Si costituisce il Comitato cittadino di Mazara del Vallo “contro la realizzazione del parco eolico off-shore”

MAZARA DEL VALLO. Il Comitato cittadino “Contro la realizzazione del parco eolico off-shore nel tratto di mare tra Capo Feto e Margi Spanò” si è costituito per opporsi al progetto di parco eolico off – shore proposto dalla ditta Tre s.p.a. – Tozzi Renewable Energy.

Il progetto prevede la realizzazione di 48 pale eoliche che fuoriescono dall’acqua per 150 metri e che dovrebbero essere piantate nel fondale marino a partire da circa 2 miglia dalla costa nel tratto di mare antistante Capo Feto, Margi Spanò e Punta Biscione.

Il comitato cittadino dice no per le seguenti ragioni:

1) Impatto negativo visivo e paesaggistico dell’impianto, che modificherebbe la naturale bellezza del mare e della costa in un territorio che si definisce a vocazione turistica;

2) Impatto negativo sull’ambiente e sulla conservazione di habitat e specie, per le ripercussioni che una tale un’opera avrebbe sui fondali e sull’intero ecosistema marino – costiero;

3) Impatto negativo sulla piccola pesca e sull’economia locale, perché quel tratto di mare verrebbe interdetto alla navigazione, alla pesca e ad ogni attività sportiva;

4) Nessun beneficio apprezzabile per il nostro territorio dal punto di vista occupazionale e del risparmio energetico;

 

Per queste ragioni invitiamo i cittadini a firmare la petizione contro la realizzazione del parco eolico off-shore.

E’ possibile firmare la petizione presso:

la sede della Camera del Lavoro di Mazara del Vallo in Via G. Giacomo Adria, dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 12,30 e dalle ore16,30 alle ore19,00 ;

e gli altri punti di raccolta di cui a breve sarà data comunicazione.

 

PER IL COORDINAMENTO CITTADINO

Associazione WWF Val di Mazara; AU.SER Volontariato Mazara del Vallo

Circolo Legambiente di Mazara del Vallo; Circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Mazara del Vallo; CGIL; FEDELAMBIENTE; M.A.N. Associazione Mediterranea per la Natura.

85 Commenti

  • Enzo Sciabica scrive il 29 giugno 2013, 11:37

    Negli anni Settanta del secolo scorso il concittadino, On. Gunnella, posto che non esistevano ancora le riserve marine (di competenza del Ministero dell’Ambiente che fu costituito successivamente), con l’On. Michele Cifarelli, propose al ministro della Marina Mercantile dell’epoca, se non ricordo male Marino Guadalupi, l’istituzione di una zona di ripopolamento ittico tra Capo Feto e Capo S. Vito. Dette zone prevedevano ampi tratti di mare dov’era consentita la pesca, ma anche tratti (più prossimi alla linea di costa) destinati al rifugio e alla riproduzione dell’ittiofauna. Contrariamente a quanto si possa credere, la proposta non finì nel dimenticatoio, ma dopo la consueta trafila burocratica è stata ampiamente accolta dal costituito Ministero dell’Ambiente che proprio tra Capo Feto e Capo S. Vito, passando per le Egadi, stanziando inizialmente 2.000.000 di euro (sotto il Governo Prodi), avrebbe voluto costituire il Parco Nazionale delle Isole Egadi e del Litorale del Trapanese. I sindaci dei Comuni del trapanese (anche se sui Parchi Nazionali dovrebbe essere la Conferenza Stato – Regioni a condurre la trattativa), ad oggi, hanno fatto perdere tutto. Giustificazione? I Parchi Naturali bloccano l’Ecomia. Le Trivelle petrolifere, le Fattorie eoliche e solari o anche le industrie che trasformano le biomasse, dove non converrà a qesti sindaci, deturpano l’Ambiente. In verità, non mi sembra che abbiano fatto molto, nè per ‘Economia, nè per la Tutela dell’Ambiente. Le torri ecoliche off-shore, da quanto dice, invece, la CGIL & C. (farebbero “interdire la navigazione nel tratto di mare occupato, la pesca ed ogni altra attività…”), mi sembra che conducano alla proposta originaria dell’On Gunnella (costituzione di una zona di ripopolamento itttico).
    Buona per l’economia e la tutela dell’ambiente, besta spostare di poco la fattoria eolica.

  • Vito asaro scrive il 29 giugno 2013, 23:44

    A prescindere  se si vuole fare qualcosa ,indipendente se buona o cattiva ,si costituisce sempre e dovunque un comitato del no, è una patologia ? Si 
    Non è il comitato che deve decidere, si pagano i tecnici per ciò 
    Stiamo costruendo il no….al lavoro….al fare…..le ragioni della crisi dello sviluppo  sono da cercare anche nel non lasciare fare,e poi per cosa ,per un po’ di visibilità e candidarsi a consiglieri comunali .
    In questo comitato ci sono più sigle che persone.
    La CGIL che ci fa ? E per il lavoro o contro chi lo offre ? 

  • catia catania scrive il 30 giugno 2013, 9:01

    Sig Vito Asaro, la Cgil è per il lavoro infatti, tanto è vero che quello è un tratto di mare molto pescoso, battuto dalle piccole imbarcazioni di Petrosino e non solo, e fonte di reddito e di sostentamento per molte famiglie…Anche la salvaguardia della bellezza della natura e delle coste, o meglio quello che è rimasto dopo che sono state flagellate e violentate dalla mano dell’uomo, dovrebbero essere la nostra assicurazione sull’economia del futuro del nostro teritorio, attraverso il turismo…Invece mi dica lei quanti posti di lavoro e quanto risparmio energetico ci hanno portato i parchi eolici sulla terraferma già installati…Io personalmente mi guardo intorno e vedo un territorio deturpato, impianti che neanche funzionano, inchieste della magistratura, speculazioni economiche , infiltrazioni mafiose e quant’altro…

  • Ignis scrive il 30 giugno 2013, 10:08

    Io come evidenzia Enzo Sciabica sono a favore del Parco eolico. Le pale sono di metallo e un giorno verranno riciclate, se non dalla ditta di sicuro dai raccattatori di metalli. Producono energia senza affogarci nello smog, sono belle da vedere, sono lontane e si stagliano in mezzo al mare, danno l’immagine che a Mazara si viva in armonia con l’ambiente e ultimo e non ultimo la zona interessata spero venga salvaguardata dal punto di vista del ripopolamento ittico. Qualche paletta andrebbe messa pure a li Ciari di Costiera non credete?

  • nicola scrive il 30 giugno 2013, 10:20

    SONO RAGIONI SMENTIBILI UNA AD UNA …………FATEGLI FARE GLI IMPIANTI EOLICI …………PORTERANNO LAVORO E SOLDI ……………

  • Vito asaro scrive il 30 giugno 2013, 13:42

    @ quanto pescoso,quante famiglie,? sembra sia interdetta la pesca e quelli che praticano la pesca hanno venduto la licenza e sono dilettanti abusivi.
    L’uomo migliora l’habitat 
    le coste possono essere abbellite e migliorate ed essere meglio fruibili per il turismo
    La mamma nasconde il barattolo della marmellata al bambino,ma la marmellata fa bene al bambino è un problema di dose 
    Tanta costa può essere utilizzata e migliorata e concessa in uso ai privati,lo stato riduce il debito pubblico ,il privato investe, il turismo marcia.
    Diamo al bambino un cucchiaio di marmellata al giorno,se vogliamo che diventi un adulto sano

  • Rosario Giacalone scrive il 30 giugno 2013, 15:41

    Nicola:lavoro e soldi a chi?
    Le persone comuni non ricaveranno un centesimo dalla costruzione delle pale eoliche e di contro avranno solo la deturpazione del territorio.

  • Rosario Giacalone scrive il 30 giugno 2013, 15:43

    Vito asaro:Ma che minxxxx dice?

    La marmellata se la mangetrebbero solo i gestori delle pale eoliche.

  • catia catania scrive il 30 giugno 2013, 18:47

    Se ci fate sapere quanto lavoro e risparmio sulle bollette hanno portato gli impianti eolici che esistono già sul nostro territorio, potremmo cominciare a ragionarci su…A me sembra che abbiano solo portato lavoro ai magistrati…

  • gaspare scrive il 1 luglio 2013, 0:48

    CONTRO LA CARICA DEI CENTO E UNO VERSO L’ ENERGIA.
    Il progetto tipo di centrali elettriche geotermiche caratterizzate da un particolare dispositivo con impatto ambientale zero, consentirebbero ai siciliani potenziali padroni di risorse geotermiche, di produrre (volendo) tutta l’energia elettrica per sé a prezzo simbolico e per altri (fuori la Sicilia) a prezzo commerciale. Sino ad oggi i siciliani, senza alcun vantaggio economico e funzionale, hanno assistito inermi alle appropriazioni indebite di proprie risorse energetiche fruite da altri ricevendo in cambio solo danni da inquinamenti vari. Inoltre con eccessiva remissività hanno subito (e continuano a subire) la realizzazione di assurdi parchi fotovoltaici, eolici off-shore (come quello proposto nel tratto di costa Capofeto-Torrazza, che creano impatti ambientali devastanti e inquinanti specie se congiunti a impianti di cogenerazione a biomassa, in ogni caso, tutti inutili e costosi con l’aggravio di incentivi ai gestori posti a carico dei consumatori obbligati a pagare esose bollette Enel.
    Previa abrogazione delle Leggi regionali 20 marzo 1950, n. 30 relativa alla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi e del 01-10-1956, n. 54, che disciplina la ricerca e coltivazione di sostanze minerali nella Regione è necessario condividere e approvare tramite referendum popolare una legge regionale che permette ai siciliani di estendere la proprietà del suolo nel sottosuolo con quanto in esso contenuto senza limitazione, ovviamente, in modo sostenibile e senza arrecare danni a terzi.
    Quindi, una nuova legge che permette al proprietario del suolo e sottosuolo (singolo o associato), la produzione d’Energia Elettrica 24h/24 ad alto potenziale, da vendere a prezzo simbolico ai residenti in Sicilia e a prezzo commerciale a consumatori esterni, certi che l’impianto riduce quasi a zero l’impatto ambientale senza inquinare, utilizzando il calore naturale geotermico da 150° a 200°C circa. Il vapore acqueo surriscaldato prodotto dal dispositivo si trasforma in acqua distillata che mineralizzata, diventa acqua potabile d’ottima qualità.
    Le centrali elettriche geotermiche da realizzare in siti sicuri e vantaggiosi, sono da dimensionare in base al fabbisogno locale ed alla domanda da parte di terzi d’altre regioni.
    L’impianto tipo offre ai siciliani vantaggi caratteristici unici rendendoli liberi:
    -da costosi e inutili impianti eolici, fotovoltaici e impianti di cogenerazione a biomassa;
    -dal pagamento di esose bollette relative al consumo di elettricità e di gas, ridotte del 90%);
    -da ricerche e trivellazioni petrolifere pericolose eseguite da terzi d’altri paesi;
    -da esose multe CE da inquinamenti suolo, aria e acqua, da incendi e da emissioni gassose, eec.;
    -di produrre acqua distillata e acqua potabile previa adeguata mineralizzazione;
    -nonché indipendenti da consumo di carburanti (petrolio e del gas) prodotti da terzi d’altri paesi con emissione di CO2 e da impatti ambientali devastanti.
    Cinque grandi centrali nell’isola maggiore e 14 piccole nelle isole minori (Favignana, Marittimo, Levanzo, Mozia, Pantelleria, Lampedusa, Ustica, Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea, Stromboli), sono in grado di produrre energia elettrica a 5 milioni di ab. per uso domestico, artigianale, industriale, uso pubblico, trasporto persone e cose, ecc. 24 ore/24, 365 giorni l’anno. Questa unica opportunità, rappresenta la soluzione ottimale per attenuare gli effetti negativi della crisi propinata dal sistema politico fallimentare che finanzia impianti di dubbia utilità e puntare sullo sviluppo socio-economico certo. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che si formi l’intesa collettivo maggioritario (che esclude partiti e movimenti vari) su una risorsa naturale capace di salvare i settori produttivi con la fruizione di due elementi importanti: energia e acqua, da sempre essenziali per la crescita corretta di qualsiasi civiltà. Nel nostro caso sono utili a concretizzare il benessere collettivo e migliorare la qualità della vita a tutti i siciliani, nessuno escluso. A.D. 2013

    La ricerca e la coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi continuano ad essere disciplinate dalla Legge regionale 20 marzo 1950, n. 30
    Legge regionale SICILIA 01-10-1956, n. 54 – Disciplina della ricerca e coltivazione delle sostanze minerali nella Regione.

