Mazara. La Capitaneria di Porto interviene sullo spostamento di alcuni lidi di Tonnarella autorizzato dall’Assessorato territorio e ambiente della Regione siciliana

MAZARA DEL VALLO. La Capitaneria di Porto negli scorsi giorni è stata messa al corrente dei provvedimenti con cui l’Assessorato territorio e ambiente della Regione siciliana ha autorizzato nella spiaggia di Tonnarella del comune di Mazara del Vallo lo spostamento di diversi lidi in nuovi siti, adiacenti ad altre strutture balneari, già riservati in passato alla pubblica fruizione.

Le autorizzazioni conseguono alle richieste avanzate dai titolari di alcuni stabilimenti balneari, motivate sia dall’erosione del litorale nella parte terminale del lungomare che dalla presenza di un notevole quantitativo di posidonia che ha ricoperto la spiaggia.

Con l’applicazione delle determinazioni regionali vengono così sottratti al libero godimento dei cittadini ampi tratti e porzioni di arenile, lasciando agli stessi le aree meno appetibili per i bagnanti (ove per lo più la profondità della spiaggia è limitata ed in cui meno agevole è l’accesso al mare, anche per via della presenza in alcuni tratti di basi rocciose sula tratto della battigia e a pelo d’acqua).

Dato il massiccio afflusso sul litorale di Tonnarella di alcune migliaia di persone, specie nei fine settimana nei mesi di luglio ed agosto, la Capitaneria di Porto prevede un incremento delle problematiche di ordine pubblico e di violazioni alle leggi marittime ed all’Ordinanza Balneare, con un aggravio dei propri compiti di vigilanza ed operativi in genere.

L’organo regionale – afferma il Comandante della Guardia Costiera mazarese Capitano di Fregata Davide Accetta – è certamente, ai sensi dello Statuto Speciale Siciliano, il dominus ed unico soggetto istituzionale competente alla gestione del demanio marittimo e ad adottare i pertinenti atti amministrativi. Tuttavia, la discrezionalità propria dell’Ente gestore deve essere esercitata sulla base di precisi strumenti di pianificazione territoriale previsti dalle norme nazionali e dalle stesse leggi regionali, tra le quali la L.R. 15/2005 che prevedeva l’adozione dei Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo (P.U.D.M.) che, a distanza di quasi 10 anni, non risulterebbero ad oggi neanche approvati. In ogni caso, nell’esercizio delle proprie prerogative decisionali, l’Assessorato avrebbe dovuto quanto meno tener conto delle “Linee Guida per la redazione dei piani di utilizzo del demanio marittimo della Regione Siciliana” che risultano anch’esse disattese in alcuni punti”.

Non è inoltre stato richiesto alcun parere o acquisita la preventiva intesa con l’Autorità Marittima che ha il compito di esercitare la polizia demaniale e marittima, assicurando la corretta e serena fruizione delle spiagge da parte della collettività. “Per quanto debba tenersi conto delle esigenze di carattere economico-imprenditoriale – prosegue il Comandante – non bisogna dimenticare come l’uso primario del demanio sia quello pubblico, rappresentando l’uso esclusivo dello stesso mediante assentimento in concessione di un’area ad un soggetto privato una, pur legittima, eccezione al suddetto principio generale. Non si comprende il motivo per il quale ad essere penalizzato dagli evidenti mutamenti morfologici e biologici della costa debba essere il cittadino che intenda godere liberamente del bene pubblico, quando proprio il Codice della Navigazione prevede che, qualora cause naturali cagionino modificazioni della consistenza dei beni del demanio concessi tali da rendere

impossibile l’ulteriore utilizzazione della concessione, questa si estingue.

La Capitaneria di Porto ha così richiesto al Servizio 5 dell’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia di relazionare sulla legittimità dei provvedimenti adottati e sul merito delle valutazioni e delle scelte operate.

[comunicato stampa]

17 Comments on "Mazara. La Capitaneria di Porto interviene sullo spostamento di alcuni lidi di Tonnarella autorizzato dall’Assessorato territorio e ambiente della Regione siciliana"

  1. nino fiorentino | 8 giugno 2014 at 01:30 |

    @Enzo Sciabica; ammesso che fosse finanziariamente possibile ( personalmente ne dubito ) non si dimentichi che siamo il paese dei furbi. Quel che lei propone, in ogni caso, s’ e’ potuto realizzare solo nei paesi produttori di petrolio. Finché dura il petrolio.

  2. Se non erro lo stato annualmente eroga intorno ai Trenta miliardi di euro per sostenere la produttività (attività come la vendemmia verde o il rifinanziamento per esempio di Alitalia farà parte di altro capitolato di spesa, non ho in mano il bilancio dello stato) delle imprese private. A mio avviso, senza volere affrontare la problematica della corruzione, della lievitazione delle spese negli appalti, basta dimezzare detta erogazione per trovare i soldi per garantire l'”assegno di sopravvivenza” a chi non riesce a trovare lavoro o a chi l’ha perso. Sarebbe ancora meglio se le imprese private riuscissero ad autofinanziarsi, rinunciando completamente all’assistenzialismo statale.  

