Pesca, la ricetta de “il duemila” per il rilancio del settore

MAZARA DEL VALLO.  Un piano straordinario di rinnovamento culturale e socio-economico. E’ questo quello che occorre, secondo l’istituto di ricerca “Il Duemila”, al settore della pesca di Mazara del Vallo per uscire dallo stato di crisi nel quale versa, ormai, da vari anni. “Senza passi ambiziosi”, osservano in una nota i ricercatori dell’istituto, “Mazara non tornerà a essere quella che una volta veniva considerata la capitale italiana della pesca”. La città, evidenziano ancora dal “Duemila”, “si sta facendo trovare impreparata al processo di globalizzazione che abbatte le frontiere, che favorisce la libera circolazione e che mette a dura prova le vecchie economie”. Ecco, dunque, che il settore ittico della città del Satiro deve intraprendere una nuova strada, fatta di idee innovative. La prima cosa da fare, secondo i ricercatori dell’istituto mazarese, è quella di destinare la grande struttura che c’è al porto nuovo a sede della Borsa mediterranea del pesce. “Uno strumento forte e autorevole”, sottolineano dal “Duemila”, “per creare uno spazio geo-commerciale”. Un “bisogno ineludibile”, che coniughi un “moderno radicamento competitivo” e una “gestione manageriale di esperienza internazionale”. Un modo come un altro, insomma, per portare alla ribalta europea il pescato mazarese. I ricercatori del “Duemila”, invece, bocciano senza mezzi termini l’idea, rilanciata dall’amministrazione comunale di Mazara, di trasformare la struttura in questione in un grande mercato ortofrutticolo “privo di prodotti agricoli speciali, che il territorio mazarese non ha e non produce”.
[fonte Televallo]

71 Commenti

  • piero scrive il 12 giugno 2013, 7:55

    secondo me sono solo scuse di crisi i marittimi e gli armatori non ne hanno , visto il lusso che fanno, auto nuove, smart fon, tablet, case, ville, vacanze, spa, azioni in banca, ecc,,
    ormai sono stati abituati a “piangere” per ottenere ora il contributo ora il fermo biologico ora la demolizione,ecc
    quindi se demoliscono significa che non vogliono piu’ lavorare e quindi e’ giusto fare nel porto il mercato ORTOFRUTTICOLO buon giorno

  • raffaele scrive il 12 giugno 2013, 8:15

    non vogliono rilanciato nulla vogliono solo essere mantenuti
    ora usano pure i pescherecci come rimorchiatori tanto li pagano 4000 euro al GIORNO
    RIMORCHIATORI DI GABBIE DI TONNI DEI GIAPPONESI
    ED ECCO PERCHE’ IN SICILIA NON SI PUO’ MANGIARE TONNO
    NON PERCHE’ E’ MALATO AVARIATO
    MA PERCHE’ E’ STATO TUTTO COMPRATO DAI GIAPPONESI QUOTE E TONNO

  • Vito asaro scrive il 12 giugno 2013, 8:52

    Bella ricetta ,la preparo per il pranzo di oggi

  • Mariella Bianco scrive il 12 giugno 2013, 9:10

    Adesso che nel nostro porto il pesce si è sensibilmente ridotto vogliamo fare la Borsa del Pesce? Ma chi lo farebbe il Comune? Quale sarebbe la convenienza a transitare per Mazara: un sistema di trasporti efficiente? un porto moderno? competenze manageriali? Nella marineria mazarese, quando tutto andava bene si faceva la contabiltà dei pescherecci nelle pagine bianche dei calendari adesso vogliamo gestire la borsa? Se l’Istituto 2000 fa ricerca, faccia degli studi di fattibilità tecnico-economici e non solo proposte sparate a caso.

  • Corrado Sansone scrive il 12 giugno 2013, 13:01

    @Mariella Bianco
    Quoto quanto da Lei sostenuto.
    Ma se a tempo di vacche grasse questi “imprenditori”se ne sono guardati bene dal parlare di Mercato Ittico perchè ciò avrebbe comportato il pagamento delle tasse come  fa il Duemila a parlare di Borsa del Pesce adesso che scarseggiano sia la materia prima che i mezzi per catturarla?

  • nino fiorentino scrive il 12 giugno 2013, 13:04

    Difficile dare torto a Mariella Bianco. Personalmente ho sempre pensato che, se il comparto ittico mazarese avesse avuto effettivamente bisogno di un mercato, nell’attesa di disporre di un edificio un muratura, avrebbero piazzato un tendone. Ora che la struttura c’é la cosa migliore da fare è convertirla ad altro uso portuale-marittimo. Ci si attivi per ripristinare il collegamento a mezzo nave con Pantelleria ( credo che il nuovo sindaco dell’isola, Gabriele, sia molto più recettivo al riguardo, rispetto al suo predecessore ) e si muovano gli opportuni passi per trasformare il mercato ittico in stazione marittima.

  • andrea de simone scrive il 12 giugno 2013, 13:21

    Azz …mi fa’ piacere leggere che i cittadini stanno diventando parte attiva ,mente pensante di una collettivita malata reduce di lotte false ecc ecc ,concordo con il pensiero dei cittadini che sanno e che vivono in primis le vicende e la compianta storia della nostra marineria mazarese ,bello il progetto borsa ed altro ma andava fatto molti anni addietro ,come dice una famora canzone di vasco rossi ….. “ORMAI E’ TARDI ….”prossima idea?voglio sentire le proposte della gente

  • Vito asaro scrive il 12 giugno 2013, 16:46

    Pescherecci trasporto tonni 4000 euro al giorno no 8000 euro al giorno e poi tonni gratis  fino a 5000 kg al giorno.
    Prima di sparare mingghiate riflettete

  • nicola scrive il 13 giugno 2013, 9:02

    non ho capito bene cosa centra trasporto tonni per soldi.4000,,,,,,,,,8000,,,,,,,,,,………….che cosa e’ successo cosa mi sono perso………………..e su quali mingghiate dobbiamo riflettere———————- fatemi capire grazie ciao a tutti

  • Enzo Sciabica scrive il 13 giugno 2013, 11:52

    Ben si comprende che c’è una struttura, costata qualcosa come 5 milioni di euro, lasciata chiusa al processo d’invecchiamento, ma se la “borsa del pesce” sembra essere stata accuratamente evitata quando c’era il pesce, ora cosa stiamo a proporre? Per rendere la struttura veramente produttiva, come mai nessuno ha pensato al casinò od anche a delle sale biliardo, con tante macchine videopoker?

  • Corrado Sansone scrive il 13 giugno 2013, 13:00

    Noto che anche questa volta questo “ponderoso” studio fatto dall’Istituto il Duemila ha suscitato un interesse davvero notevole!
    Bravi!
    Attendiamo con ansia il prossimo “studio” e grazie di esistere!!!!

