5 gennaio 2010
Precisazioni della ditta oggetto di sequestro probatorio eseguito dai Nas di “gambero rosa” e non di “gamberoni” come riportato nelle fonti di agenzia
MAZARA DEL VALLO. In riferimento alla notizia apparsa in questi giorni secondo cui i NAS di Palermo avrebbero effettuato un “Maxi-sequestro di gamberoni decongelati, venduti come freschi e pericolosi per la salute” teniamo a precisare quanto segue:
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– il sequestro probatorio, eseguito dai NAS in data 28/12/2009 ai sensi dell’art.354 c.p.p.,ha riguardato kg 600 (e non una tonnellata) di gambero rosa (in parte sgusciato e in parte decapitato ) e non di gamberoni
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– il prodotto e’ stato sottoposto a sequestro probatorio non perchè, come erroneamente pubblicato “pericoloso per la salute di chi li avrebbe consumati” ma perchè privi dell’indicazione “prodotto decongelato”
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– l’ipotesi di reato è allo stato quella prevista dagli artt.56 e 515 c.p. (e cioè tentativo di frode nell’esercizio del commercio).
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– il prodotto in questione non e’ stato dunque sequestrato perchè pericoloso per la salute ma perchè privo dell’etichettatura “prodotto decongelato “, mentre non corrisponde al vero che sarebbe stato venduto quale “prodotto fresco”. Sul prodotto non vi era apposta alcuna etichettatura con l’indicazione “prodotto fresco” e lo stesso doveva essere venduto, a prescindere dall’omissione (dovuta a mera dimenticanza) come prodotto decongelato e non come prodotto fresco.
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– che il prodotto in questione non fosse pericoloso per la salute e’ dimostrato anche dal fatto che con il suo dissequestro eseguito con provvedimento emesso in data 29/12/2009 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala (P.M. dr.ssa Anna Sessa ), lo stesso è stato dato in beneficenza alla Caritas diocesana di Mazara de Vallo e ad altri quattro enti di accoglienza individuati dal Comando Stazione dei Carabinieri di Mazara del Vallo. E ciò dopo che l’Ufficio Distrettuale di Sanità Pubblica Veterinaria di Mazara del Vallo (provvedimento del 31/12/2009 prot. n. 949) aveva nuovamente confermato, a distanza cioè di oltre tre giorni dal sequestro probatorio, “la salubrità e l’idoneità alimentare ai fini del consumo umano”.
La società interessata ha già conferito mandato al proprio legale a tutela della propria immagine compromessa dalla diffusione di notizie infondate e diffamatorie.

