  3. E’ solo questione d’intelligenza. Relativamente alle macchine che sostituiscono l’uomo nella produzione mi sono espresso chiaramente. Se poi permane qualche dubbio, basta cercare su di un comune vocabolario, per esempio, la voce robotica che sta: “tipo di automazione industriale in cui robot molto sofisticati sostituiscono l’uomo nelle lavorazioni di montaggio e assemblaggio più faticose, nocive e monotone”. L’ulteriore perfezionamento della meccanica e dell’elettronica renderanno il mercato del lavoro sempre più insignificante, aumentando però la ricchezza che va equamente ripartita e non conservata o concentrata nelle mani di chi dispone dei nuovi mezzi di produzione.

  4. nino fiorentino | 7 giugno 2014 at 10:10 |

    Comunque e’ simpatico constatare.come questo dibattito ci ap passioni molto di più del ballottaggio..

  5. nino fiorentino | 6 giugno 2014 at 12:53 |

    Il quesito concernente proposta di altro commentatore rimane senza risposta. O forse sono io che, per quanti sforzi faccia, non riesco a comprendere dove possano reperirsi risorse se nessuno produce.

  6. nino fiorentino | 6 giugno 2014 at 11:14 |

    La signora Elena Asaro ha, molto appropriatamente, citato la normativa regionale in materia. si tratta del Decreto Regionale dell’Assessore Territorio ed Ambiente del 25 maggio 2006. Per chi volesse approfondire: http://www.qualecefalu.it/files/2012/interventi/08/05/Decreto%20ARTA%2025.05.2006.pdf Ora, il punto è che si tratta di disciplina regionale che, nel nostro caso, è stata derogata dalla Regione stessa. Perché? E’ proprio quello che chiede la locale Capitaneria di Porto che, mi pare, sta ponendo il problema al di là dei confini cittadini, proprio come auspica, giustamente, la signora Anna Francesca. Attendiamo risposta. E, questa volta, quoto Enzo Monaco. Al sig. Apollo che formula una comprensibile osservazione, mi guardo bene dal rispondere, come pure si potrebbe, che l’estinzione della concessione per cause naturali rappresenta, in fondo, un rischio d’impresa, visto che, in questo momento storico, fare impresa è più difficile che mai. Ma siamo sicuri che non esistono altre soluzioni per certi problemi?

  7. Mi dispiace essermi allontanato, con il commento precedente, dal tema, ma non potevo lasciare senza risposta un quesito (per certi versi attinente) che altro commentatore ha posto su questa stessa pagina.

  8. Chi non va a rimorchio, ancor prima della scesa in politica di Grillo, sapeva benissimo che in Europa, escludendo l’Italia, la Grecia e il Portogallo (se non erro ora anche in Portogallo c’avranno messo una pezza) esisteva una forma di reddito minimo garantito per i cittadini senza lavoro o per  i cittadini che avevano perso il lavoro. I Paesi più civili d’Europa, evidentemente, avevano provveduto ad adeguare i cosiddetti “ammortizzatori sociali” alle nuove esigenze economico-sociali della macro-area ad economia di mercato. Si provveda a riformare i ns. ammortizzatori sociali e le “risorse economiche”, senza tanti calcoli più o meno empirici, in parte si costituiranno automaticamente. La gente comune che non aveva alcuna entrata, infatti, potrà essere messa nelle condizioni di autogestirsi, spendere e arrecare meno danni (costituiscono un grosso costo) alla collettività. Stare a promettere lavoro, al posto dell’equa ripartizione della ricchezza e del reddito di sopravvivenza nei paesi civilizzati, ormai, è solo fumo negli occhi. La forza lavoro era tale fino a quando l’utilizzo di mano d’opera superava l’impiego delle macchine e dell’elettronica e i “fattori della produzione: Capitale, Terra, Lavoro” stavano tutti sullo stesso piano. Oggi non è più così! La Terra (intesa come proprietà ed impiego di braccia) non ha più lo stesso significato, i diritti dei lavoratori, specialmente da noi (dove come contropartita non c’è stato neanche il reddito di cittadinanza) sono stati quasi eliminati, mentre il Capitale (lasciato libero ed indipendente, svincolato dagli altri fattori) la fa da padrone. La politica dovrebbe ristabilire gli equilibri, ma ad oggi è sembrato che abbia pensato più ad arricchirsi, tutelando gli interessi e la spregiuticatezza di chi detiene il capitale.

  9. Sig.a Elena Asaro, apprezzo la Sua competenza.
    Forse varrebbe la pena portare queste notizie anche fuori dai commenti di questo seppure autorevole e apprezzabile giornale.
    E’ bene che tutti sappiano come stanno le cose, prima di inneggiare a questo o a quell’altro, secondo i propri interessi o la propria ideologia

  10. nino fiorentino | 5 giugno 2014 at 09:50 |

    Continuo a chiedermi a quali risorse si dovrebbe attingere per assicurare ‘il reddito garantito, di cittadinanza, di sopravvivenza, come avviene in altri parti d’Europa’. Non me lo chiedo da oggi, ma da un po’ di tempo. Per la precisione da quando ne ha cominciato a parlare il Movimento 5 stelle.

