La scuola media “G.Grassa” di Mazara del Vallo parla l’Esperanto avviato progetto Comenius

 MAZARA DEL VALLO. Nell’anno scolastico 2011/12 sono stati avviati corsi di Esperanto c/o la SMS “G.Grassa di Mazara, tenuti da insegnanti provenienti dalla Comunità Europea. Alunni e docenti hanno seguito le lezioni con notevole entusiasmo, scoprendo la validità della nuova lingua che consentirà loro di essere a pieno titolo cittadini europei.
Il progetto Comenius permetterà alla nostra comunità scolastica di incontrare alunni e docenti provenienti dall’Ungheria e dalla Germania e relazionarsi con loro esclusivamente in esperanto.
Questo interscambio culturale sarà l’occasione per tutti di accrescere le proprie competenze e di sentirsi cittadini attivi in Europa.

[P. La Melia]

 

22 Commenti

  • Corrado Sansone scrive il 6 novembre 2012, 18:51

    La solita inutile perdita di tempo per eludere le materie tradizionali.
    Non dico il latino ma che gli alunni delle medie cominciassero davvero a studiare la grammatica italiana come si deve sarebbe più logico oltre che più utile. La base propedeutica per ogni altra lingua straniera è sempre la conoscenza dell’impianto della propria lingua
    L’esperanto è scientificamente dimostrato che non serve a nulla e per la cronaca non viene neanche considerato titolo per qualsiasi inserimento futuro nel mondo del lavoro.
    Piaccia o non piaccia è l’inglese la lingua universale.
    Essere cittadini attivi dell’Europa è un’altra cosa non certo ‘sta cavolata qui!!!

  • nino fiorentino scrive il 7 novembre 2012, 8:21

    Condivido. Io farei studiare lo spagnolo in aggiunta all’inglese, che nel mondo é anche più parlato della lingua di Shakespeare.

  • pino giacalone scrive il 7 novembre 2012, 9:29

    Pienamente d’accordo con il Sig. Sansone. inglese, inglese e ancora inglese. Per esperienza, nelle multinazionali, quelle serie, il colloquio in lingua inglese è quasi obbligatorio. 
    Di certo non ti dicono ” mi commenti il 4° canto della Divina Commedia o mi citi i primi versi dell’Iliade”. Sono solo stupidate e niente più
    ps: la conoscenza della SOLA lingua inglese ormai  non serve più. ne occorre una altra.

  • Carlo Minnaja scrive il 9 novembre 2012, 21:50

    Esistono vari studi su riviste di pedagogia che dimostrano come l’insegnamento propedeutico dell’esperanto, lingua, semplice, logica e regolare, sia di grande vantaggio sia per l’approfondimento della lingua propria che per lo studio di altre lingue straniere. Tra l’altro vi è la relazione di una Commissione istituita dal nostro Ministero, con ampia bibliografia. L’esperanto è da tempo una realtà ben concreta nella comunicazione internazionale e nella intermediazione tra culture diverse, cosa di cui non si può vantare una lingua etnica e monoculturale. Si arriva ad una conoscenza migliore dell’inglese dopo un anno di esperanto e due di inglese che non dopo tre anni di inglese, quindi è bene che gli alunni di Mazara intanto comincino con l’esperanto, che apre loro una visione del mondo e dei popoli certo più vasta di una (sola) lingua straniera.
    Carlo Minnaja

  • Graziano Ricagno scrive il 9 novembre 2012, 22:08

    Quando cesserà il vezzo di mettere in opposizione l’esperanto e l’inglese? Si tratta di due cose diverse e indipendenti. L’esperanto per esempio offre una visione culturale a 360 gradi, cosa che una formazione monoculturale non può fare. Chi chiama in causa la scienza dovrebbe conoscere almeno questo vantaggio dell’esperanto.

  • ivan marino scrive il 10 novembre 2012, 0:06

    L’arabo vi fa proprio tanto schifo? Secondo me potrebbe servire di piu’…

  • Renato Corsetti scrive il 10 novembre 2012, 8:51

    A me l’arabo non fa schifo per niente, anzi lo sto studiando per capire quante cose ha in comune con l’esperanto, che come lingua ha un po’ elmenti di tutte le lingue. Comunque chi oggi e’ per l’inglese e contro l’esperanto lavora perche’ i suoi figli domani imparino il cinese. Un grande arabo, Ibn Khaldoun, lo disse secoli fa: il vinto sempre vuol somigliare al vincitore.

    Per un atteggiamento piu’ aperto ed egalitario l’espernato e’ quello che ci vuole.