    CODICE CIVILE – Della proprietà fondiaria – Sezione I – Disposizioni generali.
    Art. 840. Sottosuolo e spazio sovrastante al suolo. La proprietà (c.959) del suolo si estende al sottosuolo (c.955) con tutto ciò che vi si contiene, e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere (c. 826/2) (7). Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti (8), sulle acque (9), sulle opere idrauliche (10) e da altre leggi speciali (nav. 714).
    Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgono a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle (833), nav. 823).

  • Vito asaro scrive il 1 luglio 2013, 8:00

    @ deturpazione territorio non sono d’accordo la foto rende il territorio più bello
    Mi pare che siamo d’accordo che una quota sempre più crescente di energia  deve essere alternativa al petrolio che inquina e svuota la pancia della terra e siamo d’accordo che la fusione nucleare fredda allo stato non esiste
    Lavoro ai magistrati e contributi ,questo non sminuisce l’utilità delle pale eoliche ,ma evidenzia come le leggi ,le approvazioni burocratiche sono finalizzate alla corruzione e al malaffare ,tanto è vero che le grandi societa fanno fare il lavoro sporco agli altri e poi  comprano,mille sono gli strumenti per evitarli,uno dei tanti : lo. stato costruisce e poi vende all’asta le pale o quote di pale ai cittadini , c’è ne sono altri di modi 
    Le bollette finanziano le pale eoliche, ma è politica comunitaria
    Se le pale costano e se è vero che il costo è produzione e che la produzione e’ lavoro,significa che qualcuno lavora. 
    La marmellata ,quando viene negata al bambino è perché il bambino ne mangia da solo senza limite e avrà male al pancino,vogliamo noi ragionare come i bambini o come la mamma che non compra la marmellata, o c’è un modo migliore di ragionare da adulto decidendo sulla validità del progetto,ovvero come la mamma che compra la marmellata la chiude nella dispensa e ne da un cucchiaio a colazione al bambino ? Il problema non sono le xxxx di giacalone  ma se vogliamo essere adulti che ragionano

  • nino fiorentino scrive il 1 luglio 2013, 8:47

    Sulle pale eoliche, ogni parere è legittimo. Ma se si parla di normativa di tutela ambientale e di gestione del territorio, é bene essere precisi. Non é vero che le riserve marine hanno dovuto attendere l’istituzione del Ministero dell’ambiente, nel 1986, per venire alla luce. Esse furono, infatti, istituite con la legge sulla difesa del mare n° 979 del 1982, che, diversamente da quel che ogni tanto mi capita di sentire, prevede un elenco tassativo di zone di mare destinate a riserva, più un altro, altrettanto tassativo, di zone di reperimento per eventuali ulteriori istituzioni. Per quanto riguarda la nostra zona ( cito a memoria, ma non credo di sbagliarmi ) nel primo elenco rientra esclusivamente l’arcipelago delle Egadi, nel secondo solo l’isola di Pantelleria. Del ‘parco del litorale trapanese’ , si é sentito parlare di recente, ma a parte l’infelice definizione ( il litorale trapanese va da Birgi a Bonagia: che c’entra capo feto? che c’entra Capo San Vito?), mi chiedo veramente se ci sia ancora spazio per ulteriori vincoli ambientali sulla nostra costa che conta, a partire da est: Riserva naturale orientata della foce del Belice; zone ‘Ramsar’ di capo Feto e Margì Spanò e Nespolilla; Riserva naturale dello Stagnone di Marsala; Area Marina protetta delle isole Egadi ( la più grande d’europa, mi pare) Riserva delle Saline di Trapani e Paceco; Riserva del monte Cofano di Custonaci; riserva dello Zingaro… mi pare che ce ne sia già abbastanza…

  • Enzo Sciabica scrive il 2 luglio 2013, 16:41

    Ciascuno di noi anche per curiosità può dotarsi di una certa cultura in tema di fonti energetiche rinnovabili, tra le quali va assimilata quella geotermica. Da questo a pensare, però, di potere insegnare qualcosa a chi progetta o gestisce gli impianti eolici o fotovoltaici o le CENTRALI geotermiche, mi sembra che ne corra. Non si dimentichi mai, tra l’altro, che nelle economie di mercato ci sono delle regole (non rispettarle, sottovalutarle, aggirarle è molto rischioso) che incidono tanto sullo sfruttamento e distribuzione dell’energia. In Europa, per esempio, fino al 2020, la produzione d’energia dalle fonti alternative a quella fossile, se non ricordo male, non può superare il 20%. Ciò premesso, tenuto conto che la natura è fatta d’equilibri e che ad ogni azione corrisponde una reazione, senza ombra di smentita va detto che l’energia sviluppata dal calore della Terra, come le altre fonti energetiche rinnovabili ha i suoi pro e i suoi contro. Per sfruttare il calore della Terra (anche in base alle profondità) occorrono, intanto, le apposite CENTRALI (basterebbe questo a dimostrare che siamo già ai livelli d’impatto, per esempio, delle fattorie eoliche anche se queste non emettono i cattivi odori, tipici delle centrali geotermiche). Come le altre fonti energetiche rinnovabli (adeguatamente programmate e gestite) ben venga lo sfruttamento geotermico, ma attenzione a ridurre a livello di tifo lo sfruttamento di una fonte piuttosto che di un’altra. Nelle isole e a mare, ad oggi l’eolico sembra la carta vincente anche sotto il profilo ambientale. Gradita mi è l’occasione per rispondere al commento di Fiorentino dell’1/7 e al commento (altra pagina di Mazaraonline) relativo al porto di Mazara e a quello di Trapani. La L. n. 979/82 (Disposizioni per la difesa del Mare), citata dall’illustre interlocutore, non ha nulla a che dividere con i fatti risalenti agli anni Settanta, rievocati nel mio commento del 29/6, ore 11,37. In assenza del Ministero dell’Ambiente, nel 1982, assieme ad altri provvedimenti di tutela del mare, All’Art. 31 della summenzionata legge sono state elencate aree marine meritevoli d’ “ACCERTAMENTO” per la costituzione di riserve. Per lo sviluppo della normativa bisogna attendere l’istituzione del Ministero dell’Ambiente e la L. n. 394/91 che “definisce la classificazione delle aree naturali protette e istituisce l’elenco ufficiale delle stesse aree, nel quale vengono iscritte tutte le aree che rispondono ai criteri stabiliti dal Comitato per le aree protette”. Successive riforme (si evita di citarle, così come per la L. 979/82) porteranno alla decadenza di detto Comitato e solo con Delibera n. 993 del 20/7/2000, pubblicata sulla G.U. n. 19 del 24/1/2001, alla Tipologia “Riserve Naturali Statali” ne è stata estrapolata una nuova, “Riserve Marine Statali”, che raggruppa tutte le aree naturali protette, aventi unicamente estensione territoriale a mare. Tra di queste figurava l’Arcipelago delle Egadi, ma il Ministero dell’Ambiente ha voluto aggiungere anche il Litorale del Trapanese, dal limite sud-occidentale a Capo S. Vito. La Regione si è opposta al Parco Nazionale nell’Isola, ma il TAR competente le ha dato torto. Sono state avviate trattative Stato – Regione (ho avuto modo di seguire l’istruttoria affidata al dott. Nino Maggio, all’epoca dirigente ARTA) ed ho appreso che i comuni di Campobello di Mazara e Castelvetrano, a differenza, guarda caso, di Mazara del Vallo erano favorevoli all’istituzione. Probabilmente, per il diniego di Mazara del Vallo, il Litorale del Trapanese è stato ristretto, ma originariamente partiva dalla Foce del Belice, limite sud-occidentale della Sicilia e della Provincia di Trapani, contrariamente a quanto dice Fiorentino. Chi ha dubbi, scriva al Ministero dell’Ambiente e si fa dire qual era l’originaria programmazione e stanziamento per il Parco Nazionale delle Egadi e del Litorale del Trapanese (ad onor del vero la questione è nota anche al concittadino, ex assessore provinciale all’Ambiente, Girolamo Pipitone). La riserva naturale delle saline di Trapani e Paceco si estende per oltre 900 ha, ha poca importanza, quindi, se una decina di ettari, altamente antropizzati e lasciati abbandonati (mi sia concesso dirlo), vengano persi. L’ampliamento del porto di Trapani potrebbe, tra l’altro, contrastare le spregiudicate mire espansionistiche di Fiorentino sul modesto (buono per la nautica da diporto ma non per le navi da crociera, poi magari ci soffermiamo sull’impatto delle torri eoliche) porto di Mazara del Vallo.

  • nino fiorentino scrive il 3 luglio 2013, 8:25

    @Enzo Sciabica: Lo so che per ‘Litorale Trapanese’ s’intendeva tutto quello ricompreso nella ex provincia di Trapani: lo lessi mesi fa in comunicato stampa del sen. D’Alì. Quel che non sapevo era che il comune di Mazara del Vallo s’era opposto. L’apprendo ora con vivo compiacimento. Quanto ai lavori portuali nella riserva naturale di Trapani e Paceco, ricordo che all’epoca vi fu una vera sollevazione di tutte le organizzazioni ambientaliste siciliane contro i lavori, incluso il Club Alpino delle Madonie. Per il resto prendo atto che il rag. Sciabica si schiera apertamente a favore dello sviluppo del porto di Trapani e per il ridimensionamento di quello di Mazara. Esattamente come si leggeva nel programma di sviluppo economico della provincia di Trapani all’epoca della presidenza D’Alì.

