RISALENDO IL MAZARO
Alla riscoperta della nostra identità culturale
 


  Continua da Aprile la lunga serie di appuntamenti che ci hanno visti numerosissimi e partecipi di una delle più belle iniziative culturali degli ultimi anni, guidati da uno dei maggiori esperti di storia, cultura e tradizioni della città di Mazara, quale è l'architetto Mario Tumbiolo e ottimamente organizzati dai responsabili del progetto : il Dirigente Scolastico Dott.ssa Grazia Maria Lisma del 2° Circolo Didattico "A. Castiglione"  e l'Ing. Salvatore Marrone per l'I.S.I.S.S. "Ruggero d'Altavilla" ed infine sapientemente coinvolti nei laboratori "Etno-antropologico" ed "Ecologico naturalistico" tenuti dai docenti : Prof.ssa Susanna Ferro, Prof. Vincenzo Pernice e  Prof.ssa Anna Salvato.

 

Risalire il Mazaro dalla sua foce fino alla sua sorgente. 

  Sorgente che scaturisce dall'incontro del torrente Iudeo e del torrente Bucari, e lungo questo tortuoso percorso avere la possibilità di visitare in contrada Miragliano e Manca i laboratori medioevali : quali i mulini ad acqua, le fosse di macerazione del lino e le antiche nitriere.
Per poi passare alle Garrebbi di S.Cataldo, enormi cave sotterranee di tufo, per individuare le incisioni murali cristiane dei monaci basiliani, mentre a poche centinaia di metri, imponente, in contrada Archi si erge una megastruttura del XVI secolo:  "l'antico acquedotto".
Spingerci in contrada Dattilo per visitare un insediamento del paleolitico superiore, spostarci nell'altra sponda e visitare le sorgenti carsiche del Ciantrato, passare dal paesaggio tipico delle "sciare"  a una nicchia ecologica indescrivibile in contrada Samaritana detta "Bosco del Corvo".

  E in questo lungo andare su e giù per le sponde del Mazaro, lo stimolo all'osservazione viene dallo studio della vegetazione, volto a riconoscere  le specie usate nella tradizione popolare del territorio del Mazaro, mentre i docenti ne illustrano gli usi alimentari, medicinali e artigianali.
   

  E' così che, nel nostro andare a zig zig per scansare le "rocche" , lasciamo la sciara arroventata, seminata a palme nane e spruzzata qua e là da rigogliosi ciuffi odorosi di timo per ritrovarci in mezzo ad una distesa verde, dove essenze, altrove estinte, trovano nei pressi del letto del fiume, l' habitat ideale per riprodursi, raro esempio di ribellione ai danni causati dall'uomo.

  Gli osservatori più attenti non fanno fatica ad individuare la "aruta",  Ruta d'Aleppo, che veniva usata come vermifugo per i bambini facendo annusare la pianta pestata.
Mentre distese di "erva bianca", l'Assenzio, fanno luccicare gli occhi ai più giovani, ricordandosi della tradizione che assegna a questa pianta poteri allucinogeni, e tra gli anfratti rocciosi fanno bella mostra  la "Cura di cavaddru" , Equiseto, ancora oggi usato per aiutare l'espulsione dei calcoli renali e "lu piricò", Iperico, le cui infiorescenze e foglie macerate in olio di oliva producono un olio color rosso granato: “l’ogghiu di piricò”, ancora oggi usato per le scottature di  qualsiasi genere.

 

  Impossibile descrivere le emozioni provate dai partecipanti la cui età copre tre generazioni andando dai 6 anni ai quasi 90, un crogiuolo di sensazioni che per i più anziani è ricordare un vissuto fatto di grossi sacrifici, per i più giovani un misto di incredulità e curiosità e per gli altri la conferma che non è facile trovare il punto di equilibrio su quanto la civiltà del benessere ci ha dato e quanto ci ha tolto.

Per tutti un'unica amara certezza, presto o tardi riusciremo a distruggere tutto questo !

 

In bocca al lupo a tutti !

 30-05-2005

                                                                                                                             Nino Asaro

                                                                                                                            
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