STORIA DI MAZARA Libri, articoli, documenti su Mazara del Vallo

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      Nel 1584 a Spannocchi, chiamato in Spagna, succede Camillo Camilliani, un ingegnere di competenze non inferiori che si trovava in quegli anni a Palermo per montare la fontana di Piazza Pretoria realizzata dal padre.
Per il progetto il Parlamento Siciliano stanziò ben 10.000 scudi. Il capitano Giovan Battista Fresco venne incaricato di accompagnare il Camilliani nella ricognizione.
Nel 1584 realizzò una completa documentazione sullo stato delle fortificazioni costiere in Sicilia, che intitolò Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia con le guardie necessarie da cavallo e da piedi che vi si tengono. L'opera era divisa in tre parti: la Sicilia, le torri marittime e le marine.Torre Granatelli

      Camilliani  intraprese la ricognizione delle coste non da Messina in senso orario, come aveva fatto lo Spannocchi, ma da Palermo in senso antiorario, un particolare che sottolinea come la prima fosse più spiccatamente militare, la seconda più attenta alla salvaguardia civile.
Camilliani rinvenne operative 40 torri, 20 in meno del collega, presuppose 106 torri di nuova costruzione, quasi una ventina in meno del suo predecessore.
La realizzazione del progetto incontrò le solite difficoltà dovute al reperimento dei fondi, e alla successiva trafila amministrativa ma finalmente fu avviata. Sorsero così le cosiddette torri di Deputazione, proprio perché a sovrintendere la realizzazione fu la Deputazione del Regno…

      Dalla relazione del Camilliani secondo quanto ci rifèrisce il Villabianca emerge che la scelta del sito sul quale "imbrasare'' le costruzioni era determinata dalla possibilità di dominare un ampio spazio di mare di assicurare il continuum del le segnalazioni fra i vari organismi e fra questi e le città. Le torri secondo quanto ci testimonia il Mongitore, erano disposte «intorno al litorale dell'isola con proporzionata distanza, in maniera che una guardi l'altra onde nell'accostarsi navi nemiche o amiche le persone destinate alla custodia di queste torri siano in obbligo la notte di avvîsare la città vicina con tanti fuochi quanti sono le navi vedute nel giorno'.»

      Trattandosi di costruzioni militari  erano prive di qualsiasi ornamento esterno, l'unica eleganza architettonica consisteva nella sobrietà e severità delle linee.Caratteristica è la pianta quadrata o rotonda, articolata su tre elevazioni: la base, il piano operativo e la terrazza, le ultime due erano intercomunicanti per mezzo di una scaletta che passava attraverso un foro. 
Nella base priva di ingresso,  c’era la cisterna che raccoglieva l'acqua piovana per le necessità della guarnigione ed un deposito, mentre  nel primo piano c’era l'alloggio delle vedette. Nella terrazza invece veniva messa l'artiglieria.  Alla torre si accedeva da una finestra del primo piano grazie ad una scala di legno o di corda che veniva ritirata dopo l'uso. Le scale in muratura e gli ingressi al pianterreno che oggi ritroviamo in alcune torri sono stati aggiunti in epoca successiva. 
 
     La terrazza, luogo delle segnalazioni, era parzialmente coperta da una tettoia  in legno ("pinnata") sulla quale si effettuava il servizio di ronda . La guarnigione della torre era composta due-tre uomini detti "torrari" (in seguito nel dialetto tale termine divenne sinonimo di persona burbera e dai modi bruschi), che alternandosi giorno e notte ininterrottamente, assolvevano il loro compito. La guarnigione era composta da un caporale, a cui era dato il comando, un artigliere addetto ai grossi calibri di fuoco e un soldato. Ad essi era accordato il privilegio di portare armi fuori dal servizio ed essere giudicati dal Foro Militare. Il loro segno di distinzione era costituito dalla “meusa”, una lunga berretta di pelle nera alla cui estremità era affissa una borchia in rame con il marchio della Deputazione. Ogni torraro doveva essere fornito di archibugio, spada e “morrione”.

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