  • Enzo Sciabica scrive il 3 luglio 2013, 21:24

    Ridimensionamento è un termine che non ho mai pronunciato. Mi sono espresso anzi per l’ampliamento del porto a levante, escludendo solo le grandi navi da crociera che provocano, tra l’altro, il fenomeno subsidenza. Fenomeno per il quale si sta facendo del tutto per non accoglierle più nella laguna di Venezia. Il sen. D’Alì, ex presidente della Commissione Ambiente del Senato, travondasi allora in buoni rapporti con la nostra amministrazione comunale, ritengo che abbia collaborato alla riduzione (non più dalla costa sud-occidentale, ma da Capo Lilibeo) del Parco delle Egadi e del Litorale del Trapanese. Le battaglie ambientali delle organizzazioni ambientaliste che siedono nel CRPPN (il CAI è una di queste, sei in tutto su circa 80 riconosciute dal Ministero competente) sono a livello di quella descritta da Fiorentino. Nel CAI siciliano ci saranno ottimi speleologhi, ottimi scalatori, ottimi naturalisti, ottimi ambientalisti, ma una volta nella stanza dei bottoni, il sistema vuole che si rendano tutti ottimi politici. Avete visto mai il CAI impegnarsi, per esempio, in battaglie per lo Stagnone, per Torrazza-Nispolelle, per la foce del Belice o anche per il Parco (interessato dalle trivelle petrolifere) dei Monti Sicani? Che Fiorentino, con le amministrazioni comunali che si avvicendano, voglia cancellare il litorale di Tonnarella (adegua la distanza tra il porto, non si sa se fa riferimento all’attuale o a quello che dovrebbe essere realizzato, a suo piacimento) l’avevo già intuito. Forse ci riuscirà anche perchè mi sono reso conto che figure che dovrebbero rappresentarci nelle sedi istituzionali vedi, per esempio, l’ON. TANCREDI, ALLA RESA DEI CONTI, non sembrano migliori. L’On., infatti, prima d’accedere a Sala d’Ercole, aveva un programma per l’atterraggio della Soprelevata, una volta raggiunta la poltrona si è messo in evidenza per l’illuminazione (già in via di risoluzione) del porto nuovo, ma non per l’impatto della Soprelevata. Le luci del porto possono portare qualche voto ma, con la nostra mentalità (mica siamo Turchi capaci di scendere in piazza per difendere un parco urbano, capaci di mantere le aree costiere in maniera invidiabile), una presa di posizione per il rispetto dei valori naturalistici e paegaggisti di Tonnarella, che voti può portare? Pino Triglia e tu chiedi a questi personaggi i programmi, ma non ti sono bastati tutti quelli sottoscritti da Berlusconi e gli 8 punti di Bersani?

  • Pino Triglia scrive il 4 luglio 2013, 7:00

    Ritengo l’energia eolica una validissima fonte di energia pulita, ma non la voglio ottenere a tutti i costi. Gentile Signor Sciabica. Trovo spesso Il suo disquisire e puntualizzare interessante, ma il rispettoso contraddittorio “a mò di” controcanto del Signor Fiorentino non è da meno. Grazie per esserci.- P.S.:Sciabica, concordo con quanto da lei sostenuto su quelle due “teste d’uovo”, ma io appartengo alla “scapigliatura”. Le comunico che il mio continuo chiedere i programmi a sindaci e partiti o movimenti e liste civiche, ha già prodotto i primi effetti, uno fra tutti: non sono più solo ! ! !…. – detto questo – voglio rassicurare chi mi legge, che io continuerò a chiedere i programmi ai futuri candidati sindaci, e subito dopo li inviterò a chiosare…..perché è a questo punto che cadrà l’asino ! ! !.- Firmato una Triglia senza “baffi”, ma “scapigliata” e con il culto del vero.

  • nino fiorentino scrive il 4 luglio 2013, 8:22

    @Enzo Sciabica: effettivamente, fra le innumerevoli categorie in cui si possono dividere le persone, si può individuare pure quella di coloro che ritengono che la gestione e lo sviluppo del territorio, e le scelte d’interesse collettivo in genere, debbano uniformarsi al proprio personalissimo punto di vista contrapposta a quella di chi preferisce che il tutto avvenga secondo le modalità previste per legge. Dal momento che sul tema ci siamo già scambiati migliaia di parole, ritengo che i pochi che hanno avuto la bontà di leggerle possono essersi già fatti un’idea in proposito, per cui mi asterrò dal dichiarare in quale di queste due categorie mi riconosco, salvo affermare la convinzione ( personale, eh! ) di appartenere senz’altro alla categoria cui non appartiene Lei.

  • Enzo Sciabica scrive il 5 luglio 2013, 23:08

    Sig. Fiorentino, comprendo perfettamente che non tutti possiamo avere le stesse idee, la stessa educazione, gli stessi interessi. L’arroccamento al “personalissimo punto di vista”, però, mi sembra che colga più lei che me. Se mi permetto di commentare le pagine che attengono alle tematiche ambientali, lo faccio perchè mi documento e perchè da sempre sono attratto da dette tematiche. Lei, invece, mi sembra che intervenga perchè animato da semplice spirito di contraddizione. Le faccio ricordare che, in seguito ad uno scambio di opinioni dal quale si poteva trarre la sua scarsa competenza in materia ambientale, proprio in uno degli ultimi commenti si è spinto a dire che: ” in provincia di Trapani, la percentuale di territorio tutelato basta e soverchia”. Niente di più sbagliato, visto che in Sicilia, proprio Trapani è la provincia con minore percentuale di territorio agro-silvo-pastore tutelato. Su 213.000 ettari di territorio A.S.P., appena 14.000 ha sono tutelati, pari al 6,6%. La provincia di Messina, per esempio, su 298.000 ha, ne ha tutelati 98.000 ha, pari al 32%. Nell’intera Regione, su oltre 2.000.000 ha. più di 200.000 sono tutelati, raggiungendo la percentuale del 14%. La L. 152/92 (regolarmente recepita con L.r. 33/97) dispone che ogni Regione deve destinare dal 20 al 30% di territorio A.S.P. alla tutela della “fauna selvatica”. Non basterebbe la costituzione del Parco Nazionale delle Egadi e del Litorale del Trapanese (da Capo Feto a Capo S. Vito) a colmare questa lacuna, eppure lei, per “esprimere il suo personalissimo punto di vista”, ha scritto cose che non stanno, nè in cielo, nè in terra. Le consiglio di occuparsi di Capitanerie che conoscerà bene.

  • Enzo Sciabica scrive il 6 luglio 2013, 10:44

    Caro Trglia, ha fatto riferimento alla “scapigliatura lombarda” o a quella nostrale? Certamente di acqua ne è passata sotto le macine, ma la nostra scapigliatura mi sembra solo povertà, ovvero l’aspetto più brutto della boheme. Una vita senza programmi, per me non è vita, ma conoscendo il modo di programmare di chi ci governa, mi consenta di non credere più ai loro programmi. Colgo l’occasione per una rettifica al commento precedente: Agro-silvo-pastore deve intendersi Agro-silvo-pastorale. Un caro saluto all’amico del web Pino Triglia.

  • ivan marino scrive il 6 luglio 2013, 20:39

    A che avete la bocca aperta qualcuno ha notizie sul bio reattore?

  • Alessandro Accardo Palumbo scrive il 7 luglio 2013, 16:08

    @ Ivan Marino – si io ne ho: il 18 luglio prossimo è previsto un convegno a Mazara – presso l’aula consiliare dalle 9.30 in poi – nel corso del quale le due aziende illustreranno il progetto (primo in Italia) del bioreattore, che dovrebbe realizzarsi in contrada S. Nicola.Sarebbe il caso di partecipare in massa…

  • Enzo Sciabica scrive il 7 luglio 2013, 20:13

    Preg.mo Marino, non credo che queste pagine abbiano la funzione di sostituirsi, per esempio, alle riviste scientifiche che trattano di biologia, chimica, fisica etc.. Per rimanere all’oggetto della presente pagina, ritenendo di avere compreso la sua richiesta, posso dirle che dal mio punto di vista, allo stato attuale, sarà più semplice adeguare i motori, per esempio, all’olio ci colza che non fare riprodurre (con o senza bio-reattori) le alghe (da non confondere con la “fanerogama”, ovvero pianta, Posidonia oceanica) per poi ricavare energia. Trattandosi sempre di biomasse senza l’azione del calore, però, non si ottiene energia. Il calore presuppone emissioni in atmosfera, per cui l’energia ecolica rimane sempre la più pulita. Ben vengano, quindi, le fattorie eoliche off-shore, ma nelle aree confacenti che in qualsiasi momento possiamo identificare, senza neanche ricorrere ai teatrini dei gazebo per la raccolta di firme o alle fiaccolate.

  • ivan marino scrive il 8 luglio 2013, 14:30

    Preg. Sig. Sciabica,

    potrebbe indicarmi le coordinate di qualche luogo ” confacente” ?…

  • nino fiorentino scrive il 9 luglio 2013, 9:47

    Egr. Rag. Sciabica. Lei é liberissimo del dare dell’incompetente a chi vuole. Io rimango liberissimo di produrre dati a conferma di quanto affermo. Fermo restando che un conto sono le cose che affermo, un altro i punti di vista che esprimo. Sulle percentuali di superfici ‘agro-silvi-pastorali’ tutelate non so che dire. Però si parlava di litorali, non di campagna. Ora, basti dire che l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi ha una superficie di oltre 50.000 ettari. Da sola conta più superficie di tutte le altre riserve marine siciliane messe insieme ( quella delle Pelagie, per esempio, é di 4.136 ettari, Capo Gallo 585, Ustica sono 15 km scarsi di costa, i Ciclopi di Acitrezza 6,24 kmq); quanto ad altro litorale oggetto di vincoli, in Sicilia, a fronte degli innumerevoli tratti citati nell’ambito dell’ex litorale trapanese, c’é solo un tratto del Golfo di Castellammare lato terrasini, nel Palermitano, la foce del Platani, nell’agrigentino, la timpa di Acireale ( 225 ettari ) e l’oasi del Simeto ( 3 km ) nel Catanese, l’area di Vendicari (1512 ettari per 3.500 metri linerari ) più lo scoglio dell’elefante ( 1.400 metri lineari ) nel siracusano ( la riserva delle isole delle correnti non é stata ancora istituita ), e la macchia dell’Irminio, per 3 chilometri e mezzo scarsi complessivi nel Ragusano. Questi i fatti, anzi i dati. Da cui mi pare si possa ricavare che l’ex provincia di Trapani, da sola, assommi più litorale in qualche modo vincolato del resto della Sicilia. Quanto alle opinioni, qualcuno può anche rimanere dell’idea che le navi provochino subsidenza. In realtà si tratta di un fenomeno geologico, cui l’uomo può contribuire solo con l’attività estrattiva.Ma io non sono un geologo. Neanche Lei, però, mi pare.

  • Enzo Sciabica scrive il 9 luglio 2013, 13:14

    “TERRITORIO tutelato” (così Fiorentino un suo precedente commento e così il mio commento del 5, ore 23,08) per la conservazione della “fauna selvatica”, come vogliono la L. 152/92 e la L.r.33/97 e non aree marine protette. Lo sappiamo tutti che quella delle Egadi è la più estesa riserva marina d’Europa, ma non c’entra niente con gli ettari di TERRENO.

  • nino fiorentino scrive il 10 luglio 2013, 8:03

    @enzo sciabica: nel mio commento del 1° luglio io mi chiedevo testualmente ‘se ci fosse ancora spazio per ulteriori vincoli ambientali sulla nostra costa’, non sul territorio in genere, considerata l’istituzione dell’A.M.P. delle isole egadi, la riserva del Belice, il sistema dunale di Capo Granitola ( che m’era sfuggito ), le zone RAMSAR di Capo Feto e Margi Spanò ( sacrosante ), la riserva dello stagnone di Marsala, quella dello Zingaro, ( che non é marina cone si preferisce far credere, ma é comunque costiera,ancorché montana ), quella di monte Cofano di Cornino e le saline di Trapani e Paceco, altrettanto sacrosante a norma di legge, e secondo il mio personale punto di vista, ancorché tranquillamente sacrificabili, ad occhi di altri, a vantaggio dell’espansione del porto di Trapani, ormai impossibile a seguito del pronunciamento dell’Assessorato Regionale del Territorio ed Ambiente del 2005. Detto questo, mi aspetto altri appunti d’incompetenza in materia di legislazione di gestione ambientale, che mi curerò di colmare rivolgendomi senz’altro a che ne sa, veramente, più di me.

