Il Distretto della Pesca chiede all’Unione Europea il risarcimento dei danni della “Guerra del pesce” per i pescatori e gli armatori siciliani

MAZARA DEL VALLO. Il Presidente del Distretto Produttivo della Pesca-Cosvap, Giovanni Tumbiolo, ha inviato una lettera ai Presidenti dell’Unione Europea, José Manuel Barroso, del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, e della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, per chiedere, a nome della marineria siciliana, il legittimo risarcimento dei danni causati dalla estenuante “Guerra del pesce” che dura da oltre quarant’anni e che ha travolto oltre 130 imprese di pesca e più di 1500 famiglie.

Il testo della lettera:

Signor Presidente,

Ella è certamente a conoscenza della “Guerra” in atto in Europa da oltre 40 anni. Una vera e propria “Guerra per il pesce”, unilaterale, ancorché paradossale combattuta dai paesi vicini della sponda sud del Mediterraneo contro i nostri pescatori che ha prodotto e continua a produrre danni non più sostenibili per una comunità fortemente dipendente dalla pesca come quella siciliana e per il Distretto di Mazara del Vallo in particolare.

Non a tutti è noto che questa guerra ha già provocato 3 morti fra i nostri pescatori caduti sotto i colpi di mitra e cannone nonché decine di feriti. Essa ha coinvolto oltre 130 pescherecci sequestrati da unità militari navali di paesi rivieraschi; 5 dei nostri pescherecci sono stati definitivamente confiscati.

I danni economici derivanti da ammende, riscatti, multe pagate senza possibilità di appello, ammontano ad oltre 30 milioni di euro. Ulteriori costi sostenuti per il fermo forzato delle imprese,

per il sequestro del pescato, delle reti ed attrezzature sono stimabili in 60 milioni di euro, colpendo direttamente non solo la produzione primaria, ma anche tutta la filiera industriale.

Inoltre, in questa assurda guerra, circa 150 marittimi hanno dovuto subire la detenzione forzata talvolta per lunghi periodi nelle carceri tunisine, libiche, egiziane o algerine.

Al danno economico si aggiunge anche un danno sociale e umano: vere tragedie per le famiglie degli stessi marittimi ormai allo stremo delle forze e per le imprese costrette spesso a dichiarare il fallimento.

La restrizione delle “zone storiche” di pesca, imposta dai paesi rivieraschi a danno dei pescatori siciliani, ha di fatto determinato la perdita negli ultimi 3 anni di ben 4.500 posti di lavoro e di oltre 800 imprese appartenenti al sistema produttivo della pesca siciliano.

Signor Presidente, il nostro Distretto è il più importante polo ittico del Mediterraneo, con oltre 14.000 occupati nella lunga filiera di cui oltre 8.000 pescatori, con 78 industrie di trasformazione, 6 cantieri navali e 92 officine specializzate e correlate ai cantieri e all’industria del freddo e servizi tecnici, 6 laboratori di Ricerca, 4 impianti di acquacoltura e maricoltura e 4 di produzione del sale e delle spugne.

Ma esso è soprattutto esempio virtuoso di convivenza pacifica fra popoli di etnie, culture, religioni diverse. Basti pensare che il 20% della popolazione presente nella città di Mazara del Vallo è composto da nordafricani e la metà degli occupati nella pesca è di orìgine magrebina. Il centro storico di Mazara, la vecchia Medina o Casbah è stato riprogettato con una filosofìa permeata dal rispetto della tradizionale accoglienza dei Popoli, delle etnie, culture, costumi, religioni diverse. Un luogo dove adiacente alla chiesa di San Francesco c’è la Moschea: esempio virtuoso e naturale di convivenza pacifica.

Ora, la perdita di aziende e di posti di lavoro comporta l’inesorabile declino di tale sistema virtuoso sotto il profilo economico, sociale, produttivo e occupazionale.

Questa assurda guerra ha altresì prodotto in Europa un’errata convinzione circa i rapporti fra i popoli del Mediterraneo. La diffidenza crescente in Italia nei confronti di Libici, Tunisini, Algerini etc., è immotivata, in quanto essi considerano realmente quello Italiano un popolo amico.

Stessa disinformazione colpisce i nostri pescatori considerati spesso alla stregua di pirati.

In questo complesso scenario i danni maggiori derivano in particolare dai complicati rapporti con la Libia che ha istituito unilateralmente una zona protetta di pesca che si estende fino a 74 miglia dalla linea di base della costa libica, oltre il Golfo della Sirte (considerato baia storica).

Per dirla con franchezza, Signor Presidente il danno non è causato dai popoli amici transfrontalieri. Ma dalla colpevole e reiterata omissione d’intervento necessario da parte dell’UE nel Mediterraneo, con il coinvolgimento dello Stato e delle Regioni interessate, per non aver negli anni avviato una seria trattativa al fine di definire con precisione i confini delle zone di pesca con i Paesi rivieraschi.

