Mazara del Vallo. La Marina illustra i dettagli del sequestro lampo del motopesca Twenty One

mp twenty one

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MAZARA DEL VALLO. Emergono nuovi particolari sul sequestro lampo del peschereccio mazarese Twenty One, avvenuto ieri nel canale di Sicilia a opera delle autorità tunisine. A fornirli è stata la marina militare, che in una nota ha fatto il punto su quanto avvenuto nel mar Mediterraneo. Il motopesca era stato fermato, in mattinata, da una motovedetta della marina tunisina. Il rilascio del Twenty One è avvenuto, poi, grazie all’intervento di una nave della marina militare italiana, che si trovava in navigazione in zona. La vicenda, per fortuna, si è presto chiarita e tutto si è risolto bene, grazie anche, come si legge nella nota della forza armata, “allo spirito di collaborazione da tempo in atto tra i due Stati e tra le due marine”. Dunque, si è evitato che il natante mazarese venisse condotto in Tunisia, come recentemente accaduto al Twenty Four, rimasto fermo nel porto di Sfax per circa un mese. A intervenire è stata la nave “Comandante Foscari”, dopo una segnalazione del peschereccio italiano End. Appena ricevuta la notizia, hanno sottolineato allo Stato maggiore della marina, la nave Foscari si è diretta verso la posizione del peschereccio e ha lanciato in volo l’elicottero imbarcato “per chiarire la situazione”. Cosa che è effettivamente avvenuta, con il Twenty One rilasciato alle 10,30. Poco dopo, il comandante del Twenty One ha rassicurato la marina che l’equipaggio, composto da tre italiani e sette tunisini, stava bene. In ogni caso, il capitano di fregata Mario de Rosa, comandante della Foscari, ha inviato a bordo del motopesca un team ispettivo per verificare le condizioni generali dell’equipaggio del peschereccio e per verificare la dinamica degli avvenimenti. Dunque, tutto si è risolto nel migliore dei modi e, almeno per questa volta, si è evitato il solito copione al quale siamo abituati ad assistere nei numerosi casi di sequestri di pescherecci mazaresi.

[fonte Televallo]

7 Comments on "Mazara del Vallo. La Marina illustra i dettagli del sequestro lampo del motopesca Twenty One"

  1. Sig, Fiorentino purtroppo per i sequestri non sempre avvengono nel mammellone  i nostri comandanti lo sanno benissimo  l’incontro della motovedetta tunisina  fuori dal mammellone si concludeva  quasi sempre con un abbordaggio e successivo dirottamento  in passato sono stati sequestrati peschecci addirittura senza pesce a bordo e  a nulla e’ servito l’istallazione del blu box ( Sistema di Controllo Satellitare Pesca  è un sistema di localizzazione e controllo delle navi da pesca nazionali basato sull’utilizzazione di tecnologie satellitari.) 
    La presenza quasi costante esattamente dal 1959 delle nostre Unita’ Militari in attivita’ di Vigilanza Pesca  e’ servita   anche con l’uso della forza a  salvare tantissimi pescherecci dentro e fuori il mammellone .

  2. nino fiorentino | 29 ottobre 2012 at 09:40 |

    Asaro e Cremona forniscono elementi interessanti, ma evitano il punto cruciale: qui non si tratta di acque territoriali, come dice giustamente Cremona, bensì di ZEE, che, ricordo, può estendersi, ove lo consenta il mare libero antistante, anche molto al di là, anche delle acque territoriali, fino a 200 miglia dalla costa: questo per la Tunisia non é possibile, lo é invece per la Libia, che però si é limitata ad una 70ina di miglia. Qui c’è un ulteriore complicazione per il solo tratto corrispondente al golfo della Sirte, ove il limite delle acque territoriali, fissato dai libici e da cui si comincia a considerare la ZEE, é contestato dall’intera comunità internazionale. Ma diversamente da quel che lascia intendere Cremona, uno Stato costiero che rivendichi una Zona economica esclusiva, anche per fini di sfruttamento pesca, può abbordare un peschereccio battente altra bandiera, che la vìoli, pescandovi, per dirottarlo in suo porto. Non può, però, ricorrere all’uso delle armi, né, una volta in porto, detenerne l’equipaggio a terra. Tenendo presente questi concetti ritengo si possa comprendere chi sbaglia dove. Nel caso in questione non vi sono sufficienti elementi di valutazione: non é dato sapere, infatti, se il twenty one si trovasse al di fuori del mammellone, o se fosse ‘in zona’, come si suol dire, ma non si trovasse in attività di pesca. In entrambi i casi non poteva essere dirottato.

