a contadini e marinai è solo perchè rappresentano le nostre origini più autentiche, che nessuno se la prenda.

  139. Nicola Falco | 24 aprile 2012 at 12:31 |

    Carissimi signori e concittadini,
    il dibattito su un determinato tema, quando condotto con onestá e toni educati, e quando documentato ed approfondito da studi, ricerche o semplici esperienze, é una luminosa manifestazione della democrazia. Sono convinto del fatto, e lo spero vivamente, che i signori dalle vedute opposte abbiano in comune una cosa: il desiderio di migliorare le sorti della nostra magnifica cittá. Ebbene, se questo é l´intento finale, benvenga la vostra tavola rotonda e il vostro apporto. E ricordate che non sempre le lauree o i titoli sono sinonimo di esattezza o infallibilitá. Se peró per caso ci fosse dietro le vostre parole il benché minimo interesse personale, pratica che ha ridotto la nostra cittá (ma allargando gli orizzonti la Sicilia e il Meridione tutto) in uno stato di degrado prima ancora morale che materiale, vi invito a smettere di litigare con questa passione.

    Cordialmente

  140. nino fiorentino | 24 aprile 2012 at 11:52 |

    @mastropasqua. facciamo così. Dal momento che mi attribuisce dei padroni ( che, naturalmente, non ho ) vuol dire che ha qualche idea in proposito. Quindi si sbizzarisca pure con le sue ipotesi. Ho proprio bisogno di farmi 4 risate…

  141. nino fiorentino | 24 aprile 2012 at 08:49 |

    Una volta colmata l’area, come da previsioni di piano, si risolverà pure il problema delle zanzare..

  142. Chiedo solo, quali individui/o si celano Dietro “Nino Fiorentino” ed “Enzo Monaco”, e di quale/i  Padrone/i sono servo/i. La ringrazio se mi volessero dare “onesta” e dignitosa risposta evitando inutile ipocresia. Cordiali saluti Antonino Mastropasqua

  143. Caro Marino Ivan, ti conosco molto bene anche perchè ti ho visto crescere. Al che debbo prendere atto del fatto che: “cu nasci tunnu nun pò moriri quadratu”! E, comunque, la tua è la reazione da “atta quannu nun pò arrivari a la saimi”. Oltre alla camomilla Bononelli ti consiglio di esporti alle zanzare della Laguna, con la speranza che i salassi ti possano fare scendere la pressione. Auguri, E.Sciabica.

  144. Sciabica ..sai che ti dico? …va curcati….

  145. Per gli amici che ci seguono sul web. Panoramica della parte est della Laguna di Tonnarella (per chi se ne intende, fossu per i meno competenti) che rimane ostruita dall’obbrobrioso pontone arrugginito che rispecchia semplicemente l’abulia della classe politica mazarese che amministra la Città.

  146. nino fiorentino | 23 aprile 2012 at 09:57 |

    Noto con piacere, e con buona pace del sig. palermo che ritiene che i miei interventi nuocciono al dibattito, che il dibattito invece si è allargato. Forse non nella direzione da Lui auspicata, ma non ci posso fare niente. Nel frattempo i gestori dei lidi si sono riuniti ed hanno discusso senza manifestare apprensione alcuna per il destino di Tonnarella in dipendenza del dragaggio. Del resto, si dragò anche 12 anni fa senza problemi. Qualche dovuta precisazione. A g.palermo rispondo che, per principio, non leggo stampa di partito. Né l’unità né, tantomeno, la frontiera. La notizia del kite-surf l’ho presa da M.o.l.. L’ho approfondita. Nessuna norma vieta la pratica del kite-surf a Capo feto. Da un punto di vista ambientale la disciplina non è ricompresa tra le attività da vietare all’interno dell ZZ.PP:SS. qual’è capo feto. Da un punto di vista marittimo già da un decennio si preferisce concentrare i praticanti di attività qualle il wind ed il kite surf in zone non frequentate da altri bagnanti, detti ‘spots’ . Da noi gli spots s’individuano presso lo stagnone di Marsala, il c.d. fortino nei pressi dell’ex lido Signorino, Capo Feto e lido pozzitello di CApo Granitola. Sono zone meta di un turismo particolarmente qualificato, dèditi alla più ecologica delle discipline sportive, la vela, e che dà il buono, anzi ottimo esempio ai locali, su come si fruisce di un litorale. Il rag. Sciabica rimane, naturalmente, padronissimo di promuovere studi appositi, o di effetturane di propri, su adeguati intervelli temporali pluri-annuali, per acclarare eventuali incidenze negative della disciplina sulla selvaggina stanziale e migratoria a Capo feto e, una volta prodotti i risultati a chi di competenza,attendere che vengano diramate eventuali disposizioni. Fino ad allora, ciò che non è vietato è permesso. Quanto ai miei commenti sono ovviamente di parte, nel senso che il mio pensiero mi appartiene. Ma nel sostenere i miei convincimenti mi rimetto al diritto positivo, e quello è oggettivo. Ciò che io trovo fuorviante, invece, è definire laguna ciò che laguna non è, od usare espressioni suggestive tipo ‘sacralità area demaniale’. Cito ivan marino “sono nato addà banna la chiatta e non ne ho mai vista una..” La nota dell’ISPRA non significa nulla: il mero inserimento di un sito nel catasto delle zone umide non ne muta il regime giuridico. Se non ci credete chiedetelo all’ISPRA. In rete ci sono i recapiti. Ad ogni modo il documento esibito è errato nella misura in cui fa riferimento a deficienze di altre zone umide, dal momento che Mazara ne dispone in quantità. Basta questo per controbattere e confido che di competenza si sbrighi a farlo, sempre che non l’abbia già fatto. In ogni caso è pure fuorviante affermare, come fa il rag. Sciabica, con fare apparentemente disponibile, che si può ‘aprire un confronto costruttivo sulla creazione di una nuova zona umida a compensazione di quella da tombare”. Non ce n’è bisogno. La necessità di ‘compensare’ ai sensi dell’art. 4 della convenzione di Ramsar sussiste solo per le zone inserite nell’ ‘Elenco’. Un elenco diverso dal ‘catasto’, in cui da poco è stato inserito Capo Feto con i margi spanò, i gorghi tondi, il lago Preola le sciare di Mazara ed il pantano Leone: ove si cancelli uno di tali siti, elencati tassativamente, sarà necessario compensare, non per la colmata ‘B’. Che è stata realizzata con ingenti fondi pubblici per uno scopo ben preciso, checché ne pensi l’ISPRA. Ove se ne distogliesse la destinazione io, per prima cosa, informerei la Corte dei Conti. ..

  147. mariella bianco | 22 aprile 2012 at 21:59 |

    Egregio Girolamo Palermo, nei miei interventi ho cercato solo di ragionare pensando che il porto sia una risorsa, così come i parchi, le coste, il sistema ambientale ecc… L’ultima cosa che vorrei è che vengano scaricati fanghi pericolosi nella colmata, ma la colmata ormai va colmata. Questo luogo è ormai compromesso e in alternativa è meglio che vengano create altre zone umide nel nostro territorio.
    Non si permetta poi di accumunarmi a “questa gente” o parlare di mentalità mazarese perchè lei non sa niente della mia storia personale mentre è pieno di pregiudizi poco costruttivi.

