10-12-2008   "Alimentazione & Benessere"                                       Mazara del Vallo

                                                                                 

                             
La nutrizionista dott.ssa Susanna Ferro Veleni nel piatto: maiale alla diossina

a cura della nutrizionista 
dott.ssa Susanna Ferro 
tel. 339 1331733 
susannaferro@tiscalinet.it



Da alcuni giorni la Commissione europea ha messo in allerta i responsabili della sicurezza alimentare a causa della contaminazione da diossina delle carni di maiale importate dall’Irlanda. L'Unione europea, tuttavia ritiene che i rischi reali per la salute, sono relativi: occorre un'esposizione prolungata a dosi massicce di diossina per subirne gli effetti. Inoltre in Italia abbiamo una grossa autonomia di allevamenti di maiali, poche sono le importazioni, ma, a differenza dei polli e degli ovini, non c’è una totale tracciabilità del prodottoPer parlare di rischi importanti - affermano gli esperti in Scienza dell’Alimentazione - si dovrebbero consumare solo prodotti di maiale inquinati come unico componente della dieta, cosa assai improbabile. E per questo che si ritiene che non ci sia un rischio elevato per la salute dei consumatori italiani che hanno, tra l'altro, una dieta molto variata. 

PERCHE’ I MAIALI IRLANDESI SONO STATI CONTAMINATI DA DIOSSINA 
Il problema della carne di maiale alla diossina deriverebbe dal mangime adulterato con la sostanza tossica che sarebbe stato distribuito a una decina di allevamenti in Irlanda. 

COSA È LA DIOSSINA 
In realtà non si tratta di un singolo composto, ma vi appartengono una classe di circa 200 composti organici dette diossine. Esse si presentano come molecole inodori, resistenti alle alte temperature (800 °C), poco biodegradabili, insolubili in acqua ma solubili nel grasso. Per le loro proprietà sono in grado di persistere a lungo nell’ambiente ed accumularsi nel grasso dell’uomo e degli animali, entrando così nella catena alimentare. 

COME SI FORMANO LE DIOSSINE 
Le diossine sono sostanze che si formano, come prodotti indesiderati in modo non intenzionale nei processi di combustione di tipo industriale, nel fumo di sigaretta, nelle combustioni del legno e del carbone (potature, barbecue, camini …), nella combustione (accidentale o meno) di rifiuti solidi urbani, nella combustione di rifiuti speciali in impianti inadatti, nei fumi delle centrali termoelettriche e dei termovalorizzatori mal funzionanti. Le diossine si generano anche in assenza di combustione, ad esempio nella sbiancatura della carta. 

PERCHE’ LA DIOSSINA FA MALE ALLA SALUTE 
Le diossine sono tra i veleni più potenti che provocano diversi disturbi sia all’uomo che alla natura, esse esplicano la loro tossicità già a bassissime dosi valutabili nell’ordine dei ng/kg. Evidenze scientifiche dimostrano che l’assunzione di tali sostanze possono provocare nell’uomo tumori (IARC - classe 1), disordini ormonali, infertilità e alterazioni del sistema immunitario. 

COME LIMITARNE I RISCHI DI ASSUNZIONE CON GLI ALIMENTI 
La tossicità di queste sostanze è correlata alla quantità accumulata nell’organismo durante la vita. Questo fenomeno è detto BIOACCUMULO e fornisce una misura del reale livello di contaminazione nell’organismo. È per questo motivo che, per evitare un eccessivo accumulo di sostanze nocive nell’organismo eventualmente presenti in qualche alimento, è indispensabile seguire un’alimentazione molto variata, nelle giuste quantità, ricca di frutta e verdure quali fonti di sostanze protettive per l’organismo umano ed evitare l’obesità per ridurre l’eccesso di grasso che ben si presta per l’accumulano di queste sostanze tossiche. 

IN QUALI ALIMENTI SI PUO’ TROVARE LA DIOSSINA 
Il rischio può essere variabile in relazione all’origine dell’alimento. La carne, le uova, il latte e i suoi derivati ed i pesci di acquacoltura possono essere contaminati da diossine provenienti dall’alimentazione animale. Tale tipologia di contaminazione può essere legata ad una elevata concentrazione della sostanza nell’ambiente in cui gli animali vivono, o alla presenza, nell’ambiente in cui gli alimenti per animali vengono raccolti di inceneritori per rifiuti o di aziende che utilizzano cicli di combustione ad alta temperatura. Altri casi possono essere ricondotti a contaminazioni volute od accidentali ed in particolare legate all’impiego di sottoprodotti di attività industriali nell’alimentazione degli animali (oli esausti, bucce di patata, grassi estratti con solventi, fanghi di depurazione, ecc…)

 

                                                       

  
                                                                                      

 

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