  • Enzo Sciabica scrive il 10 luglio 2013, 11:52

    Appunto, Caro Fiorentino! Per costa (sotto il profilo geografico) s’intende, infatti, la fascia di tirritorio che dalla battigia si estende X 10Km. verso l’entroterra. Se ci fa caso, togliendo le acque della laguna dello Stagnone, sommando tutte le porzioni di aree protette della costa e dell’entroterra trapanese, arriviamo alla superficie protetta di 14.000 ha.. Niente rispetto ai 98.000 ha. della provincia di Messina, poco rispetto alla percentuale del 14% di superficie regionale protetta. A più tardi, considerato che vorrei completare il discorso.

  • nino fiorentino scrive il 10 luglio 2013, 13:35

    Ma quale completare il discorso..manco fosse una gara a chi ha più territorio tutelato..questa, purtroppo, é la logica sottesa nell’approccio mentale di molte associazioni ambientaliste che piazzano cartelli tipo ‘qui la natura é protetta’ nelel aree che gestiscono. La natura é protetta dal rispetto della legalità, non dall’accumularsi di vincoli. Che, per definizione, vanno apposti dagli organi competenti laddove ve n’é bisogno, e sempre sulla base di una valutazione comparativa degli interessi globali in gioco, non recependo supinamente, od al limite, decurtando un tanto al chilo, le proposte di naturalisti od ambientalisti. Quanto ai criteri di estensione delle ‘fasce costiere’ ne esistono a iosa, a partire dai 150 metri dalla battigia della L.R. n° 78 del ’76. Per la Soprintendenza, sulla scorta del c.d. Decreto Galasso é quella dei 300 metri, estesa a 500 in alcuni contesti. Fasce costiere ‘geografiche’ (?) di 10 km possono individuarsi nei Paesi bassi od in Venezuela, forse..O vogliamo annoverare tra i centri marittimi città come Castelvetrano, Alcamo o Partanna? Cosa non si dice per portare acqua al proprio mulino…per raggiungere 98.000 ha di territorio costiero nella provincia di trapani ce ne vorrebbero altre 5, di province di trapani…

  • mariella bianco scrive il 10 luglio 2013, 23:07

    concordo totalmente con Fiorentino

  • Enzo Sciabica scrive il 10 luglio 2013, 23:49

    Fiorenti, quest’ultimo suo commento non lo comprendo proprio. Prima parla di legalità e poi se la prende con i vincoli imposti dalle Autorità competenti (sapesse che cosa occorre per tutelare un territorio col vincolo di riserva naturale od anche un’area SIC o ZPS, altro che cartelli “qui la natura è protetta”). Questo commento mi lascia capire, comunque, che lei ha un concetto molto vago anche di legalità e di distanze chilometriche. Castelvetrano è ad oltre 10 Km. dalla battigia, fermo restando il fatto che l’ampiezza della costa marina dentro i 10 Km. (dalla battigia) è un dato che sfugge solo a lei. Io, comunque, posso ritenermi soddisfatto, visto che a forza di parlare d’ambiente anche lei inizia a mostrare qualche interesse (legalità a parte) per la materia. Il fatto che, per rispondermi, si sia dovuto documentare su alcune aree naturali protette, citando l’esatta superficie, checchè ne possa dire, è una dimostrazione. Attenzione, però, a non lasciarsi prendere perchè la materia è troppo vasta e complessa e lei anzichè ascoltare, mi sembra che proceda come se si volesse arrampicare sugli specchi. Io non sono un geologo, ma da naturalista non posso non conoscere, anche se per linee generali, il fenomeno di abbassamento del suolo o “subsidenza”, accresciuta nella laguna veneta per lo scavo dei fondali e dei canali per consentire l’accesso alle navi da crociera e alle grosse petroliere. Contrariamente a quanto lei pensa la subsidenza, oggi, è causata più dalle attività antropiche. La subsidenza d’origine naturale è riconducibile a complessi fenomeni geologici e climatici (difficilmente percettibili) che si svolgono nel corso di lunghi periodi di tempo. La subsidenza cagionata dall’uomo, come dicono i più comuni manuali “può svilupparsi, invece, rapidamente e avere effetti tangibili”. L’estrazione dei fluidi dal sottosuolo; l’estrazione o la dissoluzione di solidi nel sottosuolo; il fenomeno del costipamento; le opere di bonifica e irrigazione, sono alla base della subsidenza provocata dall’uomo. Provi ad eliminare il posidonieto e ad affondare (innescando quindi il fenomeno subsidenza) la parte di mare antistante il nostro porto-canale, per consentire l’attracco delle grandi navi da crociera e, nel breve volgere di tempo, vedremo quel che accadrà al litorale di Tonnarella.

  • nino fiorentino scrive il 11 luglio 2013, 9:11

    @ Mariella Bianco: grazie. @Enzo Sciabica: ma dove ha letto, di grazia, di mie critiche a vincoli già imposti? Ho solo detto che ciò che c’era da vincolare dalle nostre parti, già lo é. Lei, piuttosto, sacrificherebbe tranquillamente parte della riserva delle saline di Trapani per potenziarne il porto. A dispetto del fatto che quando si pensò di istituirla, quella riserva, dove oggi si posano stormi di fenicotteri rosa, scattò un periodo per la presentazione di eventuali opposizioni ed osservazioni. Perché é così che funziona, in termini di procedure legali. Non é che il primo che passa può dire ‘ qui non deve essere più riserva’ o ‘qui non si deve fare più un porto’. Tornando alle opposizioni se ne contò solo una, quella del consorzio A.S.I. per un fazzoletto di terra a confine, che mi pare fu accolta. Poi, solo poi, scattarono i vincoli. Ecco perché oggi il porto di Trapani non si può più ampliare,a dispetto delle ‘magnifiche sorti e progressive’ che qualche maggiorente dell’ex capoluogo, vorrebbe riservargli con la Sua benedizione. Doveva pensarci prima. Sulla legalità in generale, e sulla normativa a difesa dell’ambiente in particolare, basti dire che Ella ha espresso apprezzamento, senza distinguo (non me ne ricordo ) per l’azione di politici che continuano a proporre leggi di sanatoria degli abusi edilizi perpetrati sulla fascia costiera a mio avviso, e non solo mio, assolutamente irricevibili, tant’é che s’arenano subito. Parlo di personaggi che hanno anche candidamente ammesso di avere interessi personali al riguardo, perché proprietari di immobili insanabili. Non le nascondo che ancora mi chiedo ‘ma l’ha scritto veramente, proprio lui che dice di battersi per la difesa della natura?’. Che alla subsidenza può contribuire l’opera dell’uomo, l’ho scritto io: lei lo ribadisce avendo cura, stavolta, di escludere il transito delle navi, tra le sue cause dirette, precisando che, al limite, deriverebbe dagli scavi necessari. E questo può, forse, provocare danni nella laguna di Venezia. Non nel senso che ne risentirebbe la laguna, bensì Venezia. Ma Mazara non sorge in una laguna, e qui si tratta solo di togliere quel che si é accumulato ( il poseidoneto non c’entra proprio nulla ).Quanto a Castelvetrano, ricordo a memoria che la sua distanza da Selinunte é inferiore a 10 km. Ma se sono 11 non mi pare faccia differenza. Fasce ‘geografiche’ costiere ampie 10 km possono magari individuarsi in contesti paludosi, ma qui non esistono paludi profonde 10 km: la cima del vicino monte Sparacio, ( sito che ritengo a Lei ben noto almeno quale habitat di coturnici ) sopra Castellammare, svetta ad oltre 1000 m di quota a molto meno di 10 km dal mare.In ogni caso, le normative che definiscono la fascia costiera adottano unità di misura nell’ordine delle centinaia di metri, non dei chilometri. Chiudo scusandomi di non essere abbastanza documentato in materia ambientale. Tutti scienziati non possiamo essere. Ma io ho ragione di ritenere che Lei sulle navi da crociera dovrebbe informarsi meglio. Domandandosi, per esempio, come mai anche le più grandi riescano a scalare Trapani, un porto che é tale solo nella minimalista concezione italiana. In Olanda, dove vantano Rotterdam, si sganascerebbero dalle risate leggendo la parola ‘porto’ in corrispondenza di quella bacinella o bagnera che dir si voglia..

  • Enzo Sciabica scrive il 12 luglio 2013, 0:10

    La parte della riserva delle saline di Trapani alla quale Fiorentino fa riferimento, proprio al limite delle strade per il porto e per la distilleria, è stata sempre una sorta di discarica (più volte sequestrata dalla Guardia di Finanza) e di ritrovo per cani più o meno randagi. E’ assolutamente vero che, specialmente con tramontana, essendo uno dei siti meno esposti a quel vento, accoglie specie ornitiche svernanti che si adattano all’elevata pressione antropica. Con il compianto Girolamo Palermo, più volte ho denunciato lo scarico di rifiuti e la presenza di cani in quel posto della riserva, mentre più di recente, con un componente del CRPPN (Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale), mi sono portato sul posto per valutare da vicino i possibili impatti. A lavori ultimati non cambierà molto rispetto a prima. Se a questo aggiungiamo che le aree naturali protette, contrariamente a quanto pensa Fiorentino, possono essere “riperimetrate”; che la Regione è disponibile a farlo, specialmente quando c’è l’accordo tra le parti (se non giocano al rialzo, prima o poi s’accordano); che la salina subirebbe un restringimento, non significativo, nella parte nord; che potrebbero essere realizzate delle schermature (non ci sono mai state) che mitigherebbero l’impatto visivo, che la popolazione si mostra indifferente, è comprensibile il comportamento del naturalista, dell’ambientalista che non specula o che non strumentalizza, specialmente se tiene conto che la riserva si estende per oltre 900 ha. Diversa la situazione del porto-canale di Mazsara del Vallo, dove appena più ad occidente c’è una zona umida, con habitat non meno importanti di quelli delle saline (guarda caso non sono considerate zone umide naturali, ma artificiali), ma di appena 14 ha e neanche a dirlo, subito dopo, c’è l’ultima vera spiaggia dei mazaresi. Spiaggia che potrebbe definitivamente scomparire in seguito al fenomeno “subsidenza” (scavo e sprofondamento dei fondali per renderli idonei alle navi da crociera) che si porta dietro il fenomeno dell’ “acqua alta” e dell’ “erosione”. Se il sig. Fiorentino continua a nutrire dubbi in merito, mentre è ancora in tempo, gli consiglio (gli consiglio di cercare anche su internet l’ampiezza territoriale della fascia costiera, accolta in10 Km. anche dalla Commissione Ambiente Ue) di scrivere alla provincia di Venezia, Assessorato alla Caccia, Pesca e Polizia Provinciale per farsi spedire (la mia richiesta è stata esaudita) il Manuale: “The Lagoon of Venice as a Ramsar Site – La Laguna di Venezia: zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, di Michael Smart – Maria Josè Vinals (vedrà anche la levatura degli autori), Grafiche Serenissima, Ed. 2004″. Fiorentino, effettivamente, ha scritto: “che alla subsidenza PUO’ CONTRIBUIRE l’opera dell’uomo” ma, nonostante la mia spiegazione, non si è reso conto di essere stato troppo riduttivo, di avere sbagliato, perchè la subsidenza, ribadisco, ha due cause (il contributo è un’altra cosa specialmente nelle Scienze naturali): una naturale e una antropica (la più veloce e tangibile). E’ possibile cha a Mazara non ci sia un geologo (chiamato in causa proprio da Fiorentino) che non riesca a tappargli la bocca tutte le volte che dice inesattezze, approfittando dello pseudonimo?

