COMMENTI                                       Mazara del Vallo

                                                                                 

                             


Consagra e la “facciata”: dopo il danno, 
la beffa!

Giacomo Cuttone


 

“L’arte non è un’isola, serve per capire il mondo”.

 Rudolph Arnheim

 

 

Il progetto degli anni 80

Sulla vicenda della “facciata” di Pietro Consagra, si è scritto di tutto e di più, spesso anche a sproposito; si è fatto e si continua a fare di tutto e di più. Una cosa è certa, alla luce degli ultimi risvolti, ha fatto bene il Maestro a farsi seppellire a Gibellina perchè questa Città, che gli ha dato i natali,  sicuramente non lo ha meritato da vivo e continua a non meritarlo da morto. Mentre   altrove organizzano mostre sulla sua opera (Verona, La necessità del colore, fine 2007- inizio 2008), nella sua Città,  con i soldi per realizzare la sua più grande scultura, si vuole arredare la piazza. Al danno, quindi, si aggiunge la beffa! Abbiamo appreso di recente da un comunicato stampa del Comune che  le “somme impegnate dalla Regione nel 2001 per il rifacimento della facciata del cosiddetto Palazzaccio di piazza della Repubblica, attraverso l'opera di Consagra (…) saranno riutilizzate per consentire l'arredo architettonico di piazza della Repubblica, attraverso spazi a verde e la posa di pali a scomparsa che consentiranno la pedonalizzazione della piazza, a richiesta”.  Accantonata la proposta di Consagra, perché contestata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, l’ufficio del Comune, inoltre, ha pensato, al fine di potere ottenere il “via libera”, al rifacimento del “Palazzaccio” con un progetto molto più “modesto” ma in “sintonia” con gli altri edifici della piazza.
 

 

Il progetto nella sua ultima definizione

La grande scultura frontale, da collocare in piazza della Repubblica a schermo della facciata del Palazzo di Città, la cui nuova destinazione d’uso sarà quella di sede del Museo d’Arte Contemporanea – Pinacoteca, è stata “rivista” dall’Artista (il bozzetto è stato esposto in una sua  personale  a Darmstadt, nel 1997 e, in quella occasione, il direttore del museo tedesco ha fatto realizzare al vero due piani alti 11 metri) e il progetto esecutivo, redatto dallo studio milanese dell’architetto svizzero Mario Botta, è stato approvato dalla Giunta Vella nel 2003 .

La Soprintendenza ai BB.CC. e alcuni Ordini professionali si sono espressi in maniera negativa in merito alla realizzazione di questa opera ma, ci chiediamo, dov’erano quando è stato costruito il Palazzaccio? E, soprattutto, dov’erano quando avveniva lo scempio di intere zone come Tonnarella, Quarara e via Castelvetrano? Geometri, architetti ed ingegneri hanno saccheggiato, spesso in combutta con imprese ed amministratori compiacenti, sotto l’occhio “addormentato” della   Soprintendenza – “La Bella addormentata” la definisce Luigi Tumbarello in un suo recente pezzo pubblicato su “Mazaracult” –, il nostro territorio e la nostra Città, fuori da ogni logica urbanistica e dal discutibile senso estetico.

Alcuni hanno proposto la demolizione e la ricostruzione del Palazzo così com’era fino al 1955, creando di fatto l’ennesimo falso storico.

Facciamo, allora, una provocazione: perché non demoliamo la Cattedrale barocca e ricostruiamo quella normanna? Perché non ricostruiamo il Minareto al posto della statua di S. Vito del Marabitti?

L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Molti hanno affermato che “un’opera d’arte moderna non può convivere con lo stile barocco degli edifici della piazza”. Le tonnellate di acciaio e vetro in pieno centro a Parigi o in quasi tutte le grandi città europee, perché si?

Altri  non discutono “dell’opera di Consagra in se”, ma si pongono il “perché non farla altrove”? Non avendo conoscenze critico-artistiche, non contestano l’opera ma la collocazione in quel determinato sito. Se l’opera è stata progettata, esclusivamente, per coprire l’obbrobrio o l’alien, come ama definirlo Consagra, come può essere collocata altrove? Lo stesso Artista, prima di morire, ebbe a dichiarare “che la sua opera non era adatta, a sorgere, in altre piazze di Mazara”.  Confidò, inoltre, che “dopo la realizzazione della Facciata, era sua intenzione donare opere e sculture perché, l'ex Municipio diventasse un Museo d'Arte contemporanea”. Se lo stile barocco si basa sul movimento, sull’utilizzo della linea curva, sulla decorazione, cioè sul modo spettacolare e grandioso di fare arte, arte che deve “meravigliare” lo spettatore, l’opera di Consagra, attraverso i linguaggi propri dell’arte moderna, rielabora oppure no, con forme nuove, lo stile barocco? Abbiamo, quindi, non una “rottura”, bensì una prosecuzione armonica che va dal barocco al neobarocco. Non vogliamo, però, qui, approfondendo questo aspetto, aprire altre polemiche di ordine critico-estetiche. La cosa che ci preme sottolineare è che Mazara, a prescindere dai gusti di ogni singolo cittadino, dalle scelte più o meno estetiche di ognuno di noi, non può farsi scappare una grande occasione di sviluppo artistico-culturale  e turistico che, sicuramente, può creare questa grande scultura, insieme al Satiro danzante. Se, poi, questa opera d’arte (perché di questo si tratta) creerà scandalo o sarà un altro “alien”, dovrà essere la critica internazionale a rivedere il proprio giudizio su un artista universalmente conosciuto ed apprezzato e che molti paesi ci invidiano.

Consagra in una intervista rilasciata nel 2001 a Exibart, alla domanda “Quale opera le piacerebbe poter realizzare in Sicilia?” ha così risposto: “Ho già realizzato in Sicilia sculture molto importanti (…). Credo che la Facciata di Mazara, il cui progetto è stato ammirato in tante esposizioni costituirebbe un evento internazionale, oltre ad essere un intervento stimolante ed esemplare di una ecologia non distruttiva”.

“L’assenza di una vera politica culturale – afferma Luigi Tumbarello, sempre nell’articolo citato prima – da  parte dell’attuale amministrazione comunale, che avrebbe dovuto difendere politicamente l’opera del grande artista mazarese, hanno fatto perdere a Mazara una occasione storica”. Mazara, oltre a realizzare la “facciata” (e del Palazzo farne un Museo d’Arte Contemporanea), doveva  e deve fare di più perché le sculture di Consagra (un tempo al Centro Polivalente di Cultura)  non sono fruibili, ormai, da molto tempo; perchè la sua fontana di piazza Mokarta non zampilla da anni e nei magazzini del Comune giacciono  da sempre le sue opere grafiche; perché nessun cartello, targa o altra segnaletica  indica la Statua di S. Vito, opera giovanile di Pietro Consagra, collocata nella facciata della Chiesa di S. Vito in Urbe; perché nessuna grande mostra è stata mai realizzata a Mazara.

Bisogna adoperarsi affinché l’ex Collegio dei Gesuiti, attualmente oggetto di lavori di ristrutturazione e consolidamento,  sia destinato a Polo museale e culturale dove allocare la biblioteca, la pinacoteca, il museo civico e il “Fondo Consagra”; bisogna organizzare una retrospettiva del suo lavoro, mostre a tema e convegni; occorre, infine, mettere insieme tutte le sue pubblicazioni, cataloghi, articoli, foto…

E’ necessario fare tutto questo per Consagra, per la Città!

 

Mazara 07/05/2008

 

                              

 

  
                                                                                      

 

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