Il musical “La buona novella” tratto dall’opera di De Andrè per la regia di Giacomo Bonagiuso, in scena l’8 agosto a Torretta Granitola

Sul palco gli artisti dell’associazione Teatro Libero di Castelvetrano. Lo spettacolo è promosso dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Castiglione con la direzione artistica di Gianvito Greco

MUSICAL. Martedì 8 agosto, a partire dalle ore 21.30, nella piazzetta Mercato di Torretta Granitola, l’associazione Teatro Libero di Castelvetrano porterà in scena “La buona novella”, musical tratto dall’opera di Fabrizio De Andrè per la regia di Giacomo Bonagiuso. Il progetto di drammaturgia contemporanea del noto regista castelvetranese vedrà sul palco gli artisti Martina Calandra, Giuseppe Craparotta, Giulia Gucciardo, Enza Valentina Di Piazza, Vito Cafiso, Alessandro Nocera, Monica Gucciardo, Riccardo Sciacca, Sofia Sossio e Giordana Firenze con la partecipazione di Debora Messina.

«La “Buona Novella” di Fabrizio De Andrè – spiega Giacomo Bonagiuso – parla della figura di Gesù Cristo a partire dai cosiddetti Vangeli Apocrifi, anche se in effetti dire che “parla” di Cristo è una affermazione “letteraria”, perché Gesù, in quest’opera, come è noto, è del tutto assente come “personaggio”. Certo, tutto ruota intorno a lui, la visitazione, l’annuncio dell’angelo, il concepimento, la paternità di Giuseppe, fino alla predicazione e alla via della croce… Eppure Lui non parla mai, non ha un canto, un apologo, una “tirata” scenica. Gesù è protagonista “suo malgrado”, al centro della vita di tutti gli altri che lo circondano o che condividono con lui qualcosa, lo stesso tempo, un tiranno folle di nome Erode, o una croce romana! Questa – aggiunge il regista – è la geniale intuizione che Fabrizio De Andrè, vero poeta della scena culturale italiana, mette al centro della sua scrittura. Descrivere volti, stati d’animo, fedi e rancori, attese e ilarità, che si strinsero come il laccio di una bisaccia intorno alla storia del Messia non riconosciuto dai Giudei.

La storia degli “apocrifi”, oggi vero centro di studio per la ricostruzione del Cristianesimo delle origini, è una storia di mancanza, di compresenze, di comparizioni misteriose. Il problema della messa in scena teatrale di un simile lavoro musicale era quasi insormontabile: non volevamo “cantare” De Andrè, non solo per ragioni sceniche, ma anche nella convinzione che chiunque lo abbia fatto abbia sempre sfigurato nel raffronto inevitabile con un maestro la cui spinta inarrivabile è di natura interiore e non virtuosistica o vocale. Abbiamo scelto, allora, di lasciar fare al nostro lavoro l’opera del disincanto: così che De Andrè potesse e entrare in un teatro senza occuparlo tutto solo con il suo nome. Abbiamo deciso di provare a dare corpo e azione a quelle meravigliose parole, per aggiungere il nostro sudore alla Novella del Maestro, lasciando solo precedere l’opera da una mia “Disputa Pro Veritate” che – nella violenza della lotta – testimonia appunto dell’elisione della Verità, quand’essa si reputi ultima e definitiva».

Lo spettacolo fa parte della rassegna “E… state con noi 2017” promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Castiglione con la direzione artistica di Gianvito Greco.