  • nino fiorentino scrive il 12 luglio 2013, 8:12

    Ho capito. Siccome le navi da crociera danneggiano, forse, Venezia, non possono entrare a Mazara, che, come tutti sanno, sorge su una laguna, attraversata da canali, ed è caratterizzata da un patrimonio architettonico tanto peculiare quanto delicato, perché sostenuto da palafitte in legno che risalgono al basso medio-evo, motivo per cui é meta di milioni di turisti tutto l’anno.. Peccato solo per il fenomeno dell’ ‘acqua alta’, anche se le immagini dei passanti in stivaloni o sulle passarelle di piazza Mokarta, quando si verifica, sono sempre suggestive. Più si parla, più se ne dicono. Di ‘inesattezze’. Fermo restando che sugli sbagli si può essere clementi, sui travisamenti della realtà meno. Lo so bene che le aree vincolate possono essere riperimetrate, se la Regione é disponibile a farlo. Nel caso di Trapani, che fu trattato nel 2005 semplicemente, non lo é stata. Non é vero che ‘appena’ più ad occidente del porto canale di Mazara c’é una ‘zona umida’: Appena ad occidente c’é la Colmata ‘A’ per 400 metri, poi l’atterraggio della sopra-elevata per circa 1 km, poi la spiaggia di tonnarella per circa 2 km, quindi la zona umida di Capo Feto che sta è a circa 3 km e mezzo. Non mi aspetto che si tappi la bocca o si amputi le dita, ma almeno consultare una cartina che non sia stata disegnata da Lei chiedo troppo? P.S.: il porto canale e l’avamporto sono stati regolarmente dragati per decenni, quand’era possibile farlo senza particolari procedure, e di subsidenza a Mazara nessuno ha mai sentito parlare… subsidenza su una soglia di calcarenite? hai visto mai? ci hanno provato con le bombe a togliere la ‘secca balata’ senza riuscirci…Sarà che la ‘subsidenza’ é provocata dal prelievo di liquidi in profondità e non dalla rimozione dei solidi superficiali? ( pardon, non sono certo un geologo, ma visto che qui stiamo scadendo nella ‘ Corrida’ mi son lasciato prendere la mano )

  • Enzo Sciabica scrive il 12 luglio 2013, 10:55

    Spett.le Società di Mutuo Soccorso Fiorentino & Bianco. L’abusivismo edilizio, dal mio punto di vista, è essenzialmente causa delle pubbliche amministrazioni che, sulla scorta dei più selvaggi indirizzi del liberismo economico, hanno “lasciato passare”, hanno “lasciato fare”. Io, personalmente, ho sofferto quando giovinetto ho assistito all’aggressione cementizia del litorale compreso tra Casa Bianca (mio padre mi portava tutti gli anni a villeggiare in quella ridente contrada marsalese, a più di 150 m. dalla battigia, non importa se gli anni erano 50 – 70) e l’ex lido balneare “Mediterraneo” (strutture portanti in cemento), all’epoca voluto dal senatore (o da qualche socio) comunista Pino Pellegrino (uno dei soliti che predicava legalità, SIC!). In quel litorale, infatti, oltre a potere godere della bellezza paesistica, per la prima volta in natura, ho potuto osservare le strolaghe (gavide che occasionalmente scende alle nostre latitudini). Ho sofferto ed ho lottato (fino a non fare ottenere mai la concessione in sanatoria, almeno fino a quando non si è insediato il WWF ITALIA) quando, sulla parte centrale del costone sud che si affaccia sul lago Preola, ho visto venire su una costruzione. Questi, evidentemente, non sono che degli esempi, ma ritengo di avere fatto anche di più. Pochi mesi prima che morisse, infatti, con Girolamo Palermo, mi sono rivolto anche alla sig.ra Presidente della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano per invocare un serio provvedimento di “riordino” (nulla ache dividere con i disegni di legge di Ruggirello o di Lo Sciuto) delle nostre coste. Mi sembra che qualcosa inizi a muoversi in questo senso.

  • Enzo Sciabica scrive il 12 luglio 2013, 11:11

    I signori che raccolgono consensi contro le pale eoliche off-shore (difficilmente saranno piazzate a Biscione da quanto ho appreso al Servizio 4 ARTA, non invitato alle riunioni del Comitato e del Sindacato) perchè non dispongono un disegno di legge d’iniziativa popolare, appunto per il “riordino delle coste”, e cercano di raccogliere le dovute firme?

  • Enzo Sciabica scrive il 12 luglio 2013, 19:17

    Fiorentino, effettivamente “si è lasciato prendere la mano”, tanto il commento del 12, ore 8,12, è lacunoso, immeritevole di risposta. Sempre a proposito di subsidenza (estrazione di solidi o dissoluzioni nel sottosuolo) d’origine antropica, se vuole si legga il mio commento del 10/7, ore 23,49.

  • nino fiorentino scrive il 15 luglio 2013, 12:25

    Senza offesa. Ma se debbo approfondire la nozione di subsidenza, preferisco scaricarmela da Wikipedia. Ove chiunque può leggere che l’attività antropica capace di determinarla é quella estrattiva. E questo può capirlo immediatamente anche uno digiuno di geologia come me: se si toglie qualcosa ‘sotto’, sia esso gas, liquido o solido, ciò che sta ‘sopra’ può collassare sul vuoto che si viene a determinare. Ma se si toglie qualcosa ‘sopra’, come nel caso del dragaggio, mi dite che cos’é che dovrebbe ‘collassare’ , salvo qualche argomento espresso con un pò troppa libertà? . P.S.: il porto di Trapani, una sorta di bacinella ricavato, questo sì, in ambito lagunare, ( e ricco di fauna avicola ) riceve continuamente grandi navi da crociera senza che vi registri il sia pur minimo problema sul fondale. Sarà perchè questo particolare tipo di nave, essendo sprovvisto di ruote o cingoli, nemmeno lo sfiora, il fondale?

  • Enzo Sciabica scrive il 15 luglio 2013, 18:26

    Fiorentino, personalmente, davanti a Wikipedia (tra l’altro in continuo aggiornamento), contrariamente ad altri (ricorda cosa ha avuto rinfacciato da Vito Davide Castelli quando gli comunicò che si documentava su Wikipedia), mi tolgo il cappello. Spesso, però, non basta documentarsi su Wikipedia. A prescindere dal fatto che non so che cosa abbia letto su Wikipedia, senza offesa, “subsidenza discende dal latino subsidentia che significa sedimentazione. In geologia corrisponde anche ad un periodo di stasi delle acque marine su una regione da esse sommersa, compresa tra una trasgressione e una regressione. Poichè durante la subsidenza si verificano di solito ingenti sedimentazioni, il termine viene adoperato anche per indicare un regime di sedimentazione”. Se non si ha la conoscenza di questi concetti, se si cerca di fare di tutte le erbe un fascio, c’è poco da discutere. Come c’è poco da discutere quando parlando di porti si scade nel campanilismo (dispezzo per la “bacinella” porto di Trapani, sogni per il porto di Mazara che per la posizione e gli stessi sogni potrebbe sommergere i resti della spiaggia di Tonnarella).

  • mariella bianco scrive il 15 luglio 2013, 22:24

    caro Sciabica, non ho capito qual’è il suo modello di sviluppo per Mazara, ovvero cosa faranno i nostri figli nei prossimi anni? Che senso ha parlare di sedimentologia senza saperne nulla quando anche chi se ne occupa di mestiere si affida a modelli matematici di analisi che processano una gran quantità di dati di diversa natura. E poi, trova così scandaloso che nel nostro porto possano attraccare navi da crociera o le si rovina la prateria di posidonia?

  • nino fiorentino scrive il 16 luglio 2013, 8:20

    @Enzo Sciabica: il dr. Vito Davide Castelli ha tutto il diritto di affermare di saperne di più di Wikipedia nel campo di sua specifica competenza, visto che detiene conoscenze tali da poter modificarne la voce della materia in cui é addottorato. Venendo alla subsidenza, che non é ne il mio, né il suo campo di specifica competenza, wikipedia può essere un ottimo punto di partenza. Ma qui basta l’italiano, di cui un pò m’intendo ( anche un pò il latino, se é per questo ). Ora, la ‘sedimentazione’ é proprio l’accumulo di materiale sui fondali. Quindi nel caso sia un problema, é proprio dragaggio una possibile soluzione. Quanto al porto di Trapani io, semplicemente, lo considero per quello che é: uno scalo minore che, debbo ammettere, i trapanesi riescono a sfruttare al massimo della sue ( scarse ) potenzialità strutturali, anche al costo di collezionare qualche figuraccia, come nel caso della costruzione della petroliera Marettimo M. che, alla fine, hanno dovuto rimorchiare a Palermo per il completamento. Il porto di Mazara non sommergerà la spiaggia di Tonnarella perché si trova già in un altro posto. Ed,al momento, risulta parecchio sotto-utilizzato non solo rispetto alle sue potenzialità future, ma anche riguardo al suo effetivo sfruttamento passato. Fa benissimo Mariella Bianco ad accennare al modello di sviluppo mazarese in futuri, ma io, ( e mi ripeto ), sarei già contento se si potesse tornare indietro di una decina d’anni…

  • Enzo Sciabica scrive il 16 luglio 2013, 11:01

    Gentile sig.ra Bianco, ho perso il conto delle volte che ho tentato di chiarire i suoi dubbi, compresi gli ultimi. Le consiglio, pertanto, di rileggere i miei precedenti commenti, non solo quelli della presente pagina. In più le raccomando di approfondire (potrebbe farlo assieme a Fiorentino) e rettificare le sue scarse conoscenze sul reale significato di “sviluppo sostenibile” (non tralasciando le percentuali di attività umane sul territorio, programmate da CHI E’ PREPOSTO a farlo); di documentarsi, senza preconcetti, seriamente e di non perdere mai di vista il concetto di antropendropia. Nell’augurarle buon lavoro, gradisca cordiali saluti. E. Sciabica.

  • nino fiorentino scrive il 16 luglio 2013, 11:37

    @Enzo Sciabica. in tutta franchezza: ho sempre pensato che solo una cosa potevo essere sicuro di sapere, ossia di non sapere nulla. Ma so anche che non é di certo a Lei che mi rivolgerò per approfondire le mie scarse conoscenze in materia di sviluppo sostenibile. Il mondo pullula di validi professionisti titolati che hanno avuto modo di approfondire la tematica. Per non parlare di testi, pubblicazioni etc. etc. . Di cui consiglio vivamente lettura e consultazione anche a Lei, dal momento che non può presentarsi quale professionista titolato. Padronissima Ella, ovviamente, di continuare a ritenere non solo di non averne bisogno, ma di poter addirittura fare scuola al riguardo.

  • mariella bianco scrive il 16 luglio 2013, 14:31

    @Sciabica, la sua risposta è generica. Io volevo capire cosa questa città in maniera credibile può mettere in gioco per avere una prospettiva di crescita economica adeguata. La sostenibilità ambientale di un progetto qualsiasi sta ormai nelle normative nazionali ed europee. La nostra è una città immobilizzata, anzi in continuo arretramento e può reagire solo con iniziative forti e di grande impatto su cui lei ha un evidente pregiudizio.

  • Enzo Sciabica scrive il 16 luglio 2013, 19:04

    “La sostenibilità ambientale…….sta ormai nelle normative nazionali ed europee”. “Sta”, bisogna vedere se nel profondo sud d’Europa le “normative” (per la sostenibilità) vengano comprese, vengano rispettate, non vengano aggirate. Esempio, di recente presso la riserva naturale dello Stagnone di Marsala si è svolto un campionato di kite-surf, ma non mi risulta che prima della manifestazione, prima della concessione della riserva, sia stata depositata idonea Valutazione d’Incidenza come prescrivono, ormai dal 1997, leggi e direttive europee. Noi non ce ne accorgiamo, ma tutte le richieste di riconoscimento dello Stagnone zona UNESCO sono fallite anche per questo.

