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Tommaso detto "l'omu cani"  
   
 


               Tommaso, detto l`Uomo-cane, in una foto di Francesco Quinci.

 

E' convinzione diffusa a Mazara che il barbone, di nome Tommaso Lipari, vissuto dal 1940 al 1973 nella città e che veniva chiamato "l'uomo cane" ("Omu Cani") fosse in realtà Ettore Majorana, il famoso scienziato scomparso misteriosamente nel 1938.

Diceva di venire dall’Africa. Mangiava quel che trovava rovistando tra i rifiuti; al suo arrivo a Mazara, all’inizio del 1940, dormiva all’aperto in un incavo dei ruderi del Castello Normanno.  Si appoggiava ad un bastone munito di uno spillo all'estremità inferiore con il quale raccoglieva mozziconi con cui confezionava sigarette che poi fumava (l'unico lusso che si permetteva). Non ha mai chiesto l’elemosina: al contrario, rifiutava con fare scorbutico qualunque offerta gli venisse fatta. Se poi qualcuno provava a porgli delle domande,  si allontanava scontroso senza degnare di uno sguardo il curioso passante. Indossava sempre strani berretti e strati di abiti uno sull’altro; portava sempre con sé contenitori, buste e sacchetti pieni non si sa di cosa.

Stranamente non è mai stato molestato da alcuno; anzi, sembrava godere della comprensione e del rispetto di tutti.

Col tempo i mazaresi si abituarono alla sua presenza silenziosa e finirono per considerarlo parte della loro città, per cui avrebbero fatto fatica ad immaginare Mazara senza l`Uomo-cane.

Tuttavia una mattina dell`estate 1973 i primi che passarono per la piazza principale lo videro morto sui gradini della statua. La notizia fece, rapidissima, il giro della città. Ai funerali partecipò una folla immensa. Qualcuno addirittura prese la parola per commemorarlo dicendo che quell`uomo era vissuto per trent`anni con riservatezza e discrezione nella città che l`ospitava. Era stato il suo unico, ma grande merito.

Tommaso é rimasto nell`immaginario collettivo di Mazara. A distanza di molti anni ancora qualche mamma, per sgridare il figlio che porta in bocca ciò che ha raccattato per terra, usa queste parole: E chi sì, l`Omu-cani? E per indicare che qualcuno si trascura nella persona si suole dire: Pari chi é addivintatu peggiu di l`Omu-cani!
A trent`anni dalla sua morte chi l`ha conosciuto continua a parlarne a chi a quel tempo non era ancor nato. E, appartenendo alla memoria di quella città, l`Uomo cane appartiene anche alla sua storia, proprio lui che era così schivo e avulso dalla società mazarese.

Per avvalorare la tesi che si trattasse di Ettore Majorana, si racconta di un episodio occorso circa 50 anni fa allorché un padre, preoccupato delle difficoltà incontrate dal proprio figlio in matematica, si recò da Tommaso e gli raccontò degli esami molto vicini del figlio; Tommaso allora, per aiutare lo studente, si prodigò in chiarimenti su argomenti di fisica e matematica. Alla fine Tommaso raccomandò all'uomo di non riferire a nessuno di quell'evento.

Di Tommaso Lipari, da ricerche compiute alcuni anni fa, si sa che era un muratore nato a Tunisi il 14 aprile 1900. Una testimonianza di particolare importanza fu quella di Edoardo Romeo che in un'intervista così si espresse: "Mi disse di chiamarsi Ettore Majorana e di essere un ex-professore di matematica e fisica". Fu proprio perché convinto di questa tesi che Edoardo Romeo, insieme col fratello, si rivolse all'allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, chiedendo di accertare la verità. Il giudice accertò che, un mese dopo la scomparsa di Majorana, un certo Tommaso Lipari usciva dalla prigione di Favignana. Poiché l'uomo cane, per un banale episodio, era finito in prigione nel 1948, fu facile confrontare le firme apposte dai due nei registri carcerari, anche se in momenti diversi. Il giudice Borsellino considerò le firme molto simili e pertanto, convinto che Tommaso Lipari e l'"uomo cane" fossero la stessa persona, chiuse l'inchiesta. Ma non sono dello stesso parere altri studiosi che invece si dichiarano convinti che le firme dell'uomo cane e di Ettore Majorana appartenevano alla stessa persona.

Il mistero rimane ancora.