TRADIZIONI, USI E COSTUMI                                       Mazara del Vallo

                                                                                 

                             


USANZE PASQUALI

Filippo Napoli

     La celebrazione della Pasqua è accompagnata da speciali usanze, a cui il popolo mostra il suo più fervido attaccamento.
Sono tre gite - al convento dei Cappuccini, a Miragliano e alla chiesa rurale di San Vito - che hanno luogo rispettivamente nel pomeriggio della domenica, del lunedì e del martedì.

     Ai Cappuccini - Quella dei Cappuccini è un'usanza, a cui il nostro popolo non sa rinunziare, malgrado che il luogo dove sorge il convento, meta del pellegrinaggio, per l'estendersi della città, non sia più un luogo fuori dell'abitato e malgrado che il convento, dopo tre secoli di gloriosa esistenza, sia in rovina e la stessa chiesa, anch'essa cadente, da alcuni anni non sia aperta al culto e solo quest’anno restaurata.(1935)

     
     Il concorso è ora relativamente più scarso di quanto fosse nei tempi passati, perché tra l'altro, essendo chiuso il santuario, non vi partecipano le donne, che prima vi si recavano per fare lu viaggiu a la Madonna di la Confusioni, miracolosa immagine che si venerava nella chiesa e per fare una visita alla sepoltura dei cappuccini dove, disposte in diversi ordini di nicchie, si vedevano le salme, dei frati essiccate dal tempo ed avvolte in un saio nero con un cartellino davanti, su cui erano segnati il nome, il cognome e la data di morte. Molti vi riconoscevano qualche lontano parente, di cui qualcuno in odore di santità.

     Ora vi si recano soltanto gli uomini, in prevalenza i giovani, non più col fine religioso, ma solo per la tradizionale partita all'aranciteddi (piccole arance), che altro non è se non il vecchio giuoco delle bocce, colla sola differenza che le palle di legno sono sostituite da piccole arance immature, che si fanno rotolare sul terreno polveroso o sull'erba. La partita si gioca in due o più e vince colui che per primo avrà fatto arrivare al boccino la propria arancia quel determinato numero di volte stabilito in precedenza.
All'imbrunire il popolo ritorna in città per riversarsi, un tempo nelle bettole, ed ora nei caffè e nei bar.

     A Miragliano - È questo il nome di una località pittoresca e si­lenziosa, a qualche miglio dalla città verso ponente, in mezzo a cui tra due file di grotte scorre il fiume Màzaro, che, mormorando il suo eterno bisbiglio nel silenzio quasi sepolcrale della natura, richiama alla memoria ricordi storici di età lontane.

     Qui apparvero i primi albori delle civiltà orientali; qui si fissarono e Fenici e Greci coi riti di lor religione; qui si svolsero lunghe aspre e tenaci guerre di popoli lottanti pel possesso di queste terre. E viene alla memoria la potenza militare della gloriosa Selinunte che in queste acque teneva la sua flotta, e l'urto formidabile contro le masse furenti dei Cartaginesi, che qui sostenne l'eroico presidio, vigilante sul confine occidentale dello Stato Selinuntino.
Ora tutto è avvolto in un silenzio ampio e solenne; ma nel pomeriggio del lunedì di Pasqua Miragliano cambia fisionomia e diventa di un tratto popoloso e chiassoso, perché meta di un ritrovo, a cui nessuno vuole mancare. I più vi si recano per semplice diporto o per rivedere quei luoghi tanto cari fin dalla fanciullezza; ma non sono pochi coloro che in comitiva vanno a consumare la merenda sdraiati sull'erba o raccolti sui grandi massi che occupano le sponde del fiume o all'ingresso delle grotte, o quelli che preferiscono di risalire il fiume su piccole barchette infiorate, portando con sé sporte di pietanze appetitose, qualche grammofono e la tradizionale cassata. E non mancano le orchestrine improvvisate o qualche solitaria fisarmonica, né i motteggi e i canti, specie all'imbrunire dopo che il vino dei fiaschi è tutto vuotato.

     Quando poi scende la sera e il popolo comincia a ritornare in città, vi è sempre qualcuno che sente il fascino del luogo solitario ed ama indugiarsi in pensoso raccoglimento presso quelle grotte, gravi di silenzio, dove trassero vita aspra e selvaggia i primi abitatori della, nostra contrada e dove forse si raccolsero i primi cristiani per le loro pratiche religiose.
Che la gita a Miragliano, tanto cara al nostro popolo, abbia qualche rassomiglianza con le feste di Anna Perenna non crediamo, specie se l'analogia si voglia trovare nel fatto che i Romani in quella festa solevano ubriacarsi, perché non vi è scampagnata che non si celebri col vino; come non crediamo che la nostra usanza voglia solennizzare il Vespro Siciliano secondo l'opinione di alcuni.

     A San Vito. - È l'ultima delle gite di Pasqua e tende a diventare sempre più importante, sia perché il culto per San Vito, patrono e cittadino di Mazara, che protegge la città dalla carestia, dalla peste e dal terremoto è sempre vivo, sia perché una gita a primavera lungo la spiaggia in vista del nostro magnifico mare è sempre piacevole, molto più ora che la strada, detta un tempo via sacra, è stata allargata e sistemata.

Il tempietto, dove si venera la statua del titolare, sorge sulla spiaggia nel punto medesimo, da dove il Santo, narra la leggenda, lasciò la Sicilia su di una nave apprestata e guidata dagli angeli per sfuggire alle persecuzioni paterne.
Si nota un grande concorso di popolo; alcuni, e sono i più, vi si recano per una semplice passeggiata, altri invece si raccolgono nella spiaggia algosa per consumare la merenda colle tradizionali uova sode. Fino a pochi anni addietro anche questo ritrovo era allietato dalle schiere chiassose dei piccoli venditori di cubàida, i quali per smaltirla più presto, essendo questo l'ultimo giorno di vendita, facevano il giuoco detto «cu è cchiù beddu la paga»

Il giuoco si svolgeva così: alquanti ragazzi si raccoglievano attorno al piccolo venditore e consumavano due o tre pezzi di cubàida per ognuno; dopo di che il venditore, invitato a designare il più bello, li guardava in faccia e ne indicava uno che doveva pagare per tutti. Naturalmente chi pagava era sempre il più ingenuo e chi non correva alcun pericolo era colui che si era fatto promotore del giuoco.
Talora però accadeva che il più bello non avesse denaro da pagare, malgrado che il venditore nella designazione avesse messo ogni cura di far cadere la scelta in chi, almeno per l'esteriorità, offriva maggiore garanzia. E allora erano guai per il povero venditore.

Quando poi scende il crepuscolo, il popolo comincia a ritornare lentamente, indugiandosi ad ammirare i bei campanili della città colorati di tinte leggiadrissime dai tramonti primaverili.
È probabile che questa costumanza si riconnetta alla visita ebdomadaria che da tempo le nostre donne fanno ogni martedì al santuario campestre per ringraziare San Vito della costante protezione dai mali e in memoria della miracolosa liberazione dall'assedio dei Turchi per opera sua nel 1440.  


  

  
  (tratto da Folklore di Mazara - Filippo Napoli - 1934)

 

  
                                                                                      

 

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