La Legge di Purezza della Pasta: 50 anni

CIBO. C’è chi espone in etichetta, su alcune birre chiare prodotte in Germania, la totale aderenza della bionda alla Legge di Purezza emanata da Guglielmo IV di Baviera nel 1516 che prevede l’uso esclusivo di malto di orzo, acqua e luppolo. Anche in Italia abbiamo una Legge di Purezza della pasta (la n. 580 del 1967) che prevede l’uso esclusivo di semola (o semolato) di grano duro e acqua. Perché nessuno espone con orgoglio in etichetta la conformità a tale decreto di purezza della pasta made in Italy che compie quest’anno i suoi primi 50 anni? È il prodotto made in Italy che più di tutti identifica la tradizione gastronomica italiana amata nel mondo – e anche uno dei più imitati all’estero – e che i ristoratori italiani e gli chef migliori prendono un po’ sottogamba, anche se un recente sondaggio di Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) commissionato a Doxa conferma che il 99% degli italiani mangiano la pasta e che quasi la metà (45%) la consuma ogni giorno. “Da sempre in Italia la pasta si ottiene a partire dalla semola di grano duro, l’unica ad avere quella tenacità che permette di tenere la cottura e di restare sempre al dente. Da 50 anni chiunque in Italia produca pasta destinata al mercato nazionale si impegna ad usare impasti preparati esclusivamente con semole (o semole integrali) di grano duro ed acqua, senza ricorrere ad alcun additivo. Altrove non è così”commenta Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai di Aidepi. E mentre in Germania una nuova norma introduce per la birra l’uso di frumento e di zucchero di canna non permessi dall’editto di 500 anni fa, in Italia il grano duro resta sempre protagonista assoluto.
fonte GamberoRosso.it