  • Vito asaro scrive il 13 giugno 2013, 16:36

    @ Corrado Sansone.
    “Questi ‘imprenditori’ se ne sono guardati bene dal parlare di mercato  ittico perché ciò avrebbe comportato il pagamento delle tasse”
    C’è del disprezzo ,del processo alle intenzioni ,c’è una accusa .c’e’ la superiorità antica stupida e immeritata  della maestranza di questa città nei confronti di uomini umili che producevano ricchezza.
    C’è soprattutto una latente evidenza di frustrazione .
    C’è una  completa ignoranza della storia della pesca e degli uomini che questa pesca hanno reso un fenomeno di sacrificio e di sviluppo di questa  comunità mazarese .

  • nino fiorentino scrive il 14 giugno 2013, 8:30

    @vito asaro: c’è del vero in quel che dice, però se oggi il comparto ittico risulta fortemente ridimensionato, e soprattutto, se la ricchezza accumulata sembra essersi dispersa, senza aver messo in moto ulteriori occasioni di sviluppo, la colpa é di quegli stessi uomini che l’hanno prodotta con umiltà e sacrificio. In poche parole, oggi tutti questi sforzi hanno prodotto un risultato a somma pressoché zero. Se mi permetto di dirlo é perché so che altrove, in situazioni similari, non é stato così.

  • Vito asaro scrive il 14 giugno 2013, 10:46

    @ fiorentino
    Se tu hai 100 ettari di terreno e compri le attrezzature per coltivarli e produci 1000 kg di alimenti e poi ti confiscano 99 ettari di terreno non è facile gestirla nella forma economica.
    Oggi tra Libia e Tunisia e blu box e capitaneria di porto è restato un ettaro di mare.
    Quando poi non guadagni viene meno la motivazione e la professionalità ,prima nel corso dell’anno si andava all’ancora sei giorni in media,ora le barche sono sempre ferme o a Lampedusa o mazara. 
    Tutto ciò premesso,si poteva fare molto,molto di più,ma erano uomini di lavoro con titoli di studio dalla 2′ elementare al 3′marittimo,e qualche laureato che mangiava sulla loro ignoranza , era senza luce. La pesca ,come la città è una miniera di meravigliose occasioni mancate,oggi è lo stesso perché le opportunità da raccogliere ci sono sempre nella pesca e nella città ,ma…i capaci e le intelligenze non trovano spazio. Tutto occupato .

  • Corrado Sansone scrive il 14 giugno 2013, 11:23

    @Vito Asaro

    Condivido in toto quanto da Lei scritto ma sempre aggiungendo ” in barba al fisco”.

    E poi mi spiega perchè dovrei essere pervaso da “latente frustrazione” poichè io non mi sento nè bloccato o impedito nel soddisfacimento dei miei desideri o bisogni stante la spiegazione che da del termine il vocabolario della lingua italiana?

  • Mariella Bianco scrive il 14 giugno 2013, 11:30

    Mi chido perchè l’Istituto il Duemila non partecipi a questo dibattito con qualche argomento più sostanziale.

  • Enzo Sciabica scrive il 14 giugno 2013, 11:52

    Asaro non vorrei che lei auspichi il ritorno al sistema in cui “qualche laureato (e perchè no, qualche furbastro) mangiava sull’ignoranza del marittimo con i titoli di studio dalla 2′ elementare al 3′ marittimo, aggirava la borsa del pesce e, quindi, come fa notare anche Sansone, il fisco. Non è un organo inquirente, ma un’Istituto di ricerca, come il 2000, come mai non si è cimentato nello studio di fatti e personaggi (ormai sono stroria) che hanno caratterizzato il periodo al quale V. Asaro ha fatto cenno?

  • Vito asaro scrive il 14 giugno 2013, 12:46

    È il pescatore che fa la barba al fisco o è il fisco che fa barba al pescatore ? 
    La verità ? oggi pescatori con la barba lunga non se ne incontrano tanti .
    Ma molti giacobini hanno la barba lunga ,ed il fisco non li sbarba.

  • Vito asaro scrive il 14 giugno 2013, 12:58

    @ Sansone
    Latente frustrazione 
    Non si vede perché nascosta ,’pervaso’ non c’è nel mio testo

  • Mariella Bianco scrive il 14 giugno 2013, 14:08

    parliamo di tasse. Il comune di San Benedetto del Tronto che ha meno di un decimo del territorio di Mazara e quasi 50.000 abitanti ha un reddito pro capite di 11.700€ contro i 6.200€ di Mazara. Visto che anche San Benedetto basa parte della sua economia sulla pesca, qualche domanda bisogna porsela.
    Il fatto che si nascondano gli utili comporta anche il mancato investimento nella mordernizzazione delle azende e indirettamente del settore. Comunque le analisi economiche non sono il mio mestiere, magari mi sbaglio.

  • Corrado Sansone scrive il 14 giugno 2013, 16:11

    @Vito Asaro
    Che dirLe?
    Se lo psicanalista è Lei allora non ho di che preoccuparmi per la sua analisi!!!

  • Corrado Sansone scrive il 14 giugno 2013, 16:31

    Narra una leggenda mazarese che diversi decenni or sono, alcuni imprenditori della pesca locali a seguito di alcune problematiche del settore, si recarono a Roma per essere ricevuti dal Presidente della Repubblica che nella fattispecie era il Grande Sandro Pertini.

    Pertini li ascoltò con interesse, poi rivolgendosi al suo Segretario Generale, tale Antonio Maccanico, gli sussurò all’orecchio qualcosa.

    Il segretario si allontanò e dopo un po’ tornò con una cartella in mano che porse al Presidente Pertini il quale dopo averne letto il contenuto pare abbia detto:

    “Gentili Signori, avete sostenuto che Mazara del Vallo in quanto primo porto peschereccio d’Italia ha un economia che fattura una cifra enorme di miliardi ma dai tabulati relativi al suo gettito fiscale risulterebbe il contrario.
    Quindi siete pregati di accomodarVi e ritornare a protestare quando pagherete le tasse!”

    Con ogni probabilità, questa sarà davvero una leggenda ma come ben sappiamo ogni leggenda un suo fondo di verità lo ha sempre.

