Angela Rizzo: “La valle dei ricordi”

Angela Rizzo

La valle dei ricordi
Mazara del Vallo: piccola Spoon River

Anno 2006

prezzo (indicativo)  € 10,00

Edizioni Edi Pipitone

Nell’epoca in cui imperversano nuovi conformismi e inedite forme di bigottismo, la riproposta dell’Antologia di Spoon River non è banale né casuale. Ci aiuta a rovesciare il nostro cannocchiale, a ribaltare la prospettiva storica, a ridimensionare l’arrogante presunzione di chi a forza guardare il lontano non riesce a intravedere il vicino. A quel mondo, a quei versi, a quell’umanità si richiama Angela Rizzo che ha riletto per noi l’opera di Masters, riscrivendola e declinandola nella dimensione locale della sua città, Mazara del Vallo.

Un modo di raccontarne la storia con la tenera affettuosità di chi si piega a raccogliere le voci sigillate nelle carte degli archivi, le vicende individuali più nobili e più infime, le piccole gesta di amore e fellonia, le tragiche cronache familiari dimenticate. Riaffiorano dalle ombre del silenzio nomi e profili di uomini e donne, più marginali che illustri, i morti di colera e i condannati al rogo dall’Inquisizione, le vittime di incidenti e i suicidi, che da un angelo hanno ricevuto la fune per sospendere nel vuoto la pena”. La più parte è trapassata “in compagnia della povertà”, alcuni sono entrati per caso nella storia degli atti municipali perché protagonisti di episodi curiosi, di piccole azioni patriottiche, di sanzioni amministrative o di pubbliche gratificazioni.

Nel riprendere a vivere, al soffio di un vento pietoso che “stanco di giocare con le foglie si raggomitola sotto un cipresso”, queste diafane parvenze di anime fragili sembrano oscillare e volteggiare nell’aria “come foglie cadute dall’albero”, si dondolano “sull’amaca del nulla”, dormono avvolti nei loro manti neri o scavalcano “bianche nubi”, come il bandito Catinella, meglio noto col nome di Sataliviti, che in vita soleva spiccare grandi salti dalle mura della città e da una riva all’ altra del fiume per sfuggire alle forze dell’ordine. Alle rocambolesche imprese di ladri e briganti, barboni e prostitute, si mescolano le invettive contro la città del vescovo Scalabrini, i rimpianti del medico e storico locale Filippo Napoli, le note ancora palpitanti d’ebbrezza suonate dal maestro Giattino, che nelle corde del violino “svaporava l’angustia della vita” e si faceva “folletto o satiro beffeggiatore”.

In questa piccola galleria di fulminanti ritratti varia e strampalata è l’umanità rappresentata: dall’avvocato possidente al sacerdote usuraio, dal traghettatore del fiume all’accalappiacani punito per eccessiva indulgenza, dal pescatore ricompensato per un’opera di salvataggio al carceriere ridotto a carcerato, dal preside pedante alla maestra impegnata a trasmettere il suo sapere, “dalla calligrafia alla creanza”. Per molti di questi personaggi, nessuno dei quali immaginario, la città ovvero la vita è stata un “folle e buio labirinto” ove aggirarsi senza voglia né forza di trovare scampo, finché la morte indicò l’uscita”.

Nella Spoon River mazarese di Angela Rizzo, il cui tono complessivo sembra oscillare tra pietà ed ironia, ognuna di queste oscure esistenze di persone ordinarie assume grandezza e nobiltà memorabili, diventa esperienza biografica significativa. Il racconto polifonico che l’autrice ha saputo costruire, attraverso il suggestivo gioco intertestuale delle citazioni letterarie e delle fonti scritte e orali, restituisce uno scorcio di un certo interesse socio-antropologico di questa estrema provincia della Sicilia, sospesa tra Ottocento e Novecento.

Sul tempo che scivola effimero come il vento, tra le fronde degli alberi e volti degli uomini, fino a consumare “lo spirito che fugge dentro il nulla”, la poesia celebra il primato della memoria che sconfigge la morte e riscatta la vita. Noi siamo quel che ricordiamo e quel che gli altri ricordano di noi. La memoria che invocano e rievocano gli uomini e le donne di questa breve antologia è quella stessa che fa dire a Borges che “noi non siamo mortali perché viviamo nel passato e nel futuro, perché ricordiamo un tempo in cui non esistevamo e prevediamo un tempo in cui saremo morti”.

[Antonino Cusumano]

L’ autrice:

Angela Rizzo, nata a Venezia, risiede a Mazara del Vallo. Laureata in Filosofia nel ’77 e in Lettere Moderne nel ’96. Ha conseguito il diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari e ha curato per diversi anni la direzione dell’archivio storico comunale della città in cui vive.

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