STORIA DI MAZARA Libri, articoli, documenti su Mazara del Vallo

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di flagello cronico e addirittura, un nemico più sfuggente e pericoloso. Dopo Lepanto, 15.000 schiavi cristiani erano stati liberati e ai Turchi occorrevano uomini per equipaggiare le navi . Si ripropose, quindi, ancora una volta e con più urgenza, il problema della vigilanza. Il Villabianca ci informa che per adottare misure di più ampio respiro il "governo formulò un progetto per la realizzazione di una cintura di torri a caposaldo dell'isola" e nella seduta del Parlamento del 9 aprile 1579 venne deliberato «che si abbino a fare effettivamente tutte le torri necessarie all'intorno delle marine di tutto il regno e accomodare quelle, le quali, essendo in parte commode per questo servigio avessero bisogno di riparazione e racconciamento.»

La torre di infeduazione "Busala"      Il vicerè Colonna che era uno dei comandanti della flotta che aveva vinto a Lepanto, incaricò allora l' illustre architetto Spannocchi di fare una "attenta ricognizione della capacità difensiva dell'isola dopo una sua visita delle marine della Sicilia da Messina a Messina muovendo in senso orario".

     L'intesa tra vicerè e ingegnere era piena. Si legge nella Relazione generale che segue il sopralluogo effettuato da quest'ultimo, lungo le coste del regno nel 1579: 
«Per la vicinanza alla Barberia, questo regno è funestato ininterrottamente dalle razzie dei  corsari ivi annidiati. La coltivazione dei suoi fertili terreni rivieraschi……. l'estrazione e la lavorazione dello zucchero, attività svolte appunto lungo le marine, ne risultano compromesse…. Colpiti i caricatoi del grano, abbordati e dirottati i mercantili che garantiscono il commercio da e per l'isola, rapiti per la schiavitù i contadini intenti alle loro pacifiche mansioni e terrorizzati i restanti……..  Per ovviare …si convenne…di esercitare molti tipi di vigilanza costiera…tramite cioè torri di avvistamento, ronde di uomini a cavallo e staffette di esploratori a piedi….»

     Lo Spannocchi, in seguito a tale visita mise a punto un progetto difensivo fornito da "ventitre torri da costruire, sessantadue torri esistenti ed in parte da remediarsi e ventiquattro castelli reali esistenti lungo la costa e nelle città marinare che avrebbero costituito un sistema segnaletico chiuso" volendo rendere la costa inaccessibile ad assalti pirateschi. L'intento era quello di garantire la produttività della costa di svilupparla secondo condizioni per la sua abitabilità poiché l'esigenza espressa in quel periodo dall'impero spagnolo (di cui la Sicilia faceva parte) era di sfruttare l'isola per le capacità produttive delle sue terre e per la sua posizione strategica nel Mediterraneo quale baluardo difensivo del mondo cristiano contro il nemico turco.

      In ciò consiste il carattere innovativo del progetto di riferimento ai manufatti (le singole torri) considerate come controllo fisico e logistico delle sedi e delle attività che si svolgono nell'isola. Se nel basso Medioevo l'esigenza di fortificazione della città era dettata dal bisogno di una dimensione più abitabile proprio perché garantiva la tranquillità del vivere così la fortificazione di una costa secondo la concezione dell'architetto senese non è "contro" bensì crea le condizioni perchè il Territorio possa essere abitato.
La torre tipo secondo il progetto dello Spannocchi doveva rispettare alcuni fattori organizzativi fra cui i più importanti erano: reperibilità di materiali di costruzione, vicinanza dei luoghi produttivi e commerciali l'eminenza del sito per una fattibile corrispondenza dette segnalazionî con le altre torri contigue al fine di consentire un rapporto diretto con le cale sottostanti da difendere.

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