  • Vito asaro scrive il 14 giugno 2013, 19:05

    @ Mariella bianco
    Andiamo avanti
    Lei confronta un dato” il reddito pro capite ” di s benedetto e di mazara, per accusare i pescatori di evasione fiscale ed occultamento di mezzi finanziari ai fini degli investimenti nel settore.
    I numeri della pesca mazarese sono:
    Pescherecci 90/100  aziende armatoriali  70/80   Personale imbarcato 700 circa
    I soggetti fiscali che esercitano la pesca 800 circa ,la popolazione circa 60.000.
    Il suo è un confronto  volutamente ………….. perché omette dati come tasso di occupazione ,numero e qualità di attività economiche,(esempio s.benedetto ha 58 hotel,114 ristoranti,16 stabilimenti balneari etcc etcc..)
    Dati:
                                                                                        S benedetto.      Mazara
    Reddito pro capite.                                                            10.095.          5.371
    Tasso disoccupazione.                                                          8.91%.        29.58%
    Tasso occupazione femminile                                             0.324%.        0.14 %
    Ovvero a mazara ci sono 10.000 persone in più che non lavorano,la evasione fiscale di una categoria non è relazionabile mettendo a confronto il reddito pro capite e basta.
    Lei dimostra un pregiudizio nei confronti dei pescatori ,non giustificato dal fatto che le analisi economiche non sono il suo mestiere 

  • Vito asaro scrive il 15 giugno 2013, 11:15

    @ Sansone 
    Il gettito fiscale è relazionabile al fatturato ,vPertini questo lo sapeva e la leggenda che è leggenda ,usare leggende per discreditare una categoria è p………
    Vede i pescatori in busta paga devono avere il minimo garantito,oggi con la crisi guadagnano meno del minimo garantito cio’ significa che pagano in proporzione più tasse di quanto guadagnano. 

    Pregiudizio della mastranza,

  • Mariella Bianco scrive il 15 giugno 2013, 14:36

    @Vito Asaro, non ho niente contro i pescatori, che anzi hanno tutta la mia simpatia per il coraggio, l’abnegazione nel lavoro e il sacrificio quotidiano. Però qui si sicuramente si è perso qualcosa per strada. Ci sono stati momenti in cui la città ha avuto dei benefici economici importanti e il benessere si è ripercosso su tutti gli abitanti, la presenza di tante banche che facevano raccolta di risparmi ne è la testimonianza. Nessuno ha però pensato di adeguarsi al mercato sempre più evoluto, alle catene logistiche del freddo, ad una politica di salvaguardia, all’itticultura, alla modernizzazione del porto, alla nautica da diporto, alla portualità crocieristica per cui alla fine il comparto della marina si è impoverito sempre più anche a causa della crisi, per il costo dei carburanti e il depauperamento dei fondali. Il risultato è un sistema primitivo, chi ci ha provato con l’intenazionalizzazione l’ha fatto da solo e spesso ne è tornato con le ossa rotte mentre oggi abbiamo il problema del mercato dello scalo per accogliere il pesce di 7 piccole barche che dovranno portare il pesce al mercato della frutta. Questa città è complicata e non si può descrivere con un solo dato statistico come ho fatto io, ma chi si vuole candidare ad amministrarla deve saperla tutta perchè la strada del declino rischia di essere irreversibile. Un altro aneddoto simile a quello raccontato da Sansone, quando si cominciò ad imporre il fermo biologico Andreotti (presidente del Consiglio e vicino politicamente al territorio) voleva adeguare il rimborso al 100% del reddito dichiarato degli addetti. Nessuno fu d’accordo!

  • nino fiorentino scrive il 17 giugno 2013, 10:53

    @vito asaro: quoto ( tanto per cambiare ) Mariella Bianco. Trovo molto calzante il paragone con S.Benedetto del Tronto, la nostra città ( fu ) gemella al confine tra Marche ed Abruzzo. In particolare tra il ‘numero e qualità di attità economiche’. Lei, Asaro, riporta 16 stabilimenti balneari e 114 ristoranti per San Benedetto. Bene, Mazara ne conta 2 di più di stabilimenti balneari, al momento. Quanto ai ristoranti, non saprei, ma sono, di sicuro, diverse decine, considerando le trattorie-pizzerie ( ristoranti ‘puri’ si contano qui sulle dita di una mano, d’altro canto, nelle Marche, la pizza viene considerata quasi esclusivamente un prodotto d’asporto ). Ma credo anch’io che non arriviamo a 114. Quanto agli alberghi, siamo molto distanti da 58. Non si vedono tutti ‘stì alberghi a Mazara. Ma non si vedono nemmeno più tutti ‘sti pescherecci a San Benedtto del Tronto. E nemmeno a Mazara. Però a San Benedetto il comparto ittico é ancora forte, sia sul versante della produzione che della commercializzazione. Quel mercato ittico, in particolare, riveste un ruolo leader a livello nazionale, ed anche lì hanno puntato all’ ‘internazionalizzazione’, ma non ognuno per conto suo. Per il resto, se i nostri fanno i conti con Libici e Tunisini, neanche loro se la passano bene con Serbi e Croati. E nemmeno con Montenegrini e Albanesi. E la Capitaneria di Porto di San Benedetto fu istituita ( guarda un pò ) nel 1975, con lo stesso provvedimento che istituiva quella di Mazara. La verità é che li ci hanno saputo fare, diversificando gli investimenti puntando sull’industria turistica. Qui, invece s’é sperperato quasi tutto in consumi. E’ leggenda pure questa, sig. Asaro? Da quel che mi risulta, nemmeno gli stabilimenti balneari mazaresi sono nati grazie all’economia peschereccia. Al massimo, si può dire che parte dei flussi consumistici del comparto ittico hanno fatto campare, e continuano a far campare, sia pure a livelli più bassi, trattorie-pizzerie e stabilimenti balneari locali. Ma altro che alberghi. Villini sì e tanti. Per gli alberghi non c’é più posto. A meno di non abbattere i villini.

  • Corrado Sansone scrive il 17 giugno 2013, 11:37

    @Vito Asaro

    Però da quel che leggo la Sig.ra Bianco  ed il Sig. Fiorentino ci sembrano una “mastranza” multitask!

  • Vito asaro scrive il 17 giugno 2013, 15:58

    @ Sansone,bianco, fiorentino 
    Ultimo tema era l’evasione fiscale degli 800 soggetti fiscali 700 pescatori e 100 armatori che abbassano il reddito pro capite di mazara .
    I 700 pescatori,molti dei quali 60% sono extra comunitari,  che hanno quasi sempre in busta paga il minimo garantito a fronte di una parte che non arriva al minimo garantito e 100 armatori che mediamente perdono dai 30000 ai 100000 euro all’anno  per peschereccio ,redditi che si intrecciano,non stiamo parlando degli artigiani,delle pizzerie,della classe medica, dei professionisti ,dei commercianti ,dei professori che fanno ripetizione,dei pensionati che lavorano in nero,e degli altri che fanno parte della mastranza 
    Non competeva ai pescatori fare il mercato ittico ,ma alle varie amministrazioni comunale,che avevano deciso di farlo al porto nuovo,area che da poco tempo è stata dichiarata agibile ,mercato ittico che risulta allo stato CHIUSO, per colpa dei pescatori?
    Diceva uno che non sto a dire chi era :  ” vile tu uccidi un uomo morto” 
    Il pescatore sta portando la sua croce e voi lo sfrattonate.