    Cordialmente

    Renato Corsetti

  • Dario Lucà scrive il 10 novembre 2012, 8:58

    L’arabo potrebbe servire di piu’? si, se devi trasferirti in Tunisia. Se però rimani al tuo paese non ti serve, (nel senso: nessuno studio scolastico di una lingua straniera ti consentirà di arrivare a conoscere la lingua in modo sufficente da poterla veramente usare, ergo nessuno ti pagherà per la tua conoscenza, scarsa, di una lingua straniera).
    Tuttavia mentre studiamo una lingua straniera iniziamo ad assimilarne la cultura. (un pò come succede con l’inglese: dopo sessantanni in cui lo stato si è impegnato ad insegnarci l’inglese, i risultati sono piuttosto scarsi. l’inglese in gran parte non lo conosciamo, però indossiamo magliette con scritte americane, sempre più negozi hanno insegne con nomi inglesi, ecc. Perciò se vogliamo re-arabizzare Mazara studiamo l’arabo ;-). Con l’esperanto in effetti ci sarebbe parità tra i parlanti di lingue diverse.

    Inoltre si apprende in molto meno tempo. poi certo, se devi emigrare in germania ovvio studia il tedesco.

  • Luigia Oberrauch Madella scrive il 10 novembre 2012, 9:08

    Mi piace l’affermazione del signor Giacolone quando dice:”La conoscenza della SOLA lingua inglese ormai non serve più. Ne occorre una altra.”
    L’inglese assomiglia a una rosa rossa, un fiore molto bello e apprezzato. Ma chi gradirebbe un giardino colmo di rose rosse, senza nessun altro fiore? In campo linguistico, l’attuale uso internazionale senza regole dell’inglese può produrre un giardino simile. Nel mio giardino delle lingue vedo volentieri l’italiano, il francese, l’arabo, il cinese, l’inglese, il tedesco, l’esperanto, …. perché tutte le lingue sono belle. Ma l’esperanto ha qualcosa che le altre lingue non hanno: è neutrale.

  • Ignazio scrive il 10 novembre 2012, 9:17

    - Campanilismo
    Siccome non vogliamo che si adotti una lingua già esistente (che non è la nostra) ne costruiamo una in laboratorio e quella usiamo. L’esperanto è campanilismo, non possiede la dignità di una lingua e non è mai veramente nata. Le lingue si sviluppano con i millenni, il sangue e il vissuto dei popoli. Questo è quello che io penso, ma posso anche sbagliare.

  • atitone scrive il 10 novembre 2012, 9:27

    quoto @Ivan Marino, se avessimo confermato un bilinguismo specifico, magari a prerogativa e obbligo per alcune posizioni lavorative, cosi come fatto in altre provincie, ci avremmo di sicuro guadagnato tutti.
    Poi lascio ai linguisti le opinioni su quale sia la lingua più corretta da studiare, certo “piaccia o non piaccia” oggi si parla ovunque l’inglese e cosi come fatto a Castelvetrano/Campobello, sarebbe utile istituire dei corsi gratuiti per tutti, affinché nei locali commerciali o nelle pizzerie di Mazara non si debba sempre fare da interprete per gli amici stranieri.

  • Corrado Sansone scrive il 10 novembre 2012, 9:39

    @Graziano Ricagno – Carlo Minnaja

    Il sottoscritto ha avuto la fortuna di studiare per diversi anni, discretamente oltre la propria lingua anche con lo stesso impegno il francese, il tedesco e l’inglese e quando dico studiare includo oltre l’impianto grammaticale anche le relative letterature.e con insegnanti di madre lingua.
    Personalmente non riesco a vedere questo “tutto tondo” culturale nell’esperanto.
    Ma non sta qui il motivo del contendere.
    Ciò che io sostengo è che oggi la scuola sforna un numero considerevole di analfabeti con titolo di studio e ciò invitabilmente si trasmette anche alla classe docente.
    Fino agli anni ’60 il sei in qualunque materia era realmente una conquista e chi conseguiva la maturità con il massimo dei voti vedeva il suo cognome pubblicato sui quotidiani.
    Oggi assistiamo ad un numero esorbitante di maturi con il massimo e ciò mi si deve consentire suona strano oltre che assurdo sul piano statistico.
    Lo studio è un diritto e su questo non ci piove ma voglio ricordare che per converso lo stesso diritto non può concedersi anche ai titoli di studio pena il loro svilimento.
    Qualcuno mi spiega che senso ha studiare l’esperanto quando l’uditorio è convinto che la ” consecutio temporum ” sia una forma di accanimento terapeutico?
    Sapete che oltre il 50% dei mazaresi pronungia con convincimento plassi,platina,apperitivo,gli analisi oppure la Comune?
    Di certo queste non sono forme dialettali bensì carenze scolasticamente ataviche.
    Oggi leggere Cicerone è un piacere certamente, ma domani quando gli storici leggeranno gli atti di Di Pietro potremmo dar loro torto se penseranno che nella nostra era anche gli analfabeti potevano far carriera?

