COMMENTI                                       Mazara del Vallo

                                                                                 

                             

Perche’ non ci vendiamo il satiro, per 
un bel depuratore?

V. De Santi  

La vicenda dei nitrati tiene banco ormai da mesi nella vita cittadina. Come andrà a finire, mi chiedo? Da dove verrà la chiarezza che tutti gli si aspettano? Perlomeno non proprio tutti, ma una bella fetta di città. Ad oggi la città appare spezzata in due, un fiume la divide, due diversi destini che riguardano un simbolo, la metafora prima della vita, l’acqua.

Ma l’affare acqua mi spinge verso riflessioni di carattere più generale che riguardano l’intera città.

I nostri problemi, certo, sono alla moda, basta seguire i telegiornali del mondo per capire come acqua, rifiuti, vivibilità delle città, inquinamento, siano questioni di portata universale – la cercano pure gli astronauti nello spazio, l’acqua – quindi, niente paura, non siamo soli, anzi. C’è di peggio nel mondo. Dopo tanta tecnologia, cultura, civiltà, alla fine gli assilli dell’uomo che più bussano alla sua porta sono sempre quelli, gli elementi essenziali e basilari alla vita di ogni compagine sociale.

Da qualche anno a Mazara, fra i politici, si è diffuso un bel modo di dire: Mazara, una città a vocazione turistica, che, come tale, deve orientare il suo sviluppo in questa direzione. Che belle parole! - A vocazione turistica! -  e tutta la cricca politica a ripeterle a pappagallo.

Chi “chiama” il turismo? la nostra terra, personificata? Con le sue attrattive? Se questa terra potesse parlare, oggi, direbbe soltanto una cosa: - Aiuto! State deturpando le mie membra! C’è un paradosso in tutto questo. Una città che anela al turismo, ma che non ha, forse mai avuto, le basi per uno sviluppo turistico.

Credo che tutto sia cominciato nel lontano 1998, allorquando il “Capitan Ciccio” tirava tra le reti un bronzo, antesignano pregiato di un cadavere d’immigrato - non so fino a che punto un immigrato valga meno di un bronzo, soprattutto per uno scafista, così, tanto per lasciare in ultimo il valore di una vita umana - . Da quel giorno Mazara dimentica se stessa, le sue origini; si convince sempre di più che il turismo sia il rimedio ai nuovi mali che attanagliano la città, poiché, nello stesso periodo, si fa viva la crisi della pesca. Tuttora mi chiedo se il Satiro sia stato una fortuna o una sfortuna per la città. Sembra che abbia contribuito a creare quasi un pregiudizio: che la pesca fosse un’attività ormai antiquata e destinata all’oblio. Ha fatto cambiare rotta a una comunità che ha il mare nel suo corredo genetico e che adesso non riconosce più se stessa. Un bronzo ha potuto far tanto? Forse. Da Mazara città della pesca a Mazara del “satiro” il passo è stato breve.

Siamo veramente sicuri che un satiro possa cambiare le sorti di una città? Fino ad ora non è successo, il satiro è spesso latitante, è presenza virtuale, poi non si può chiamare un museo con il nome dell’unico pezzo pregiato che contiene, non esiste un museo della Gioconda o del David, ma il museo del Louvre e la galleria dell’Accademia. Sarebbe stato più sensato allora creare il museo del mare, nostro vero bene degno di memoria. E’ troppo limitativo affidare il destino economico della città ad un bronzo tuttora in corso di studio ( e gli studi possono anche riservare delle sorprese!). Via con i grandi alberghi, via con gli eventi mondani dedicati al ballerino, mentre un tempo la città splendeva grazie al duro lavoro della gente di mare, che ora sembra uscire di scena. Forse mi sbaglio, ma il satiro si è rivelato un’illusione, ci ha ammaliato con la sua danza dionisiaca ed ha offuscato la vista della classe politica. Chissà, forse il satiro è uno dei responsabili del declino della pesca, anche se, è vero, il settore languisce per cause naturali, strutturali- economiche, sociali. Ma è anche vero però che politici locali, che ora premono per impossessarsi delle chiavi della città, hanno fatto di tutto per ammazzarla. Il satiro ha dato il colpo di grazia, perché ha spostato l’intero interesse della città su di sé, calamitando tutti gl’ investimenti economici.