  • Mariella Bianco scrive il 17 giugno 2013, 20:20

    @ Sansone, il mio amico Fiorentino è sicuramente molto più multitask di me.

  • nino fiorentino scrive il 18 giugno 2013, 8:56

    @Vito Asaro. Concordo. Non competeva ai pescatori realizzare il mercato ittico. Però, siccome ho abbastanza memoria da ricordarmi cos’era questa città ai tempi della 1^ repubblica, ricorderà anche Lei che in tutte le giunte degli anni ’70 ed ’80 fu sempre presente un assessore alla pesca. E, per questo ruolo, fu sempre scelto un armatore. Ricordo ancora l’obiezione di qualcuno del P.C.I. secondo cui sarebbe stato opportunio scegliere, ogni tanto, anche un pescatore. In ogni caso, anche in consiglio comunale sedeva anche qualche sindacalista, ed al governo di questa città andò anche il PCI. Inoltre, uno dei più importanti armatori dell’epoca rivestì quasi sempre, in un modo o nell’altro, la carica di vice-sindaco. Per tacere, ovviamente, degli armatori assurti alla carica di Ssindaco. Debbo fare per forza i nomi? Quindi non mi venga a parlare di ‘maestranza’ o di indifferenza della città ‘superba’ nei confronti degli ‘umili’ che le hanno regalato, per un periodo, ricchezza e visibilità. Perché anche questi ‘umili’ hanno praticato, e non poco la famosa ‘stanza dei bottoni’!

  • Vito asaro scrive il 18 giugno 2013, 12:01

    @ fiorentino 
    SVP si vada a leggere la data nella quale si accertava l’esistenza dell ‘area dove sorge il nuovo mercato ittico e scoprirà che quel l’area sulle carte esiste da poco tempo.
    Non si poteva costruire un mercato in una area non esistente.
    Dal 70 all’80 non c’era l’assessorato alla pesca
    Solo giacalone e per un breve periodo è stato sindaco e l,’area non esisteva
    Questa città e’ stata governata dalla mastranza.

  • Mariella Bianco scrive il 18 giugno 2013, 13:59

    torniamo all’inizio, il “Duemila” ci vuole spiegare meglio la questione della borsa? Non per essere sempre critici, ma prima o poi qualche argomento dovrà pur essere approfondito

  • Enzo Sciabica scrive il 18 giugno 2013, 14:02

    Tutti i nodi vengono al pettine e la politica (come il pettine) oggi sta dimostrando la vera faccia del P.C.I.. Molti, come Veltroni (punta dall’iceberg), che asseriscono di non essere stati mai comunisti, molti, come dice anche Berlusconi, animati d’odio sociale, pochi, veri marxisti – leninisti – gramsciani.

  • nino fiorentino scrive il 19 giugno 2013, 11:01

    Noto con piacere che il dibattito sul tema continua, a riprova del suo interesse, nonostante che la notizia che gli ha dato spunto sia stata tolta da quelle in evidenza. @Vito Asaro: non so cosa risuli a Lei, ma io, a proposito del mercato ricordo che di progetti ne sono stati presentati almeno 3, anche molti diversi tra loro, ma tutti previsti allocarsi esattamente là dove si trova l’edificio attuale, ossia nell’ambito della colmata ‘A’, all’incrocio tra il vialone d’accesso al porto e la banchina Francese. E questo fin dagli anni ’80; diversamente da quel che Lei asserisce, infatti, l’area sulla carta esiste sin da quando fu progettato il porto nuovo, é nella realtà che si é materializzata successivamente. In ogni caso, a fine anni ’80 era già disponibile; lo dimostra il fatto che allora si avviò l’elevazione della nuova Capitaneria adiacente. Quanto alla c.d. ‘mastranza’, se Lei intende l’assegnazione della carica di Sindaco ed assessori ( con il vecchio sistema ) a professionisti e laureati, bisogna tornare indietro agli anni ’70. Tra gli eletti ricordo solo Vella e Grimaudo laureati, a parte il prof. D’Alfio che, in ogni caso, mi sembra si possa tranquillamente annoverarlo alla componente marinara. E, comunque, io gli assessori alla pesca me li ricordo, ma mi ricordo anche armatori ricoprire cariche come quella di assessore alle finanze ( Asaro, non ricordo se Giuseppe o Leonardo ) Quanto al Sindaco Giacalone, non mi verrà a dire che la sua esperienza politica si é limitata al ‘breve periodo’ in cui ha ricoperto la carica. A parte la sua precedente lunga militanza e presenza nel massimo consesso cittadino, non dimentichi il suo ruolo al tempo della lista civica ‘Ulisse’. In ogni caso, mi pare che sulla questione il testimone sia stato assunto, molto brillantemente, dal sempre acuto A.A.PAlumbo…

  • Enzo Sciabica scrive il 19 giugno 2013, 12:06

    Asaro, mi tolga due cusiosità, ma l’area, oggi occupata dal “Mercato Ittico all’Ingrosso”, non esistente prima (come lei lascia comprendere), non era per caso un tratto di mare che qualche amministratore locale volle colmare e, appunto, chiamò “Colmata A”? Erano per caso gli stessi amministratori che avrebbero voluto colmare anche Capo Feto, con altre zone rivierasche alla palude naturalmente collegate?

  • nino fiorentino scrive il 19 giugno 2013, 14:22

    Non capisco certe allusioni. Il nuovo porto di Mazara del Vallo fu progettato agli inizi degli anni ’70 e prevedeva, nel suo complesso: la costruzione di un nuovo molo foraneo di ponente che, sopravanzando quello di levante esistente ( antemurale ) ne avrebbe modificato l’imboccatura, che sarebbe risultata aperta a levante ( più precisamente a scirocco ) e non più a ponente; la realizzazione di una banchina di riva a circa 150 metri dalla linea di costa dell’epoca; la realizzazione di due darsene mediante la costruzione di due moli ortogonali alla nuova diga foranea; il tombamento dello specchio acqueo racchiuso tra la banchina di riva e la linea di costa ( c.d. colmata ‘A’); la rimozione del moletto foraneo di ponente; l’eliminazione di parte della della ‘secca balata’, cioé la porzione esclusa dalla copertura della colmata ‘A’. Naturalmente si trattava di un progetto e di un’opera ( fondamentale ed attesa per Mazara, soprattutto dal comparto ittico) munita di tutti i previsti nulla-osta dell’ epoca, così come le successive varianti ( prolungamento della diga foranea; eliminazione nuovo prolungamento dell’antemurale, colmata ‘B’ ). E ricordo che quello di Mazara é un porto regionale. Tornando agli amministratori locali, quelli dell’epoca, appartenevano, sicuramente, alla c.d ‘maestranza’. E, mi pare, che sia da allora che non si realizza più nulla di significativo a Mazara ( basti ricordare l’autostrada ), né per la pesca né per altro. Non mi risultano progetti di opera pubbliche finalizzate a colmare le paludi, ferma restando la precedente bonifica, datosi che, fino alla metà del XX secolo, riempire gli acquitrini era considerato auspicabile e doveroso, in chiave anti-malarica e di recupero di terreni ad uso agricolo; si parla, al limite, di progetti di privati in chiave turistica, perlatro subito abortiti, come qualcuno ricorderà, ( e mi dicono traslocati in Tunisia, mi permetto di aggiungere, a scanso di equivoci, fortunatamente secondo il mio personalissimo avviso: oggi non avremmo l’oasi naturalistica di Capo Feto)