  • Ignazio scrive il 10 novembre 2012, 11:30

    - Gli esperantisti Carlo Minnaja, Graziano Ricagno, Renato Corsetti, Dario Lucà, Luigia Oberrauch Madella, hanno potuto esprimere il loro parere. Gli altri che ne pensano?

  • Andrea Fontana scrive il 10 novembre 2012, 21:48

    Buongiorno a tutti.
    Trovo curioso l’argomento del campanilismo, invocato dal signor Ingazio.
    A dire il vero, le cose sembrerebbero stare proprio all’opposto: da una parte c’è una prassi storica (sostanzialmente esito della logica del più forte e della sopraffazione di alcuni popoli ad opera di altri) che consiste nel dire: A è forte (magari ha vinto una guerra), B,C, D, E ed F sono deboli (magari l’hanno persa), allora tutti quanti devono parlare la lingua di A (che invece non deve fare nessuno sforzo per comunicare con gli altri: lo sforzo lo fanno tutti gli altri al posto suo…); dall’altra prte c’è invece la logica egualitaria e democratica per cui A, B, C, D, E ed F, volendo comunicare in modo nonviolento e senza sopraffazioni e privilegi, si dispongono in un ampio cerchio, e indipendentemente da chi è forte e chi è debole decidono di muoversi tutti, linguisticamente, verso il centro di questo cerchio, facendo tutti uno sforzo (il più piccolo possibile) per avvicinarsi reciprocamente. Questa seconda logica, questa logica di fare ciascuno un “passo linguistico” verso gli altri, e di incontrarsi al metà strada, è la logica dell’esperanto (che del resto è democratico anche all’interno dei singoli paesi, perché mette le persone delle diverse classi sociali sullo stesso piano rispetto al diritto di comunicare internazionalmente, visto che tutte le sperimentazioni mostrano che la lingua può essere acquisita in modo pienamente soddisfacente in un tempo veramente breve, e quindi è adattissima ad essere insegnata nel periodo della scuola dell’obbligo – anzi, in una frazione di esso – ottenendo risultati che con le lingue etniche soni impossibili).
    Cos’è, invece, il campanilismo? Campanilismo è un inglese che va in giro con la Torre di Londra e la Union Jack (la bandiera del Regno Unito) stampate sulla maglietta…
    Se la stessa cosa la fa un ragazzo italiano, quello è o campanilismo verso un altro paese (il Regno Unito, che viene amato tanto quanto, o addirittura preferito al, proprio paese), oppure – se il ragazzo in questione indossa quella maglia perché pensa che così acquista un’aria più “internazionale” – si tratta di semplice ingenuità e di schietto provincialismo (perché la Torre di Londra, per bella che sia, non è il palazzo dell’Onu né la sede dell’Unesco, bensì è un grosso… un grosso campanile! – peraltro di un altro paese).

  • ivan marino scrive il 11 novembre 2012, 13:31

    Esperar= aspettare, sperare…..

  • edvige tantin scrive il 12 novembre 2012, 14:33

    Non voglio entrare in polemica con nessuno, vi chiedo pero’ di riflettere attentamente sul questo tema cosi’ importante. Mi permetto di sottoporvi alcuni spunti :
    1) l’inglese e’ la lingua degli inglesi, degli anglosassoni. Perche’ io, italiano debbo essere obbligata ad impararla con enorme dispendio di denaro, energie e tempo, mentre gli inglesi, gli anglosassoni non imparano la mia lingua, risparmiando denaro-energie-tempo, e mentre io studio inglese, loro studiano altro e se ne avvantaggiano indebitamente?
    2) chi possiede la lingua, possiede il potere, guai ai vinti! (lo diceva qualcuno ancora alcuni secoli fa). Io non voglio essere suddita, ma cittadina a pieno titolo. La mia lingua non ha niente da invidiare all’inglese, anzi…, per cui… perlomeno la par condicio.
    3) di quale inglese stiamo parlando? Il londinese, quello di Edinburgo, Oxford, Cambridge o quello australiano o indiano o sudafricano? O meglio ancora di un inglese di quale variante usata negli USA?
    4) avete viaggiato? siete stati in Gran Bretagna? Scommetto che non avete capito un granche’ e quindi vi siete trovati in condizioni di assoluta inferiorita’, magari con la vergogna di non padroneggiare a sufficenza l’inglese… E con gli inglesi che non cercano minimamente di capirti ed aiutarti: tu DEVI sapere la loro lingua, e’ ovvio.
    Se non avete sperimentato questa situazione, vi sara’ difficile capire che cosa significa trovarsi sullo scalino piu’ basso della comunicazione, essere considerati dei poveri di spirito.