  148. Caro Enzo Sciabica, visto che gira e rigira, pretestuosamente, riportano sempre la questione sui fanghi del Mazaro o del porto, lascia perdere chi ti propone di realizzare nuove zone umide o nuovi biotopi. Ti fanno perdere solo tempo. Questa è gente che sa che al Comune è pervenuta la nota 0004437 del 2/3/2012, del Ministero dell’Ambiente, che parla della “tossicità” dei fanghi del Mazaro, eppure non smettono di lanciare messaggi ingannevoli Non è cambiando le quote da nere a rosa che la Città può progredire, ma cambiando la mentalità.

  149. A volere mettere per un attimo da parte la tutela dei resti dei nostri habitat subnaturali e seminaturali (a livello globale non estitono più habitat completamente naturali), come tutti i cittadini mazaresi (non ho la pretesa di rappresentare nessuno) ho diritto di sapere se i fanghi del porto-canale sono inquinati, se l’eventuale inquinamento può avere conseguenze sulla balneabilità della vicina spiaggia di Tonarella, quindi, sulla salute umana. C’è chi sostiene che i fanghi sono puliti perchè analizzati dal CNR di Capo Granitola, io, invece, dico che analisi pregresse, eseguite da chi non ha consigliato mai di fare della prima Tonnarella un “Centro di raccolta rifiuti presidiato”, da chi non ha stipulato mai convenzioni per lo studio e controllo della nostra fascia costiera, dimostrano il contrario. Di recente, tra l’altro, è stata interpellata l’ARPA ed è finita come è finita (chiedetelo al responsabile del procedimento per il dragaggio del porto). Dal canto mio, attraverso un commento (guarda caso rimasto privo di replica da parte di un noto commentatore) reperibile sul link http://www.mazaraonline.it/?p=30268, ho indicato dove cercare le analisi che attestano l’inquinamento dei sedimenti del porto-canale. Io posso discutere sulla conservazione naturale, ma per il resto, ribadisco, spetta ai mazaresi valutare, dopo una corretta informazione.

  150. m. bianco | 21 aprile 2012 at 19:11 |

    @ Sciabica, mi può spiegare come fa la collettività mazarese a stabilire se i fanghi sono pericolosi o meno? C’è un comitato? Le hanno dato la delega? Ha potuto verificare i sondaggi?

  151. Fermo restando il fatto che sulla pericolosità dei fanghi (quindi sull’incidenza sulla salute pubblica) è la collettività mazarese che deve valutare, per quanto attiene alla creazione di una nuova zona umida costiera (stagno e non palude come Capo Feto, ne ho già discusso con un noto ingegnere mazarese), a compensazione di quella da tombare, si può aprire un confronto tecnico costruttivo. A questo fine, visto che in provincia di Trapani non conosco tecnici che hanno competenza specifica, la consulenza dei funzionari “del lontano prefisso 051”, cioè dell’ISPRA ex INFS (Laboratorio di Zoologia applicata alla Caccia, ai tempi du Zu Cola, cittadino probo, indimenticabile), mi sembra imprescindibile. Basta leggere il mio intervento del 13c.m.
    per rendersi conto che i summenzionati funzionari (oltre all’indiscutibile preparazione) conoscono molto bene i residui nostri habitat semi e sub naturali. E. Sciabica.

  152. mariella bianco | 21 aprile 2012 at 11:54 |

    Se queste specie si sono adattate in questo stagno artificiale che è l’area della futura colmata (circa 20 ettari), si potrebbe cominciare a costiuire nel territorio comunale (circa 28.400 ettari) una zona umida per accogliere il passaggio delle specie migratrici e stanziali costituendo un nuovo biotopo. Cosi si potrebbe lasciare la colmata (che attualmente è più “topo” che “bio”) al suo naturale destino urbanistico di porto. Lascerei le questioni sulla pericolosità dei fanghi a chi ha fatto il progetto di bonifica e dragaggio.

  153. AI tempi dello “ZU Cola Sammartano”   grande cacciatore e quindi  vero ambientalista non esisteva alcuna  laguna di tonnarella. Seduti davanti al circolo cacciatori controllavano le migrazioni di marzaiole, folaghe, germani, gru e fenicotteri che andavano a  sostare a capo Feto. Oltre alla laguna non esisteva nemmeno ( e per fortuna) nessun Istituto superiore che dal lontano prefisso 051  avesse voce in capitolo sulle condizioni ambientali di un litorale di cui , a giudicare dal documento ne ignorano la storia e l’evoluzione….Credo  che a sentire queste discussioni i grandi vecchi del circolo che hanno contribuito non poco a tutelare il patrimonio naturale  si rivoltano nella tomba…Ha ragione chi ha scritto  prendetevi una camomilla .. …e no solo…

  154. Nino, io voglio rispondere ai suoi quesiti e mostrarle documenti, ma lei, come qualcuno ha brillantemente suggerito, mi deve dare la possibilità di incontrarla. Il Circolo Cacciatori sarebbe un’ottima sede. Per il resto, le ho già detto che le tematiche ambientali non sono il suo piatto forte. L’ultimo commento che ha fatto su Capo Feto, sul turismo e sui praticanti di kite surf, l’ha estrapolato ancora dal periodico “La Frontiera” (giornale del sindaco), del mese di gennaio 2009, n. 1. Sono convinto che senza i suoi commenti di parte e spesso forvianti queste pagine potrebbero avere più lettori e commentatori.

  155. Scusate…ecco il documento!

  156. mazaraonline.it | 20 aprile 2012 at 20:18 |

    @ Enzo Sciabica ………. manca il documento

  157. Nel ringraziare la Sig.ra Micol Marino per il saggio consiglio, allego un documento che attesta il valore (nonostante tutto) paesaggistico e naturalistico del litorale di Tonnarella, dal braccio di ponente del porto all’ingresso di Capo Feto.

  158. mariella bianco | 20 aprile 2012 at 18:16 |

    A vedere il numero dei post, la riunione dei titolari degli stabilimenti balneari ha superato la tentata aggressione canina all’arch. Gerry Bianco (evento del mese di Marzo)

  159. gentilissimi sig.ri Fiorentino,Sciabica e Palermo,apprezzando il vostro interessamento al problema trattato ,vi consiglio vivamente di incontrarvi al Circolo Cacciatori e,rimirando le varie specie ivi esposte,discutete del tutto sorseggiando insieme una calda bevanda Bonomelli.

  160. Ma si puo’ sapere quale sarebbe questa laguna di Tonnarella? NON mi risulta che ce ne sia mai stata una…e devo dire che essendo nato  e cresciuto  “addrabbanna la chiatta”  non ne ho mai vista una…..almeno che  quell’ acquitrino  artificiale insano e puzzolente vicino al porto non sia stato promosso  a grado superiore.  ..Credo che  sarebbe piu’ opportuno tutelare la palude di capo Feto  ed il suo ciclo delle acque …..