E’ possibile il turismo a Mazara? Forse sì, ma a patto di ripartire da zero e a patto che il turismo non sia l’unica via di sviluppo, scongiurando le “vocazioni all’illusione” (G. Cusimano). Un turista non vuole vedere solo il satiro, ammesso che ci sia, ma godersi un paese vivibile, ordinato, bello, non un territorio alla deriva ambientale; ma è ancora poco: c’è bisogno della nostra volontà di voler accogliere il turista. Ci lamentiamo per le poche visite, certo! Un satiro non può fare il miracolo! Se paragoniamo il satiro ad un’esca, prenderà solo un pesce! ma se si crea una rete di beni presenti nel territorio, sorretti da un comune sentire, che è quello della nostra storia, i turisti abboccherebbero numerosi. Mazara non ha tutte le carte in regola per un turismo ricco, possiamo far diventare il museo di sant’Egidio un gioiello della tecnica e della cultura, ma tutto intorno rimarrebbe uguale, una città sempre più invivibile per noi stessi cittadini. Non mi è mai piaciuto il turismo, pur essendo un’attività redditizia, fa dei luoghi musei a cielo aperto, spesso luoghi della memoria, come se null’altra attività economica fosse ormai possibile. Perché non è possibile una pesca rinnovata, o uno sviluppo in altri settori emergenti in linea con la sostenibilità ambientale e in linea con le odierne regole del gioco? Fare sì che Mazara si rinnovi in quel settore che da sempre porta nel sangue, superando grazie all’intelligenza del luogo nuovi concorrenti spesso audaci ma senza radici profonde come noi. Nessuno vuole una Bertolino, ma neanche un sedicente turismo che poggia su basi inconsistenti e innaturali. E’ metaforico il fatto che il satiro non “si regga in piedi” ma che abbia bisogno di un sostegno artificiale, mutilato com’è dal tempo ( neanche ai suoi tempi, penso, era stato plasmato per stare da solo). Le cavità che s’intravedono all’interno delle sue membra, sono come dei buchi neri della nostra identità che dobbiamo recuperare se vogliamo dare un valore al bronzo (volendo tralasciare la maggiore grecità della Sicilia orientale che non la nostra). Un satiro non potrà mai far decollare una città che ha bisogno d’immensi investimenti nel suo territorio, e la vicenda acqua insegna (a meno che, come qualcuno suggerisce, non taciamo ai turisti le nostre ferite). La città ha bisogno di nuove fondamenta: strade, fogne, acqua, agricoltura, pesca .. insomma tutto ciò che soddisfi ai bisogni primari, solo in seguito arriva la “cultura”. Ha bisogno di rinnovarsi nella tradizione, di cercare quello che vuole veramente, dissipando in questo modo l’artificialità del satiro. E’ anche un cambiamento di pensiero che riguarda Tutti, non solo chi amministra, poiché non c’è differenza tra le due cose, essendo una comunità, unità indistinta.

Se vogliamo veramente il turismo, bisognerebbe rimettere in sesto il territorio prima, cambiare il volto della città, a costo che i benefici arrivassero fra qualche generazione, non spendere centinaia d’euro per climatizzare un museo. Ripartiamo da zero, soprattutto per noi stessi, non solo per i turisti.

Mancano i fondi necessari a questo sforzo? Perché allora non lo vendiamo il satiro? Tanto non c’è mai, e, se vale così tanto, con il ricavato rinnoviamo la città, magari ci compriamo un bel depuratore! Miglioriamo il sistema idrico. Affrettiamoci! Qualche soldo potremmo recuperarlo, ma prima che si arrivi a qualche secolo d.c. nella datazione! Vendiamolo ai grandi musei d’Europa, d’America, d’Oriente; rimarrebbe pur sempre un bene dell’umanità, no? Nessuno ne perderebbe e se, nel frattempo, noi diventiamo di nuovo capitale della pesca, lo ricompriamo! Capiremmo che il futuro di Mazara rimane il mare, con i suoi mille volti da assecondare nel tempo. E se proprio vogliamo il turismo, non guardiamo solo al satiro, ma alla terra su cui poggia e lo sostiene, convincendoci che il futuro viene dalla sua “cura” , e insieme al mare, suo custode e nostra risorsa per secoli.

P.S.( Ovviamente l’opzione della vendita – non sono sicuro della possibilità materiale di un atto del genere – è volutamente paradossale. Vorrei far capire i rischi di un’eccessiva sopravvalutazione del satiro danzante e del turismo a senso unico per il futuro economico della città. Forse mi sbaglio, ma spero che il nocciolo del messaggio sia chiaro.)

                                                                          

Mazara li 17/06/2007

  
 

  
                                                                                      

 

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