    Non serve discutere tanto: provare per credere! Sia il caso “inglese” sia il caso “esperanto”. Tutto il resto son chiacchere…………………………..
    Edvige Tantin

  • Giordano Formizzi scrive il 12 novembre 2012, 18:55

    Soltanto chi non ha mai pensato che la storia dei singoli e dei popoli possa essere migliorata, che le prospettive esistenziali abbiano un esito diverso da quello che finora hanno avuto, può affermare solo l’inglese e sempre l’inglese. E’ la mentalità dello schiavo senza speranza, dell’oppresso senza avvenire che fa accettare incondizionatamente il dato di fatto come l’unico possibile. L’imposizione dell’inglese è frutto di una mentalità imperialistica spinta al dominio del mondo: programma assurdo e irrealizzabile e, comunque, da contrastare con ogni mezzo. Ecco che cosa vuol dire non rendersi conto delle conseguenze dell’assolutizzazione dell’inglese in tutte le scuole del mondo. Umberto Eco nel suo libro LA LINGUA PERFETTA, ha affermato che l’esperanto ha tutte le caratteristiche necessarie per dioventare la lingua del mondo, come a suo tempo l’ebbero il francese e l’inglese. La data che segna l’inizio del colonialismo culturale è quella del 1918: gli americani hanno voluto soppiantare l’egemonia del francese fino a quel momento assai diffusa. E’ la guerra del più forte contro il più debole. Come si fa a non capire che imporre a tutti popoli la lingua di un solo popolo è una discriminazione contraria alla dignità dell’uomo rappresentata nelle singole nazioni? La presunta facilità ad apprendere l’inglese è una bella favola del ‘dittatore culturale’ insita nell’imperialistica mente del despota.

  • Ignazio scrive il 12 novembre 2012, 19:02

    Gentile signora Edvige Tantin, Presidentessa dell’Associazione Esperantista Triestina, Le faccio un servizio. A beneficio dei Mazaresi e con l’ausilio del traduttore di Google (io non lo so fare) traduco quanto da Lei sopra esposto.

    Facciamo sentire il suono dell’esperanto ai Mazaresi.

    Mi ne eniros en debato kun neniu, mi petas vin, tamen, ‘zorge pensu pri ĉi tiu temo tiom’ grava. Mi petegas submeti kelkajn ideojn:
    1) la angla kaj ‘la lingvo de la angla, la anglosaksoj. ‘Cause mi, mi devas esti devigata lerni italan kun enorma kvanto de mono, tempo kaj energio, dum la britoj, la anglosaksoj ne lernas mian lingvon, energio-ŝparado mono kaj tempo, kaj dum mi studas la angla, ili studas pli kaj se troe profitus el tio?
    2) Kiu posedas la lingvon, posedas la povon, ve al la venkitoj! (Mi diros al iu ankoraŭ kelkaj jarcentoj). Mi ne volas esti underling, sed plene disvolviĝinta civitano. Mia lingvo ne estas neniel pli malalta ol la angla, sed …, tiom … almenaŭ nivelon ludado kampo.
    3) pri kiu ni parolas angle? La London, por Edinburgo, Oxford, Cambridge aŭ la Aŭstralia aŭ Sudafrika aŭ barata? Aŭ pli bone ankoraux anglan kiel varianto uzata en Usono?
    4) vi vojaĝis? vi estis en la UK? Mi vetas vi ne komprenis ke granda “kaj poste vi trovis vin en absoluta subeco ‘, eble kun la honto de ne sufiĉeco regi la anglan … Kaj kun la angla, kiu ne celas kompreni vin kaj helpi vin iamaniere: vi DEVAS scii ilia lingvo, kaj ‘evidenta.
    Se vi ne spertis tiun situacion, estos ‘malfacile kompreni kion signifas esti sur la ŝtupo pli’ malalta komunikado, konsiderata kiel la malriĉaj en spirito.

