Con l’imbarco del Santo si è concluso domenica il festino di San Vito

san vito imbarcoMAZARA DEL VALLO. Domenica con la processione del simulacro di San Vito dalla cattedrale al piazzale Giovan Battista Quinci ed il successivo imbarco del santo con il corteo della flotta peschereccia, si è concluso il festino in onore del Santo Patrono. Come sempre si è reso omaggio attraverso il lancio in acqua di una corona di alloro, ai marinari caduti e dispersi in mare ed infine dopo lo sbarco, il simulacro del Santo è stato riportato dai marinai fino a San Michele dove la statua viene custodita. «Quest’anno abbiamo sposato ancora di più la causa del mare – ha dichiarato il vescovo – nel vedere San Vito in rapporto al nostro Mediterraneo abbiamo voluto avere un coinvolgimento ideale con le quattro Repubbliche Marinare e soprattutto con la gente di mare. “Festino del mare”, per ricordare anche che questi lidi furono per il nostro Patrono il punto di partenza per sfuggire alle persecuzioni paterne e ancora per manifestare vicinanza alla nostra marineria che sta attraversando una crisi davvero grande la cui soluzione richiede la solidarietà e l’impegno di tutti, ciascuno secondo la propria competenza e influenza».

Ma è stato anche un festino di San Vito caratterizzato dalle poche risorse economiche a disposizione e dai contrasti fra la Diocesi di Mazara e l’Amministrazione che hanno portato il sindaco ha disertare la manifestazione. Il suo posto al momento della consegna delle chiavi al Santo c’era, a fianco del vescovo Mogavero, il vice sindaco Quinci. Ciò nonostante la città ha partecipato massicciamente, anche venerdì sera, al “corteo festivo del Mare” ed alla rappresentazione storica. Si è trattato di un percorso, dalla chiesa di San Vito a mare e fino a piazza della Repubblica, con cinque soste teatralizzate; la rappresentazione è stata curata dalla sapiente regia del prof. Giovanni Isgrò.

Ne suo consueto discorso conclusivo alla fine dell’imbarco del Santo, S.E mons. Mogavero ha esortato tutti ad un maggiore dialogo e al bene comune:«Occorre creare, o rafforzare o ristabilire il dialogo e lo scambio fra persone e istituzioni con realismo e buon senso nell’interesse di tutti, riconoscendo le prerogative complementari del proprio interlocutore, creando le condizioni perché le diversità siano risorsa e ricchezza e non elemento di confusione e divisione. Bisogna guardare con maggiore determinazione ed efficacia al bene comune, subordinando a esso il proprio tornaconto. Se non si vuole che tutto ciò rimanga lettera morta è necessario che ci siano stima, fiducia e rispetto vicendevoli; che si assuma come stile operativo quello del confronto e della ricerca, prendendo nella giusta considerazione opinioni e valutazioni diverse dalle proprie.»
«Se adottiamo questa linea di pensiero – ha continuato il vescovo – e ci adoperiamo per tradurla in pratica, pur con le fatiche che inevitabilmente comporta, potremo dare un apporto significativo al superamento effettivo dei tanti problemi da cui è afflitta la nostra Città e consolidare la serena e pacifica convivenza civile e religiosa.»

[Nino Asaro]

Testo completo del messaggio del vescovo pronunciato al termine della processione di San Vito di domenica

1. Il 2011 è stato un anno assai significativo per talune nazioni arabe dell’area mediterranea, che hanno cambiato, a prezzo del sacrificio di tante vite umane, l’ordinamento dei rispettivi paesi. Abbiamo seguito e seguiamo con trepidazione e partecipazione tali eventi, facendo sentire la nostra vicinanza e condivisione per il tramite dei Vescovi locali. Accanto agli aspetti positivi di liberazione da regimi oppressivi delle persone, tali eventi hanno avuto purtroppo risvolti drammatici per l’incremento dei viaggi della speranza, intrapresi da migliaia di profughi e immigrati della sponda sud del nostro Mare. Dolorosamente per tante di queste provate persone, l’approdo verso un inizio di vita nuova non è avvenuto perché una morte sventurata e atroce ha fatto del Mediterraneo la loro tomba.

In questo contesto, abbiamo voluto celebrare il Festino di san Vito 2011 come Festino del mare sia per non dimenticare le tragedie umane che accadono quasi sotto i nostri occhi, sia per riaffermare che il nostro è un mare di speranza, nonostante le sofferenze e la morte che guerre e violenze disseminano tra le sue onde.

A questa tematizzazione ci ha sollecitato, anche, la considerazione che pure san Vito ha sperimentato del Mediterraneo la bellezza, ma anche la tristezza, allorché fu costretto a partire da questi lidi per sfuggire alle persecuzioni paterne.

Né poteva mancare , altresì, la solidale vicinanza alla nostra marineria che sta attraversando una crisi davvero grande la cui soluzione richiede l’impegno fattivo e concreto di tutti, ciascuno secondo la propria competenza e influenza.