La “Guerra del pesce” esiste e si alimenta perché i confini non sono definiti!

Fuori da ogni ipocrisia è lecito affermare che TUE, con qualche complicità, ha barattato queste zone di pesca con gli interessi delle multinazionali del petrolio, del gas, delle armi.

La pesca è un vero strumento di pace!

È assurdo, infatti, che questo Distretto, esempio virtuoso di lavoro e di pacifica convivenza fra etnie e popoli diversi, chiamato da importanti Istituzioni, organizzazioni e agenzie delle Nazioni Unite ad intervenire in aree difficili del pianeta quali il Libano (Naqoura – Tripoli) e Siria (Lattakia) ed adoperarsi con progetti finalizzati a fare “avanzare” le attività produttive del mare e fare

“arretrare” le attività militari, debba subire esso stesso una guerra, anche dalla stessa Unione Europea che guardando con “eccessivo distacco” il nostro operato, crea di fatto nocumento al difficile e complesso lavoro di costruzione del dialogo con i Paesi frontalieri avviato con fatica dall’Osservatorio Mediterraneo della Pesca.

In conclusione, è giusto restituire alle imprese, ai pescatori, alle loro famiglie il maltolto.

Chiediamo quindi all’Unione Europea di risarcire i danni causati da questa assurda guerra della quale l’Europa è principale responsabile.

Chiediamo, inoltre, l’istituzione di un tavolo permanente in Sicilia con la presenza di componenti dell’Unione Europea, della DG Mare, della CGPM, dei vari Ministeri competenti, della Regione Siciliana e dei vari Stati interessati per mettere fine a questa tragedia che dura ormai da troppo tempo.

Ci permetta infine di sottolineare che è sconfortante che un Commissario Europeo della Pesca non sia mai venuto in visita a Mazara del Vallo, Capitale della pesca mediterranea e che l’ultima visita del Ministro Italiano della Pesca ha avuto luogo (dopo 10 anni di personali insistenti richieste) nel 2007.

Chiediamo, infine, di rendere onore ai “caduti in guerra” e a tutti coloro che continuano a perire in vari modi (fallimenti, crisi aziendali etc.) in questo conflitto assurdo, non più sostenibile per questa comunità che continuerà a subire se TUE, lo Stato e la Regione non decideranno di intervenire tempestivamente, con serietà; non fosse altro per onorare la recente conquista europea del premio “Nobel per la pace”.

Restando in attesa di un Suo gentile riscontro e ringraziandola per la Sua preziosa attenzione, La prego di gradire i più cordiali saluti.

 

[Giovanni Tumbiolo]

 

8 Comments on "Il Distretto della Pesca chiede all’Unione Europea il risarcimento dei danni della “Guerra del pesce” per i pescatori e gli armatori siciliani"

  1. @ ignaziu
    La ringrazio, lei afferma che c’è una importante omissione nei calcoli del tumbiolo che sommata ai vistosi errori di calcolo da me evidenziati ,ci permette  di dire ,io e lei ,che la lettera del tumbiolo ha importanti omissioni e vistosi errori di calcolo .
    Io non sono ragioniere, e vorrei tanto esserlo, vede la ragioneria e quella scienza che  non consente all’uomo ,suo ,malgrado di non rubare.
    Il cinema che lei racconta,  pone una domanda  : perché malgrado questa difesa militare degli arabi non c’è più pesce nel mediterraneo? La risposta e’ che noi abbiamo distrutto una risorsa che era l’attività economica trainante di questa città ,investendola per far crescere il disordine edilizio, spese non sagge, ignorando riproduzione e mercati.
    Non si può essere buoni imprenditori se non si è ottimi ragionieri.
    Pescare nel mammellone e’ un reato per la legge italiana,per quella tunisina,e per la ns economia.
    Mettere un cappello alla blu box per non farsi individuare e’ un reato .
    Noi siamo stati cattivi maestri dei  pescatori tunisini che ci hanno copiato ed ora anche loro hanno distrutto le loro risorse. 
    Abbiamo chiesto alla CEE i soldi per il riposo biologico,i soldi per costruire navi, per ammodernare le navi, per costruire opifici, per demolire le barche, un fiume di miliardi ed ora chiediamo i danni e perché non mettere nel conto le razzie dei saraceni,l’invasione di Annibale, le guerre puniche ed i morti ante e post della seconda guerra mondiale nel nord Africa e le violenze da noi fatte. 
    Chi sa quanti ragionieri ci vorrebbero per tutto calcolare.
    Mi fermo e non parlo degli interessi meschini di quanti nella politica,nei corridoi del potere,strumentalizzano ,la carne le ossa ed il sangue dei pescatori. 