  • Vito asaro scrive il 19 giugno 2013, 17:17

    @esistenza geografica,non significa area disponibile alla costruzione del mercato  
    Voi parlate di 60 anni di storia come se 60 anni fa era ieri ed oggi è oggi
    D’alfio è un professore, non un pescatore ovvero mastranza
    Giacalone non era un pescatore ma un trecentosessantagradista ,ha anche cercato di allargare il cerchio pensando che i gradi aumentavano pure ,ma la trigonometria si fa alle scuole superiori e lui si era fermato prima
    Andiamo alla sostanza, avete fatto il mercato ittico da tre o forse più anni,bravi.   apritelo non ci sono pescatori con i forconi che ne impediscono l’apertura . avete chiuso il mercato ittico in piazzetta scalo, sono stati i pescatori  a richiederlo? No no no no no no 
    Ci saranno altre occasioni ,lasciatemi il piacere dell’ultimo commento 
    Se non sarà così mene farò una ragione,alla prossima.

  • nino fiorentino scrive il 20 giugno 2013, 9:05

    @Vito Asaro: ho già detto che, se il mercato ittico fosse stato veramente necessario, sarebbe sorto prim’ancora di essere richiesto: magari avrebbero piazzato un tendone e poi l’avrebbero adeguato: per tutto si possono criticare i mazaresi, ma di certo non per inoperosità od incapacità ad arrangiarsi. Ciò non toglie che mi ricordo bene di qualche pescatore che lo reclamava a gran voce sulla stampa ed in TV. Nè ricordo che qualcuno del comparto si sia mai espresso esplicitamente contro il mercato. Cosa ci sarebbe stato di male? Quando mai il grosso del pescato mazarese é transitato dal porto di Mazara, in fondo? Quello di piazzetta dello scalo non l’ha chiuso la tanto vituperata ‘maestranza’, bensì il sindaco Cristaldi. Che in giunta non é affiancato solo da professori, ma anche, mi risulta, da commercianti di prodotti ittici.

  • Enzo Sciabica scrive il 20 giugno 2013, 10:45

    Visto lo sviluppo socio-econimico di Mazara del Vallo, dalla ristrutturazione del porto ai nostri giorni, si può ipotizzare: che ci sia qualcuno che dall’esterno remi contro la ns. Città o che gli amministratori locali dell’epoca abbiano commesso errori nel programmare. Dopo gli investimenti per colmare tratti di mare e ricavare ampi spazi (superiori ai bisoni reali) per accogliere “cattedrali nel deserto”, come sembra che si stia rivelando il Mercato Ittico all’Ingrosso, non si spiegherebbe altrimenti Nella programmazione globale per lo sviluppo delle varie città, posso comprendere che si tenga conto degli indirizzi maturati nel tempo, ma non credo che ci sia qualcuno che dall’esterno ostacoli il progresso di una città. Pensso, invece, che nella programmazione e realizzazione delle opeere pubbliche impegnative, i nostri amministratori si siano lasciati prendere dall’euforia del presente, senza minimamente pensare al futuro (come se la pesca fosse sempre miracolosa, come se il Mediterraneo assomigliasse all’Atlantico anche se le attenzioni debbono valere anche per quest’oceano). Senza prestare neanche attenzione alle peculiarità naturalistiche e paesaggistiche del territorio (ricordo che tra gli anni 70 – 80, a cominciare anche dai politici dell’epoca, a Mazara non c’era che l’affanno nel ricercare affari, acquistando e vendendo terreni, tra questi anche il litorale di Tonnalla che è stato lasciato alla mercè dell’asfalto e del cemento, ora magari cerchiamo i colpevoli). Bisogna dire anzi che per ristrutturare e colmare parti del porto stava per essere sepolto pure il lago Preola. Dopo che venivano demoliti i costoni circostanti allo spechio acqueo (per prelevare le rocce, i massi da riversare nelle acque dell’area portuale), il resto del materiale da scavo finiva nel lago per colmarlo e impiantarvi vigneti (significativi i segni rimasti nella parte denominata Agnuni). I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti e se l’”oasi” di Capo Feto (è sempre esistita ma stava per essere sotterrata dai soliti noti e i 38 mila metri cubi di materiale di riporto asportato nel corso del Life, per chi ha la memoria corta ne è una testimonianza) si è salvata, ciò è stato possibile grazie all’impegno di qualche professore universitario, di qualche nobiluomo mazarese, di non pochi cacciatori marsalesi.

  • nin fiorentino scrive il 20 giugno 2013, 22:35

    Proprio perché la pesca non é eterna Mazara deve puntare sul porto. Un porto come si deve.Cioé dotato di adeguati piazzali. Quello della Colmata ‘A’, che ad un’ottica miope poteva apparire esorbitante, per esempio,ha consentito lo sviluppo della cantieristica navale locale, ancora tra le più apprezzate nell’Isola. Un patrimonio non ancora del tutto perso, e che potrebbe rigermogliare. E questo é solo uno dei possibili sbocchi produttivi portuali. Nel frattempo, Capo Feto e Preola sono stati messi in sicurezza, quindi posiamo stare tranquilli.

  • Enzo Sciabica scrive il 21 giugno 2013, 10:45

    Fiorentino si occupi di Capitanerie ed eviti di fare imbestialire le persone sensibili che prima di parlare, temendo di dire fesserie (visto che evitano, tra l’altro, di nascondersi nell’anonimato o negli pseudonimi), osservano e si documentano.

  • Vito asaro scrive il 21 giugno 2013, 18:10

    @ fiorentino lo sviluppo della cantieristica navale locale,tra le più apprezzate nell’isola….dai tribunali fallimentari 

  • Pino Triglia scrive il 22 giugno 2013, 7:19

    Il continuo e costruttivo contraddittorio tra il Signor Fiorentino e il Signor Sciabica mi affascina sempre più. Cordialità.