  161. nino fiorentino | 20 aprile 2012 at 08:20 |

    Rag. Sciabica ( ho rinvenuto in rete il suo titolo di studio, apprendendo altresì che Ella ha fatto già parte di Legambiente, poi Ekoclub, sodalizio in forte polemica con il WWF, da quel che risulta sul web, basta googlare, indi ACLI anni Verdi nonché Associazione pro Capo feto: dal momento che a Mazara le fila degli ambientalisti non s’ingrossano si punta, evidentemente, a moltiplicare le associazioni ambientaliste) se i titolari degli stabilimenti balneari, nonchè la cittadinanza, rimangono indifferenti ai suoi appelli, anzi li respingono, ci sarà il suo motivo, non crede? Ed il motivo è che nessuno crede che il dragaggio del porto comporterà la ‘dispersione della spiaggia di tonnarella’. Non spetta a lei indicare quale tipo di sviluppo sia sostenibile per Mazara. Le piaccia o no, spetta proprio ai politici locali, ovviamente nell’ambito delle leggi vigenti. Sono le regole della democrazia. P.S.: parafrasando il povero D’Avanzo, le 4 domande del mio post precedente rimangono ancora senza risposta.

  162. Altro che “salviamo” la Laguna di Tonnarella, altro che rispetto del territtorio, quando ci sono mazaresi che permetterebbero finanche la dispersione della spiaggia di Tonnarella (alcuni dei commenti sono sotto gli occhi di tuttti, specialmente dei titolari dei lidi che stanno a guadare) per una sorta di sviluppo insostenibile (alla luce della realtà territoriale mazarese) ostentato dai ben noti politici locali. Meno male che oggi la tutela degli habitat e delle specie animali e vegetali travalica i confini e gli interessi locali. E. Sciabica.

  163. nino fiorentino | 19 aprile 2012 at 14:29 |

    No, non lo so com’è finito il ‘gioco dell’oca..’ su certi avvenimenti la stampa è sempre arida di notizie…e dire che ne leggo, di giornali..ma sono ansioso di saperlo…mi accontento di una succinta risposta a questa domande: il WWF gestisce ancora i Gorghi tondi? ( credo di sì ). ACLI Anni verdi gestisce qualcosa, nel frattempo? Che cosa? A titolo gratuito od oneroso?

  164. Caro Nino, io vado con ordine per cui, con la presente nota, rispondo intanto alle sue del 18 c.m.
    Lo dice lei che gli appuntamenti si fissano solo con le autorità. Per me le autorità sono solo le persone che meritano stima e rispetto. E’ con queste persone che di solito fisso, concordo appuntamenti, in base agli impegni e alle priorità. L’avevo incluso, pertanto, tra le persone degne di rispetto, ma lei non ha capito neanche questo. Davvero non sa come si è concluso il “gioco dell’oca tra ambientalisti”? Debbo, quindi, prendere atto che non è quel professionista che pensavo, ma più semplicemente il bio – topo del web come qualcuno, prima di me, l’ha intelligentemente definita. Vista, comunque, la sua curiosità possiamo incontrarci in modo che le possa confidare il finale del gioco. P.s. I veri turisti cercano la biodiversità escluso il pontone arrugginito che Comune e Capitaneria di Porto sembra che non vedano.

  165. Anche il turismo, e quindi il recupero di Tonnarella, deve essere considerato una risorsa per la nostra città, però…Il problema non è dal mio punto di vista dove i mazaresi andranno a prendere il sole, ma cosa si vuole veramente fare per salvare un grande patrimonio naturale che, se ben gestito, insieme a quello artistico e culturale, permetterebbe alla nostra città davvero di rilanciarsi come città turistica, con tutte le prospettive occupazionali e di sviluppo che ne deriverebbero…

  166. nino fiorentino | 19 aprile 2012 at 09:04 |

    Il piano regolatore portuale non intacca in alcun modo la spiaggia di tonnarella. Semmai è proprio l’inserimento del litorale di tonnarella nel catasto delle zone umide ad essere potenzialmente condizionante delle attività turistico-balneare, come dimostrano le prese di posizione del sig. Sciabica contro la pratica del kite-surf a Capo feto. Per inciso, trattasi di una disciplina praticata da appassionati che arrivano qui da tutta Europa, attratti dalle particolare caratteristiche degli ‘spots’ di capo feto e pozzitello. Si tratta di un turismo particolarmente qualificato che lascia traccia del suo passaggio solo nei conti correnti dei titolari delle strutture ricettive e dei ristoratori locali, ma non sull’arenile, puntualmente da loro stessi liberato, alla fine di ogni giornata, di ogni traccia del loro passaggio, ma anche di quello dei loro accompagnatori nonché degli indigeni, che come al solito, continuano ad aver bisogno dell’esempio altrui per rispettare il proprio territorio.

  167. mariella bianco | 19 aprile 2012 at 00:44 |

    Egregio Sig. Enzo Sciabica

    guardi che il problema dei mazaresi non è solo rilassarsi e prendere il sole, c’è chi ha in testa il lavoro e magari crede che il porto possa ancora essere una risorsa per questa città e una speranza di lavoro.

  168. Gentile Sig,ra Bianco,
    allargando il porto verso ovest o depositando i sedimenti portuali (non solo quelli di Mazara del Vallo, ma anche quelli degli altri Comuni, così come consigliato dal CNR), la spiaggia di Tonnarella, che durante l’estate continuiamo ad affollare per rilassarci e prendere il sole, la trasferiamo in Città? E.Sciabica.

  169. mariella bianco | 18 aprile 2012 at 11:39 |

    Sono d’accordo con Fiorentino, la colmata va colmata con l’auspicio che il porto di Mazara possa diventare una risorsa nuova per questa città. In tutto il mondo si costruiscono porti (di grande valore commerciale) anche in zone molto sensibili prendendo tutti i provvedimenti di mitigazione necessari per ridurre l’impatto sull’ambiente. Certo però che al momento l’unica cosa che sappiamo è che la colmata sarà in parte destinata a parcheggio per il centro storico a cui si collega con la chiatta e francamente non mi sembra una grande prospettiva.

  170. nino fiorentino | 18 aprile 2012 at 11:15 |

    @g. palermo P.S.: gli appuntamenti si fissano con le autorità e Lei non lo è. Né, certamente, io ho il piacere di scomodarmi a venirLa a trovare, dati i toni che adotta nei miei confronti. Disgraziatamente l’archivio del Quotidiano di Sicilia non va oltre l’anno 2009 quindi ci pensi Lei a trovare qualcuno per mettere in rete l’articolo, tanto non serve un ‘professionista del web’ . In ogni caso io, per sua norma e regola non lo sono.