 

2. A qualcuno potrà sembrare singolare o eccentrico questo gettare lo sguardo oltre i confini della nostra città e del nostro litorale per farci carico di problemi che potrebbero sembrare di pertinenza di altri. Ma proprio la logica dei nostri marittimi ci richiama a una prospettiva umanitaria che è, insieme, profondamente cristiana. È la logica che motiva la cosiddetta “legge del mare” in forza della quale chi riceve una richiesta di aiuto non fa finta di non vedere o di non sentire, ma lascia da parte le sue cose e soccorre chi è in pericolo. Questo dovere morale i nostri pescatori lo conoscono bene e il loro esempio ha contribuito decisamente a diffondere presso l’opinione pubblica internazionale il buon nome della nostra Città in questi ultimi anni.

C’è anche una ragione, per così dire, di principio che mi piace citare, che nasce in un contesto lontano dagli influssi del cristianesimo, ma che ne rappresenta un preludio esaltante. Il commediografo Publio Terenzio Afro, nato a Cartagine intorno all’anno 190 a.C. e morto probabilmente naufrago non ancora trentenne, in una sua opera fa dire a uno dei personaggi queste parole molto belle: homo sum, humani nihil a me alienum puto (Heautontimorumenos I,1,25): sono un uomo, niente ritengo a me estraneo di tutto ciò che è umano.

Un concetto che il Vangelo riprende e rilancia nella parabola del buon samaritano: “«Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fa’ lo stesso»”(Lc 10,36-37). E nella pagina che prefigura il giudizio finale si considera fatto (o non fatto) a Cristo tutto ciò che si opera nei confronti degli uomini bisognosi di qualcosa: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. […] ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,35-36. 40).

 

3. In questo contesto, noi intendiamo attraversare idealmente queste acque per affidare alla misericordia di Dio Padre, per intercessione di san Vito, il mare nostrum perché torni a essere, per quanti abitano le sue sponde, luogo di dialogo interculturale e interreligioso fra i popoli, laboratorio di fratellanza e di pace e spazio di progresso e di benessere.

In quest’opera di risanamento morale e spirituale delle acque e delle genti del Mediterraneo, noi dobbiamo impegnarci perché questi obiettivi siano al centro delle attenzione della nostra città e dei suoi abitanti, nella singolare configurazione che essa ha per la presenza di una forte componente di cittadini di diversa provenienza.

Occorre creare, o rafforzare o ristabilire il dialogo e lo scambio fra persone e istituzioni con realismo e buon senso nell’interesse di tutti, riconoscendo le prerogative complementari del proprio interlocutore, creando le condizioni perché le diversità siano risorsa e ricchezza e non elemento di confusione e divisione. Bisogna guardare con maggiore determinazione ed efficacia al bene comune, subordinando a esso il proprio tornaconto. Se non si vuole che tutto ciò rimanga lettera morta è necessario che ci siano stima, fiducia e rispetto vicendevoli; che si assuma come stile operativo quello del confronto e della ricerca, prendendo nella giusta considerazione opinioni e valutazioni diverse dalle proprie.

Se adottiamo questa linea di pensiero e ci adoperiamo per tradurla in pratica, pur con le fatiche che inevitabilmente comporta, potremo dare un apporto significativo al superamento effettivo dei tanti problemi da cui è afflitta la nostra Città e consolidare la serena e pacifica convivenza civile e religiosa. Nello stesso tempo, alla luce della esperienza maturata, potremo espletare con competenza ed efficacia le nostre responsabilità di cittadini del Mediterraneo, che si fanno carico delle speranze e delle tribolazioni, delle gioie e delle angosce di tutti.

 

4. Mentre onoriamo con fervida fede e sentita devozione il martire san Vito, nostro Patrono, ne chiediamo l’intercessione affinché la nostra Città, con il contributo di presenza, di responsabilità e di testimonianza di tutti, compresi i nostri fratelli immigrati, confermi la sua attitudine al dialogo tra i popoli, le culture e le religioni e si proponga come luogo esemplare di pace, di fraternità e di sviluppo.

mons. Domenico Mogavero
Vescovo di Mazara del Vallo

2 Comments on "Con l’imbarco del Santo si è concluso domenica il festino di San Vito"

  1. Concordo con nino fiorentino….E dire che il sindaco si è sempre riempito la bocca di “Mazara capitale del mediterraneo”! Sicuramente ,la sua, un’assenza e una polemica inutile, sterile, puerile. Un’altra occasione persa. Mons. Mogavero, come al solito, esempio di stile, profondità ,equilibrio, una grande guida per questa città, una presenza forte…ne abbiamo bisogno in questo tempo di incertezze e sbandamenti…

  2. nino fiorentino | 30 agosto 2011 at 08:57 |

    Credo che mai nella storia il ‘Festino’ abbia assunto un significato così profondo come quest’anno. Le parole di mons. Mogavero hanno conferito a quella che fino ad ieri altro non era che una comune processione accompagnata, talvolta, da manifestazioni folkloristiche spesso banali, in un momento di altissima riflessione morale. Poteva essere un’occasione per rilanciare il ruolo della nostra città in ambito mediterraneo, un ruolo egregiamente assolto di fatto, e non mi riferisco solo alla generosità dei nostri marinai, ma forse non adeguatamente riconosciuto. “Cittadini del mediterraneo” ..che formidabile definizione pur nella sua scontatezza…e qui mi fermo perchè ci sarebbe da riflettere a lungo. In tutto questo, cosa fa il Sindaco? Polemizza e fa da sè… in pratica, 2 festini di San Vito..probabilmente sarà questa una delle poche cose che si ricorderanno dell’amministrazione Cristaldi…

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