  11. diciamoci la verità fino in fondo. in questi anni abbiamo giocato a fare la parte della città turistica. tutti sappiamo che non così. Tonnarella poi non ha le caratteristiche( ampiezza, profondità, oscillazione dell’arenile, venti, strada asfaltata) per accogliere tutti questi lidi. Alcuni hanno fatto la campagna elettorale del 2009 ” vendendo” la possibilità di aprire un lido nella spiaggia in città, sul lungomare Mazzini.
    A Mazara se uno ha un’idea per camparci la famiglia, tutti gli altri gli corrono dietro….e alla fine con quell’idea non “ci campa” nessuno. 
    Si chiama economia di mercato, ma con la crisi è scomparso anche il mercato

  12. Elena Asaro | 4 giugno 2014 at 14:35 |

    MA DI CHE COSA STIAMI PARLANDO? ANARCHIA TOTALE!

    Il decreto prevede che tra ogni stabilimento, area attrezzata o punto di ristoro debba essere lasciata una distanza minima di 100 metri. Dunque, nella parcellizzazione del litorale che può essere ceduto in concessione, i Comuni dovranno attenersi a questo limite. Il vincolo non c’è invece per i litorali delle isole minori, dentro gli ambiti portuali e lontano dalle spiagge (per esempio sulla strada costiera). Il fronte mare di ogni concessione non può superare i cento metri. E in queste zone l’altezza di ogni manufatto non potrà superare i 4 metri e mezzo mentre l’altezza delle sole cabine è limitata a 2 metri e 70 centimetri. I manufatti devono essere smontabili e realizzati con materiali eco-bio-compatibili: non è consentita la realizzazione di opere fisse in cemento.
    Ogni costruzione in lidi, stabilimenti o ristoranti, può avere un massimo di tre colori di cui almeno due devono essere di tonalità simili. Tutti i manufatti realizzati nella stagione turistica devono essere poi smontati, pena la decadenza della concessione. E soprattutto, lo spazio utilizzato per lo stabilimento e quelli limitrofi devono essere puliti per tutto l’anno dal titolare della concessione. E nelle strutture vanno sempre sistemati i contenitori per la raccolta differenziata.

    In ogni stabilimento balneare devono essere realizzati almeno tre bagni, di cui uno per disabili. Devono essere presenti anche cabine-spogliatoio pari almeno al 10% degli ombrelloni, due docce al coperto e 4 all’aperto (in questo caso con acqua fredda). La superfice che può essere data in concessione per lidi e stabilimenti non può essere superiore a 3 mila metri quadrati e di questa area solo il 10% può essere coperto.
    Fin qui le regole per lidi e stabilimenti balneari. Ma ci sono anche precise prescrizioni per la spiaggia libera. Fra ogni lido dato in concessione va realizzato un accesso libero al mare: il limite massimo di distanza da un accesso all’altro è di 150 metri. La fascia di spiaggia libera va da un minimo di un metro e mezzo a un massimo di cinque metri dalla battigia.

  13. Il fatto che la Regione, per fare cassa, sulla testa dei cittadini, accordi concessioni per l’impianto di stabilimenti balneari sin sulla battigia, è semplicemente raccapricciante. Peccato che la Capitaneria e le persone più accorte siano lasciate sole. Sig. Apollo, le ruspe ingaggiate dai conduttori degli stabilimenti balneari per eliminare anche “l’erba” (spesso protetta) concorrono a disgregare la sabbia e a non fare formare le dune. Se c’è problema di reddito (per la mancanza di lavoro ormai assorbito dalle macchine e dall’elettronica) si reclami il “reddito garantito, o di sopravvivenza, o di cittadinanza, come avviene in altre parti d’Europa”, piuttosto che lasciarsi cogliere dall’  “odio sociale”.

  14. Apollo Calogero | 3 giugno 2014 at 21:29 |

    È facile parlare di decadenza della concessione specialmente se il 27 arriva un accredito in banca … ma fatela finita senza gli stabilimenti balneari tonnarella sarebbe una discarica o pascolo visto che ci cresce l’erba ormai .

  15. in una regione normale la maggior parte dell’arenile dovrebbe essere adibito a spiaggia libera, destinato a quei bagnanti che, per scelta o per motivi economici, non si avvalgono degli stabilimenti balneari a pagamento. Come fanno gli uffici regionali a fare esattamente il contrario? Danno pareri e concessioni sulla base delle carte, senza nessuna missione sul luogo?

  16. Angela pernice | 3 giugno 2014 at 16:12 |

    Quando la politica abdica alla funzione di tutela della collettività, ben vengano interventi come quello della Capitaneria di Porto di Mazara. Tonnarella purtroppo è una spiaggia ormai agonizzante sotto il peso mortale dell’abusivismo e della sopraelevata

  17. per fortuna le forze dell’ordine pubblico credono ancora alla legge.

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