  • Enzo Sciabica scrive il 22 giugno 2013, 14:09

    Per attrarre o affascinare ci vuole capacità. Se poi Fiorentino e Sciabica esprimono (non sempre) opinioni divergenti allora, per maggiore chiarezza, sarebbe importante l’opinione di un terzo che sappia pure affascinare. Qualità che mi sembra non mancare a Pino Triglia. Triglia, le faccio notare, però, che una cosa sono i punti di vista diversi, un’altra cosa sono gli sterili contraddittori su cose che sono sotto gli occhi di tutti: “la cantieristica navale locale” (sviluppatasi in seguito alle colmate), ma anche le cattedrali nel deserto, come si sta rivelando il “Mercato Ittico all’Ingrosso” (tema dell’Istituto Il 2000), con gli ampi spazi adiacenti, non ricercati neanche dalle automobli, visto che l’area è in una parte della Città che attrae solo d’estate e consentirebbe uno sviluppo (vedasi anche le moderne normative raccchiuse nei Codici dell’Ambiente e dei Beni CC. e AA.) che non può andare solo nella direzione (conosciuta da me e da Fiorentino) dei soliti deturpatori dell’ambiente naturale.

  • mariella bianco scrive il 22 giugno 2013, 20:59

    Caro Pino Triglia, devo dire che di costruttivo in Sciabica non c’è nulla. Lui vede la città come un’offesa alla natura. La sua è una forma di ambientalismo pregiudizialmente contraria a qualsiasi opera strutturale e infrastrutturale e siccome da queste posizioni non lo schioda nessuno, qualsiasi dibattito finisce per diventare noioso.

  • Pino Triglia scrive il 23 giugno 2013, 8:07

    @Enzo Sciabica. Come prima cosa la ringrazio per avermi considerato un valido interlocutore. Adesso ritornando nello specifico dell’argomento in questione ci tengo a precisare che lo scambio di opinioni anche con qualche divergenza tra Lei e il Signor Fiorentino(ma io lo allargherei anche a Mariella Bianco, Vito Asaro e Corrado Sansone)sono la fonte laddove spesso disseto la mia ignoranza. – detto questo – suggerisco di cumulare i vostri indiscussi saperi al servizio del “Bene Comune”, per la rinascita di Mazara e la sua vivibilità, anche attraverso qualche compromesso. Uniamoci e facciamo squadra.- Una buona domenica da Pino Triglia.  

  • Pino Triglia scrive il 23 giugno 2013, 8:07

    @ Mariella Bianco. Capisco la sua amarezza, ma, le punzecchiature( multi task, anonimato o pseudonimi), del Signor Sciabica sono il sale del disquisire, e non se ne faccia una ragione. Mariella il suo “sostenere” che in Sciabica non c’è nulla di costruttivo non mi trova d’accordo. La colmata B(Fiorentino), Capo Feto(Sciabica), la Cantieristica, il Mercato Ittico…..sono lì ad aspettare il loro destino.- P.S.: Noi, per il “Bene Comune”  dobbiamo cercare di mettere da parte i nostri pregiudizi e “schiodarci” ! ! !.- Una buona domenica da Pino Triglia.   

  • Enzo Sciabica scrive il 23 giugno 2013, 14:12

    Cara Bianco, a prescindere dal fatto che sembra leggere molto superficialmente i miei commenti, più semplicemente, come vuole Papa Francesco, in questo sistema mi piace essere “controcorrente”. Probabilmente è anche per questo che non ci comprendiamo.

  • Enzo Sciabica scrive il 24 giugno 2013, 13:27

    Bianco, quando si parla di “biodiversità”, io c’includo anche il pensiero umano che è davvero straordinario appunto per la diversità (tra esseri umani) di percepire, pensare, elaborare, trasmettere. Per questo, nel confronto tra persone educate ed intelligenti, dovrebbero prevalere le indicazioni offerte da Pino Triglia. Io da lei mi sono sentito più che punzecchiato (non la stessa cosa posso dire nei confronti di Sansone o di V. Asaro), ma l’invito a citare un solo mio commento che piò essere accostato al suo, dove si può leggere: “devo dire che di costruttivo in Sciabica non c’è nulla”. Diverso il confroto, spesso serrato con N. Fiorentino. Va detto, intanto, che a portarmi a scrivere su queste pagine è stato proprio Fiorentino che, senza che io avessi mai lanciato un commento prima, inaspettatamente (sono stato informato da amici) mi ha chiamato in causa sulla pagina che, se non vado errato, lo scorso anno, trattava della protesta (tanto per cambiare) dei titolari degli stabilimenti balneari di Tonnarella. Quella è stata pagina che, pur non rimanendo esposta per molto tempo, ha fatto oltre 2.500 lettori, con oltre 250 commenti. Ho chiuso, ringraziando Fiorentino che, alla fine, ha accettato buona parte di quanto ho scritto. Che ci posso fare se Fiorentino si spegne, ma non si doma?

  • mariella bianco scrive il 24 giugno 2013, 22:10

    Caro Sciabica, non ho niente di personale e non potrei altrimenti, sia perchè non la conosco, ma anche perchè non mi ha fatto nulla di male. Io capisco e per certi versi ammiro il suo impegno (anche se devo dire che impegnato mi sembra “mpignusu”). E’ un problema di approccio, io penso che questa città, vada messa in discussione pesantemente e vorrei si potessero utilizzare tutte le risorse possibili, anche territoriali o di posizione geografica. Penso, per esempio, che il porto sia una risorsa e il futuro di questa città, un laboratorio di cose possibili mentre per lei è lo sfondo illegittimo di una palude da salvaguardare così comè. Io penso che se abbiamo il vento, il sole o le onde marine che producono energia forse è il caso di ragionarci per capire se possiamo essere una capitale dell’energia pulita e magari averne qualche tornaconto importante, mentre lei la risposta se l’è data già e allora mi interessa poco discuterne. Con questo non voglio dire che io non abbia alcuna sensibilità ambientale penso però che le leggi e le procedure per una progettualita sostenibile siano già sufficienti e la loro trasgressione comporta il giudizio penale non aggiungerei ulteriori penalita preconcette. Ogni discussione può essere costruttiva, ma per me costruttivo significa cambiare le cose in meglio e non cristallizzare lo scempio che è stato fatto negli ultimi. Cordiali saluti

  • nino fiorentino scrive il 24 giugno 2013, 22:53

    Veramente si parlava di pesca ed il dibattito era ( e per me rimane, su questo punto ) tra me e vito asaro . Fermo restando che il mio unico intento era appoggiare Corrado Sansone