  2. Se marinai mazaresi muoiono ammazzati durante una battuta di pesca, se marinai mazaresi vengono trattati da banditi e buttati in luridi carceri, se i nostri pescherecci vengono bombardati con aerei supersonici con la precisa intenzione, (strumentalizzandoli) di usarli come armi politiche di ricatto e ritorsione nei confronti dei paesi occidentali, allora i conti non tornano. Quelli del Distretto produttivo mi sembrano imprecisi perché al ribasso, quelli di taluni “ragionieri” locali invece, appaiono come i conti di avvocati nordafricani.

    – Eppure dai loro cognomi non si direbbe…

  3. @ufficio stampa
    130 pescherecci sequestrati…ammende,riscatti,multe pagate ammontano oltre 30.000.000 di euro.
    30.000.000:130=230.769,00 euro per ogni motopesca sequestrato per  il costo della multa(ho semplificato perché ammende,riscatti e multe non sono tre cose ma una).se poi togliamo le navi graziate  concludiamo:   speriamo che barroso non sappia fare le divisioni
    E non finisce qua…
    130 pescherecci sequestrati…..fermo forzato,sequestro pescato ,confisca attrezzatura pesca ammontano a 60.000.000 di euro
    60.000.000:130 = 461.438 euro per peschereccio ,se poi leviamo i pescherecci che non hanno avuto la confisca delle attrezzature o lo sbarco del pesce o sono ritornati in pesca questa somma lievita ancora

    Concludendo ogni moto pesca per ogni sequestro  ha subito un danno di230.769 +461.438 euro= 692.204euro

    Qui ci conosciamo e non facciamo caso alle panzanate,ma evitiamo di farci conoscere pure a Bruxelles. 

    .i

  4. grazia falcone | 9 novembre 2012 at 12:13 |

    La situazione della Sicilia è disastrosa dilaniata da una politica cinica e spregiudicata che nel clientelismo ha trovato la sua massima espressione. I Siciliani debbono prendere coscienza della gravissima situazione in cui versano restando uniti nella lotta che può e deve diventare estrema, determinando un isolamento strumentale per il raggiungimento dei nostri risultati: il rilancio dell’economia ed il ripristino della certezza del diritto. Blocchiamo lo stretto di Messina per non fare passare niente e nessuno. Che il Governo invii l’esercito  via area diventando, noi cuore del mediterraneo, centro di attenzione di tutto il mondo. Grazia

  5. A prescindere dai “numeri” riportati nell’articolo, che sono tutti da verificare, concordo pienamente sull’azione nei confronti dell’Unione Europea. E’ dal 1968 che l’UE, per prevenire e meglio coordinare le “faide” tra francesi e Spagnoli, ancor di più tra Inglesi e Norvegesi e cosi’ via, ha deciso di accentrare a se l’intera materia della pesca e dell’ambiente e in breve la stessa UE ha potuto “legiferare” in merito, trovando soluzioni bipartisan messe in atto da tutti i membri dell’UE. Poichè il problema che interessa il problema della “pesca” dei giorni d’oggi, ha sempre le stesse origini di allora (cioè delimitazioni degli spazi marittimi e delle zone di ripopolamento ittico), credo che l’Unione Europea debba comunque prendere il posto delle singole nazioni UE attualmente interessate da broblematichesulla pesca con nazioni “trasfrontaliere” non UE.

  6. I dati riportati nella nota del presidente Tumbiolo sono ovviamente riferiti a tutta l’area distrettuale che coincide con il territorio della Regione Siciliana e sono tratti dagli studi e dalle analisi statistiche dell’Osservatorio Mediterraneo della Pesca.

    Ufficio stampa Distretto della Pesca

  7. Se il Distretto della Pesca chiede a nome nostro all’Unione Europea il risarcimento dei danni della “Guerra del pesce”,  allora, noi cittadini mazaresi di riflesso potremmo chiedere un qualche indennizzo ai Sindaci e alle loro Amministrazioni degli ultimi 40 anni…o no? – scherzi a parte – Io trovo questa lettera leggermente “bagnata” e anche imprecisa nei suoi numeri(come giustamente dice il Signor Vito Asaro). L’elenco infinito delle belle cose che la COSVAP fa per la pesca, meritano la giusta considerazione, ma la lettera di disappunto o protesta indirizzata al presidente Barroso, parte con qualche decennio di conveniente ritardo!!!.- Firmato Pino Triglia.

  8. Se la fatturazione del pescato delle barche di mazara e’ di 23.300.000 euro ,tutte queste aziende e tutti questi pescatori e tutto questo indotto o non esiste o non fattura ,o i numeri sono da lotteria. I pescatori imbarcati a mazara sono 686, verificare . 

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