  3. Sig, Asaro  lei e stato chiarissimo   centrando  il problema , voglio solo segnalare e portare a conoscenza che   la Tunisia con la legge n. 2005-50 del 27 giugno 2005  ha istituito la propria Zona Economica Escusiva (ZEE)  in questa legge oltre a esercitare i diritti sovrani ai fini dello sfruttamento, esplorazione, conservazione, gestione e protezione delle risorse naturali biologiche o non biologiche delle acque sovrastanti, del fondo e del sottofondo del mare La legge citata, prevede  e riconosce  agli Stati  terzi la libertà di transito e l’esercizio degli altri diritti previsti dalla Convenzione del Diritto del Mare .
    Con questa  legge che finalmente  riconosce i Diritti della Convenzione  del Mare penso che i nostri Legislatori possono cambiare qualcosa per il bene della nostra flotta.

     

  4. Forse non ha capito quello che ho scritto sulla sovranità del mammellone, per la Tunisia la sovranità e’ tunisina ,l’Italia non riconosce ,ma solo implicitamente,la sovranità e lo evidenzia con il decreto sul mammellone proibendone la pesca alle sole navi italiane.Risultato la Tunisia può sanzionare ,un natante italiano che pesca nel mammellone , secondo le sue procedure. L’Italia può sanzionare un natante italiano che pesca nel mammellone. Questo per quanto concerne la pesca. La Tunisia ha la sovranità del mammellone come acque territoriali , l’Italia non Riconosce quella sovranità in linea di principio. L’Italia non può andare oltre perché c’è un altro problema la divisione della zona economica,petrolio  ,pesca,diritti di passaggio,..etcc  e quella è una contesa molto più dura ed amara 

  5. Sig Asaro perche parla di sequestro , di quel poco che so di navigazione internazionale il sequestro va fatto solo in acque territoriali , il mammellone sono acque internazionali    a maggior ragione quando e’ presente (quasi sempre) l’ unita Militare in operazioni di vigilanza pesca  qualsiasi infrazione nella zona e’ di competenza Italiana.

    La mia domanda e’ un’altra con il caro gasolio e la forte crisi della nostra Marineria 
    non sarebbe il caso di rivedere e modificare il vecchio decreto del 1979  autorizzando dei periodi di pesca nel mammellone.

  6. Non è un accordo italo tunisino. È un decreto italiano , unilaterale. Un atto unilaterale a cui ,finora, e’ corrisposto un comportamento, unilaterale, della tunisia responsabile:  “una procedura amministrativa ” in caso di sequestro. È ,da parte nostra,un riconoscimento  della sovranità tunisina in quelle acque senza accettarne la sovranità ,poiché noi legiferiamo sull’uso di quelle acque.. Questo ha consentito in questi 30 anni a rendere sopportabile la “guerra del pesce con la Tunisia”.  così e’ se vi pare. Il decreto se non ricordo male e’ del sottosegretario Francesco evangelisti ed ha avuto l’amaro consenso dei rappresentanti degli armatori in sede di commissione centrale della pesca 

  7. Se non arrivava l’unita della Marina , questo sarebbe stato un’altro atto di pirateria (E’ UN MIO PENSIERO) in acque internazionali con relativa richiesta di  riscatto  per liberare il motopesca.
    Questo tratto di mare detto “Mammellone” nasce e viene disposto con Decreto Ministeriale del 25 settembre 1979  come  zona di ripopolamento e in cui è VIETATA LA PESCA AI CITTADINI ITALIANI  e alle navi battenti bandiera italiana al fine di assicurare la tutela delle risorse biologiche.
    Se una nostra Unita Militare in pattugliamento nel Mammellone intercetta e scopre in 
    flagranza  un Moto pesca Italiano   in attivita’ all’interno della zona protetta non lo sequestra ma comunica al Comandante di interrompere immediatamente la pesca e di  uscire dalla zona con relativo inoltro di  Verbale  Amm/vo  dell’infrazione , stessa cosa  dovrebbero fare  i Tunisini, visto che la zona nasce da un accordo italo tunisino nel 1979
    Non ho mai capito e non voglio fare commenti , ma  con tutto il rispetto del tratto di mare confinate con la Tunisia ma Questo Divieto di Pesca che vale solo  per i nostri pescherecci non potrebbe essere controllato da periodi di pesca con relativi fermi biologici  , sono passati oltre 30 anni dal divieto  ormai sappiamo molte cose sul ripopolamento ittico considerata la crisi della nostra flotta penso che sia giusto iniziare a sfruttare nuovamente questa zona anche con l’uso delle nostre unita’ Militari (Stanno quasi sempre li) per il controllo e la difesa degli abbordaggi

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