  • Enzo Sciabica scrive il 25 giugno 2013, 13:33

    Si parlava di pesca, ma con un chiaro riferimento ad un’opera (il Mercato ittico all’ingrosso) rivelatasi, ad oggi, semplicemente dispendiosa (poi magari non si trovano i soldi per costruire carceri o ristrutturare, per esempio, ospedali, si operano tagli alla sanità), nonostante fosse notorio che il mercato si svolge in altra piazza o per altre vie. Opera che, comunque, apre una voragine nella quale ci possono stare altre discussioni. Per rispondere alla sig.ra Bianco, come ho detto in tanti altri scritti, il naturalista non è un cavernicolo e, considerato che non sono nato ieri, comprendendo l’importanza del porto di Mazara per un certo sviluppo alternativo (senza però tante illusioni, senza immaginare altre cattedrali nel deserto, perchè, più che la geomorfologia, anche quà bisogna fare i conti con la politica, con il mercato etc.). Per questi motivi, oltre a predicare la salvaguardia dell’ambiente, in ossequio al cosiddetto (attenzione alla propaganda) sviluppo sostenibile, ho lanciato le proposte per conciliare tutto. A proposito delle torri eoliche a Biscione, ho detto, infatti, di spostarle più ad occidente, mentre per l’ampliamento del porto di Mazara ho proposto di effettuarlo ad oriente, dove c’è maggiore riparo dai venti povenienti da nord, nord – ovest (i più persistenti ed impetuosi, il vernacolo marascata la dice lunga), dove si registrerebbe minore impatto rispetto alla parte occidentale (c’è ancora la spiaggia di Tonnarella). A Mazara del Vallo, sono in molti a ritenere che la maggiore erosione, che si registra oggi a Tonnarella, sia dovuta proprio all’edificazione del braccio portuale di ponente (dal mio punto di vista non è così). Pensi un po’, sulla scorta di questa ipotesi, cosa potrebbe accadere, proprio alla spiaggia di Tonnarella, nel caso di copertura della Colmata B, con l’avanzamento (prorio in quel posto) del itorale di circa 200 m., con il probabile adeguamento del braccio portuale. Se lo vuole la maggiorza dei mazaresi mi resta poco da dire, ma è bene che si sappia che la Regione (il porto è regionale) ha comunicato al sindaco che sul litorale di Tonnrella debbono permanere le zone umide. L’Associazione alla quale aderisco ha proposto, quindi, agli Uffici regionali competenti di compensare l’eventuale copertura della Colmata B, con la creazione di un altro specchio d’acqua lagunare al limite est della palude di Capo Feto. Il beneficio sarebbe duplice: da un canto si salverebbe definitivamente quel tratto di lungomare, dall’altro si incrementerebbe la biodiversità di Capo Feto. Più propositivo di così, eppure il Comune, da quanto mi è stato riferito, vorrebbe ricavare uno stagno nello spiazzo retrostante alla parte di lungomare dove di solito si raccolgono ramaglie e rifiuti di vario genere.

  • mariella bianco scrive il 25 giugno 2013, 14:27

    Sciabica, questo suo commento è sicuramente costruttivo. Se avessimo una classe politica adeguata si potrebbe auspicare un diverso destino delle cose. E’ per questo che bisognerebbe battersi per uscire dalla mediocrità attuale. Poi saranno i tecnici a dirci se è meglio ponente o levante, ma bisogna fare un salto di scala qualitativo altrimenti dobbiamo confrontarci con delle fesserie come quella del mercato ittico pensato e nato nelle stanze dei nostri uffici solo con la motivazione che c’è un finanziamento disponibile.

  • Pino Triglia scrive il 25 giugno 2013, 18:56

    ,@Nino Fiorentino. Lei ha perfettamente ragione. Si, è vero che si parlava di pesca, ma considerati i risvolti e gli utili chiarimenti dei commenti successivi, possiamo benissimo dire che ne valeva la pena. Cordialità.

  • Enzo Sciabica scrive il 26 giugno 2013, 12:31

    Parlare di finanziamenti, significa parlare anche di tecnici e non pochi tecnici, alle prese con i finanziamenti e con i politici, sembrano perdere il lune dell’intelletto, della ragione. Cosa che dovrebbe indurre la collettività (almeno i più consapevoli) ad una maggiore partecipazione e a maggiori controlli.

  • nino fiorentino scrive il 1 luglio 2013, 12:00

    I tecnici sono coloro che, per pregressa formazione, sono in grado di esprimersi professionalmente all’occorrenza. Tutto il resto é mera libertà di parola. O, per meglio dire, parole in libertà. Inclusa la proposta di realizzare l’ampliamento del porto di Mazara a levante, in corrispondenza e stravolgimento del centro storico e gravando sulla viabilità urbana, invece di sfruttare più di un chilometro di tratto costiero ( non necessariamente per intero ), prima di tonnarella, ancora in gran parte libero inutilizzato ed inutilizzabile per altri usi, ma collegato ( finalmente!) direttamente alla rete autostradale. Per la verità non occorre essere tecnici per arrivare a conclusioni del genere. Per il resto quoto l’ultimo commento di mariella bianco, incluso, naturalmente, l’apprezzamento per la proposta relativa a capo Feto, coerente. fra l’altro, con il vigente strumento regolatore ( elaborato da tecnici, ovviamente ). Chi é interessato a conoscere l’effettiva estensione delle zone umide mazaresi può collegarsi con il geo-portale del comune di Mazara del Vallo ( fatto, devo dire, molto bene ). Ne ricaverà delle informazioni molto interessanti.

  • matteo asaro scrive il 16 luglio 2013, 19:31

    Quanta gente capace a parlare…il problema di Mazara era e’ e sara’ sempre l’armatore cosi’ finalmente sono tutti contenti..ma mi spiegate come mai una citta’ del nord come Prato( fiore all’occhiello della toscana) ha gli stessi identici problemi di Mazara… forse ci sono anche li’ armatori? come mai cittadine del nordest ( una delle zone piu’ ricche d’Italia) hanno gli stessi problemi di Mazara… forse ci sono anche li’ armatori? a tutti questi che parlano diventate armatori il mercato e’ libero cosi’ vi arricchite pure voi..La colpa  di tutto e’ la crisi europea e mondiale e secondo me la crisi l’ha causata l’armatore di Mazara…

  • nino fiorentino scrive il 17 luglio 2013, 8:31

    @Matteo Asaro: da quel che mi risulta, la crisi ha cominciato a mordere pure nelle benestanti Marche. Pare, però, che risparmi il comparto ittico. In ogni caso, é certo che lì se la passano meglio. La prova? Il consistente flusso migratorio di tunisini, già impegnati nel settore ittico mazarese, da qui a lì!