  • Enzo Sciabica scrive il 16 luglio 2013, 20:24

    Caro Fiorentino, è proprio sui sedimenti (come accennato, in geologia un regime di sedimentazione viene assimilato alla subsidenza) che lo volevo. Lasci perdere le pubblicazioni, i manuali (mi sembra che qualcuno glielo abbia già segnalato, specificando anche la Casa editrice) che bisogna sapere leggere, con una certa passione e ascolti il mio concetto terra – terra. Se le trasgressioni e le regressioni (possono portare alla sedimentazione), in condizioni climatiche normali, avvengono naturalmente, gli effetti anche sulla linea di costa non sono facilmente percettibili anche dopo lungi anni. Se per rendere, però, i fondali a misura delle grandi navi da crociera, bisogna eliminare, dragare, affondare, smuovere continuamente (specie dove c’è lo sbocco di un torrente) i sedimenti, la cosa cambia aspetto. Dove il fenomeno subsidenza è maggiormente asservato e studiato, la continua rimozione dei sedimenti, con la cura dei fondali per mantenere la giusta profondità per le grandi navi, ha cagionato “MAGGIORE FREQUENZA DI MAREE ECCEZIONALI” , con tutte le conseguenze che si porta dietro (come da manualetto consigliato). Ad est dell’attuale porto mazarese potrebbero esserci le condizioni (c’è anche un abbozzo di banchina, come nel porto di Trapani) per potere ospitare qualche nave da crociera, ma ad ovest, dove c’era la zona umida della foce, dove c’è ancora un’altra zona umida (fondale marino in condizioni di bassa marea inferiore a 6 m.), dove c’è la spiaggia di sabbia dai fondali bassi, mi sembra che sia da sprovveduti (od anche da maneggioni) pensare d’ affondare (cosa diversa dalle normali pulizie che dovrebbero tenersi nel budello, meno di bacinella, del porto-canale) per consentire l’ingresso anche alle grandi navi da crociera. Sono state sufficienti le variazioni metereologiche che si registrano dal 2004 (le seguo personalmente senza bisogno di particolari apparecchiature) dalle nostre parti, per dimostrare gli effetti della “maggiore frequenza di maree”. Caro Fiorentino, anche per vendere le mie relazioni ambientali (le ritenute d’acconto parlano chiaro) ad ingegneri, geologhi, architetti, non ho avuto mai il problema del titolo, nè sono andato incontro a complessi di sorta, anzi, come le ho detto una volta a proposito del giornalista Giannino (a quanto pare il complesso l’aveva), consapevole delle mie possibilità, nutro lo stesso punto di vista di Vittorio Feltri (buon giornalista anche se non mi è tanto simpatico, vista la vicinanza al signore che mi sembra tenere l’Italia in ostaggio). A proposito delle laure (non conseguite) di Giannino, come da “Il Fatto Quotidiano” del 21/2/2013″, scriveva Vittorio Feltri: “Delle sue lauree proprio non mi importa: non m’interessa se uno ha una o due pergamene attaccate in tinello o in bagno, m’importa se uno è bravo oppure no e Oscar è bravo”.

  • andrea de simone scrive il 16 luglio 2013, 22:15

    Oggi ennesima riunione di servizi presso la locale sede della guardia costiera,presenti esponenti della cittadina petrosilena sindaco e suo staff nonche’ una rappresentanza cittadina per far sentire il no eolico ,noto l’assenza della citta’ di mazara ,lo ha denunciato espressamente l’unico sindaco presente,sembra che la battaglia la sta’ portando avanti da solo ,amareggiato deluso personalmente cerco di capire il perche di tali comportamenti dell’amministrazione mazarese,si parla di territorio di economia di pesca ma dove’ la cittadinanza?dove sono i pescatori?le associazioni di categoria?i rappresentanti politici?c’e stata una raccolta firme su mazara una petizione contro il progetto ,rifletterei su ‘lascio ai lettori i commenti che tali rimarranno ma ci vogliono concretezze ,spero che ministero ,assessorato diano pareri a chiusura dell’intera faccenda.
    andrea de simone wwf italia

  • nino fiorentino scrive il 17 luglio 2013, 8:24

    @Enzo Sciabica: non lo so se Oscar Giannino é bravo, ma prendo atto che qualcuno, che non é lui stesso, l’abbia detto. In ogni caso non ricordo che Giannino si si sia mai autocelebrato. Che per fare i mondiali di kite-surf nello Stagnone di Marsala sarebbe stata necessaria una preventiva valutazione d’incidenza, semplicemente, non é vero: l’art. 5 del D.P.R. n° 357/1997, rubricato, appunto ‘valutazione d’incidenza’, non la prevede, limitandola alla pianificazione e programmazione territoriale ed ‘interventi’, ovviamente ben cosa diversa da una manifestazione estemporanea ( basta andare a vedere l’allegato ‘G’); concordo bisogna saper ( o forse voler?) leggere. Così come non é vero che sia mai esistita una ‘zona umida della foce del Mazaro’. Le zone umide presenti nel Comune di Mazara sono regolarmente inventariate e consultabili sul portale del sito ufficiale del Comune, e risultano tutte a ridosso di Capo Feto e San Nicola. Aggiungo che nella zona di Capo Feto appaiono in parte impegnate da edilizia residenziale, circostanza sulla quale, per inciso, non ricordo di aver mai registrato prese di posizione da parte Sua. Per quanto mi riguarda, non ho mai proposto la costruzione di porti, per navi da crociera od altro, in corrispondenza di Capo Feto. E nemmeno l’effettuazione di dragaggi straordinari per la bisogna da nessun’altra parte. Ma forse Lei, ritenendo che una nave da crociera presenti un opera viva ( parte immersa ) pari all’opera morta ( ponti scoperti e sovrastrutture ) s’é formato il convincimento che occorrerebbe scavare ‘ad infera’, dato che esistono navi che si elevano di una trentina di metri dal galleggiamento. No, ma che dico, all’inizio della discussione Lei osteggiava il mero ingresso delle navi, poi è passato al dragaggio. Tra l’altro, su quel famoso ‘abbozzo di banchina’ siamo pure d’accordo. P.S. : dimenticavo: a proposito di ‘maree eccezionali’.. Lei mi parla di ‘maree eccezionali’ proprio a Mazara dove abbiamo il marrobbio?

  • Enzo Sciabica scrive il 17 luglio 2013, 19:08

    L’ultimo commento di Fiorentino, oltre a darmi un’altra dimostrazione del suo digiuno in materia di tutela del patrimonio naturale, mi dimostra pure che ha un concetto molto vago di “legalità” che spesso nomina.

  • nino fiorentino scrive il 18 luglio 2013, 8:38

    @Enzo Sciabica: se Ella allude alla disciplina della valutazione d’incidenza ex art. 5 D.P.R. n° 357/1997 le cose stanno come dico io, e non come dice Lei. Se Lei vuole dibattere sul Campionato Mondiale di Kyte Surf nello Stagnone, é ad altra normativa che si deve riferire, che ritengo, ovviamente, superfluo citare di fronte a chi ha già affermato, più e più volte, di saperne più di me in materia.

  • Alberto Gancitano scrive il 18 luglio 2013, 17:44

    Sono tantissimi è non riesco a leggerli tutti.Comunque complimenti a tutti voi.La Francia ha 56 centrali nucleari attive ed ad alcune, molto probabilmente, gli faremo pagare l’imu,visto che sono a ridosso dell’Italia.Comunque io e un certo Zichichi siamo due ignoranti che vogliono le centrali nucleari in Italia.

  • Enzo Sciabica scrive il 19 luglio 2013, 9:03

    Fiorenti, avrei preferito non risponderle, ma siccome è giusto che i lettori siano adeguatamente informati, non posso esimermi dal dire che la Direttiva 92/43CEE, all’Art. 6, comma 3, così testualmente recita: “QUALSIASI piano o progetto……che possa avere icidenze….forma oggetto di una opportuna valutazione d’incidenza. Le Autorità nazionali daranno il loro accordo soltando dopo avere avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa….”. L’art. 5, commi 2 e 3 del DPR 357/97, ha recepito l’Art 6 CEE: comma 2 relativamente ai piani e progetti territoriali, urbanistici e di settore, piani agricoli…, mentre il comma 3 fa riferimento ai proponenti di qualsiasi altro tipo d’intervento che possa avere incidenza sul sito. La procedura va eseguita secondo gli indirizzi dell’allegato G che non mette in discussione gli articoli di legge. Il DPR 12/3/2003, n. 120 di modifica e integrazione (in seguito a sanzione europea perchè il precedente Decreto non appariva aderente e completo), all’art. 6 conferma in toto il vecchio Art.5.. Tanto per opportuna conoscenza dei lettori e per il rispetto della “legalità”.

  • nino fiorentino scrive il 19 luglio 2013, 13:10

    @Enzo Sciabica. Non é che perché si vuole scrivere ‘QUALSIASI’ tutto in maiuscolo questo significa che anche per posare 4 gazebi o per parcheggiare qualche furgone ( questo l’ “impatto” di 3 giorni di Mondiali di Kyte surf ) occorre procedere a ‘valutazione d’incidenza’. La norma, citata correttamente, si riferisce espressamente, infatti, a ‘piani, progetti territoriali urbanistici e di settore e piani agricoli’ . Ora, io posso concedere che qualche burocrate possa, per impropria analogia, considerare ‘intervento’ anche quanto installato precariamente per 3 giorni allo stagnone, ma sarebbe come sparare con il fucile ad una zanzara. Tanto più che, se qualcuno avesse avuto qualcosa in contrario sulla manifestazione, gli sarebbe bastato invocare l’art. 2, lettera ‘v’ del regolamento dello Stagnone approvato con Decreto ARTA Sicilia del 24 maggio 2000. Invece si continua ad invocare il rispetto di tale divieto in una zona dove non é mai stato posto, ossia le acque marine antistanti Capo Feto. Perché per qualcuno ‘anche quel che é permesso é vietato’. Ma solo a Mazara, però. A Trapani, invece, anche quel che é vietato é permesso. Infatti la provincia, ente gestore della Riserva, pubblicizza il sito con magnifiche foto di kyte-surf in azione. Ma, a quanto pare, me ne accorgo solo io…

  • mariella bianco scrive il 19 luglio 2013, 13:35

    Caro Sciabica, sono contenta che abbia citato la norma europea. Adesso le chiedo perchè se in tutto il resto degli altri stati membri realizzano infrastrutture importanti (porti compresi) in posti anche particolarmente sensibili le debba mettere così le mani avanti su Mazara. Le leggi ci sono, gli strumenti pure quindi nessun pregiudizio e mettiamoci in gioco.

  • Enzo Sciabica scrive il 19 luglio 2013, 15:04

    Gancitano, avremo di meglio checchè ne dica il prof. Zichichi. Avremo il bioreattore e tanta, tanta elettricità, a costo zero per gli “ammucca ficu”, come diceva il grande ambientalista Girolamo Palermo, Piero per gli amici.

  • Enzo Sciabica scrive il 21 luglio 2013, 17:57

    Per quanto di gradimento, ognuno dovrebbe essere libero di “mettersi in gioco”, ma sempre nel rispetto delle leggi. Nella maggior parte degli altri Stati europei, gli Uffici preposti si sono adeguati ed evitano d’aggirare la Valutazione d’incidenza che può condurre a sanzioni europee (l’Italia è uno dei Paesi d’Europa con più sanzioni, anche il DPR 357/97, come accennato, è stato oggetto di sanzione) che incidono tanto anche sulla ns. economia (spesso si può arrivare a 200mila euro al giorno fino a quando il vizio non viene sanato). Con dirigenti pubblici, tipo Fiorentino Nino (nel leggere coglie solo quello che gli piace e si ferma ad osservare i 4 gazebi e furgoni, senza vedere o capire gli impatti del kite-surf che con 4 gazebi e furgoni non fa girare neanche l’economia) o come quelli provinciali, addetti alla tutela (costa un sacco di soldi) del patrimonio naturale, non è difficile capire il perchè incorriamo spesso nelle sanzioni europee. E io pago!

