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E
l'entusiasmo non scemava. Il 13
maggio, sul palazzo comunale di
Mazara, prima città della
Sicilia, fu innalzata la
bandiera tricolore e comparvero
sul cappello dei cittadini
nastrini recanti la scritta
"Annessione",
sostituita, più tardi, da
"Italia Una". Nel
frattempo, Giuseppe Domingo,
rifugiatosi nella contrada
Rampigallo, poté assistere
all'arrivo dei Garibaldini
grazie alla sosta che questi
eseguirono nella suddetta zona
prima di giungere a Salemi e,
presentatosi al comando come
profugo politico, gli fu
affidato dal generale Stefano
Turr l'incarico di provvedere ai
viveri e di far dare alla stampa
un proclama dell'eroe dei due
mondi. Recatosi a Mazara, fece
stampare presso la locale
tipografia Aiello, con l'aiuto
finanziario di Vito Favara
Verderame, sedicimila copie del
proclama che furono distribuite
oltre che nel campo garibaldino
anche nelle città della
provincia e a Palermo. Il Favara
si addossò anche il peso
finanziario dell'invio di un
primo gruppo di diciotto
volontari che presero parte alla
battaglia di Calatafimi. Il
Domingo, ottemperati questi
impegni, raggiunse i Garibaldini
soltanto dopo l'ingresso di
costoro a Palermo.

Subito
dopo il Comitato, con la
partecipazione di tutte le
classi, raccoglie 223 onze, di
cui 85 da parte del clero e dei
corpi morali, che manda ai
combattenti, insieme con 17
rotoli di polvere e 45 rotoli di
palle di piombo, organizza due
squadre di quaranta uomini
ciascuna, una, al comando di
Santoro Bonanno, era
prevalentemente formata da
operai e contadini e l'altra,
definita la squadra degli
intellettuali, era guidata dal
Sansone.
Il
25 Maggio il Consiglio comunale,
riunitosi per la prima volta,
sotto la presidenza di Giovanni
Burgio, due giorni prima che
Garibaldi entrasse vittorioso a
Palermo, manda al Dittatore il
seguente messaggio, che contiene
tutto un programma
politico: « Il consiglio
civico di Mazara, animato
dallo spirito di nazionalità
italiana, fattosi interprete dei
sentimenti del popolo, significa
ed esprime con somma gioia le più
sincere felicitazioni per
l'arrivo e prospero sbarco in
Marsala del Generale Garibaldi e
degli altri compagni, venuti a
soccorrere i fratelli di Sicilia
pel trionfo della causa della
libertà, i ringraziamenti e i
sensi di profonda ammirazione
per la nobiltà dei principii
dei quali sono animati e
finalmente i più prosperi e
buoni auguri per futuro completo
trionfo delle loro armi che
unite a quelle dei figli del
Vespro fanno sperare una
vittoria completa, di cui fu
glorioso preludio il valore
mostrato nella terra di
Calatafimi, coronato di prospero
successo. Questi sentimenti di
amor patrio e di civile
gratitudine, dovuta al nome
storico del Generale Garibaldi e
ai prodi cacciatori delle Alpi,
manifestano che in questa città
è fervente desiderio l'immegliamento
civile della nostra Sicilia, la
quale come nel fatto è parte
dell'Italia geografica, così
farà parte dell'Italia politica
sotto il regno del prode
Vittorio Emanuele II.
Mazara
intanto segue con vivo
interessamento e con fiduciosa
attesa la gloriosa marcia dei
Mille, e quando dopo pochi
giorni, dal corriere speciale
mandato al campo, pervennero le
prime notizie dell' entrata di
Garibaldi a Palermo, il
consiglio comunale manda
quest'altro più entusiastico
messaggio al Generale:
« I
fatti gloriosi delle armi
patriottiche dirette dalla
sapienza militare e dal coraggio
del Generale Garibaldi, a cui
ogni elogio è sempre da meno
del merito, il trionfo sopra i
napoletani, che pur sono nostri
fratelli, ma che travolti nelle
tenebre politiche non si
vergognano di combattere al fine
di impedire per quanto è in
loro il buon successo della
causa della libertà politica e
la prosperità civile della gran
madre patria, animano
siffattamente lo spirito
pubblico di tutte le classi dei
cittadini di questa città da
essere convenevole così nobili
sentimenti vere un'esterna
manifestazione agli occhi dello
stesso liberatore della Sicilia.
Egli è perciò che questo
consiglio civico, interprete
fedele dei sentimenti del popolo
che rappresenta, gode di
manifestare la corrispondenza
sua ai principii di che ora è
animata la Sicilia tutta, ad
esprimere la sua gioia nazionale
per essere stata inalberata la
bandiera d'Italia sulle torri
della cara e magnanima Palermo,
che è tanto più bella agli
occhi di ogni figlio di Sicilia
e tanto di più degna e
meritevole della gloria di aver
saputo emulare le più nobili
città italiane per spirito di
sacrificio, quanto più sono le
rovine dei pubblici e privati
edifici sofferte nei giorni del
feroce bombardamento, da cui
aborre la presente civiltà e
che non esprime se non il
vandalismo e la insufficienza
del diritto illegittimo della
forza materiale sopra un popolo
che altamente sente la forza
morale dei propri diritti ed è
risoluto a difenderla fidando in
Dio e nella sua indomabile
volontà. In tutti cresce sempre
l'ammirazione pel sommo
Generale, che governa da
dittatore quest'Isola e che ora
dopo la vittoria si circonda dal
fiore dell'intelligenza
siciliana, per assicurare sempre
più nell'amministrazione della
cosa pubblica in nome di
Vittorio Emanuele i
trionfi ottenuti dalla sua mente
e dal suo braccio. In tutta la
Sicilia è una sola la sua
volontà, uno l'affetto, una la
gioia che è più dolce e più
pura ad ogni cuore, perchè è
noto essere divisa dai figli
tutti del dolcissimo paese del sì.
Viva sempre l'Italia, nome che
compendia le più grandi glorie
e le più care speranze. Il
consiglio civico di Mazara gode
di non essere ultimo in tutto ciò
che onora il nome siciliano. |