  171. nino fiorentino | 18 aprile 2012 at 08:42 |

    @girolamo palermo. Io non voglio seppellire la ‘laguna di tonnarella’ . Né io né nessun altro. Non si può seppellire qualcosa che non esiste. Esiste, invece, la colmata ‘B’, destinata ad essere, per l’appunto colmata. Quanto al web, cercherò l’articolo, ma dovrebbe essere Lei a metterlo in rete. Nel frattempo ho consultato il catasto delle zone umide e debbo fare ammenda. Non dovevo ironizzare sul centro storico di Mazara. E mi stupisco che Lei, da competente, non mi abbia preso in castagna.Già, perchè anche quello è considerato ‘zona umida’. Tutto il litorale di Mazara lo è. Da Capo Feto a Capo Granitola (codice TP 1106 ), e pazienza se Capo Granitola si trova in un altro Comune. Così come il litorale di Petrosino, pure quella zona umida ‘attratta’ nel Comune di Mazara. Quando si parla di Capo Feto come zona umida è Mazara. Quando se ne parla come una delle più belle spiagge d’Italia è Marsala. Idem per Quarara: zona umida mazarese per l’ISPRA, spiaggia di Campobello per Legambiente. Tornando al C.Z.U. la colmata ‘B’ è in buona compagnia. Con il porto di Mazara, per esempio, pur facendone parte integrante (TP 1104).Ma anche con i porti di Palermo,Catania,Messina,Siracusa, Augusta( !!!!),Trapani, Taranto…Porti petroliferi, industriali, basi navali…tutte zone umide…Ma ci sono anche gli aeroporti. quelli di Birgi, Pantelleria, ma anche Sigonella ( CT 0802!!!!). A questo punto è lecito chiedersi che significa ‘zona umida’. Secondo Lei ed il sig. Sciabica forse vuol dire ‘santuario per gli uccelli’. Ma allora spiegatemi perché dagli aeroporti li scacciano gli uccelli, per ragioni di sicurezza.. E già che si sono citati articoli di stampa del 2008, come sono finite ‘la guerra dell’anatra’, l’inchiesta giudiziaria, e lo ‘scambio tre al posto di uno’? ( non sono parole mie, ma del ‘massimo quotidiano italiano’ …dopo la Repubblica, però..)

  172. Gentilissimo Nino Fiorentino, come vedi, pur senza titoli sono un ambientalista noto. Il Corriere della Sera, se non vado errato, dovrebbe essere il massimo quotidiano italiano e l’argomento trattato non poteva che citare un ambientalista che, per la prima volta in Italia, ha provato a mettere in discussione un’icona come il WWF. La mia battaglia (tra le tante) per la tutela fattiva del residuo patrimonio naturale mazarese ha indotto, tra l’altro, l’ex dirigente generale dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, architetto Pietro Tolomeo, ad ammettere le responsabilità dello stesso Assessorato. Lei che è un professionista del web provi a cercare la pagina ( n. 9 ) del giornale “Quotidiano di Sicilia – Enti gestori di Parchi e Riserve…”, di venerdì 1/2/2008, e la metta in rete. Se non dovesse trovarla faccia in modo di fissarmi un appuntamento e gliene darò copia, visto che un’altra significativa attestazione del mio impegno di ambientalista, non può che farmi piacere. A lei e a chi come lei vorrebbe seppellire la Laguna di Tonnarella, a chi come lei continua a parlare delle analisi dei fanghi del Mazaro eseguite dal CNR di Capo Granitola e tiene nascoste quelle di altri laboratori che non si sono fermati all’indagine superficiale, a chi ad oggi non è riuscito ad ottenere l’assenso dell’ARPA, farebbe comodo che io lasciassi “riposare in pace” Chico Mendes, ma Chico per gli ambientalisti come Gentilissimo Nino Fiorentino, come vedi, pur senza titoli sono un ambientalista noto. Il Corriere della Sera, se non vado errato, dovrebbe essere il massimo quotidiano italiano e l’argomento trattato non poteva che citare un ambientalista che, per la prima volta in Italia, ha provato a mettere in discussione un’icona come il WWF. La mia battaglia (tra le tante) per la tutela fattiva del residuo patrimonio naturale mazarese ha indotto, tra l’altro, l’ex dirigente generale dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, architetto Pietro Tolomeo, ad ammettere le responsabilità dello stesso Assessorato. Lei che è un professionista del web provi a cercare la pagina ( n. 9 ) del giornale “Quotidiano di Sicilia – Enti gestori di Parchi e Riserve…”, di venerdì 1/2/2008, e la metta in rete. Se non dovesse trovarla faccia in modo di fissarmi un appuntamento e gliene darò copia, visto che un’altra significativa attestazione del mio impegno di ambientalista, non può che farmi piacere. A lei e a chi come lei vorrebbe seppellire la Laguna di Tonnarella, a chi come lei continua a parlare delle analisi dei fanghi del Mazaro eseguite dal CNR di Capo Granitola e tiene nascoste quelle di altri laboratori che non si sono fermati all’indagine superficiale, a chi ad oggi non è riuscito ad ottenere l’assenso dell’ARPA, farebbe comodo che io lasciassi “riposare in pace” Chico Mendes, ma Chico per gli ambientalisti come me è sempre vivo.
    .

  173. nino fiorentino | 16 aprile 2012 at 11:18 |

    Sono riuscito a copiare l’articolo. eccolo.
    La magistratura indaga sulla gestione delle riserve naturali in Sicilia

