1 Comment on "Le Comunità Cristiane in Terra Santa oggi"

  1. nino fiorentino | 14 dicembre 2012 at 11:52 |

    Ricordavo di aver letto qualcosa sui rapporti, non proprio idilliaci, tra le varie comunità cristiane in Gerusalemme: questo l’ho trovato su internètt: http://www.francescomurana.com
    Diario di un prete Anno 2008 Era solo una scala di legno Caro diario, il 27 agosto sarò a Gerusalemme: una città per tre religioni a loro volta divise in confessioni, clan sette, che si sono combattute, sopportate, rispettate, ma mai amate.

    A Gerusalemme si vive insieme ma ognuno barricato nel suo; nel timore, nel fastidio di una diversità che non interroga e che diventa occasione di rigidità. La Terra Santa è sempre in bilico sul baratro della guerra: un muro di pietre pronto a crollare perché senza cemento.

    E chi tenta di unire ha la vita minacciata o tolta. Credo che la vocazione della Chiesa, soprattutto a Gerusalemme, al Santo Sepolcro, sia oggi, per l’urgenza delle cose e del Vangelo, la testimonianza di un’unità tra i cristiani come profezia di qualcosa che è nel mondo ma che non è del mondo…

    Ciò che scrivo però, lo so bene, è soltanto il sogno di Gesù.

    È primariamente vero che i cristiani, come tutti, hanno bisogno di lavoro e di serenità. In Terra Santa non c’è né l’uno né l’altro. I Cristiani, soprattutto i cattolici, stanno emigrando, specialmente in America Latina.

    Tra non molto i cristiani abitanti saranno, per metà, “d’importazione”: religiose, frati, studiosi, volontari, famiglie Neocatecumenali. Ma questi, pur dando alta testimonianza, non sono il tessuto locale né possono essere capaci di tutte le sfumature del vivere e dell’essere di quel luogo.

    Eppure io so che è Gerusalemme il luogo del riscatto del mondo. In nessun altro posto al mondo Gesù poteva offrire se stesso su di una croce se non a Gerusalemme: è qui il perno su cui convergono tutti i raggi di questa immensa ed infinita ruota. Il 27 ed il 28 agosto (se Dio vuole e salute permettendo) sarò in questo luogo stupendo e benedetto e tornerò per l’ennesima volta in questi nostri Luoghi Santi da cui tanto ricevo.

    Anche se poi la realtà…

    Sull’ingresso del Santo Sepolcro ci sono due finestroni. Sotto il finestrone di destra c’è una scala di legno: è parcheggiata lì dall’800. Un lavoro iniziato e poi interrotto per motivi di proprietà. Per non voler provvedere all’esame giuridico dei titoli di proprietà delle varie comunità, nel S. Sepolcro vige, ancora oggi, un decreto sultaniale del 1852 che, a sua volta, rispecchia lo Statuto del 1757, basato sul principio che niente può essere cambiato o innovato sia nel possesso della Basilica, sia nell’esercizio del culto. Quel giorno, riparare, fu “azione arbitraria non condivisa” e il muratore ci ha perso pure la scala: è rimasta lì. Ormai fa motivo architettonico.

    Hanno diritto a “fare funzioni”:

    1.i Francescani.

    2.i Greci e gli Armeni che, in condominio hanno le parti essenziali della Basilica dove, a turno, “funzionano”.

    3.I Siro-Giacobiti e gli Abissini. Godono di qualche concessione solo per le grandi solennità.

    4.I Copti. Hanno il possesso di alcuni locali e possono “funzionare” soltanto in alcuni giorni nella loro cappella.

    E i Protestanti? Loro niente. “Pussa via!”. Troppo giovani per possedere qualcosa nel Santo Sepolcro…

    I diritti di ciascuna comunità sono determinati dall’uso di lampade, addobbi, candelieri, quadri ecc… e soprattutto dal “diritto di riparazione”. Quanto le Chiese siano disunite lo dice quella piccola, banale scaletta di legno che già in una stampa del 1884 appare…

    A noi cristiani ci frega una scaletta.

    Santo Sepolcro.

    09 novembre 2008: rissa tra Armeni e Greci ortodossi davanti al Santo Sepolcro. Calci, schiaffi, colpi di candelabro e (visto che ce li hanno) tirate di codini. La polizia israeliana è intervenuta per ristabile l’ordine. Fermati due monaci, uno armeno, l’altro ortodosso: par condicio…
    Non so per chi fare il tifo…

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