STORIA DI MAZARA Libri, articoli, documenti su Mazara del Vallo

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Mazara e l'epopea garibaldina
Dallo sbarco a Marsala alla delusione dell'Aspromonte
di Nino Asaro

A distanza di 145 anni dallo sbarco a Marsala sono ancora vive le discussioni sulle vicende politiche che precedettero l'impresa di Garibaldi e sulle conseguenze che ebbero nel determinare e/o ad aggravare la famosa questione meridionale, il brigantaggio e lo svelarsi della mafia. Riservandoci di parlare in seguito degli aspetti socio-economici dell'Unità d'Italia, vogliamo solo rievocare come Mazara ed i mazaresi vissero questo importante periodo storico, con l'ausilio di immagini, documenti e finalmente abbiamo anche la possibilità di ricordare tutto l'elenco completo dei picciotti mazaresi che parteciparono alle battaglie garibaldine, grazie al lavoro del noto studioso Carlo Cataldo che ha svolto un'approfondita ricerca sulla partecipazione alle imprese garibaldine di volontari trapanesi. 

I 1093 volontari, partiti da Quarto su due piroscafi, il Piemonte e il Lombardo, provenivano, quasi tutti, dalla Lombardia e dal Veneto ad eccezione di quarantacinque siciliani tra i quali Nino Bixio, La Masa, Sirtori, Nullo, Carini, etc. Pur avendo iniziato la spedizione "all 'insegna dell'improvvisazione" Garibaldi, seguendo il principio di evitare le coste ben difese di Palermo, Trapani e Marsala, riteneva che lo sbarco dovesse effettuarsi lungo il litorale tra Mazara e Porto Palo.

Ma avendo incontrato, la mattina dell'11 Maggio, la flotta borbonica presso le isole Egadi, ritenne necessario per evitare uno scontro navale, certamente pernicioso, raggiungere immediatamente la costa. Poiché la più vicina, quella trapanese, era maggiormente presidiata rispetto a quella marsalese, Garibaldi decise di puntare sul porto lilibetano, dove vi trovarono le due navi inglesi. Lo sbarco degli uomini e delle suppellettili, iniziato immediatamente, fu concluso dopo circa due ore, mentre le navi borboniche, Stromboli, Capri e Partenope, arrivate mezzora dopo quelle dei Garibaldini, furono trattenute nella loro azione militare dalla presenza delle navi inglesi, poiché i Borboni temevano di creare un caso diplomatico. Infatti, pur avendo avuto una risposta negativa alla richiesta se gli uomini che stavano per sbarcare fossero di nazionalità inglese, i Borboni esitavano sul da farsi poiché gli stessi inglesi dichiararono con veemenza che comunque in mezzo ai nuovi arrivati vi erano, nel porto, dei loro connazionali. Tale titubanza consentì ai Garibaldini il completamento delle operazioni di sbarco per cui, quando i Borboni decisero il bombardamento, quelli erano già al sicuro.     

Il rumore dei bombardamenti percepito a Mazara, nella mattinata dell'11 Maggio, destò viva preoccupazione che si trasformò in entusiasmo avvolgente e contagiante quando i tre mazaresi, inviati nella città lilibetana per informazioni sull'accaduto, ritornarono nel pomeriggio con il ragguaglio dello sbarco dei Garibaldini. Il Di Giorgi e gli altri liberali, tra grida d'entusiasmo, si portarono nel Piano Maggiore nel quale, in breve, affluirono, attratti dal clamore festante, gli abitanti e i gestori delle botteghe del Piano Maggiore e della via Maestranza. Il giorno successivo, sempre nella piazza principale, si costituì un Comitato, formato da Francesco Sansone Marsiglia, quale presidente, e dai consiglieri Salvatore Di Giorgi, Natale Castelli, Vito Macaddino, Giovanni Romano, unico sacerdote, Vito Favara, Andrea Spanò, Francesco e Giacomo Gallo, Antonino Favata, Scipione Maccagnone, il duca Francesco Sansone e Vito Sansone. Il primo provvedimento del Comitato fu quello di assicurare l'ordine pubblico con un gruppo d'agenti adibito a tale servizio allo scopo di evitare l'ingresso in città di briganti, come nel passato.    

  
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