    Tra gli ambientalisti scoppia la guerra dell’ anatra

    Nel gioco dell’ oca della lottizzazione delle 76 riserve naturali siciliane, in cui gira e gira a vincere son sempre gli stessi e sempre nelle stesse caselle, chi perde è l’ anatra. Un’ anatra selvatica e rarissima, l’ Anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris), meglio nota come Marmaronetta. Una specie, dice l’ Iwrb (International waterfowl research bureau, il massimo organismo internazionale per lo studio delle zone umide e degli uccelli acquatici), che già negli anni Novanta contava appena 2.500 esemplari in tutta l’ Europa occidentale e il Nord Africa. Un numero oggi quasi dimezzato. L’ ultima volta che la Marmaronetta si affacciò in Italia fu nel 1892, sul lago di Massaciuccoli, in Toscana. È tornata dopo un secolo, in Sicilia, nel «Pantano Leone» di Campobello di Mazara. Qui, si è riprodotta fino al 2005 e poi, per le mutate condizioni di umidità, si è trasferita nella riserva naturale di Lago Preola e Gorghi Tondi, a due passi da Mazara del Vallo. Ma gli ultimi anni sono stati un inferno per la Marmaronetta. A causa delle continue e abusive bonifiche con finalità agricole (dagli scarsissimi risultati produttivi), dei cani sguinzagliati nella riserva a caccia di nidi e della approssimativa vigilanza, sono due anni che la Marmaronetta non nidifica più. E con lei rischia grosso anche la Moretta tabaccata, un’ altra anatra rara e protetta, almeno sulla carta. Per scongiurare il pericolo, e anche in seguito alle polemiche suscitate da una discussa gestione della riserva da parte del Wwf, tre anni fa l’ ex assessore regionale al Territorio, Francesco Cascio, decide di finirla con le convenzioni tacitamente rinnovate e sceglie i bandi pubblici, «per avviare una stagione di trasparenza, legalità ed economicità». Con il bando pubblico, ad aggiudicarsi la gestione della riserva di Lago Preola e Gorghi Tondi, nel 2006, non è più il Wwf, ma un’ altra associazione ambientalista, Acli Anni Verdi. Da questo momento però comincia il gioco dell’ oca, per salvaguardare «un equilibrio da non turbare», e cioè le «regole» sulle quali si fondano i conflitti d’ interesse che governano la spartizione della gestione delle 76 riserve naturali siciliane. Delle quali, 32 sono appannaggio dell’ Azienda foreste demaniali, 12 delle Province siciliane e 32 di associazioni private. A decidere chi deve gestire cosa, partecipa, anche se formalmente solo con funzione consultiva, il Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, in cui siedono proprio i rappresentanti dei soggetti ai quali viene assegnata la gestione delle riserve. Le convenzioni durano sette anni e tra i privati fanno la parte del leone Wwf, Lipu, Legambiente e Cutgana (università di Catania). Per la riserva in cui si è rifugiata la Marmaronetta, per esempio, il Wwf percepisce ogni anno circa 70 mila euro, oltre ai 35 mila per il suo direttore e ai 25 mila pro capite per i tre operatori. «Il Wwf, anche con il suo presidente nazionale, Fulco Pratesi, si era subito opposto ai bandi pubblici, per timore che “altri con minore esperienza potessero gestire la riserva”», dicono l’ ornitologo Enzo Sciabica e Girolamo Palermo, presidente di Acli Anni Verdi. Pratesi però sostiene che «lì il Wwf ha lavorato benissimo» e quanto alla scelta dello strumento del bando pubblico si limita a dire: «Non sono né favorevole, né contrario». Sarà stato anche un caso, ma quando al posto di Cascio diventa assessore Rossana Interlandi, che era vicepresidente regionale del Wwf, il bando pubblico vinto da Acli Anni Verdi viene improvvisamente bloccato. Mentre il portavoce del nuovo assessore, Mauro Mannino, ex presidente regionale della Lipu, avrebbe persino proposto a quelli di di Acli Anni Verdi, vincitori del bando, uno strano «scambio»: tre riserve al posto di una, per farli tacere. La vicenda, più che una «guerra» tra ambientalisti, come si voleva farla passare, ha messo a nudo un sistema di spartizione di fondi pubblici sul quale ora indaga la procura di Palermo. Che dovrà anche accertare se è vero che dall’ acquisizione delle aree destinate a riserva naturale integrale (finanziata con un milione di euro, fondi europei) siano stati tenuti fuori – per non inimicarsi i proprietari – proprio quei terreni che danneggiano l’ insediamento della Marmaronetta. Sarà l’ ultima casella del gioco dell’ oca. Anche se l’ anatra è già in fuga.

    [corriere della sera]

  174. nino fiorentino | 16 aprile 2012 at 08:49 |

    @girolamo palermo: nel 2012 per raccogliere informazioni basta andare su google. Accogliendo il Suo invito l’ho fatto, ed ora invito tutti a farlo googlando ‘girolamo palermo acli’. Il quarto o quinto risultato sarà un articolo del corriere della sera, rilanciato nel 2008 da ‘mazarablogspot.com’ sulla gestione delle aree faunistiche in Sicilia. Sì, perchè le aree faunistiche, com’è noto, devono essere gestite: per quella dei gorghi tondi il WWF incassò diverse decine di migliaia di euro, poi…mi dispiace non essere riuscito ad effettuare il link, ma tanto è facile arrivarci… Naturalmente vi si parla pure del sig. ( non mi risulta sia ‘dottor’… ) Sciabica. ( finora avevo apprezzato il suo interloquire in ambito scientifico, ma dato che mi dà dello ‘sceccu’ forse è il caso di ricordare che la rivista dei cacciatori ‘Diana’ non assicura lo stesso ‘impact factor’ di ‘Nature’..anzi, non ne assicura punto!) A Sciabica va però riconosciuta l’ammissione circa l’attuale situazione di degrado in cui versa Capo Feto nonostante lui faccia parte del Comitato Tecnico – Scientifico. Ringrazio di cuore, naturalmente, sia per l’apprezzamento ma, soprattutto per il contributo ( la citazione da ‘la deriva’), la sig.ra mariella bianco, che non ho mai conosciuto di persona ma che, evidentemente, sa discernere perfettamente i contributi di pensiero libero. Io non gestisco né riserve faunistiche né nient’altro…per questo chiudo sfidando il sig. Palermo ha citare un qualunque ‘potente’ di cui sarei al servizio… In questa vicenda, gli unici nomi di ‘potenti’ in cui mi sono imbattuto sono quelli degli ex assessori regionali al territorio ed ambiente Cascio ed Interlandi, per i quali rimando a quel famoso articolo del corriere della sera.. E, per cortesia, lasci riposare in pace il povero Chico Mendes…

  175. Se i sedimenti sono puliti (quelli del ns. porto canale, a vista, sono frammisti a tante altre cose e basta leggere l’ordinanza della Giunta comunale 171 del 5/12/2011 per capirlo), come vuole la legge si posso spostare più al largo, con ingente risparmio per le casse pubbliche. Se non sono puliti, come è stato dimostrato precedentemente alle analisi del nostro CNR (Capo Granitola), e si continuano a riversare al limite della spiaggia di Tonnarella che dovrebbe interessare (non solo nel corso della stagione balneare) a tutti i mazaresi, allora potrebbe finire come per i fanghi del porto di Pescara o del porto di La Maddalena o, per restare a casa nostra, come per i fanghi della famosa Colmata di Casabianca-Marsala (nota all’esperto, amico Girolamo Pipitone, ex consigliere e assessore provinciale all’ambiente). Non vi lasciate attrarre dallo specchietto per le allodole o dalla Cucca (Civetta). E. Sciabica.

  176. Sig. Fiorentino,
    invio di seguito il link alla legge del 27 dicembre 2006 n.296. (http://www.parlamento.it/parlam/leggi/06296l.htm). Avrà modo di consultare il comma 996 (11-ter.). Da quanto Lei riportato, mi sembra di capire che la Regione tiri in ballo la salvaguardia del bilancio sedimentario costiero, non sono sicuro di aver capito. Qualcuno sostiene che conferire i fanghi in un’area di colmata possa contribuire al bilancio sedimentario costriero?L’erosione delle nostre coste, è dovuta alla cementificazione degli alvei, alle opere costruite a mare, alla urbanizzazione della costa. I corsi d’acqua interni non trasportano più verso le foci una quantità di detriti sufficiente al bilancio sedimentario costiero. Se a questo aggiungiamo che ogni hanno, con l’avvicinarsi della stagione estiva, le banquettes di Posidonia oceanica che svolgono un importante ruolo per la protezione delle spiagge dall’erosione marina, vengono spazzate via dalle ruspe ecco che la spiaggia si riduce, ecco che durante l’inverno il moto ondoso danneggia la strada. Peraltro la presenza di tali accumuli influenza negativamente la fruizione della spiaggia, con ripercussioni negative sulle attività turistico-balneari. Una gestione sostenibile delle banquettes è possibile, perchè l’amministrazione comunale non interviene in tal senso?!