    Vi ne bezonas diskuti multe: provu ĝin! Esti la kazo “angla” estas la kazo “Esperanto”. Ĉiuj ceteraj estas babilejo …………………………..
    Hedwig Tantin

  • Corrado Sansone scrive il 12 novembre 2012, 19:15

    @Edvige Tantin
    Il problema sta nei numeri e nelle economie dei singoli stati tant’è che ormai sta diventando quasi obbligatorio imparare anche il cinese.
    L’italiano è parlato solo da 60milioni di persone mentre la lingua Inglese è parlata nel mondo da più di un miliardo di persone considerando anche l’India dove essa è considerata come lingua ufficiale sussidiaria.
    Aggiungo inoltre che l’informatica parla solo inglese e che nella gra parte dei congressi scientifici la lingua adottata è l’inglese.
    In poche parole uno può parlare l’esperanto come l’Ave Maria ma se non conosce l’Inglese e parla solo l’Italiano non potrà mai raggiungere alti livelli di specializzazione professionale.

  • Andrea Fontana scrive il 12 novembre 2012, 23:44

    @Signor Sansone
    Buongiorno.
    Credo che comunque pochissimi esperantisti negherebbero l’importanza, ad oggi, di conoscere l’inglese. Però, come lei fa notare, oggi è l’inglese, domani il mandarino, ieri il cinese… Insomma affidarsi a una lingua nazionale, convincendosi che possa essere la soluzione definitiva del problema della comunicazione internazionale, è una cosa irrazionale (e confutata da tutta la storia umana fino ad oggi).
    Pensare che, una volta studiata al meglio possibile una lingua nazionale usata vastamente nel mondo, quella sarà e rimarrà LA lingua internazionale per sempre, è un’illusione, e dopodomani bisognerà abbandonare la lingua studiata e approcciarne un’altra (a questo proposito faccio notare che, al momento del lancio dell’Esperanto, nel 1887, l’obiezione era che non serviva perché “tanto c’è il… francese”; da questo punto di vista, il “francese lingua internazionale”, che avrebbe dovuto rendere inutile l’esperanto – una lingua nata apposta per la comunicazione internazionale: neutrale e facile – , è bell’è morto… Chi ha fatto in tempo a studiare ancora il francese, negli anni 50 e 60, ha “preso la fregatura”… L’attuale crescita del mandarino, e la ripresa di terreno del russo e dell’arabo, fanno pensare che anche la fine dell’ “inglese lingua internazionale” sia tutt’altro che improbabile, e neanche tanto lontana nel tempo – forse una quarantina d’anno – soprattutto se la Cina continuerà a crescere e gli USA a stagnare… Sa quanto è difficile lavorare con la cina, se non si parla il cinese?).
    Ad ogni modo, dato per accettato che oggi come oggi non si può ignorare il ruolo dell’inglese, un metodo straordinariamente efficace per studiarlo (così come per studiare qualunque altra lingua nazionale) passa proprio attraverso l’esperanto. Voglia cortesemente dare un’occhiata a questo articolo di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Paderborn_method
    In sostanza, con lo stesso numero di ore di studio si raggiunge una conoscenza SUPERIORE dell’inglese, e in più si è fatto in tempo a studiare anche l’esperanto…

  • Andrea Fontana scrive il 12 novembre 2012, 23:50

    Singnor Sansone,
    mi scusi…
    Dimenticavo che c’è anche questo articolo molto importante, che è collegato a quello che già le ho citato: http://en.wikipedia.org/wiki/Propaedeutic_value_of_Esperanto
    Buona lettura…

  • Corrado Sansone scrive il 13 novembre 2012, 8:59

    @Andrea Fontana
    Conoscevo i link suggeriti ma La ringrazio ugualmente perchè mi ha dato la possibilità di rileggerli.
    Non ho mai messo in dubbio la facilità di apprendimento dell’esperanto d’altronde considerato l’impianto non potrebbe essere diversamente.
    Ciò che volevo mettere in evidenza prima è che la pressochè totale conoscenza dell’analisi logica e grammaticale della propria lingua preclude seriamente la corretta conoscenza delle altre lingue.
    Un esempio per tutti il tedesco dove le declinazioni la fanno da padrone praticamente in tutta una frase e se non si conosce la differenza tra il nominativo ed il dativo uno può a volte farsi capire ma fa sempre la figura del semi analfabeta.
    Lei accennava al russo, parlarlo è una cosa scriverlo aldilà dei caratteri è un’altra cosa!
    La domanda che io mi pongo è in quale grado di scuola viene insegnata la grammatica italiana?
    Concludo dicendo che oggi la scuola elementare e media sono diventate dei contenitori dove si cerca di inserire di tutto e le carenze che uno vi acquisisce se le porta dietro anche dopo l’università trasmettendole anche ai successori.
    Con simpatia Corrado Sansone

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