Palermo. Conservatorio di musica Vincenzo Bellini. Quattro secoli di musica

foto Rosellina Garbo

È uno dei Conservatori più antichi d’Italia. Dalle sue mura austere sono uscite importanti personalità musicali di ieri e di oggi. Una storia che inizia come istituto di beneficenza per strappare alla strada i bambini abbandonati

MUSICA. Il Conservatorio di Palermo è stato fondato nel 1617 sotto il nome del Buon Pastore come opera pia dal vicerè Conte De Castro per ospitare ed educare i “mascoli spersi”. Erano fanciulli e giovani bisognosi, cui venivano insegnati sia le “arti operaie”, sia il canto per la questua. Recitavano salmi e venivano chiamati dietro compenso anche per intrattenere e per le funzioni religiose. Il Ricovero degli spersi aveva sede nelle vecchie fabbriche della Chiesa di S. Maria dell’Annunziata (1408- 1501) , dove esattamente 100 anni prima, l’8 settembre 1517, era stato ucciso a tradimento Gianluca Squarcialupo, discendente da una nobile famiglia pisana, postosi a capo di una sollevazione contro il vicerè Ugo Moncada e il dominio spagnolo. Le bombe alleate dell’aprile 1943 hanno colpito gravemente il ricovero che, nel dopoguerra, è stato ricostruito nella forma attuale. Dell’antico edificio restano la facciata, il portale trecentesco con il bassorilievo del Buon Pastore apposto nel 1617 e parte dei chiostri. I bombardamenti hanno invece distrutto la chiesa, la cui memoria resta nel bel campanile ad angolo fra la via Squarcialupo e la piazza su cui sorge San Giorgio dei Genovesi.

I prestigiosi musicanti palermitani

Il canto era insegnato agli “spersi” in modo sistematico già dalla fine del XVII secolo. Nel 1721, venne nominato il primo maestro di cappella don Giuseppe Biondo, che introdusse lo studio degli strumenti. Il canto e la musica divennero così le principali attività del Conservatorio. Con l’approvazione del nuovo regolamento nel 1747, sotto il vicerè Marchese Corsini ed essendo Papa Benedetto XIV, il Conservatorio divenne sede esclusiva di insegnamento musicale. Negli ultimi decenni del ‘700, l’Istituto svolse un ruolo prestigioso nella vita culturale cittadina, divenendo crocevia delle richieste dei migliori cantori, strumentisti e compositori per qualsiasi evento musicale di natura religiosa, teatrale o mondana. I musicanti palermitani erano motivo d’orgoglio per la città, specialmente per il coro a lungo diretto dal Biondo, che morì centenario. Si esibirono per Ferdinando I e Carolina durante l’esilio palermitano della corte e si ricorda persino una visita di Lord Nelson e Lady Hamilton al Ricovero del Buon Pastore.

Le riforme del Barone Pisani

Dopo un periodo di decadenza, dovuto a cattiva amministrazione e ai rivolgimenti politici del tempo, il rilancio dell’Istituto si deve, dal 1831, a un intellettuale e grande mecenate, il Barone Pietro Pisani (1760 ca – 1837). Cultore della musica e attento a più moderne e umane esperienze educative, il Barone riformò profondamente l’istituto e migliorò sensibilmente le difficili condizioni di vita degli spersi. Fece costruire un teatro da 500 posti (distrutto dai bombardamenti), donò numerosi strumenti, stampe e manoscritti musicali, e soprattutto chiamò a Palermo un grande musicista, con l’incarico di direttore e insegnante di Composizione: Pietro Raimondi (1786 – 1853), «celebrato compositore di musica sacra e teatrale per incredibili combinazioni nell’arte del contrappunto miracolo novissimo del secolo decimonono». La fama del Ricovero crebbe. Ferdinando II chiedeva la presenza dell’orchestra a palazzo reale quando lui o qualche membro della sua famiglia erano a Palermo. In quel periodo l’Istituto fu visitato da Bellini, Spontini e Mayerbeer.

Il Real Collegio di Musica dopo l’Unità d’Italia

L’Istituto divenne statale. Fu varato un nuovo statuto che modificava criteri di ammissione e di insegnamento e fu indetta una selezione per la carica di direttore. La vinse Pietro Platania, allievo prediletto del Raimondi. Grazie all’impegno di Platania e di altri prestigiosi compositori, attivi presso il Conservatorio, furono coltivati generi come la sinfonia, il quartetto e la musica strumentale di compositori stranieri e locali. I diretti contatti con l’Europa centrale di musicisti formati al Conservatorio di Palermo, e spesso divenuti docenti di questo ed altri conservatori, sono testimoniati dall’interesse di noti compositori, editori e direttori d’orchestra del tempo. Fra i musicisti formatisi a Palermo, vanno almeno menzionati, oltre a Platania, Antonino Scontrino e Antonino Pasculli, celebre in tutta Europa come compositore e soprattutto eccellente virtuoso di oboe.