    Cordiali Saluti

  177. mariella bianco | 14 aprile 2012 at 09:39 |

    In un posto normale, l’Amministrazione Comunale sarebbe già intervenuta in questa discussione con il progetto in mano rassicurando tutti sulla qualità dei fanghi di escavo e sulle modalità di stoccaggio. Personalmente sono sicura che tutto sia stato programmato secondo le norme. Volevo citare a memoria il libro “la Deriva” di Stella-Rizzo dove si parla del porto di La Spezia. Nel caso raccontato i fanghi di escavo furono messi in sacchi a tenuta e portati al prezzo di 1500€ (al sacco) per riempire la colmata del porto di Anversa. Il risultato è che il porto di Anversa aumenta quote di mercato e quello italiano soffre come tutti i nostri porti.
    Apprezzo quasi tutte le battaglie ambientaliste, ma apprezzo di più Nino Fiorentino.

  178. Egregio sig. Nino Fiorentino, mentre lei potrebbe essere al servizio di qualche potente locale, io, nella qualità di rappresentante di Associazione ambientalista riconosciuta (sfido lei a farsi eleggere rappresentante di un’Associazione riconosciuta che non sia il Movimento Azzurro). Io sono al servizio delle idee di personaggi come Chico Mendes ed altri del suo spessore.

    Lei ha ragione a dire che io non ho nessun titolo, ma non ne sento minimamente il bisogno di averne.Però se lei ha la possibilità di chiedere informazioni su di me al M inistero dell’Ambiente, all’Assessorato Regionale dell’Ambiente, all’I.S.P,R,A ex( I.N.F.S
    ) ed altri uffici istituzionali di competenza ambientale , gli potranno fornire qualche informazione sul mio nome ,ma soprattutto sul mio operato al servizio del territorio e dell’ambiente.

  179. Rassicuro il sig. Fiorentino sul fatto che l’ISPRA ex INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), ora alle dipendenze del Ministero dell’Ambiente (Presidenza del Consiglio dei Ministri prima), conosce meglio di ogni altro le aree naturali italiane protette e non, compresa la Laguna di Tonnarella (visionata ad iniziare dal 10/5/2003, nel corso del meeting internazionale sull’Anatra marmorizzata). L’Istituto, tra l’altro, in data 30/10/2011, non ha omesso di fare rilevare l’importanza della zona umida al Comune. In Occasione del Life Natura (soldi per molti versi bruciati visto il degrado odierno) pro Capo Feto, ho fatto parte del Comitato tecnico-scientifico presieduto dal CNR. Non aggiungo altro, ma dopo questa doverosa parentesi, mio malgrado sono costretto a chiudere con lei, visto che: “quannu u sceccu nun voli viviri è inutili fiscarici”. Enzo Sciabica.

  180. nino fiorentino | 13 aprile 2012 at 13:45 |

    Leggo solo ora l’ultimo post di Enzo Sciabica, che ha cambiato bersaglio. Ora ce l’ha con il C.N.R. . Forse perchè ha recentemente pubblicato uno studio ove si dimostra che il profilo costiero di tonnarella è rimasto praticamente immutato negli ultimi 150 anni. Per il resto concordo. Il cosiddetto ‘fazzoletto di terra’, su cui forse è il caso d’intendersi: parliamo di un appezzamento di almeno 150.000 mq! è improponibile come riserva avi-faunistica, In compenso, si presta perfettamente come sedime di tutte quelle infrastrutture che chi di competenza ( non più l’ing. Cirialli ) saprà senz’altro individuare a supporto delle numerosi funzioni assolte dal porto di Mazara. Quanto ai detti mazaresi, nel caso in questione credo che sia molto più calzante quello che recita così “A Mazara, cu si susi prima la matina cumanna”!

  181. nino fiorentino | 13 aprile 2012 at 12:10 |

    @enzo sciabica. Intanto mi compiaccio che la discussione è tornata su toni civili. Non capisco perchè continui a sciorinare le sue credenziali. Non solo non le ho mai messe in dubbio, ma mi pare di averle pure debitamente apprezzate. Escluso per quel che riguarda la sua improvvida ( a mio parere eh!) iniziativa di far inserire nel codide ‘Ispra’ una laguna di cui chiunque appartenga a quell’Istituto potrebbe constatarne l’inesistenza se solo si schiodasse dalla sedia e venisse a constatare di persona. Improvvida perchè rischia di compromettere lo sviluppo portuale di cui Mazara ha bisogno come l’aria. Un danno senza contropartita, tra l’altro, dal momento che l’interesse avi-faunistico e già più che tutelato nel nostro Comune. Sì, grazie a Lei, sig. Sciabica, che però, adesso, con la sua iniziativa rischia di danneggiare non solo il completamento del porto, ma anche la sua meritoria opera di valorizzazione dei compendi di Capo Feto e dei Gorghi tondi. Se passa l’idea che ovunque si posi un pennuto bisogna istituire una riserva nessuno si scomoderà più per ammirare la fauna selvatica nel suo ambiente naturale. In pratica, quel che è già successo per i gabbiani, che da signori dei mari si sono ridotti a frugatori di cassonetti di rifiuti urbani. Quel che metto in dubbio, invece, è che il C.N.R. non abbia fatto per bene il suo lavoro. Eppure, se non ricordo male, l’istituto fu coinvolto non poco nel progetto ‘Life natura’ che portò alla riqualificazione di Capo Feto. Fu superficiale anche allora il C.N.R.? P.S.: conosco bene la rivista Diana: era la preferita di mio padre cacciatore. E per le escursioni, no grazie: io per quelle mi metto gli scarponi, non mi accontento di parcheggiare sul lungomare fata morgana ed abbassare il finestrino dell’auto. La chiami coda di paglia, se la fa stare meglio, ma non vedo proprio che ‘sensi di colpa’ dovrei nutrire sulla vicenda. @ girolamo palermo che mi dà dell’incompetente e mi chiama ‘guardia campestre’ ho già risposto per le rime con carico d’interessi ieri su http://www.castelvetranoselinunte.it. e non mi sembra il caso di angustiarne pure i lettori di M.o.l. . Però ho trascurato di ricordargli che il Vescovo ha cose più importanti cui pensare ( ai migranti umani per esempio..). E che, a differenza del sig. Sciabica, nel suo caso una presentazione di titoli per interloquire in materia ambientale non sarebbe inopportuna, datosi che per rappresentare l’associazione ambientalista ACLI non occorre superare alcun concorso né per titoli, nè per esami. @antonino barbera, infine, che credo non sia mazarese e con cui ci si può confrontare costruttivamente: mi sono già dilungato nel risponderLe su http://www.castelvetranoselinunte.it. Sulle previsioni dell’ art. 1 ( comma 996!!!) della L. 296/’06 occorre precisare che l’opportunità di sversare in mare i detriti di dragaggio, come si faceva una volta, è concessa per facilitare le operazioni in particolari situazioni in deroga alle previsioni generali che privilegiano il conferimento dei detriti a terra soprattutto per opere di colmata e ripascimento. A parte che non mi sembra che il caso di Mazara rientri nella fattispecie di cui alla norma citata, la medesima fa comunque salve le competenze della Regione che qui continuano a privilegiare lo sversamento a terra a fini di salvaguardia del bilancio sedimentario costiero. Ricambio i cordiali saluti