  • nino fiorentino scrive il 22 luglio 2013, 12:40

    Egregio Sciabica, forse mi vuole dire che Lei era contrario a far svolgere il mondiale di Kyte Surf allo Stagnone? E chi Le dice che non fossi perplesso anch’io al riguardo? Ma non perché non si sia fatta una preventiva ‘valutazione d’incidenza’, che non c’entra nulla… ‘piani e progetti’ riguardano, per definizione, impianti e beni immobili, non i veicoli, ma perchè il regolamento di riserva vieta ‘le attività sportive che compromettono l’integrità ambientale e la tranquillità dei luoghi’ ( art. 2 ). Quali sono queste attività sportive? Quelle motoristiche, per espressa disposizione. Quindi il ‘kyte-surf’ potrebbe ammettersi. O meglio, quello ‘libero’ senz’altro. Un campionato mondiale è cosa un pò diversa. Ma se all’Ente Gestore sta bene, si rientra nella discrezionalità amministrativa. Il cui esercizio può essere oggetto di critica. E chi dice il contrario? Sta di fatto però, che il kyte si pratica allo stagnone da anni, tanto che il sito é diventato uno ‘spot’ di livello internazionale, con importanti ricadute turistiche. E la sua pratica viene addirittura pubblicizzata nel sito istituzionale dell’Ente Gestore. Senza che nessuno si sia mai lamentato. Ma che c’entra. Lì siamo tra Marsala e Trapani, che come, tutti sanno, si trovano in Italia, il paese ‘dove anche quel che é vietato è permesso’ ( per esempio, l’attività sportiva là dove può dar fastidio o l’allargamento del porto a danno della riserva delle saline ). Mentre Mazara sta in Russia, il paese ‘dove anche quel che è permesso é vietato’( per esempio, la pratica del kyte-surf nel mare antistante capo Feto, ove non c’è divieto alcuno o la costruzione di opere portuali proprio là dove é previsto che vengano costruite opere portuali ). Quanto sarebbe bello stare tutti in Inghilterra, dove ‘ciò che non é vietato é permesso’!!

  • Enzo Sciabica scrive il 23 luglio 2013, 10:16

    Fiorenti, il comma 2 si riferisce a piani o progetti, il comma 3 a tutto il resto (rilegga il mio commernto del 19/7, ore 9,o3). Il regolamento della riserva mi è sempre sembrato che sia stato utilizzato secondo l’uso e il consumo della Provincia. Per questo a chi di competenza ho sempre fatto rilevare che gli Enti pubblici che si occupano di tanti altri servizi collettivi, non possono gestire la tutela del patrimonio naturale che è un’attività specialistica che spesso entra in conflitto (almeno da noi) con altre. Spesso mi hanno dato ragione, ma mi hanno fatto capire che c’è la solita politica di mezzo. Il regolamento della riserva lo conosco come le mie tasche e mi sembra che sia stato preso a livello di carta straccia. Capo Feto è un’area SIC e ZPS, come lo Stagnone, e nel momento in cui qualcuno si rende conto che il Kite interferisce con i i valori naturali del sito, scattano le stesse misure di tutela che valgono per tutti gli altri territori SIC e ZPS. La Regione, infatti, quando adeguatamente informata, non ha omesso d’informare il Distaccamento Forestale di Castelvetrano affinchè prendesse i primi provvedimenti, ma lo stesso Distaccamento ha comunicato che sul posto non ha riscontrato praticanti di Kite surf. Ed io faccio battaglie ambientali e in più debbo leggere i suoi commenti. Grazie, comunque, considerato che il pubblico che ci segue potrebbe iniziare a capire qualcosa sul funzionamento della tutela del patrimonio naturale che, tra l’altro, costa un sacco di soldi e fa girare l’economia sicuramente più del Kite surf, basta vedere quanto costa un solo forestale.

  • nino fiorentino scrive il 23 luglio 2013, 16:25

    @Enzo Sciabica: non me ne voglia, ma piuttosto che rileggermi il suo commento del 19 luglio, ritengo più attendibile rileggermi la legge. Che non parla di ‘tutto il resto’. ‘Tutto il resto’ é quel che sbrigativamente intende Lei. La legge, inve, parla di interventi. Del tipo di quelli previsti in piani o progetti. Perché, appunto, vanno descriti secondo le prescrizioni dell’allegato ‘G’ previsto per i piani ed i progetti. Non é vero che ove ‘qualcuno’ si renda conto che il kyte interferisca con i valori naturali del sito, scattano le stesse misure di tutela’. E poi chi sarebbe quel qualcuno? Lei? Negli stati di diritto i divieti devono essere previsti e formulati in apposite norme pre-ven-ti-ve. Lo insegnano, in diritto, pure a livello di scuola media superiore. Quel che auspica Lei, a mio modo di vedere, é mera anarchia, ancorché nobilmente motivata, secondo il suo punto di vista. Comunque, considerato il livello di tutela attuale dello Stagnone mi pare che per le sue battaglie ambientali di materiale ce ne sia già abbastanza. Quindi, per quanto mi riguarda, può tranquillamente astenersi dal perdere tempo a leggermi.

  • Enzo Sciabica scrive il 23 luglio 2013, 20:23

    Esiste, infatti, il Piano di Gestione del SIC e ZPS Capo Feto e Stagnone (realizzati nel 2008, come per tutti i siti della Sicilia, costati solo per la redazione 3.600.000 euro) che mettono in risalto l’incompatibilità di questo sport. Se poi gli Uffici preposti regionali non prendono provvedimenti, se la Forestale dice di non vedere aquiloni che scorrazzano davanti a Capo Feto, che ci posso fare? Questa si che mi sembra anarchia nel senso più dispregiativo del termine, questo si che mi sembra spreco di soldi pubblici. L’errore di fondo di Fiorentino sta nel fatto che dà un significato molto ristretto al termine progetto (ideazione di un’attività, di un lavoro) mentre l’Ue ha dato un significato molto ampio (generico come vuole il termine corrente). La guida all’interpretazione all’Art. 6 della direttiva habitat (risalente al 2000), si rifà addirittura all’Art. 1, paragrafo 2, della Direttiva 85/337/CEE che dà la seguente definizione di progetto: “…..la realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od OPERE”. Per tagliare la testa al toro, nel rispettare il principio che sta alla base della tutela “la prevenzione” del deterioramento degli habitat, la direttiva, senza fare distinzione tra “costruzioni” ed altre “opere”, dice “QUALSIASI progetto”. Se poi i commi, per esempio, 2 e 3 del decreto che recepisce la direttiva sono più articolati è meglio ancora. Nella pratica chi organizza un campionato mondiale di vela od altro, a prescindere se l’area risulti protetta o meno deve studiare e conoscere il sito dove svolgerà l’”opera o l’attività o l’intervento”, il campo di gara ed altro. Secondo Fiorentino, ideare di fare, studiare, capire e fare capire, organizzare, non hanno alla base un progetto? O forse i velisti arrivano e scendono, senza progetto, sul campo di regata? Nell’area protetta in base a al principio di “prevenzione”, visto tra l’altro che allo Stagnone, per esempio, le praterie di Posidonia oceanica (habitat prioritario, evitiamo di parlare d’uccelli) sono anche affioranti, bisogna valutare se le tavole sfreccianti possano arrecare danno. Certamente nell’ottemperare agli indirizzi di legge bisogna procedere secondo le “indicazioni” dell’Allegato G, ma se un’attività non è puntualmente identificata non significa che debba sfuggire alla valutazione, schematicamente si procede come per altre attività. Se Fiorentino ha qualche altro dubbio, faccia come ha fatto il sottoscritto, chieda riscontri alla Divisione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e vedrà cosa gli risponderà.

  • nino fiorentino scrive il 24 luglio 2013, 8:31

    @Enzo Sciabica. La ringrazio per il prezioso contributo cognitivo apportato citando l’art. 6 della direttiva habitat che sconoscevo. Prendo atto che mi da ragione in pieno, riferendosi appunto a ‘costruzioni d’impianti od opere’, non a ‘tutto il resto’. Che l’opportunità di disputare un mondiale di Kyte Surf allo Stagnone andasse preventivamente studiata sotto il profilo dell’impatto ambientale non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo. Ma non applicando la procedura della ‘valutazione d’incidenza’ ( classico fucile usato per uccidere la zanzara ) Bastava chiedersi se costituisse disturbo ai sensi dell’art. 4, lettera ‘i)’ del Regolamento. Io penso che qualcuno l’abbia fatto rispondendosi negativamente, dato che quel divieto si riferisce agli sport motoristici; se ne può discutere. Per quanto riguarda Capo Feto, non conosco le valutazioni dei piani di gestione, ma mettiamo senz’altro che sia come dice Lei. Possiamo stare tutti tranquilli: a nessuno verrà mai in mente di praticare il kyte surf nella palude di Capo Feto, analogamente a quanto accade nello Stagnone, divieto o non divieto: non c’é abbastanza acqua nè in estensione né in profondità. Credo bene che la Forestale non ne abbia visti. Mentre allo Stagnone sì. Il suo errore Sciabica, invece ( di solito non mi esprimo così, ma uso il suo stesso stile ) é di considerare i suoi personali convincimenti, ancorché tratti da studi redatti in relazione a determinati territori, per diritto positivo, ossia per norme vigenti. Quasi mai lo sono, a quel che mi pare di constatare.

  • Enzo Sciabica scrive il 24 luglio 2013, 13:06

    Posso capire che Fiorentino abbia letto l’Art. 6, comma 3 della Direttiva habitat, 1992/43CEE, ma comprendo che ne abbia tratto poco o niente. A prescindere dal fatto che io ho citato l’articolo di un’altra direttiva, alla quale la 43/92 si ispira, che testualmente recita: “…realizzazione di costruzioni o di altri impianti (possono essere anche diversi dalle classiche costruzioni) od OPERE (ovvero tutto il resto delle attività umane che possano interferire con la tutela del patrimonio naturale), se non si ha chiaro il concetto di opera, è inutile leggere. è azzardato perdersi in commenti. Opera sta, infatti, “per ogni attività umana, azione, lavoro diretti a un fine” (anticipato appunto da un progetto).

  • Enzo Sciabica scrive il 24 luglio 2013, 13:24

    Si tiene a precisare che nella aree SIC e ZPS, a differenza delle riserve, occorre la Valutazione d’Incidenza e non anche la Valutazione d’Impatto Ambientale. Cosa che, invece, occorrerebbe (in Sicilia difficilmente si applica) nelle riserve regionali, come da Art. 2, L.r. 14/88 (modifiche ed integrazioni alla L.r. 1981/98 sulla costituzione di parchi e riserve nell’Isola). Spetterebbe, infatti, al CRPPN: “predisporre dfirettive vincolanti relative alla valutazione d’impatto ambierntale CHE DEVE ACCOMPAGNARE tutti i progetti di OPERE (altro riscontro per Fiorentino) e di MANUFATTI (puntualizzazione rispetto al più ampio significato di opere) da realizzare nei parchi e nelle riserve”.

  • nino fiorentino scrive il 25 luglio 2013, 7:58

    @enzo sciabica: non mi pare che qualcuno sia intenzionato a piazzare fabbriche o laboratori di kyte surf a Capo Feto, e nemmeno nello stagnone..