Il Novecento

Un nuovo determinante apporto alla crescita del Conservatorio è stato dato da Guglielmo Zuelli, attivo come direttore e insegnante dal 1895 al 1915. A lui si deve l’intitolazione a Vincenzo Bellini dell’Istituto. Nei primi anni Zuelli riuscì, con l’aiuto del presidente Barone Fucile, a evitare la chiusura del Conservatorio proposta da Arrigo Boito. Dalla sua scuola uscirono musicisti di talento come Gino Marinuzzi, Giuseppe Mulè, Stefano Donaudy e Francesco Paolo Neglia, divenuto poi a sua volta direttore del Conservatorio di Amburgo. A Zuelli succedette per breve tempo Alberto Favara, considerato a tutt’oggi uno dei pionieri italiani dell’etno-musicologia per la scrupolosa e lungimirante metodologia del suo imponente Corpus di musiche popolari siciliane. Anche il celebre operista Francesco Cilea, per alcuni anni, ricoprì la carica di direttore del Conservatorio. A Palermo si formarono e mossero i primi passi personalità di rilievo internazionale come Franco Ferrara, grande direttore d’orchestra e didatta, e Nino Pirrotta, per molti anni stimatissimo docente alla Harvard University e autore di autorevoli saggi, oggi considerati pietre miliari della musicologia del ‘900. Altra personalità eclettica è stata quella di Roberto Pagano, che ha diviso l’insegnamento prima di Storia della musica e poi di Clavicembalo con la direzione artistica dell’Orchestra sinfonica siciliana Tra le altre importanti personalità musicali che nel secolo scorso hanno legato il proprio nome a quello del Conservatorio vanno citati Guido Alberto Fano, Antonio Savasta, Rito Selvaggi, Pietro Ferro, Terenzio Gargiulo, Ottavio Ziino, Antonio Trombone, Maria Elisa Tozzi, Vincenzo Mannino, Maria Giacchino Cusenza, Livia Giacchino Paunita, Aurelio Arcidiacono e Salvatore Cicero. Una fase positiva, ancora ben presente nella memoria di chi oggi lavora in questo Istituto, è poi quella della direzione di Eliodoro Sollima, dalla cui scuola sono anche emersi compositori apprezzati in Italia e all’estero. Dopo alcuni anni di commissariamento l’attività dei Conservatorio ha ripreso nuovo vigore sotto la direzione dì Antonio Scarlato, romano, già docente di Composizione al Conservatorio della sua città, e di Carmelo Caruso, allievo di Eliodoro Sollima, Antonio Trombone e di Franco Ferrara. Fra i presidenti più recenti che hanno affiancato la direzione del Conservatorio, ricordiamo Francesco Giambrone e Giuseppe Silvestri.

Nel XXI secolo

Con oltre 1400 studenti e 147 docenti, oggi il Conservatorio, con la direzione di Daniele Ficola e la presidenza di Gandolfo Librizzi, è una realtà dinamica e con una forte vocazione all’internazionalizzazione attraverso numerosi progetti di scambio e artistici che coinvolgono docenti e studenti. All’Istituto sono attivi tutti i corsi riguardanti forme e generi musicali della tradizione e della contemporaneità. Sta per iniziare un master di II livello interpretazione e composizione della musica contemporanea. Le stagioni artistiche del Conservatorio hanno per protagonisti docenti e allievi e riscuotono lusinghieri consensi di pubblico e di critica. Accanto agli appuntamenti principali, trovano spazio anche numerose altre iniziative espressamente dedicate agli studenti dell’Istituto, agli alunni delle scuole cittadine e naturalmente al pubblico palermitano della musica, allo scopo di proseguire nel percorso intrapreso ormai da alcuni anni di una sempre maggiore apertura e integrazione tra il Conservatorio e la Città. In quest’ottica si collocano anche iniziative come “La mia scuola diventa Conservatorio”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune e giunta alla seconda edizione, che ha portato la musica ai ragazzi dei quartieri più disagiati, il Concerto di Natale al Pagliarelli nell’ambito di un organico progetto di corsi e laboratori destinati agli istituti penitenziari siciliani; i concerti alla Feltrinelli, al Mercato San Lorenzo, nuova realtà imprenditoriale del panorama cittadino. Da quest’anno, in particolare, parte dell’attività artistica si svolgerà presso il recuperato “Real Teatro di Santa Cecilia”, luogo simbolicamente assai significativo per la musica a Palermo, cui si aggiunge anche la Chiesa del Santissimo Salvatore che per anni ha ospitato importanti concerti.