  • Vita Albanese scrive il 26 luglio 2013, 15:40

    Se l’istituto IL DUEMILA non esistesse, lo si dovrebbe inventare? NO, se non ci fosse sarebbe molto meglio

  • pietro scrive il 16 agosto 2013, 7:58

    alla faccia della crisi
    provate a chiedere ai mazaresi tutti cosa hanno mangiato per ferragosto?????
    GLI OPERAI insalate miste- melanzane- arrosto di salsiccia- frutta – coca cola (sottomarca)
    LI MARINARA (i marittimi) gamberoni-aragoste-tampuna-calamari-cicale-
    pero’ ce crisi……………………eravamo in media a festeggiare il ferragosto solo in 87…….non e’ come una volta che eravamo 250 nei villini…………….
    ah ah ah ah ah ah
    chi bbo aviamu la cummari di rintraterra mnitata chi ci aviamu a fari manciari carni…………..va…..
    pero’ ora ce lu fermu biologico ……………attivita’ ferme ……….e retribuite……………….
    le persone normali se non andiamo a lavorare non ci pagano………………….bobobobobobobo

  • pietro scrive il 22 agosto 2013, 10:04

    nel decreto SALVA ITALIA ce anche un articolo SALVA MARINARA
    cioe’ dobbiamo tassarci tutti di 100 euro per darli ai marittimi ed in particolare a quei armatori e marinara che non ce la fanno piu’ a pagare la tassa ai loro SUV o a pagare l’IMU ai loro villini abusivi e modesti solo 398MQ

  • Corrado Sansone scrive il 22 agosto 2013, 17:18

    @ pietro
     Chista mi piace!!!

  • pietro scrive il 25 agosto 2013, 20:43

    @corrado sansone
    caro amico non solo a te piace ma pure ai signori : nino fiorentino-pino triglia – matteo asaro -enzo sciabica-marielle bianco- ecc-ecc-
    pero’ non possono dichiararlo a tutti……………………perche’ i commenti anche di altri amici che usano spesso delle metafore li capiamo tutti ………………..pero’ sumu a mazara ………….e un ni putemu dispiaciri cu li cumpari …………ma facciamo finta di non capire …………….CIAO+

  • anna francesca scrive il 5 ottobre 2013, 10:31

    …. ma chi sono i geniali ricercatori dell’Istituto 2000?
    lo avranno un nome e un cognome?

  • Maria asaro scrive il 20 ottobre 2013, 11:30

    Pesca……pesca…….pesca…..mi sembra di sentire le stesse cose da anni,sono una ragazza mazarese che “”purtroppo”" ha lasciato il sua amata città 15anni fa’,per trovare  un futuro al nord(cosa che ho fortunatamente trovato)a volte mi chiedono ritorneresti al tuo paese? Io dico si! Si! E sempre si!!ma vedo che Mazara è’ peggiorata tantissimo!! Possono ” vivere ” di turismo ma non c’è ancora la mentalità ( la maggior parte dei mazaresi!) la città non è abbastanza  organizzata non c sono abbastanza strutture, città stupenda al mio parere ma molto molto sporca, (non si può vedere cassonetti vuoti con spazzatura per terra,o scarafaggi che volano per la città’…….in centro

  • Maria asaro scrive il 20 ottobre 2013, 11:59

    Spiagge sporchissime e’ diventate minuscole

  • nino fiorentino scrive il 4 novembre 2013, 12:59

    Volevo solo proporre il seguente link: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/10/21/news/lampedusa_pesca-69074665/ tra le tante cose che mi hanno colpito: lo sapevate che la Regione Sicilia finanzia il trasferimento del pescato dei pescherecci lampedusani? Che pescano esattamente dove pescano i mazaresi, che hanno sempre patito il problema del trasporto del pescato? Ma perchè non se lo portano a spese loro sul mercato, come fanno i mazaresi?

  • nino fiorentino scrive il 11 dicembre 2013, 10:01

    Qualunque siano le proposte per il futuro della pesca, elaborate a Mazara, è con questa realtà che dovranno confrontarsi: http://www.repubblica.it/ambiente/2013/12/10/news/ue_pesca_strascico-73251316/?ref=HRLV-16

  • Giovanni Calandrino scrive il 7 marzo 2014, 23:00

    e’ semplicemente a causa di un rapporto inversamente proporzionale tra i mezzi utilizzati per pescare e la risorsa disponibile il fatto che oggi non si possa utilizzare il mercato per la destinazione per cui era nato. Cioè con l’avvento dei pescherecci in ferro dal 70′ in poi sono cresciuti continuamente in dimensioni e quindi stive più grandi , motori più potenti e anche in numero, la risorsa invece decresceva. Il fatto che si continuasse a portare a terra migliaia di tonnellate di pesce era frutto della crescita dei mezzi  e l’allargamento delle zone sfruttate, non del moltiplicarsi dei pesci . Il mercato non è nato allora, poichè non vi era l’esigenza, considerato che un motopesca stava fuori per 30 giorni. Il pesce veniva congelato e nel frattempo la barca pescava, l’armatore veniva continuamente informato di cosa si immagazinava , avendo tutto il tempo di venderlo prima che arrivasse a terra, creandosi una propria rete vendita da Aosta a Reggio Calabria e quello che non partiva subito veniva immagazinato nelle proprie celle frigorifere. Morale: se l’armatore diventa anche commerciante, che motivo ha di esistere un mercato? Del resto Voi credete che “Quel Mercato” che vediamo sarebbe stato capace di smistare tutto il pesce transitato sui pescherecci di Mazara, ammesso che tutti avrebbero preferito la vendita del fresco al congelato? ho i miei dubbi! 
    Quella struttura può trovare applicazione presso una marineria dotata di mezzi non più grandi di 15mt che non congelino a bordo ma portino a terra tutta la materia prima fresca, che può essere venduta telematicamente e trasportata nell’arco della stessa giornata persino oltre i confini Italiani. Da ragazzi che vogliono lavorare dal lunedì al venerdì e nel week end godersi la famiglia piuttosto che non veder crescere i propri figli come ha fatto la maggior parte dei pescatori di Mazara, in virtù di cosa poì!? il famoso “RICAVATO”, quello che non c’è più.
    E’ un sogno, lo so…….ma cos’è la vita senza sogni?.

  • vito margiotta scrive il 22 marzo 2014, 16:49

    salute a tutti.secondo me bisogna adeguarci ai tempi di crisi.bisogna demolire tutti i pescherecci con grosso cavallaggio e costruire pescherecci più piccoli ed economici,come Sciacca e fare pesca locale e non mancare fino a 3-4 mesi dalla propria famiglia per guadagnare un tozzo di pane

  • vito margiotta scrive il 22 marzo 2014, 16:57

    della struttura davanti al porto è meglio creare qualcosa che attiri i turisti,come un casinò o un bordello ,tanto ormai sono legalizzati

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