  • Enzo Sciabica scrive il 25 luglio 2013, 13:10

    L’ignoranza non si compensa con lo spirito.

  • nino fiorentino scrive il 26 luglio 2013, 7:54

    @enzo sciabica. guardi che ci sono tavole che più che manufatti sono delle vere e proprie opere..

  • Enzo Sciabica scrive il 26 luglio 2013, 10:12

    Finalmente c’è arrivato. Per fare delle “vere e proprie opere”, vedi le “tavole” a cui Fiorentino fa riferimento, alla base c’è sempre un “progetto”. A proposito delle valutazioni delle attività antropiche che possono incidere sulla conservazione del patrimonio naturale, la dizione europea : “QUALSIASI PIANO O PROGETTO (leggendo attentamente la normativa ci si rende conto della differenza tra piano e progetto) è pienamente azzeccata.

  • nino fiorentino scrive il 26 luglio 2013, 12:51

    Gli umani hanno eretto, nel medio-evo, imponenti cattedrali svettanti a quote raggiunte, secoli dopo, dai grattacieli, senza uno straccio di progetto.. E le ‘attività antropiche’ rappresentano un ‘genus’ di cui le le opere sono solo una species.. Anche leggere e pensare sono ‘attività antropiche’, ma guai a farlo in una ZPS SIC senza preventiva ‘valutazione d’incidenza’

  • giovanna russo scrive il 26 luglio 2013, 15:13

    scusate, ma perchè non vi incontrate al bar o al lungomare o a Capo Feto e vi parlate direttamente, magari invitando la sig.ra Bianco come moderatore???? Continuo – chissà perchè – ad avere l’impressione che certi interventi siano determinati da un desiderio spasmodico di esibire il proprio sapere….ma sicuramente mi sbaglio!!!

  • Enzo Sciabica scrive il 26 luglio 2013, 19:14

    Dura lex, sed lex. Specialmente dopo che il “genere umano” ha bruciato molte delle risorse della Terra, tante da fare pensare anche a me un futuro molto nero per le “future generazioni”. Scienziati come la nota Margherita Hack o il meno noto, ma altrettanto insigne, Frank Femner (contribuì a debellare il vaiolo), professore di microbiologia dell’Australian National University, l’hanno previsto. Nel 1995, Femner arrivò a dire che: “l’uomo, tra cent’anni, si estinguerà per l’esplosione demografica e i consumi (compreso il depauperamento del patriomonio naturale) fuori controllo. Se l’avesse detto un qualsiasi mago mi sarei messo a ridere, ma detto da questi luminari e per quanto ho modo d’osservare ci credo. Certamente la trasformazione naturale è inarrestabile, ma se l’uomo fosse stato meno egoista, probabilmente avrebbe fruito di più lunga vita, di qualità migliore.

  • nino fiorentino scrive il 27 luglio 2013, 10:04

    @ Giovanna Russo. Signora, mi spiace molto darle l’impressione di avere un fatto personale con il sig. Sciabica. Sicuramente ciò avviene, in parte, anche per mia colpa, ma non é così. Tra l’altro, a ben vedere, sono forse di più le cose dove la penso come Sciabica ( randagismo, dinamiche interne del PD, regime delle correnti del mare mazarese ) che non quelle che ci dividono, che non cito per non rientrare in polemica, fermo restando che la polemica é attività del tutto legittima, ancorché spesso sterile. Semplicemente, essendo del parere che Mazara On Line sia un sito che, nel informare, si avvale parecchio del contributo dei lettori, ogni volta che mi capita di leggere informazioni che, sulla base delle mie conoscenze personali, reputo sbagliate, fuorvianti, suggestive od imprecise, mi sento in dovere d’intervenire, tanto più se si tratta di argomenti di rilevante interesse pubblico. Tutto qui.

  • Enzo Sciabica scrive il 27 luglio 2013, 10:37

    Cara Russo, la comunicazione è una delle cose più belle e significative (se ci togliessero anche questa probabilmente sceglierei di ritornare idrogeno) degli “umani”. Se ha argomenti vali corrisponda pure Lei, altrimenti il pensiero può farmi pemsare anche alla gattina che non potendo “arrivari a la saimi” disse: “tantu è achira”. Non me ne voglia, tanto è una semplice battuta.

  • giovanna russo scrive il 29 luglio 2013, 10:38

    Caro Sciabica, le passo la battuta anche se dimostra scarsa attitudine alla critica, ma le assicuro che riesco a prendere la SAIMI tutte le volte che mi aggrada. Ho espresso un’opinione di cui sono convinta. Buona conversazione

  • IVAN MARINO scrive il 29 luglio 2013, 13:21

    Non capisco il sig. Sciabica  che per quanto sia  a conoscenza di  leggi , procedure, cavilli  di vario  genere in materia ambientale   non adotti  le piu’ elementari regole del bon ton nel rivolgersi alla  ignora Russo.

  • Enzo Sciabica scrive il 29 luglio 2013, 18:26

    Marino, se per qualcuno come la sig.ra Russo, il confronto tra me e il sig. Fiorentino (o con altri) non risulta di gradimento, eviti semplicemente di leggere o esprima, ancor più semplicemente, la propria opinione. Il bar sarà un luogo d’attrazione per la sig.ra Russo, ma non per me. Il mio turbamento, con la colorita ma civilissima risposta del 27/7, ore 10,37, mi sembra, quindi, legittimo. Fermo restando il fatto che nè io, nè Fiorentino (probabilmente), ci permetteremmo mai di mandare al bar o a quel paese persone liberamente chiamate a confrontarsi civilmente (diversamente potrebbe scattare la censura) su spazi offerti da altri. Ritengo, tra l’altro, che il mio commento abbia raggiunto il suo scopo, se è vero, come mi sembra vero che oggi, molto gentilmente, la sig.ra Russo , mi augura o ci augura: “Buona conversazione”. Marino, lei che è un tecnico, ci faccia conoscere, piuttosto, i suoi punti di vista sul parco eolico off-shore a Biscione o sul “bioreattore best” a S. Nciola. Sul bioreattore, se non vado errato, ha chiesto lumi, ma non mi sembra che abbia espresso un’opinione

  • Giovanna Russo scrive il 30 luglio 2013, 0:21

    bisognerebbe imparare a distinguere il commento ironico dall’offesa. Io non ho mandato nessuno a a quel paese, ma la risposta del sig. Sciabica conferma quel che dicevo prima: assoluta insofferenza verso la critica, anche se fatta scherzosamente, come in effetti voleva essere il mio intervento…comunque chiedo scusa a tutti per aver abbassato il livello tanto alto della conversazione! 

  • Pino Triglia scrive il 30 luglio 2013, 9:12

    Cari amici di questo giornalino telematico. Trovo lo stereoscopico commento o spassionato suggerimento della Signora Giovanna Russo, ricco di aromi e profumi particolari(bar), con la possibilità di caratterizzarlo anche con una sana educazione fisica e un “Belvedere”(lungomare), ed infine ma non per ultimo l’ingentilita alternativa mozzafiato di carattere naturalistico-ambientale(Capo Feto).- P.S.: Anche se gli ultimi commenti non hanno parlato del vero problema “la realizzazione del parco eolico off-shore”,  ritengo molto positivo  il colorito contraddittorio che ne è uscito fuori!…Grazie di esserci.- Firmato, una Triglia con il “sense of  humor” che qualche volta non ha paura di transigere.

  • Enzo Sciabica scrive il 30 luglio 2013, 17:47

    Mi sembra che ci sia una certa differenza tra “turbamento”, come ho tenuto a puntualizzare nel mio commento del 29/7 e “offesa”. Al commento “ironico” della signora Russo, ho semplicemente contrapposto il mio altrettanto ironico, inserendoci un po’ di dialetto, tanto per dare più coloro al commento stesso. Se al posto del vernacolare “saimi” avessi usato l’italiano “strutto”, forse Marino non avrebbe reclamato il “bon ton”. Personalmente, nel rispondere alla sig.ra Russo a al sig. Marino, mi sono reso conto di essermi allontanato dal vero problema (ritengo comunque di averlo affrontato e trattato adeguatamente), tanto che ho invitato Marino (tecnico) a farmi conoscere il suo punto di vista sul Parco eolico off-shore e sul bioreattore best. Temi ambientali che non andrebbero mai tralasciati, almeno fino a quando incombono (vista l’ubicazione degli impianti eolici e fotovoltaici realizzati) sul notro territorio

  • ngazio scrive il 5 agosto 2013, 20:46

    Ma come e’ finita col passaggio a llivello? oggi 37minuti chiuso via roma…..
    pero’ i 4 che prendono il treno sono contenti a a a a

  • nicola scrive il 16 agosto 2013, 7:46

    i passaggi a livello non interessano nessuno……………….lo vuoi capire????????
    perche’ li mazarisi sono 1-ammuccaficu
    2-mniriusi
    3-lassairi tantu
    4-poi perche’ e’ una battaglia che se si vincerebbe il politico che la realizzasse sarebbe ri ri ri ri ri rieletto per sempre ……………e non va bene
    specialmente se si chiama cristaldi……………..a.a.a.a.a.a.a.a.a.a.a.a.a.

  • Enzo Sciabica scrive il 17 agosto 2013, 11:23

    Niente a che dividere con la questione energetica attinente al parco eolico anche se il trasporto pubblico è altrettanto importante, meritevole di maggiore attenzione. Progetti alternativi, preventivamente programmati e concordati con altri, avrebbero potuto essere realizzati, lasciando i benefici del servizio. La propaganda, con l’eventuale imposizione di un progetto “discutibile”, difficilmente porta a risultati lusinghieri.

  • nino fiorentino scrive il 18 agosto 2013, 14:08

    Concordo in toto con Enzo Sciabica ( commento del 17 agosto )

  • Enzo Sciabica scrive il 29 novembre 2013, 10:29

    Capo Feto 23/11/2013: torri eoliche alle spalle della palude riprese al calar del sole in pessime condizioni di luce.

  • Santo Cipolla scrive il 27 dicembre 2013, 23:25

    Stanno riempiendo di pale eoliche le campagne senza che funzionano solo per prendersi i contributi della comunità europea (1milione e 300 mila euro) a palo e adesso vogliono devastare il mare, questa gente è malata pensa solo hai soldi e non al prossimo.

  • Vincenzo Tumbiolo scrive il 13 aprile 2014, 20:54

    Verità o Leggenda… Negli anni ho sentito parlare di tanti progetti per mazara, il più delle volte da persone che mi chiedevano una firma per fermarli, ho sentito di un campo da golf, ho sentito di un grande porto turistico, adesso di un enorme parco eolico….e penso… penso che se oggi a mazara ci fosse un campo da golf a 18 buche, un porto turistico da 1200 posti barca, e un parco eolico off-shore forse ci sarebbero anche tanti turisti, turisti che possiedono barche e giocano a golf (non vecchi tedeschi in pantaloncini e sandali con i calzini) forse ci sarebbe un economia non più legata a un morente mercato ittico, forse ci sarei anch’io…invece di essere qui a bologna, ma sono sicuro che fossero leggende, sono sicuro che queste possibilità non ci sono mai state, non è possibile che i miei concittadini abbiano rinunciato coscientemente a ogni possibilità di salvare la mia città…non ci credo.

  • nino fiorentino scrive il 14 aprile 2014, 8:12

    @Vincenzo Tumbiolo: io sì. Io ci credo che i nostri concittadini hanno rinunciato, coscientemente, ad ogni possibilità di salvare la nostra città: emblematico il commento di Nicola Foderà in http://www.mazaraonline.it/?p=64418

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