STORIA DI MAZARA Libri, articoli, documenti su Mazara del Vallo

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Fu assicurata, a Mazara, la continuità dell'amministrazione del potere e della cosa pubblica con l'assegnazione delle cariche da parte del governatore del distretto di Trapani, il barone Alberto Mistretta, nominato da Garibaldi. La carica di questore fu affidata a Scipione Maccagnone, principe di Granatelli, quella di sindaco a Giovanni Burgio, sempre attento ai bisogni dei cittadini di qualsiasi ceto, e il comando della guardia nazionale a Vito Favara. Per snellire il lavoro del Consiglio Comunale furono scelti trenta consiglieri tra proprietari, professionisti, preti, nobili, operai, commercianti, invece dei sessanta precedenti. E finalmente il 21 e 22 ottobre, giorni del Plebiscito, i cittadini mazaresi poterono sottoscrivere la volontà all'unità italiana dopo averla tanto gridata per le strade cittadine. Alla domanda "Il popolo Siciliano vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e suoi legittimi discendenti ?" risposero no soltanto in ventuno su un totale di 1938. A tale risultato contribuì certamente il vescovo Valenti che non solo indirizzò il clero a chiarire al popolo l'intendimento del plebiscito, ma espresse pubblicamente l'intenzione di votare per il sì. Ciò, probabilmente, valse a far deporre l'ostilità dei liberali verso la Chiesa Mazarese, ostilità nata durante il vescovado di Antonio Salomone. 

Dopo la battaglia di Volturno, 2 ottobre 1860, e di Gaeta, 13 febbraio 1861, i volontari garibaldini mazaresi, nella maggior parte, ritornarono in silenzio al loro lavoro di artigiani (calzolai, sarti, barbieri, falegnami, macellai), di professionisti (medici, avvocati, letterati), di studenti in medicina, agraria, giurisprudenza, di impiegati e di commercianti nulla avendo chiesto e nulla avendo ricevuto dalle autorità costituite, anzi molti nomi dei partecipanti alle epiche battaglie furono dimenticati. Alcuni rimasero nell'esercito abbracciando la carriera militare come il Napoli Vincenzo che raggiunse il grado di colonnello dopo avere abbandonato l'avvocatura, come il Nicolosi Gaspare che abbandonò gli studi in medicina pervenendo anche lui alla carica di colonnello. Su tutti calò il silenzio, mentre contemporaneamente venivano fuori i liberali dell'ultima ora per la corsa al potere.  

Volendo ricordarne qualcuno : Mario Tilotta che nella battaglia del Volturno meritò la medaglia al valore, battendosi da leone e strappando una bandiera al nemico; Diego Sansone, diciottenne appena, che arruolato il 14 Maggio nell' 8° compagnia dei Bergamaschi, comandata dal colonnello Oddo, prese parte a tutte le battaglie, da quella di Palermo al Ponte dell' Ammiraglio, dove rimase ferito di baionetta, a quelle di Reggio, di S. Maria, di Capua, dichiarato benemerito della patria dal Consiglio comunale con deliberazione del 25 Novembre 1860; Giuseppe Bonsignore, promosso sotto-tenente per merito di guerra nella battaglia di Milazzo e ferito ad Aspromonte; Cesare Sansone che, arruolato nel battaglione Bixio, combattè valorosamente al Volturno e ad Aspromonte col grado di capitano dello Stato Maggiore; Vito Clemente promosso sergente a Sant'Angelo.

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