  182. Caro Barbera, comprendo perfettamente quello che vuole dire (ottimo ragionamento), ma tenga conto che la laguna veneta (comprende Porto Marghera dove ironia del caso nidifica Aythya ferina, altro che anatre germanate irlandesi) si estende per 25.000 ha, mentre il litorale ad ovest della foce del Mararo è ormai un fazzoletto di terra che dalla foce del fiume percorre i resti della spiaggia di Tonnarella. Può essere mai condiviso il pensiero di chi, in questo fazzoletto di terra (ormai da preservare magari per ricordo), vorrebbe realizzare tutte le attività suggerite dal CNR (dovrebbe essere anche Istituto per la ricerca marina e costiera) e dal forestiero ingegnere Ciralli? O forse non ha ragione Girolamo Palermo che molto coloritamente, per quanto detto sopra, ha ricordato che i mazaresi sono soprannominati “Ammucca ficu”? Cordialità, con l’augurio che i castelvetranesi pretendano maggiore rispetto ed impegno per gli ecosistemi delle foci del Belice e Modione, trascurati da Provincia e Soprintendenza, E. Sciabica.

  183. Sono felice di apprendere che sul caso della colmata B o laguna di tonnarella si è verificato un certo tam tam mediatico. Tanto è vero che da un portale (http://www.castelvetranoselinunte.it/) siamo arrivati ad un altro. Nell’occasione voglio soltanto precisare che, nel filmato (http://www.youtube.com/watch?v=mhjFWbp5dmI) ho scritto che i fanghi di dragaggio del fiume Mazaro non risultano inquinati come risulta dai documenti trasmessi dal CNR di Capo Granitola che ha effettuato la caratterizzazione. Alla luce di questo perchè allora i fanghi non vengono refluiti in mare come previsto dall’ articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296?!Conosco già la sua opinione Sig. Fiorentino e la rispetto, ma sarei felice di sentire anche il parere degli altri cittadini. Sono convinto che un porto efficiente e un’area umida possano coesistere come nel caso del centro petrolchimico di Marghera che è diventato tanto famoso.

    Cordiali Saluti

  184. “Gentlissimo Nino Fiorentino, per caso sarà

    stato designato da qualche nostro amministratore comunale, forse su

    parere del CNR di Capo Granitola, di prestare servizio presso la

    “Discarica di Rifiuti Speciali – Area di stoccaggio presidiata” (parere

    del 2007 dello stesso CNR) che dovrebbe sorgere tra il porto e

    Tonnarella? Non si comprende altrimenti tutta questa sua passione nel

    sostenere il cieco programma comunale di assestare l’ultimo colpo ai

    valori paesaggistici e naturalistici (importanti anche per le attività legate

    al turismo, sia di massa che di elite) del litorale di Tonnarella. Non me

    ne voglia, ma la sua scarsa competenza in materia ambientale e

    l’ostinazione ad impegnarsi nei dibattiti su questo tema, mi lasciano

    pensare ad una guardia campestre al servizio di chi cerca d’acquisire

    sempre nuova terra. Sulla scorta delle vecchie teorie capitalistiche, infatti,

    Terra, Capitale e Lavoro erano i i fattori che facevano girare l’economia,

    ma senza il rispetto dell’ambiente, della salute delle persone, dal 1992,

    anche i capitalisti hanno notato che non si va da nessuna parte. Io sono

    condannato ad attendere che le nuove teorie si concretizzino, ma attendo.

    Nella qualità di rappresentante dell’Associazione ambientalista delle ACLI,

    confido anche nell’intervento del nostro Vescovo che ritengo condivida il

    fatto che una fonte straordinaria di vita, qual è la Laguna di Tonnarella, non

    possa essere cancellata per fare posto a discariche o a parcheggi, o a

    cantieri o a magazzini (cattedrali nel deserto, come il mercato ittico

    all’ingrosso, ad oggi buono per chi pensa solo ai propri business)”.

  185. Fiorentino Nino, veda che io, in data 16/3/2012, in seguito al suo commento del 12/12/2011, non le avrei scritto che “non mi sarei mai abbassato a risponderle”, senza che fossi documentato (soprattutto sulle analisi dei fanghi che non sono solo quelle del CNR di Capo Granitola, eseguite a quanto pare superficialmente), senza che sapessi che cosa è laguna (anche se successivi interventi antropici potrebbero fare pensare ad uno stagno costiero), senza che avessi depositato presso gli Uffici nazionali e regionali competenti, non esluso quello comunale, studi sulla Laguna di Tonnarella (riconosciuta poi zona umida d’importanza nazionale, codice ISPRA – Ministero Ambiente, TP 1109), senza che avessi scritto e pubblicato il primo libro sulla palude di Capo Feto (F&F Ced – Editori, 2005, lo legga e si renderà conto a qundo risale la mia attività di naturalista), senza che un mio progetto fosse stato prescelto (il fatto che il WWF sia ancora lì è un altro discorso) per la gestione della R.N.I. Lago Preola e Gorghi Tondi, in seguito al primo bando pubblico (8/2005) per l’affidamento in gestione di riserve naturali regionali, senza che, tra il 1982 – 1984, avessi collaborato con la rivista DIANA, all’epoca edita da Vallecchi (mi spiace non poterle comunicare il numero di tessera visto che le sto scrivendo da Monza), senza…. . Ciò nonostante sono arrivato anche ad invitarla (non a costringerla) a conoscerci ed eventualmente a concordare di eseguire qualche escursione naturalistica assieme. Lei, però, ha rifiutato l’invito, come se nutrisse sospetti e sensi di colpa. Se questo non significa “avere la coda di paglia”, che altro può significare?

  186. nino fiorentino | 12 aprile 2012 at 17:33 |

    Egr. sig. Sciabica, ribadisco che, da quel che mi risulta, i fanghi non sono tossici. Analoga risultanza, del resto, è stata ammessa su altro portale proprio da un ambientalista di nome, credo, Barbera antonino. Perchè non se la prende pure con lui? E, per sua norma e regola, io non ‘pesto l’acqua del mortaio’. Porto argomenti, chiarisco posizioni, confuto e critico asserzioni infondate. Per far questo debbo, gioco forza, tornare sugli argomenti, ma non mi pare di dire sempre le stesse cose. A differenza di Lei e di quelli come lei che continuano a chiamare ‘laguna’ ciò che laguna non è. in ogni caso non spetta certo a lei censurarmi, e l’invito a farlo, oltre a non farLe per nulla onore, denota, semplicemente, che non avendo argomenti validi per controbattermi, è tentato di ricorrere ai metodi tipici di tutti i sistemi totalitari per zittire chi, semplicemente, la pensa diversamente.

  187. Preg.mo Editore, visto che dai commenti, dalle domande e risposte contenuti nella pagina archiviata “Quale la destinazione dei fanghi…”, lei ha reso nuovamente attuale la richiesta di documenti avanzata da Fiorentino Nino, a proposito della tossicità (termine usato dal Ministero dell’Ambiente,) dei fanghi del Mazaro, mentre ha lasciato in archivio la mia risposta, precisa e puntuale, ho ritenuto opportuno farglielo osservare. Più che a me l’invito di consultare l’Archivio, ritengo che avrebbe dovuto rivolgerlo a Fiorentino al quale mi sembra che gli consenta troppo di pestare acqua nel mortaio.

  188. nino fiorentino | 12 aprile 2012 at 08:39 |

    Egregio sig. Sciabica, non so cosa Lei intenda per coda di paglia. Non sono io ad esibirmi, ma Lei con i suoi giuochi di parole ‘sacralità dell’area demaniale’, per cominciare. Demaniale sì, ma portuale. Lei sa come me, essendo mazarese, che non esiste alcuna ‘laguna’ a tonnarella. Esiste invece una palude a Capo Feto. Io non sono tenuto a partecipare ad alcuna iniziativa degli appassionati ornitologi. Lo sono di mio ed ho già riconosciuto che Mazara è oggi una città privilegiata per la tutela e l’avvistamento di trampolieri e palmipedi, avendo già due zone destinate alla protezione dell’avifauna. Che, ho ragione di ritenere, pratico da prima che le frequentasse Lei. e dove ho effettivamente notato, negli anni, un netto incremento del’avi-fauna. Grazie anche a Lei, sig. Sciabica, come ho già riconosciuto.. Ciò di cui, invece, Mazara non dispone ancora, ma ha un disperato bisogno, è di un porto come si deve, secondo le previsioni di piano regolatore, che ne indicano l’espansione a ponente. La presenza estemporanea di uccelli nell’acquitrino di risulta dell’opera foranea di delimitazione è del tutto accidentale, ed è una forzatura dal punto di vista naturalistico..non è quello il loro posto..Capisco che, dal suo punto di vista, la protezione è prioritaria, ma chi amministra ha il dovere di contemperare le esigenze e i pubblici interessi. Quello della tutela dell’avi-fauna a Mazara risulta già stra-tutelato.. Ma davvero non le pare di esagerare? P.S.: visto che cita il mio scambio di opinioni avvenuto su http://www.castelvetranoselinunte.it rimando tutti a quel portale ove ho letto che le analisi sui fanghi sono state effettuate dal C.N.R. di Mazara che non ha rilevato alcun inconveniente. Lo ha riportato, lealmente, un altro ambientalista. Ricordo inoltre che la destinazione dei detriti di dragaggio a colmata è imposta proprio da una norma di tutela ambientale creo risalente al’ 86…

  189. mazaraonline.it | 11 aprile 2012 at 18:06 |

    @Enzo Sciabica “Sono dispiaciuto del fatto che, probabilmente, l’Editore abbia tolto le mie indicazioni dalla circolazione”….. Evidentemente lei non conosce bene come funziona il sito perchè tutti gli articoli e i commenti relativi finiscono nell’archivio a cui tutti possono accedere anche a distanza di anni. Se poi lei pensava che il suo post sarebbe durato in eterno in prima pagina…..

  190. Caro Fiorentino, non deve sfidare più nessuno ad esibire “documenti” che attestino l’inquinamento dei fanghi del Mazaro, visto che nel mese di marzo le ho indicato dove cercarli e trovarli.
    Sono dispiaciuto del fatto che, probabilmente, l’Editore abbia tolto le mie indicazioni dalla circolazione. Solo così lei può continuare ad esibirsi.

  191. Fiorentino, lei potrebbe avere semplicemente la coda di paglia. Mi sembra, infatti, che all’invito di un biologo di Castelvetrano di compiere assieme escursioni nelle zone umide del mazarese, in particolare nella Laguna di Tonnarella, abbia risposto di no. Domenica 15 c.m. dato che rientro in Mazara, posso avere il piacere di conoscere lei e suo padre (esperto cacciatore) in modo da potere anche concordare visite in vs. compagnia alla Laguna, a Capo Feto o al Lago Preola e Gorghi Tondi? Grazie, E. Sciabica.

  192. vita asaro | 10 aprile 2012 at 17:49 |

    non so dirvi se quello specchio acqueo sia naturalistico o no, una cosa mi pare certa e cioè che esso è delimitato da un’orribile anello di cemento che interrompe la spiaggia
    di Tonnarella ed impedisce il libero sguardo verso l’orizzonte

  193. Alessandro Garziano | 10 aprile 2012 at 02:15 |

    Ma non è che il signor Nino Fiorentino è il biotopo..?

  194. nino fiorentino | 9 aprile 2012 at 17:00 |

    P.S.: La analisi sui fanghi sono state effettuate dal C.N.R. e non risulta la presenza di sostanze inquinanti. Lo letto su un ‘post’ a firma di un ambientalista. Come la mettiamo, sig. Palermo?

  195. nino fiorentino | 9 aprile 2012 at 16:37 |

    Sfido il sig. Palermo a mostrare un documento che dimostri che i fanghi sono altamente inquinanti. Inoltre la colmata ‘B’ non è un ‘biotopo’, ma una area destinata a servizi portuali secondo il piano regolatore portuale vigente. Il c.d. bitopo si trova 3 km ad ovest, nei pressi di Capo Feto. Da quel che mi risulta per effettuare i dragaggi, quel minimo di dragaggio indispensabile per non far chiudere il porto, sono stati seguiti scrupolosamente tutti i passaggi previsti. Quanto alla c.d. biodiversità se il sig. Palermo si riferisce al fatto che di, tanto in tanto, un trampoliere indugia nell’acquitrino, sappia che appena ieri rimiravo un airone bianco tranquillamente posato a piazzale Quinci, a 2 metri dalle auto in sosta. Che facciamo ora, sig, Palermo, definiamo ‘biotopo’ il centro storico di Mazara?

  196. Gentili titolari degli stabilimenti balneari di Tonnarella, in occasine della vostra riunione del 11 aprile c.a vi invito a discutere l’argomento riguardante lo smaltimento dei fanghi del fiume Mazaro, che risultano altamente inquinati che l’Amministrazione comunale vuole conferire nella ex colmata b o Laguna di Tonnarella senza considerare le conseguenze catastrofiche che arrecherebbe atutta la costa riguardante Tonnarella. Sarebbe opportuno considerare questo biotopo come fattore di sviluppo turistico da integrare alla vostra attività per la sua valenza naturalistica che io definisco -UNO SCRIGNO DI BIODIVERSITA’-. Cordiali saluti è buon lavoro.Girolamo Palermo

  197. Se parliamo dei lidi essi esplicano un’attività commerciale ed in quanto tali hanno già detratto l’IVA pagata alla Belice dall’IVA dovuto allo Stato ; Le ditte non hanno subito alcun danno.

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